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Il Kosovo vuole entrare nella leggenda

By 10 Settembre 2019

Il problema dei luoghi comuni e che, a volte, hanno ragione. Etichettare la storia recentissima della nazionale del Kosovo semplicemente come una “favola” significa attingere a mani piene dalla banalità. Eppure, è proprio “fiaba” il termine che riesce a definire nel miglior modo possibile lo stato attuale della giovanissima repubblica. E per rendersene conto, basta dare uno sguardo alla classifica del Gruppo A di queste European Qualifiers: Inghilterra prima con 9 punti in 3 partite, seguono Kosovo con 8 (in 4), Repubblica Ceca con 6, Montenegro e Bulgaria ultime con appena 2 punti. Un risultato incredibile se si pensa che la selezione kosovara aveva terminato il girone di qualificazione al Mondiale russo all’ultimo posto con appena un punto in classifica.

Ora la storia è cambiata. E anche parecchio. Stasera, infatti, la giovane nazionale si presenta alla sfida contro l’Inghilterra a Southampton con una striscia un’imbattibilità che dura da 15 partite e con la speranza più che concreta di centrare al primo tentativo l’obiettivo che porta direttamente agli Europei del 2020. Tutto per una favola senza retorica, che vede una nazionale indipendente dal 2008, e che ha aderito a Uefa e Fifa solo dal marzo del 2016, giocare un calcio imaginifico, dove il pallone ha ancora un valore simbolico e unificante, dove il solo fatto di scendere in campo è un’affermazione di se stessi, della propria identità.

In un ossimoro, il Kosovo gioca per dimenticare ricordando, per voltare pagina una volta per tutte con una guerra che fra il 1996 e il 1999 ha fatto registrare numeri spaventosi: 3mila civili uccisi, mille combattenti morti, quasi 20 mila donne stuprate dalle forze militari e paramilitari serbe e centinaia di migliaia kosovari albanesi deportati. Ora il calcio è chiamato a completare quel processo di rafforzamento dell’identità nazionale che è stato iniziato dalla politica.

Sabato scorso, a Pristina, il Kosovo ha superato per 2-1 la Repubblica Ceca. “Il sogno continua” ha commentato Samir Ujkani, il portiere – capitano che nel 2014 ha difeso la porta del Kosovo nell’amichevole contro Haiti, in quella che è passata alla storia come la prima partita del Kosovo riconosciuta dalla Fifa. «Pensavo che ci sarebbero voluti dai quattro ai sei anni per essere pronti – ha aggiunto – invece siamo già pronti e stiamo migliorando tantissimo. Se riuscissimo a qualificarci per gli Europei sarebbe davvero incredibile, ma la cosa più importante è che noi siamo una squadra che vuole crescere e costruire un bel futuro per il nostro Paese».

Intanto in molti si sembrano essersi accorti della Nazionale. Sembra infatti che stasera il Tottenham invierà un suo osservatore al St Mary’s Stadium per seguire da vicino Vedat Muriqi, 25 anni, professione centravanti che ama fare a sportellate nelle aree avversarie. L’attaccante, che è andato a segno nella vittoria contro la Repubblica Ceca, ha segnato 2 gol in 3 partite nel campionato turco con la maglia del Fenerbahce. «Io, i miei compagni e tutto lo staff siamo pronti a morire in campo – ha detto – cercheremo di dare il 1000% per questa maglia e per il nostro Paese». Ed è vero. Perché la Nazionale del Kosovo gioca con un’intensità che raramente si è vista a questi livelli. E stasera, contro l’Inghilterra, servirà tutta la grinta possibile per continuare a sognare.

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