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Il pallone d’oro 64 anni dopo

By 18 Dicembre 2020

Il 18 dicembre del 1956 Sir Stanley Matthews si aggiudica la prima edizione del riconoscimento. E da allora non abbiamo mai smesso di accapigliarci sui nomi dei vincitori

Diciamo la verità. Le classifiche dei calciatori non hanno alcun senso. Affermare che due calciatori di epoche diverse possono essere comparati è una fesseria, così come anche due calciatori che giocano nello stesso periodo. Valgono troppo il contesto, i periodi di forma, gli infortuni, le situazioni ambientali. I calciatori sono animali sociali quanti altri mai e non tutto dipende dal loro talento e dalla loro forza.

Detto questo, oggi sono 64 anni esatti che ci accapigliamo per il Pallone d’oro, in quanto il primo a Sir Stanley Matthews è stato assegnato il 18 dicembre 1956. E lo facciamo essendo sempre in contrasto con chi ci è di fronte, perché la bellezza è soggettiva, figuriamoci quella calcistica.

In quel 1956 l’ala inglese vinse grazie ai voti di giornalisti di 16 paesi diversi e il nome si seppe solo dopo la pubblicazione del numero 561 di France Football. Già dopo la prima scelta tanti hanno da dire. Secondo e terzo sono Alfredo Di Stefano e Raymond Kopa, cervello e meraviglia del Real Madrid che dal 1955 in avanti vincerà cinque Coppe dei Campioni consecutive. Sempre nella stessa votazione quarto e quinto si piazzano Puskas e Jascin e questo fa storcere ancora di più il naso.

 

(Photo by Pascal Le Segretain/Getty Images)

Ma il giochino, poi diventato sempre più importante, piace e si va avanti. All’inizio il Real Madrid domina con i suoi grandi campioni, ma il Colonello Puskas non lo vince mai, arrivando solo secondo nel 1960. Il primo italiano a farcela è l’oriundo Omar Sivori nel 1961, mentre primo e unico portiere della storia a vincere è stato Lev Jascin nel 1963, anche grazie alla grande prova nella partita Inghilterra-Resto del mondo giocata a novembre di quell’anno.

In effetti le prime votazioni portano con sé il retaggio dei maestri o meglio ancora degli inventori del gioco. Salgono sul podio tanti calciatori britannici (addirittura terzo Johnny Haynes del Fulham nel 1961) perché chi giudica è ancora molto influenzato dal fatto che è lì che sanno davvero giocare al calcio. Con gli anni e le sconfitte inglesi ai Mondiali, questa riverenza di assopisce. Iniziano a diventare determinanti i grandi tornei, Europei e Mondiali in primis, e negli anni pari da lì deve uscire il vincitore. Accade con Josef Masopust, dopo che la Cecoslovacchia arriva in finale ai Mondiali di Cile 1962, Bobby Charlton, dopo Inghilterra 1966, Gerd Müller capocannoniere di Messico 1970. Non sono nomi da poco, ma le prove mondiali contano fin troppo.
Infatti in questi anni non vincono il trofeo calciatori come Gigi Riva, Dragan Džajić, Dino Zoff, Kazimierz Deyna, Mário Coluna, Giacinto Facchetti, Paul Van Himst, tutti campioni immensi danneggiati o dalla poca visibilità dei loro campionati, soprattutto quelli dell’Est Europa, o perché di piccole squadre o ancora perché difensori e centrocampisti, mentre da sempre gli attaccanti hanno avuto un occhio di riguardo.

(AP Photo/Kamil Zihnioglu)

All’inizio degli anni ’70 dominano Cruijff e Beckenbauer, mentre tra ’70 e ’80 c’è più anarchia, con vittorie cool come quella di Allan Simonsen nel 1977 e le due di Kevin Keegan nel 1978 e nel 1979. Anche in questo periodo, e nel successivo in cui domina Michel Platini con tre Palloni d’oro consecutivi fra il 1983 e il 1985, ci sono molti nomi mancanti all’appello. Rob Rensenbrink, Kenny Dalglish, Giancarlo Antognoni (almeno nel mio cuore), Preben Elkjær Larsen, Emilio Butragueño, Gary Lineker lo meritavano tutti, anche se è abbastanza ovvio che è impossibile premiare tutti i grandi campioni che il calcio ha da sempre sfornato.

I Mondiali continuavano a segnare il loro anno, con le vittorie di Paolo Rossi nel 1982, Igor Belanov nel 1986 e Lothar Matthaus nel 1990, ma inizia a emergere forte anche il marchio del club che detta le prospettive del futuro, il Milan di Berlusconi. In nove anni, dal 1987 al 1996, primo anno in cui viene premiato un non europeo in quanto il premio si è finalmente globalizzato (non ho fatto i nomi di Pelé e Maradona decine di volte per questo motivo), i giocatori del Milan vincono cinque volte con Gullit, Van Basten e Weah. Due dei calciatori che hanno interrotto questo filotto, Papin e Roberto Baggio, Berlusconi li compra a posteriori.

LaPresse.

Gli anni ’90 poi terminano con le vittorie di prestigio di Ronaldo nel 1997 e Zidane nel 1998. Anche in questo periodo non vengono premiati gente del calibro di Paolo Maldini, Franco Baresi, Dragan Stojković, Gheorghe Hagi, Peter Schmeichel, Frank Rijkaard, Lilian Thuram, Roberto Carlos, ma lo sbilanciamento verso gli attaccanti ormai è manifesto.

I primi anni 2000 vedono una vasta gamma di scelte, da Figo a Owen, da Schevchenko a Fabio Cannavaro, vero pezzo unico impossibile da non eleggere come migliore dopo il Mondiale del 2006.
Poi si arriva al 2007 con la vittoria di Kakà e ci si mette l’anima in pace. C’è una nuova svolta nel come è pensato il premio e a chi assegnarlo. Non si premia il migliore della stagione, l’attaccante decisivo per la propria Nazionale nei grandi tornei e nemmeno chi ha i migliori numeri nell’ultimo anno solare, ma si premiano quelli che sono i migliori calciatori in senso generale, al netto delle loro prestazioni in quel determinato anno. In pratica si inizia a premiare solo Cristiano Ronaldo e Messi, con l’unica eccezione quasi involontaria di Modric nel 2018, dopo il Mondiale stratosferico della sua Croazia. In questi anni si sono fatti i danni più gravi. Non sono stati premiati Iniesta, Xavi, Puyol, lo Sneijder del 2010, Drogba, Ibrahimovic, Philipp Lahm, Manuel Neuer, Robben, Neymar, Toni Kroos, Griezmann, Luis Suárez, Eden Hazard. Almeno un paio di questi hanno fatto stagioni molto migliori di quei due, ma la legge della giungla ha prevalso.

A 64 anni dalla prima assegnazione e dopo che nel 2020 non è stato assegnato (a Cristiano Ronaldo o Messi) per la pandemia, potremmo non interessarci più di tanto al Pallone d’oro o almeno dagli il leggero peso che dovrebbe avere. Eppure, almeno per me, un grande cruccio resta. Tra il 2003 e il 2006 un Pallone d’oro a Gianluigi Buffon doveva essere assegnato. Forse lo sbrego più evidente di tutta la storia della manifestazione.

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