Feed

Il gol più importante di Donato

By 5 Febbraio 2021

Abbiamo incontrato il capitano di “Oltre Sport”, la squadra di calcio in carrozzina che sogna di dar vita a un campionato nazionale (e di partecipare ai Mondiali)

Dalla cameretta della sua casa a Trani, nel nord della Puglia, Donato, seduto sulla sua carrozzina come per tutte le ore della giornata, guarda la partita tra Francia e Inghilterra. In video, però, non compaiono le prodezze di Mbappè, Harry Kane o degli altri talenti delle due nazionali di calcio ma le abilità di Jon Bolding e Momo Ghelani.

Agli amanti del calcio, quello per cui si corre su un rettangolo verde, non diranno nulla ma sono tra i più abili giocatori di powerchair football, il calcio in carrozzina. Gli atleti si sfidano in 4 contro 4, ogni carrozzina deve essere dotata di paratia ai piedi che funge da protezione, ma anche da aiuto per la conduzione, gestione e il tiro della palla.

Donato osserva attento e curioso i movimenti dei talenti francesi e inglesi, prende appunti sulle tattiche e  spera di replicare sul campo le gesta dei suoi colleghi. Anche lui, infatti, gioca a powerchair football. É capitano della ASD Oltre Sport, l’associazione sportiva, fondata a maggio del 2018 con sede legale a Bari, tra le poche in Italia a sperimentare quello che i suoi appartenenti definiscono “uno sport a tutti gli effetti”. Dove il team ha una sorta di primato italiano: il 15 ottobre 2019 si è laureato campione nazionale nel triangolare giocato a Torre del Greco.

L’avventura del tranese con la Oltre Sport nasce nel 2015. «Conobbi dei ragazzi che promuovevano lo sport per tutti a Trani e nell’intera Puglia – racconta Donato Grande-  Volevano che io facessi da collaudatore dell’accessibilità delle varie strutture sportive paralimipiche che avrebbero creato in provincia. Dopo alcuni eventi, che avevano coinvolto numerosi sportivi, decidemmo di dare vita a una vera e propria associazione sportiva».

«Il calcio in carrozzina elettrica l’ho scoperto per caso su Youtube – continua – Dopo aver visto un video di una partita, ho subito capito che sarebbe stato lo sport che faceva al mio caso: ho una patologia muscolare di tipo genetico, dalla nascita non ho mai camminato. Mi sono sempre spostato con la carrozzina, dai 6 anni in poi sono passato a quella elettrica. Non ho mai potuto giocare a calcio con i miei amici tranne che alla playstation. La mia patologia è anche di tipo degenerativo: pian piano ho perso l’uso delle braccia. I miei amici, però, mi sono sempre stati accanto. Anche nello sport: spesso, infatti, all’età di 11 anni, durante le loro partite, ho ricoperto il ruolo di portiere ma ho anche abbassato il poggiapiedi provando a portare la palla al piede. Ho cercato di capire se con la carrozzina elettrica si potesse, in qualche modo, spingere la sfera. Il video di una partita asiatica di powerchair football, visto nel 2017, mi ha cambiato la vita».

Ed è anche l’anno in in cui il calcio in carrozzina comincia a prendere piede in Italia. Il Cip, comitato italiano paralimpico, riconosce la disciplina, a Ercolano, in Campania, nasce la Asd Arco, la prima società italiana ad affiliarsi alla federazione. Gran parte del merito dello sbarco del powerchair in Italia è di Diego Dartagnan, un allenatore professionista di calcio a 11, stregato in Francia dal calcio in carrozzina tanto da specializzarsi nella disciplina e portarla, per la prima volta nel 2017 in Italia.

É oltralpe, infatti, che la variante in carrozzina del calcio viene brevettata: nel 1970 alcuni insegnanti cominciano a sperimentarla per far giocare i propri studenti con disabilità fisica. Dalla Francia, il powerchair farà  il giro d’Europa per approdare prima in California, nel 1988, e poi in Giappone. Nel 2006 ad Atlanta, su impulso dei rappresentanti di nove nazioni, nasce la Fifpa, una sorta di Fifa per il powerchair, che organizza, nel 2007, a Tokyo, il primo mondiale: trionfano gli Stati Uniti battendo in finale, ai rigori, la Francia. I blues, però, si sono rifatti nel 2017, nella più recente edizione, quando hanno ottenuto il titolo vendicandosi contro gli americani. L’Italia non ha mai partecipato: dalle nostre parti manca una nazionale di calcio in carrozzina così come un vero e proprio campionato.

«Siamo ancora in una fase embrionale – prosegue Donato. Nel 2019 siamo passati dalla Fispes (Federazione italiana sport paralimpici e sperimentali) a una federazione, la FIPPS, che in passato si occupava solo di wheelchair hockey, un altro sport condotto in carrozzina. Il Cip ha deciso di accorpare gli atleti con i bastoni da hockey a quelli che guidano la palla. Alcune squadre di hockey hanno così aperto una sezione dedicata al calcio. Ora si contano 12 squadre ma il campionato, che sarebbe dovuto partire quest’anno, è stato bloccato dalla pandemia. Speriamo di partire in estate».

Oltre Sport scalpita per scendere in campo. In questi giorni di restrizioni, il team continua ad allenarsi su Zoom o Skype: «Seguiamo insieme le partite internazionali di powerchair. Per tenerci in allenamento, in questo periodo di isolamento, studiamo le tattiche e le strategie delle più grandi squadre mondiali. Seguo particolarmente la Federazione americana, quella inglese e l’argentina. Giocano con molta velocità, la palla spesso si impenna: c’è molto divertimento. Partite che coinvolgono tanto gli amanti del calcio. E anche il nostro è calcio a tutti gli effetti».

Anche nel powerchair conta il gioco di squadra: «Gli individualismi – continua Donato – non portano a nulla. Un buon giocatore sa dettare un buon cross e ha fiuto del gol davanti alla porta avversaria, sa sfruttare con intelligenza ogni piccolo errore dell’avversario». E sa interagire con tutti i compagni di squadra, a prescindere dal genere e dall’età. Il powerchair abbatte le barriere, non solo architettoniche. La rosa di “Oltre Sport” vede sul campo sia uomini sia donne e con loro anche un bambino di 8 anni.

Ilaria Mesaroli, 27 anni, è tra le tre ragazze del team: «Volevo sfidarmi – racconta in una serie di lunghi e profondi vocali su Whatsapp – perchè venivo da un periodo precario dal punto di vista salutare. Ma avevo anche un altro obiettivo: dimostrare che una persona con disabilità, seppur abbia limiti a livello fisico, non manchi di qualità e di potenzialità. Oltre Sport, nel tempo, mi ha cambiata: ho messo in atto tanti atteggiamenti che mi hanno permesso di superare i limiti personali. Può sembrare banale ma io temevo di usare la carrozzina: avevo paura di cadere e, invece, giocando, scontrandomi con gli avversari, ho superato il timore di muovermi con quello strumento».

Anche Ilaria, che gioca in difesa, non vede l’ora di tornare in campo: “Mi manca tantissimo trascorrere quei minuti in cui tutti i problemi personali sono fuori dal rettangolo di gioco. Mi manca sentirmi viva, libera, avvertire il vento tra i capelli quando corriamo». Una corsa diversa dalle altre ma non priva di agonismo e passione.

Leave a Reply