Silent Check

Il Mondiale in inverno è un concetto che il pensiero non considera

By 11 Ottobre 2019

Ho ascoltato un’intervista a Gianni Infantino, intervenuto al Festival dello Sport a Milano. Il presidente della Fifa ha asserito che il Mondiale che ci aspetta nel 2022 in Qatar, quello che si giocherà in inverno, tra novembre e dicembre, sarà un Campionato del Mondo spettacolare. Spettacolare perché gli impianti e le infrastrutture sono di prim’ordine, nuovissime (anche perché: chi ci deve giocare là, con tutto il rispetto), gli stadi che ospiteranno i match sono in un raggio di settanta chilometri e, soprattutto, conclude affermando che finalmente i giocatori non arriveranno alle partite alla fine della stagione, dunque spompati, ma nel pieno dell’annata e, dunque, della forma fisica.

Ecco, questa frase mi ha molto colpito. Perché, ne sono sicuro eh, che i preparatori atletici dei club, durante l’estate del 2022, prepareranno i loro calciatori per farli rendere al meglio proprio nel periodo qatariota. Ceeerto, come no. In un’epoca durante la quale si contano le gocce di sudore che scendono dai polpacci degli atleti con macchine all’avanguardia buone per formare gli astronauti della NASA, le squadre di club si inventeranno di sicuro qualcosa per far dare il meglio ai giocatori nel periodo immediatamente dopo il Campionato del Mondo.

E poi aggiungo: a me non sembra tanto spettacolare spezzare a metà una stagione, obbligando a stilare un calendario folle tra i campionati nazionali, Champions e le varie competizioni europee, per far disputare un Mondiale nel bel mezzo di una stagione. Non credo che la cosa piaccia a nessuno, in Europa come in Sudamerica e nel resto del mondo. Forse piace solo al Qatar e a chi ha gestito la cosa.

Il Mondiale si gioca d’estate. Punto. Con noi davanti alle tivù spostate sui terrazzi, le pizze d’asporto e le birre ghiacciate. Sudati forse più dei calciatori. E i caroselli a tarda notte? Come la mettiamo? Ve li immaginate, voi, i tifosi della squadra vincente a riversarsi nelle strade di Roma (una città a caso) a mezzanotte, con cinque gradi centigradi e l’umidità che gli blocca la schiena il mattino dopo? Brrr, che freddo.

Marco Marsullo

About Marco Marsullo

Marco Marsullo è nato a Napoli nel 1985. Scrittore per Einaudi. Editorialista calcistico per il Corriere del Mezzogiorno, SportWeek e la Gazzetta dello Sport. Difensore centrale, piedi storti, braccia larghe in marcatura.

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