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Il momento d’oro di Danny Ings

By 22 Giugno 2020

Ritratto del centravanti del Southampton, rivelazione della Premier di quest’anno, tornato grande a suon di gol dopo tre stagioni al Liverpool segnate da infortuni gravissimi. Uno per cui Klopp continua a interessarsi, parlando periodicamente con l’allenatore dei Saints

 

Jurgen Klopp non avrebbe voluto cederlo. Specialmente dopo averlo visto recuperare dagli infortuni che gli avevano fatto saltare praticamente due stagioni consecutive col Liverpool. Uno, addirittura, al primissimo allenamento agli ordini del tecnico tedesco. Eppure Danny Ings ha preferito andare via da Anfield, giocare al Southampton, la squadra del suo cuore, lui nato a 20 chilometri da lì, a Winchester. Prima in prestito e poi in via definitiva: tutti contenti, specialmente i Reds che hanno visto entrare in cassa una ventina di milioni di sterline, il doppio di quello che avevano speso per strapparlo al Burnley nel 2015. Una bella cifra, comoda per plusvalenze, fair play finanziario e quant’altro.

All’epoca, cinque anni fa, Ings era uno dei giovani inglesi più promettenti, miglior giocatore della Championship nel 2014, la seconda serie dopo la Premier, quando aveva trascinato proprio il Burnley tra i grandi con ben 21 gol, a nemmeno 22 anni. Più altri 11, alla prima stagione in Premier, terminata con una retrocessione dei suoi e con la sua cessione, appunto, ai Reds, salutato come uno dei più grandi giocatori mai passati da Turf Moor.

Eppure al Liverpool Danny non è mai riuscito letteralmente a giocare: due ginocchia saltate oltre a una concorrenza spietata, Firmino-Salah-Mané, e chi li leva quei tre lì? Ai Saints, in due stagioni, è tornato un attaccante formidabile, in compenso: con la rete segnata al Norwich nella prima partita post-sospensione per Covid-19 è arrivato a quota 16 in campionato, il terzo miglior marcatore della Premier dietro Vardy e Aubameyang, e tutti senza rigori.

(Photo by Mike Hewitt/Getty Images)

 

Corsia preferenziale

La rinascita di Ings ha coinciso con la risalita del Southampton in classifica dopo un paio di stagioni disgraziate, con retrocessioni sfiorate, allenatori saltati e un minimo comune denominatore: l’assenza di un grande bomber davanti. Ci hanno provato in tanti a fare il “nove” per i Saints negli ultimi anni, persino il nostro Manolo Gabbiadini, ma sono stati tutti risucchiati nella mediocrità: flop costati carissimo, come l’argentino Guido Carrillo, 19 milioni e nessun gol, ora il prestito al Leganes, ultimo nella Liga. L’ultimo attaccante prima di Ings ad andare in doppia cifra di realizzazioni in Premier è stato, a proposito di italiani, Graziano Pellé nel 2016. In mezzo, una fatica enorme a concretizzare; tanto che l’unico vero punto di riferimento davanti per la squadra in questi anni è stato Nathan Redmond, che di mestiere farebbe l’ala. L’ultimo ad aver segnato più di 15 gol in un campionato per il Southampton era stato James Beattie nel 2003, una vita fa.

Una stagione, quella del 2016 con Pellé in grande spolvero, che era stata l’ultima in maglia biancorossa per Sadio Mané, prima del suo trasferimento al Liverpool. Una corsia preferenziale, quella tra i Saints e Anfield, quasi come se i primi fossero una squadra satellite dei Reds. Dal 2014 in avanti per quattro stagioni almeno un’operazione di mercato ha visto coinvolti questi due club: Adam Lallana, Dejan Lovren, Rickie Lambert, Nathaniel Clyne, Sadio Mané e Virgil Van Dijk. Tutti meno Lambert e Clyne hanno vinto la Champions League un anno fa contro il Tottenham: il Southampton si è riempito le casse all’inverosimile con questi sei affari (circa 170 milioni di sterline, in euro fa quasi 200 milioni), ha visto i suoi ex pupilli trionfare, ma è stata solo una magra soddisfazione.

Solo un giocatore ha fatto il percorso inverso, andandosene dal Liverpool per firmare con i Saints, ed è stato proprio Danny Ings. In un calcio in cui le big d’Europa si accaparrano i migliori (o presunti tali) a suon di assegni pesanti, una bella inversione di tendenza, che ha fruttato al Southampton finalmente dei risultati concreti e non solo dei rimpianti. Certo, una spesa che i Saints si sono potuti permettere favoriti dalle loro finanze solide.

(Photo by Richard Heathcote/Getty Images)

Un giocatore rinato
Ings è un centravanti non altissimo, non arriva al metro e ottanta, ma è uno che segna praticamente ad ogni occasione che ha a disposizione: i 16 gol in Premier, infatti, sono arrivati con appena 30 tiri in porta, il che significa che ogni due tentativi che prova Danny poco più di uno va a bersaglio. Trenta tiri in 30 giornate, peraltro, un tiro in porta a partita (in totale, compresi anche quelli finiti fuori, siamo a quota 2,34): essenzialità allo stato puro. In testa a questa classifica c’è Mohamed Salah, con 43 tentativi verso lo specchio, seguito da Gabriel Jesus e Raul Jimenez con 37.

