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Il Getafe di Bordalás è un piccolo capolavoro?

By 12 Marzo 2020

Il gioco del Getafe è stato definito “irritante da guardare”: molto unfair play, scarso possesso palla, lanci lunghi, 8 giocatori con compiti prevalentemente difensivi. Eppure, tenendo conto della qualità della rosa e del numero di spettatori, quello di Bordalas potrebbe essere un capolavoro simile a quello di Rehhagel con la Grecia.

 

Il Getafe di Josè Bordalás è il perfetto casus belli per l’ennesima schermaglia tra esteti e pragmatici e, come accadde l’anno scorso nella querelle Allegri-Adani, ancora una volta c’è di mezzo l’Ajax. Questa volta la rissa verbale l’hanno provocata proprio gli olandesi, scottati dopo il match di andata dei sedicesimi di Europa League, quando Getafe-Ajax è diventata la seconda partita meno giocata nella storia della seconda coppa europea grazie ai suoi 42 minuti e 36 secondi di tempo effettivo, superiori solo a un Austria Vienna-Athletic Bilbao del 3 dicembre 2009, quando si giocò per 40 minuti e 8 secondi.

Soprattutto, in quella partita gli uomini di Erik ten Hag non sono riusciti a produrre un solo tiro nello specchio della porta spagnola, e questo nonostante il calcio del Getafe sia quanto di meno misterioso e complicato possa oggi offrire il panorama calcistico internazionale. Un calcio “irritante da guardare”, come detto a caldo nel post-partita da Frenkie de Jong, con le parole del centrocampista del Barcellona usate dai media olandesi come miccia per dare fuoco alle polveri. Parole che non hanno scalfito Bordalás – “molte persone amano andare a teatro, altre non lo trovano così divertente” – salvo poi utilizzarle come carburante motivazionale per il ritorno alla Johan Cruijff Arena, visto che nello spogliatoio del Getafe è stato rinvenuto un foglio con le dichiarazioni di De Jong.

Deyverson (Photo by Laurens Lindhout/Soccrates/Getty Images).

Il calcio del Getafe non possiede nessun segreto. È puro cholismo da quartieri popolari, costruito su allenamenti tra i più duri mai provati in carriera dai giocatori – concetto ribadito da molti atleti che hanno conosciuto la gestione Bordalás – e corroborato da robuste dosi di unfair play, il tutto finalizzato a spezzettare, smozzicare, infastidire, frustrare e irritare. Quando il brasiliano Deyverson segnò la rete del vantaggio sull’Ajax, il cronometro segnava 36:05. La partita è ripresa al minuto 41:30. Il recupero del primo tempo? 3 minuti.

I numeri del Getafe sono da squadra che lotta per non retrocedere. La scorsa stagione nella Liga gli uomini di Bordalás sono finiti ultimi per possesso palla (42%) e precisione nei passaggi (64%), penultimi per tiri in porta per partita (10,4), primi per lanci lunghi (27% sul totale passaggi effettuati) e falli per partita (17,5), secondi per espulsioni (5), quarti per ammonizioni (73). Eppure hanno sfiorato la qualificazione in Champions, persa all’ultima giornata, centrando invece quella in Europa League, con due dati di assoluta rilevanza: terza squadra per reti subite (23) e per media di tiri in porta concessi a partita (10,4).

Le statistiche 2019/2020 del Getafe non si discostano molto da quelle del 2018/19 e anche la squadra è rimasta lì, nelle zone alte della Liga, attualmente quarta a pari punti con la Real Sociedad, con 4 punti di vantaggio sul Valencia per l’ultimo posto europeo disponibile. Proprio la continuità di risultati è la componente capace di eliminare ogni componente di casualità della gestione Bordalás. Il quale, dopo una carriera da nomade della panchina (14 cambi in 22 anni), nel settembre 2016 è subentrato a Juan Esnaider centrando ai play-off la promozione nella Liga, per poi mantenere la categoria al primo colpo con un ottavo posto finale. Il resto è storia recente. Una storia diretta e lineare come il calcio del Getafe, 4-4-2 d’ordinanza con 8 giocatori deputati a compiti prevalentemente difensivi.

Jaime Mata (Photo by David S. Bustamante/Soccrates/Getty Images)

Del resto, i due esterni di centrocampo Allan Nyom e Marc Cucurella sono due terzini riconvertiti, Mauro Arambarri un mediano duro e pesante come un riff dei Black Sabbath, Nemanja Maksimovic un maratoneta che definire numero 10 – la posizione che occupa sulla carta – si rischia la querela. Più che un muro, gli azulones sono una fortezza. Dalla stagione 2017/18 a metà febbraio 2020, il Getafe è la seconda squadra della Liga che ha incassato meno reti, 88, venti in più dell’Atletico Madrid. La media gol subiti a partita è 0,89, contro lo 0,68 dei colchoneros e, allargando il discorso agli altri grandi campionati europei, lo 0,74 del Liverpool, lo  0,78 di Manchester City e Juventus, lo 0,81 del Paris Saint Germain. Tutti club che in passato si sono permessi di spendere tra i 50 e i 100 milioni di euro per un solo difensore.

Squadra ovviamente di lotta, il Getafe, che viaggia alla media di 18,6 falli a partita, la più alta d’Europa (sempre considerando i 5 campionati top) davanti a Torino (16,8) e Alaves (16,2), mentre a livello di cartellini solo il Bologna ha fatto peggio (80 contro 77). Nessuno tocca meno il pallone degli uomini di Bordalás, che vantano una percentuale di passaggi effettuati del 61,7%, davanti a Burnley (68.6%) e Augsburg (69.7%). Un tale pragmatismo può funzionare solo se unito a una grande capacità di sfruttare ogni singola situazione di gioco, e infatti il 40% dei gol del Getafe arriva da palla inattiva. Se i numeri potrebbero far pensare a una squadra arroccata nelle retrovie in attesa dell’avversario, la realtà del campo vede per contro una compagine che pressa alto tentando di disturbare il portatore di palla avversario sin dai primi metri, tanto da che una volta Bordalás è arrivato a dichiarare: “giochiamo un calcio diretto, cerchiamo di concludere con il minor numero di passaggi possibili, pressiamo fin dalla trequarti avversari e in fase di possesso attacchiamo con 6-7 uomini. Questo è calcio moderno. Fatto, ovviamente, tenendo conto degli elementi a mia disposizione”.

Jorge Molina e Marc Cucurella. LaPresse.

Ottenere il massimo dalla propria rosa non è forse uno dei metri di giudizio principali per definire un grande allenatore? Uno dei più iconici attaccanti del Getafe, Jorge Molina, alla soglia dei trent’anni aveva segnato 5 gol nella Liga. Oggi, a 37 anni, è a quota 55. Jaime Mata, suo compagno di reparto, ha debuttato quest’anno in Europa a 29 anni. Il bomber della squadra, Angel Rodriguez, è anch’esso un bomber di Segunda Division ritrovatosi nel posto giusto al momento giusto in Liga. Unendo tutti i puntini, includendo anche il costo complessivo della squadra (meno di 50 milioni di euro) e i dati del botteghino (terza peggior media spettatori della Liga), allora si può davvero descrivere il Getafe di Bordalás come un capolavoro paragonabile alla nazionale greca di Otto Rehhagel. Se squadre che spendono fior di quattrini producono un calcio a malapena guardabile, cosa si pretende dal Getafe, il tiqui-taca?

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