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Il grande salto di Raspadori

By 17 Maggio 2021

Perché l’attaccante del Sassuolo può far comodo alla Nazionale di Mancini

La Nazionale italiana di calcio si sta esprimendo molto bene per un motivo specifico, per il quale dobbiamo ringraziare l’intelligenza e le capacità di Roberto Mancini e Alberigo Evani. Quando hanno preso l’Italia “apocalittica” fuori dal Mondiale di Russia 2018, avevano due strade possibili davanti: o azzerare ogni cosa, eliminare qualsiasi punto di riferimento (Bonucci ad esempio, ma anche lo stesso Jorginho) e sviluppare un piano a cinque anni, rinnovando la squadra in toto. La seconda opzione era di tenere l’intelaiatura già esistente ma dargli una nuova anima, non tanto attraverso l’ingresso di nuovi calciatori ma soprattutto una rinnovata natura tattica. Facile a dirsi, difficile a farsi, perché l’idea era riprendere il gioco di posizione guardiolano, soprattutto secondo l’applicazione che ne ha fatto Maurizio Sarri e applicarlo a propria volta a una Nazionale, con un gruppo che passa solo una settimana al mese insieme. Era il vecchio miraggio-obiettivo della Nazionale che gioca come una squadra di club, da noi mai raggiunto.

Anche se più difficile, Mancini ed Evani hanno intrapreso questa seconda strada, sfruttando anche il fatto che tra Napoli, Chelsea e Juventus tanti calciatori in rosa avevano già giocato con Sarri. Altri nuovi innesti poi, come Locatelli o Bastoni erano perfetti per questo tipo di calcio e tutto si è ben incasellato con una certa velocità, dandoci la possibilità di giocare ottime qualificazioni europee e una più che buona Nations League.

(AP Photo/Darko Bandic)

Resta un nodo, anzi resta “il nodo”, più difficile da sciogliere. I centravanti titolari che abbiamo a disposizione non giocano bene con questa metodologia e con i meccanismi sottesi. Belotti è un centravanti old style, che ha bisogno dello scontro fisico per emergere. Immobile invece è uno dei migliori al mondo quando la sua squadra pensa solo in verticale e non costruisce spazi attraverso i movimenti tra bande orizzontali e verticali come il gioco manciniano chiede. Insomma abbiamo due centravanti inadatti e bisognava trovare una soluzione.

A un certo punto Mancini ed Evani avevano deciso di fare il passo oltre, che Guardiola ha fatto quest’anno, riuscendo a raggiungere la finale di Champions League, ovvero giocare senza centravanti, con Bernardeschi centrale insieme a Insigne e Chiesa. La soluzione era andata molto bene sia in Polonia nell’ottobre del 2018, prima partita molto buona dell’Italia manciniana e poi in altre occasioni, come nell’amichevole successiva a Genova contro l’Ucraina.

Questa idea poteva diventare uno standard, ma le stagioni di Bernardeschi sono state una peggio dell’altra e quelle volte che è stato schierato in Nazionale non poteva magicamente sembrare così diverso dal cupo Bernardeschi bianconero.

L’ipotesi Berna falso nueve scema e nell’ottobre di due anni dopo, in piena epoca pandemica, avevamo trovato un’altra soluzione. Ciccio Caputo nel campionato 2019-2020 aveva segnato 21 gol, oltre a dimostrare di essere il calciatore perfetto per quello che chiede quel determinato gioco.

Ma anche Caputo quest’anno ha avuto tanti problemi fisici, ha giocato solo 19 partite, ha segnato ancora tanto, 11 gol, ma non ha dimostrato lo smalto che serve per fare il ruolo di raccordo necessario alla squadra e per giustificare la panchina di gente come Belotti e Immobile che quest’anno hanno segnato tanto e giocato in Nazionale con costanza e buoni numeri.

LaPresse.

Serve una terza soluzione, se non ci si vuole affidare completamente alla forma fisica di Belotti e Immobile, che restano comunque le prime scelte. Serve una soluzione innovativa, laterale, che non dia fastidio ai due titolari ma che riesca a dare qualcosa di brioso e giusto per la squadra quando serve. Quella soluzione oggi ha solo un nome possibile: Giacomo Raspadori.

Abbiamo del talento giovane in attacco, Scamacca, Pellegri, al limite Cutrone, ma nessuno ancora una volta con le skills per cucire il gioco. Invece è proprio quello che serve, un calciatore abile nel venire incontro alla palla, proteggerla e calibrare con giustezza i passaggi, ma che sappia anche variare spartito, eludendo il gioco di sponda per farsi servire nello spazio dietro il difensore. Serve un regista offensivo che da una parte entri nel triangolo di manovra creato costantemente da Verratti-Insigne-Emerson Palmieri a sinistra e dall’altra sappia leggere i movimenti verticali di Barella e Chiesa a destra, lasciandogli il famoso spazio del false nueve, affinché possano essere pericolosi. Serve un Firmino in poche parole, ma non ce n’è uno nato in Italia (o che abbia qualche parente alla lontana).

Foto Massimo Paolone/LaPresse

C’è però Raspadori che è molto giovane, ha giocato poche partite in serie A, era una riserva del Sassuolo fino a poche giornate fa, eppure Mancini ed Evani lo hanno inserito nei pre-convocati. I motivi sono diversi. In primo luogo è in grande forma, ha segnato 4 gol nelle ultime 4 partite in cui ha giocato e sappiamo quanto conta il momento di forma in un torneo della durata di un mese. Inoltre sa entrare molto bene dalla panchina, ravviva sempre la squadra e sa dare nuove scelte alle mezzali e agli esterni, altro plus perché i titolari restano Immobile e Belotti. Gioca nella squadra più manciniana di tutte in serie A, il Sassuolo di De Zerbi e c’è da parlarci davvero poco per fargli capire cosa vuole il ct della Nazionale.

E poi sa fare quello che scrivevamo prima, sa cucire il gioco e giocare corto e lungo, anche se non ha numeri analitici di grande rilievo anche per quanto riguarda la sua squadra (6 gol, 0,9 tiri a partita, 0,9 passaggi chiave a partita, 83,2% di precisione nei passaggi). Se ci sarà davvero agli Europei, la sua sarà più una scelta di “orizzonte”, un’ipotesi perché forse quello che davvero si percepisce in Raspadori è la capacità di essere sempre nelle corde di una partita, sempre vivo, sempre attento, sempre brillante, anche se non ha la forza, la tecnica, il killer instinct di chi in questo momento è più esperto e pronto di lui.

Però queste doti crescono a vista d’occhio e sono in ogni partita messe in campo. Questo ha convinto Mancini a portarlo almeno nel listone.

 

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