Stilisticamente da Ings non aspettatevi sportellate alla Vardy o volate alla Salah, quanto piuttosto astuzia e una tecnica individuale sopra la media. Uno dei gol più belli di questa stagione è stato l’1-0 al Tottenham, in cui in corsa, in area, ha affrontato Alderweireld superandolo con un “sombrero” di destro e concludendo col sinistro di controbalzo. Una giocata di grande sensibilità e contro un avversario di peso, anche se il Tottenham di quest’anno è stato lontano parente di quello che dodici mesi fa aveva raggiunto la finale di Champions League. In compenso Ings ha segnato, oltre che agli Spurs, al Liverpool, al Chelsea, all’Arsenal e al Leicester.

Insomma, pare proprio che sia tornato il giocatore che nell’ottobre del 2015, titolare nel Liverpool e debuttante in Nazionale, sembrava poter diventare un nuovo Harry Kane (quest’ultimo è più giovane di Danny di un anno esatto). Invece, nel giro di pochi giorni, al ritorno da quella partita con l’Inghilterra, mentre i Reds cacciavano Brendan Rodgers per assumere Klopp come allenatore, il primo grave infortunio: rottura del legamento crociato del ginocchio sinistro. Un incubo lungo otto mesi che si sarebbe ripetuto con la cartilagine dell’altro ginocchio, il destro, poco dopo un rientro cadenzato con un video in cui si dava conto del recupero del giocatore, passo dopo passo, fino a dieci ore al giorno con le sessioni: e invece altri nove mesi fuori. Una mazzata per il morale di un ragazzo di 25 anni considerato già quasi finito, con due stagioni di fatto saltate, le ginocchia a pezzi come la condizione psicologica. “Volevo solo stare con i miei cani, a casa”, ricorderà in un’intervista al Times. “Giocavamo a carte durante i viaggi da una trasferta all’altra e i miei compagni lo vedevano, lo capivano che ero triste, ma io non calcavo troppo la mano, non volevo mostrare la mia negatività”. È l’anno della finale di Champions raggiunta contro il Real Madrid e sfumata per l’infortunio di Salah e le papere di Karius, per il Liverpool una delusione tremenda.

(Photo by Jordan Mansfield/Getty Images)

Da lì la decisione di cambiare area: Southampton, all’inizio in prestito, affare concluso nell’ultimo giorno di mercato, come quelle operazioni secondarie che sembrano fatte solo perché tutte le altre programmate non erano andate a buon fine. “Il Liverpool presta il suo attaccante rotto da tre anni a una candidata alla retrocessione”, sussurrano gli addetti ai lavori. Per Danny sette gol in 26 partite, molta ruggine ancora addosso, qualche piccolo guaio a rallentarne la continuità, come normale, però soprattutto il recupero di una certa fiducia in se stesso.
“Mai visto uno così in forma”, si sorprenderà l’allenatore austriaco dei Saints, Ralph Hasenhuttl, ex tecnico del Lipsia e da giocatore centravanti come Ings. “Adesso è sempre positivo”, ha aggiunto Hasenhuttl, che è perennemente in contatto con Jurgen Klopp, il quale non ha perso di vista quel suo ormai ex-giocatore così sfortunato sotto la sua gestione: “Concordiamo sul dire che Danny ha un fiuto della situazione strepitoso. Quando ha la palla sa sempre come essere pericoloso”.

 

Lo studente

Hasehuttl ha ribadito anche che Ings è uno che “studia sempre il gioco”, ma nella vita reale l’attaccante del Southampton è uno studente a 360 gradi, visto che sta tentando, nei ritagli di tempo, di laurearsi in economia. Essere vicino a casa, ai posti della sua infanzia, la spiaggia dove da piccolino giocava sulla sabbia ed era così bravo che la gente chiedeva ai suoi genitori quanti anni avesse quel frugoletto. Posti dove l’odore del sale marino permea ogni respiro: la famiglia vicino, gli amici, più ovviamente i cani, inseparabili, e la fidanzata, con cui condivide la passione per il cinema.

(Photo by Stephen Pond/Getty Images)

Il rapporto con i Saints avrebbe potuto essere più lungo se il club non avesse deciso di scartare l’allora adolescente Danny ritenendolo troppo piccolo per i suoi standard. Aveva dieci anni, condivideva lo spogliatoio con futuri fenomeni come Gareth Bale o altri grandi prospetti tipo Theo Walcott e Alex Oxlade-Chamberlain, quest’ultimo ritrovato ai Reds tanto tempo dopo: invece, prima botta al morale. Pazienza, meno male che c’è papà Shayne, professione muratore, a fare da supporto morale. Da lì l’inevitabile ripartenza dalla gavetta, le squadrette locali fino a un provino con il Bournemouth, l’altro grande club del sud dell’Inghilterra, nel 2007. Stavolta viene preso e da lì ricomincia la scalata: prestito al Dorchester in settima serie, poi Burnley, Liverpool e infine casa, Netley, un sobborgo di Southampton, quella maglia, la stessa, numero a parte, dell’idolo Matt Le Tissier, di cui da ragazzino cercava di imitare i gesti più assurdi, stop di coscia e tiro con il piede opposto per colpire, a distanza siderale, la traversa. “Quanto mi sarebbe piaciuto essere suo compagno di squadra”, ammetterà Danny.

Ings è una persona semplice, un ragazzo che sta lontano volentieri dai riflettori, aiuta i ragazzi disabili e a cui è sufficiente divertirsi, stando in campo. Il che a volte per un calciatore è già un traguardo ambitissimo.

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