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I due gol di Baggio che ribaltarono la Nigeria

By 5 Luglio 2020

Forse non la prestazione più bella di Roberto Baggio in Nazionale ma di certo la più decisiva. Grazie al Divin Codino la squadra di Arrigo Sacchi batte la Nigeria e inizia quel cammino che la porterà fino in fondo a USA 1994, a undici metri dal titolo mondiale

Ogni estate serve una hit per suggellare il senso stesso della bella stagione. Nel 1994 tiene banco un pezzo bellissimo, poco “Summer style”. Si intitola Seven seconds e tratta un tema pesante: il razzismo, anticamera dell’incomprensione e della guerra. Lo canta un cantante senegalese Youssou ‘N Dour accompagnato da Neneh Cherry. Base trip hop suggestiva e molto drammatica, strofe e ritornelli in tre lingue, un successo mondiale. Anche in Italia non si può andare in un bar senza che un juke-box o una radio accesa non lo stia suonando. Ma il pomeriggio di martedì 5 luglio non c’è musica nell’aria e c’è un motivo. A Boston, Italia e Nigeria si stanno giocando gli ottavi di finale dei Campionati Mondiali. Al Foxboro Stadium è l’una di pomeriggio, sul meridiano di Roma sono le 7 di sera. Seven seconds può attendere.

La Nazionale di Arrigo Sacchi ha superato il girone E, sia pure con grande fatica, mentre la Nigeria è prima classificata nel Gruppo D malgrado la presenza di Bulgaria e Argentina, molto meglio accreditate alla vigilia dei Mondiali made in USA. Roberto Baggio è il giocatore azzurro più rappresentativo, ma fino a quel momento non ha granché brillato. All’esordio contro l’Irlanda “il numero 10 per eccellenza” sperimenta la scarsa empatia in avanti con Beppe Signori. Mancano centimetri per trovare soluzioni sotto porta ma è evidente che i due s’intendono poco. E perdiamo per 1-0.

©angeli/lapresse

Nella partita successiva, contro la Norvegia, Signori viene decentrato e a fare coppia d’attacco con Baggio c’è Casiraghi. Scelta già più razionale. Per la futura punta centrale della Lazio la “cura Zeman” deve ancora essere prescritta. In quel momento Casiraghi è un centravanti ancora in fase di maturazione, anche sul piano tecnico. Le cose poi si complicano quando Pagliuca viene espulso per aver controllato la palla con la mano fuori area: in base alle nuove regole, cartellino rosso immediato. Sacchi deve sacrificare una punta, entra Marchegiani e a fare posto è proprio Roberto Baggio. Che non la prende benissimo, per usare un asettico eufemismo. Vinciamo lo stesso grazie a un gol dell’altro Baggio, Dino, e dopo il pareggio 1-1 con il Messico ci ritroviamo qualificati agli ottavi. L’avversaria è la Nigeria, ottime individualità, gioca bene e convince anche gli scettici. Merito soprattutto di un tecnico olandese, Clemens Westerhof, che ha già portato le Super Aquile a vincere la Coppa d’Africa di quell’anno.

Il ct Arrigo Sacchi ha invece i suoi problemi, dentro e fuori lo spogliatoio. Si fa forte del blocco del Milan ma fa fatica a integrare tutte le forze a disposizione. In particolare non riesce a trovare una collocazione tattica precisa a Beppe Signori, capocannoniere della Serie A. Così come non gli è semplice gestire il talento anarchico di Roberto Baggio. Per di più, capitan Baresi ha subìto un grave infortunio al menisco, proprio contro la Norvegia. Si spera di poterlo recuperare più avanti, se la sorte lo consentirà.

Viene così a mancare al commissario tecnico forse l’alleato più autorevole all’interno di una rosa che spesso fatica a digerire l’integralismo tattico di Sacchi. Ma c’è una fronda contro l’Arrigo nazionale anche a livello di opinione pubblica: al di là dell’annosa diatriba zona-uomo, schemi-improvvisazione di quegli anni, la Nazionale non riesce a replicare il bel calcio messo in mostra dal Milan prima dell’avvento di Fabio Capello. Poco “gioco Champagne”, modesti risultati. Se queste sono le premesse, con la Nigeria il rischio di tornare a casa è piuttosto elevato. Potrebbero non volerci seven seconds, ma fare una figuraccia è questione di un attimo. E Baggio, quando si sveglia Baggio? Se lo chiedono in molti, a prescindere dal gioco della squadra.

