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Il Napoli ha messo in difficoltà il Barça con le ripartenze

By 26 Febbraio 2020 Febbraio 27th, 2020

La squadra di Gennaro Gattuso ha scelto di rinunciare al possesso palla puntando su cambi di gioco veloci e improvvisi

Napoli-Barcellona (1-1)

Un Napoli operaio. Una squadra attenta, con dettami tattici ben precisi, che ha puntato a non metterla sul piano del palleggio. Non tanto per un discorso di divario tecnico nella gestione del pallone, quanto per non prendersi eccessivi rischi in un momento della stagione in cui il Napoli si trova in una condizione psicologica ancora fragile. Rischiare di trovarsi in svantaggio nei primi minuti, quindi, con la partita subito da recuperare, sarebbe stato un problema.

Napoli

La chiave tattica

Il Napoli non è uscito a prendere il Barcellona. Gli azzurri hanno rinunciato alla pressione nella metà campo avversaria, lasciando giocare il pallone alla squadra di Setién. Quando veniva superata la linea di centrocampo, il Napoli rimaneva molto compatto tra le linee con un 4-5-1, quindi con le ali che si abbassavano a fare i quinti di centrocampo. Addirittura dopo il gol del vantaggio del Napoli diventava un 4-6-0, rinunciando a qualunque tipologia di riferimento in attacco, con Mertens che si abbassava per giocare in linea.

Il lavoro del belga è stato fondamentale come prima mossa difensiva. Inizialmente eseguiva una sorta di pendolo tra i due centrali del Barcellona quando la squadra di Setién era in fase di costruzione, così da oscurare il passaggio libero su Busquets. Dopo l’1-0, Mertens si abbassava spesso a giocare davanti al playmaker blaugrana, quindi i due centrali avversari venivano lasciati completamente liberi di giocare. Ma il Napoli faceva molta densità in mezzo al campo, stringeva le linee, componendone tre o due a seconda che si mettesse 4-5-1 o 4-6-0.

Napoli-Barcellona

(Photo by Francesco Pecoraro/Getty Images)

Ciò che conta è stato però il principio di gioco: fare densità in mezzo al campo per aggredire in maniera decisa il portatore di palla e gli scarichi laterali, cercando di non permettere al Barcellona di giocare. La grande mossa tattica sono state poi le ripartenze. Appena recuperata palla, la squadra di Gattuso effettuava un cambio di gioco immediato sul lato debole verso il giocatore che su quella parte di campo dà ampiezza, cioè sull’esterno alto del Napoli di lato opposto.

Altro aspetto tattico interessante è stato l’atteggiamento difensivo. Il Napoli si è contraddistinto per una sorta di difesa a uomo nella zona. La linea veniva mantenuta alta e, mentre il gioco si sviluppava sull’esterno del Barcellona, il riferimento rimaneva la palla. Allo stesso tempo gli uomini di Gattuso si guardavano anche da eventuali inserimenti da dietro dei giocatori blaugrana. E man mano che la palla avanzava lateralmente, la linea si abbassava, ma a sua volta si abbassava anche il centrocampo e l’attacco, ritrovandosi con le linee molto serrate.

Costruzione

Per quanto riguarda la costruzione della manovra, Napoli e Barcellona hanno adottato un sistema di gioco speculare, cioè un 2-3-2-3. La grossa differenza, stranamente, è che il Barcellona teneva come unico riferimento in costruzione Busquets (tranne le fase finali in cui Messi si abbassava molto in mediana), che diventava il vertice basso. Non andava mai de Jong, né Rakitic. Cosa strana perché nel gioco di posizione del Barcellona (come accadeva classicamente con Guardiola, ma anche con Luis Enrique) il centrocampo generalmente ruotava molto, non dava molti riferimenti di uomini.

Napoli-Barcellona

(Photo by Francesco Pecoraro/Getty Images)

Una situazione di gioco che questa volta ha fatto meglio il Napoli, non dando nessun tipo di riferimento al Barcellona. Pur costruendo con due centrali, più due terzini che rimanevano comunque bassi per offrire una linea di scarico, si abbassava il mediano. Ma il movimento non era eseguito in maniera fissa da Fabian Ruiz. A volte si abbassava anche Demme, a volte Zielinski, in base appunto a un riferimento tipicamente situazionale.

Barcellona

Costruzione

In fase di possesso, il Barcellona giocava con le ali molto larghe. I tre attaccanti cambiavano continuamente posizione non dando riferimenti. Una cosa importante è che, già in fase di costruzione bassa, quindi con palla ai centrali di difesa, le ali erano già molto alte e ampie, per cercare di allargale le maglie del Napoli.

Un aspetto fondamentale della squadra di Setién è stato poi la ricerca delle corsie laterali, con le sovrapposizioni dei terzini, i triangoli sull’esterno per cercare di superare la linea di difesa. Un modo classico di giocare del Barcellona. Mentre il Napoli giocava più al centro del campo, andando in verticalizzazione centrale.

Il non dare riferimenti da parte degli attaccanti blaugrana alla difesa del Napoli portava spesso questi giocatori a invertirsi, facendo un movimento contrario con le mezzali. Quindi si vedevano le mezzali che si andavano a inserire in profondità e magari le ali che venivano basse in un movimento a incrociarsi.

Napoli-Barcellona

Nelson Semedo (Photo by Francesco Pecoraro/Getty Images)

La volontà in questo caso è di sfruttare la rifinitura andando a giocare tra le linee, quindi porre i difensori del Napoli di fronte a una scelta: seguire l’uomo o rimanere sulla zona. Una mossa tattica tipica del Barcellona che ha poi portato al gol del pareggio. In quel caso la sovrapposizione del terzino, cioè Semedo, ha sfruttato il fatto che la linea del Napoli si era ormai spezzata, poiché Maksimovic era uscito sul movimento a venire basso dell’attaccante del Barcellona. Il difensore serbo ha lasciato così un buco dietro, mettendo in difficoltà Mario Rui che non è riuscito poi a prendere la sovrapposizione di Semedo che ha portato all’assist per Griezmann. 

Pressing

Solito atteggiamento difensivo ad avanzare del Barcellona. Su palla laterale, l’ala usciva sul terzino, l’attaccante – generalmente Griezmann – usciva sul centrale di lato, mentre l’altro centrale veniva preso dall’ala di lato debole. Quindi veniva lasciato lo scarico sul terzino di lato opposto. Cioè se il Napoli cercava di uscire con Mario Rui, il Barcellona lasciava lo scarico libero su Di Lorenzo, prendendo però sia Maksimovic che Manolas.

In sintesi, come da cultura blaugrana, la squadra di Setien ha voluto mantenere il possesso palla, il Napoli ha invece atteso per ripartire sul lato debole, con dei cambi di gioco veloci e improvvisi. 

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