Silent Check

Il Mago di Gattusoz

By 25 Aprile 2019
Gennaro Gattuso coraggio

Gennaro Gattuso è intoccabile per chiunque abbia anche un solo brandello di cuore rossonero. Fin qui, niente di nuovo. Il tecnico del Diavolo è riuscito a convincere anche i suoi detrattori, in questo primo anno e mezzo di Milan, mostrandosi tecnico preparato, non solo umanamente, con la sua schiettezza, la sua tenacia, ma anche tatticamente.

Il Milan di Gattuso ha giocato bene al calcio fino a un mese fa. E poi? Cos’è successo? Certo: Bonaventura out tutto l’anno. Caldara idem. Conti tornato a pieno regime solo adesso. Mesi di emergenze infortuni e un cambio di proprietà proprio a ridosso dell’inizio della stagione in corso. Una rosa numericamente corta, specie a centrocampo, e il flop Higuain.

Tutte attenuanti valide che a oggi danno comunque, al tecnico calabrese, il quarto posto in tasca. Ma c’è qualcosa che non gira più. Benzina finita a molti dei titolari che, di fatto, non hanno ricambi. È bastato Paquetà fuori per qualche partita e la luce a centrocampo si è spenta. Ma un po’ di errori Ringhio li ha commessi.

Il modulo scelto ieri per la semifinale sciagurata con la Lazio dà l’idea di una confusione di montelliana memoria. Tenere Cutrone in panchina, a oltranza, costringendo il 63 rossonero a giocare i soliti venti minuti con l’acqua alla gola, relegando il prospetto milanista a scaldacurva dopo un angolo conquistato, è un dato che fa riflettere, vedendo anche il fisiologico calo di Piatek.

Allora perché insistere su certi binari che finiscono sempre contro un muro? Perché continuare a schierare Suso dal primo minuto, quando lo spagnolo appare congelato, affannato, a tratti svogliato? Senza parlare di un Kessie che assomiglia al celebre meme di John Travolta in Pulp Fiction; quello in cui l’attore americano si guarda intorno disorientato.

C’è qualcosa che non quadra. Al Gattuso calciatore il coraggio non è mai mancato, ultimo ad arrendersi, Braveheart con il sangue agli occhi. Eppure il Ringhio allenatore, in questo momento, sembra deficitare di quel pizzico di ardire in più. Come se avesse paura, nelle ultime cinque finali che restano per questo benedetto posto in Champions da raggiungere, di tirare fuori quei due, tre calciatori che lo hanno portato fin lì, ma che adesso sono le copie smunte di loro stessi.

Se anche a lui la paura chiude la gola, il debito d’ossigeno diventa spaventoso per il popolo milanista che rischia di assistere a una caduta libera in classifica, che costerebbe assai caro. Soprattutto economicamente; senza i soldini dell’Europa che conta, il riscatto dell’insostituibile Bakayoko e l’acquisto di qualche altro pezzo pregiato, si fanno complicati.

Il destino del Milan dipende solo dal Milan, classifica alla mano. E se il destino del Milan dipende dal Milan, vuol dire che dipende da Gattuso e dal suo coraggio. Vedremo se alla fine, proprio come accade al leone del Mago di Oz, il vecchio Ringhio tornerà a ruggire come faceva in campo solo qualche anno fa. Ah, vero, poi ci sarebbe anche quella cena con Mendes…

Foto: LaPresse.

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