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Il Napoli di Diego è finito contro la Sampdoria

By 12 Dicembre 2020

Il 18 novembre del 1990 i blucerchiati battono 1-4 il Napoli e iniziano la loro corsa verso il titolo. Per Maradona, invece, sarà l’inizio del suo personalissimo “The last dance”

Ci sono partite importanti, partite spartiacque, partite in cui si capiscono cose fondamentali, riguardo a un calciatore o a un modulo tattico e poi ci sono le partite che segnano un passaggio di consegne, in un certo senso segnanti anche di un’epoca del calcio o del campionato.

Una di queste è quella del 18 novembre 1990, giocata fra il Napoli scudettato di Maradona e Careca e la Sampdoria di Vialli e Mancini, che a fine stagione prenderanno loro il simbolo tricolore dei primi in classifica.

Il Napoli di quella stagione è il solito casino. Maradona chiede ancora una volta con veemenza di essere ceduto al Marsiglia di Tapie, ma Ferlaino non ci sente. Moggi appoggia una volta uno e una volta l’altro e per disperazione in inverno andrà via.

Ben Radford/Allsport

L’annata era partita anche bene con il 5-1 alla Juve di Maifredi in Supercoppa Italiana, ma in campionato si è subito messa male, perché Maradona ha dolori alla schiena e spesso non sta in piedi, Careca è sempre mezzo acciaccato e gli altri hanno dato troppo fra annata scudettata e Mondiale. Il 7 novembre in un certo senso finisce quella squadra, perché Maradona arriva poche ore prima dell’inizio di Spartak Mosca-Napoli, gioca con il 16 ma fa poco, il Napoli esce dalla Coppa dei Campioni, ultimo traguardo che ancora poteva tenere legato insieme il giocattolo.

In realtà il Napoli arriva alla gara contro la Samp che ancora galleggia in campionato, però le nubi nere le vedevano tutti.
I blucerchiati invece erano partiti subito alla grande, mettendo un universale come Oleksij Mychajlyčenko in un motore già rodato. Nelle gare precedenti aveva già dato quattro gol ad Atalanta e Pisa e l’unica squadra contro cui dover combattere fino alla fine sembrava l’Inter.

I partenopei recuperano per quella partita Maradona e Careca, sulla ruota di Napoli il giorno precedente escono il 9 e il 10 e allora tutti pensano a una grande prova dei due sudamericani. Il primo tempo è preso in mano dal Napoli di Bigon, che segue le idee dell’argentino che però non ha più fiato dopo 15 minuti di partita. Il 10 e il 9 in realtà sono decisivi per il vantaggio del Napoli: angolo di Maradona, spizzata di Careca e gol di Incocciati.

Passa un minuto, Baroni scivola di fronte a Vialli, che non fa nemmeno muovere Giovanni Galli. In un attimo siamo 1-1.
Passano altri tre minuti e la Sampdoria non è più contenibile. Ancora Vialli che come spesso accadeva si spostava in fascia lasciando il centro dell’area a Mancini, recupera un pallone e serve al centro un cross sul quale il gemello anticipa di tuffo Ferrara.

©LaPresse Torino/Archivio storico

Nel secondo tempo il Napoli riparte come il primo, Maradona spende le sue energie per 15 minuti e c’è anche una traversa di Alemao. Poi tutto si ferma insieme al Pibe e riparte la Sampdoria, che mostra a tutti due gioielli splendenti. L’1-3 è di Vialli. Mychajlyčenko recupra un pallone sui 30 metri e per anticipare l’avversario alza il pallone a campanile in mezzo all’area. Vialli si coordina di sinistro e spara all’incrocio dei pali. Un gol meraviglioso per prontezza e capacità tecniche. Non aver vinto un Mondiale con Vialli da centravanti è il grande cruccio che mi porto dietro.

Poi si arriva al 90’, Lombardo scende a destra e crossa. Mancini può fare tante cose diverse. Poiché non è pressato da corpi avversari può metterla giù, servire qualcuno al centro, stopparla di sinistro per continuare a correre ed entrare in area di rigore, addirittura toccarla di testa per qualcuno che accorre. Ma Mancini è un grande campione e s’inventa quello che nessuno ha pensato. Mentre corre in avanti, al 90’ di una partita tiratissima, gestisce il suo corpo in maniera sublime, predisponendolo al colpo al volo di destro, il piede dalla cui parte arriva il pallone. Il colpo al pallone poi è una cosa che hanno saputo fare in quattro, massimo cinque nella storia del calcio in quel modo. Morbido, con l’effetto giusto, soffice e tremendo allo stesso tempo. Da oggetto intelligente il pallone non disperde questa grazia uscendo fuori, ma sbatte sul palo e va in porta, rendendo ancora più iconico questo gol.

Getty Images

Questo è il gol e questa è la partita che mette una pietra sopra al Napoli di Maradona. Finisce di fatto lì, con un’appendice poco interessante fino alla gara con il Bari, quando c’è il controllo antidoping, e al rigore contro la Samp al ritorno, che è l’ultimo gol in Italia di Maradona. Finisce il Napoli di Maradona, su cui qualcuno in futuro farà di sicuro un “The Last Dance”, ma si concretizza la Samp di Vialli e Mancini, un altro meraviglioso ballo che ricorderemo sempre di aver ballato.

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