Silent Check

Il fu Pipita Higuain

By 31 Maggio 2019

Gonzalo quante ne hai fatte, fino a oggi. Non di reti decisive, intendiamoci. Quelle sono un po’ pochine. Ma di uscite strane, assenze pesanti, scelte discutibili. Quanto eri forte in campo, quanto eri devastante. L’anno dei trentasei gol a Napoli, record assoluto della Serie A, brilla ancora negli occhi di tutti. Ma dopo?

La Juve, Allegri, il mercato, Cristiano Ronaldo, il Milan, il Chelsea, Sarri, le panchine. Pipita, sei riuscito a finire in panchina pure con il tuo allenatore feticcio; l’uomo in tuta che sembrava averti capito più di tutti, valorizzato al massimo, coccolato le tue continue isterie. Perché, Gonzalo, di momenti black-out ne hai avuti parecchi, in questi anni.

Uno in particolare. Novembre 2018. Stadio San Siro, nella serata della tua vendetta contro la Juve, prima sbagli il rigore e poi ti fai espellere. Impazzendo, letteralmente. E su quel campo, quella sera, hai abdicato. Perché ci sono tanti modi di concludere una carriera: la tua magari poteva finire (e finirà, forse) in Argentina, o in Cina, a fare duecento gol in mezzo a calciatori che non sono calciatori. Ma farla terminare quella sera, con quel rosso, be’ Gonzalo, è stato triste anche per chi ti ha detestato sportivamente.

Sono sicuro che anche alcuni tifosi del Napoli, dopo aver sorriso per il tuo tonfo, avranno provato un po’ di compassione per quelle urla, gli spintoni a CR7, le lacrime. Quelle lacrime mentre uscivi dal campo, del tutto immotivate, un bambino costretto ad andare a letto durante il cartone preferito in tivù. Come può un adulto, un professionista, farsi sopraffare così? Come può quella sera averti portato a non calciare un rigore in semifinale di Europa League, solo pochi mesi dopo, entrato apposta o quasi nei minuti che precedevano i penalty?

E, soprattutto, quale dolore lancinante ti ha condotto a essere persino la riserva di Giroud? Che brutta fine, Pipita. Conteso da mezza Europa e, nel giro di tre anni, dissolto nel tuo stesso umore. E le tue foto sorridente con la medaglia, alzando la coppa, in seconda fila, dietro i veri protagonisti, fanno quasi sorridere. Pipita Pipita, che qualcuno ti ridia il tuo giocattolo perduto, svanito, incollato male. Che qualcuno ti salvi da te stesso.

Foto: Getty Images.

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