Mandatory Credit: Shaun Botter

Il caldo atlantico di Boston (quando fa caldo), il sole dell’ora di pranzo. Italia e Nigeria scendono in campo. Bruno Pizzul è già in postazione per accompagnare il sostegno ma anche lo scetticismo di milioni di connazionali. L’arbitro è il messicano Brizio Carter, non esattamente un amico degli Azzurri, come vedremo. E tanto per cambiare, l’Italia non entusiasma. A ben vedere, nessuno in quell’edizione entusiasma. Agli ottavi, l’Argentina è uscita di scena per mano della Romania, il Brasile ha faticato oltre previsione con gli Stati Uniti e la Germania campione in carica ha superato il turno con il Belgio solo perché in avanti ha due attaccanti che rispondono ai nomi di Rudi Voeller e Jürgen Klinsmann. Ma sta di fatto che la Nigeria sembra avere un altro passo rispetto ai nostri: pur senza produrre meraviglie corre di più, non ci lascia giocare.

E alla metà del primo tempo passa in vantaggio. Incertezza di Paolo Maldini su un calcio d’angolo, difesa ferma a guardare un rinvio svirgolato, Amunike si coordina a centro area e di sinistro al volo ruba il tempo anche a Marchegiani. La reazione dell’Italia c’è ma senza la lucidità necessaria, Roby Baggio sembra latitare. Anche perché Oliseh lo marca in modo talmente asfissiante da far sembrare i due una persona sola. E le poche volte che tentiamo di far valere un miglior tasso tecnico ci si mette l’arbitro. Fiscale, occhiuto, talvolta pilatesco ma quasi sempre a senso unico. Tollera l’intollerabile dai nigeriani, per poi graziare Maldini l’unica volta che dovrebbe essere sanzionato con il più estremo dei cartellini. Fallo da ultimo uomo, solo giallo.

©LaPresse

Mentre si attende una giocata degna di Roby Baggio, annichilito dal suo cerbero controllore con zelo e continuità, nella ripresa Sacchi abbandona ascisse e ordinate per dare sfogo all’estro dei creativi. Fuori Signori, dentro Zola nel giorno del suo compleanno numero 28. Ma ancora una volta è Brizio Carter a mettere la ciliegina (si fa per dire) su una torta invisibile ai più. Contrasto fra Zola e il terzino Eguavoen, il numero 21 azzurro ha un cenno di stizza, nulla di che. L’arbitro la scambia per reazione e l’attaccante aggiunto si ritrova negli spogliatoi 3 minuti dopo essersi alzato dalla panchina. Buon compleanno, Gianfranco.

Un quarto d’ora alla fine, sotto di un gol, sotto di un uomo, sotto il fischietto di un arbitro ostile. La voce di Pizzul perde vigore con il passare dei minuti, le valigie degli Azzurri sembrano avviarsi all’aeroporto anche da sole. E Baggio, quando si sveglia Baggio? Tornano a chiederselo milioni di connazionali che stanno cominciando a prendere atto delle parole del telecronista, più un epitaffio che la cronaca di quel che resta di Italia-Nigeria.

Baggio c’è ma si vede poco. Eppure un suo colpo, una sua giocata e tornerebbe il sorriso. Non mancano seven seconds, ne mancheranno un centinaio ma la fine è vicina. E la Nigeria non sembra nemmeno soffrire granché il forcing generoso ma disordinato degli italiani. Ma Donadoni è uomo dai piedi buoni e Mussi difensore dalla testa dura. È la catena destra a produrre l’azione della disperazione. L’esterno del Milan lancia Mussi sulla fascia, Mussi mantiene lucidità, entra in area, vince un rimpallo e alza lo sguardo. In agguato c’è Roberto Baggio, forse è l’ultima occasione. Palla all’indietro, c’è mezzo secondo per pensare, ancor meno per concludere.

Eccola la giocata, ecco il bello del calcio. Il numero 10 vede uno spazio, si coordina, calcia rasoterra e la traiettoria passa fra Massaro e il difensore che lo sta marcando. Rufai è un buon portiere ma non può arrivare su una palla che non vede partire. Nell’esultanza il Codino va verso la panchina, Bucci e Tassotti esplodono come se avessero segnato loro. Maldini esorcizza il senso di colpa, Sacchi tira un sospiro di sollievo. Non è fatta ma ce la giochiamo ai supplementari. I fuoriclasse servono a questo, non a fare mille cose ma quella che serve quando serve.

LaPresse

La partita riprende, siamo vivi. Non belli ma vivi, e attacchiamo. Attacchiamo anche al minuto 11 del primo tempo supplementare. Ci proviamo per linee esterne, Baggio lancia Benarrivo in area. Eguavoen gli frana contro in maniera quasi morente. È rigore perfino per l’arbitro. Ci vogliono quasi due minuti per poterlo battere, Benarrivo segue la scena dalla barella perché si è immolato in maniera rovinosa. Roby Baggio fa ricorso a tutte le energie interiori per trovare la calma. E con calma la mette dentro in maniera affilata. Paletto, gol. Siamo in vantaggio, vi rimarremo fino alla fine. Ci aspetta la Spagna ai quarti, l’Italia respira. Si riaccendono i juke-box, Seven seconds può riprendere. Estate crudele del ’94.

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