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Il pallone più sfortunato del mondo

By 17 Gennaio 2021

Storia di “Fly”, adottato a sorpresa dalla Liga, assai bisognosa di soldi inventato da un artigiano di Elche e utilizzato solo nella stagione 1988-89, provocò spaesamento e polemiche. E forse fu un fattore per cominciare il ciclo del grande Milan di Arrigo Sacchi in Coppa Campioni

Oggi i palloni da calcio non sono più un problema. Lo sono stati in passato, ma più che altro in competizioni specifiche e ristrette. Vi ricordate lo Jabulani del Mondiale 2010? Sembrava troppo leggero, volava in alcune occasioni quando lo si colpiva, specie per le punizioni e gli angoli. Pensionato quasi subito dopo la Coppa del Mondo in Sudafrica, è rimasto nell’immaginario collettivo recente come uno dei peggiori palloni mai prodotti dall’Adidas. E pensare che era stato progettato dall’università inglese di Loughborough: “Ore di laboratorio per “produrre otto elementi innovativi 3D saldati termicamente e per la prima volta modellati sfericamente con gomma EVA e poliuretano termoplastico”. Un gran lavorio dietro le quinte per poi finire spernacchiato dai diretti interessati. Eppure c’è stato, tra i “colleghi” dello Jabulani, chi ha avuto una sorte peggiore. C’è chi è diventato una sorta di simbolo negativo in un’era quasi pionieristica, anche se recente: il “Fly”,  pallone autoctono fabbricato in Spagna e scelto dalla Liga nella stagione 1988-89 come prodotto ufficiale. 

 

Elche

Saturnino Merino è un pellettiere di Elche, grossa città in provincia di Alicante, nel sud-est della Spagna. Piccoletto, magro, ha un’azienda che si chiama Mery Sport ed è un vero artigiano nella produzione di palloni. Nulla di industriale come le grosse corporation mondiali, con laboratori in Asia perché la manodopera costa meno: no, per lui lavorano un pugno di dipendenti e anche i prigionieri del carcere di Valencia. Il suo Fly è puro “Made in Spain” ed è in vera pelle, non in sintetico tipo, ad esempio, Adidas.

È il 1988 e la Liga Futbol Profesionàl è in piena anarchia per quanto riguarda i palloni, a differenza della Serie A o della First Division inglese: ciascun club di prima e di seconda divisione ha un contratto di fornitura con un’azienda diversa (Adidas, appunto, oppure Puma e tante altre). C’è un vero “fattore-palla” quando si va a giocare in trasferta, insomma. Tuttavia l’accordo delle società con le varie aziende è privato, alla Liga non entra in cassa nemmeno una peseta da questo punto di vista. I soldi li riceve dai club, sì, ma sono solo quelli della quota d’iscrizione al campionato; non ci sono nemmeno i diritti televisivi, come invece adesso.

La lega, insomma, è alla canna del gas ed è disposta quasi a tutto per raccattare qualche soldino in più proprio ora che, sempre nel 1988, è stata approvata (come del resto in Italia e in altre parti d’Europa) la norma che permette di tesserare un terzo calciatore straniero. Il rischio di una pessima figura è concreto. Il fatturato annuale della Liga quell’anno è di 144 milioni di pesetas: paragonato ad oggi circa 865mila euro, una miseria. All’epoca, a cavallo tra gli anni Ottanta e Novanta, per inquadrare meglio la vicenda, il salario   minimo mensile è di 50mila pesetas.

Quando Saturnino Merino, però, si presenta alla porta della Liga con un’idea rivoluzionaria si accendono le luci e si allargano i sorrisi: “E se utilizzaste il mio Fly come pallone ufficiale del campionato e della Coppa del Re? Vi sgancio 60 milioni di pesetas per 3mila esemplari”. Anche Adidas si era fatta avanti con la Liga, ma senza offrire nessuna contropartita economica. E secondo voi la LFP cosa decide? Stretta di mano con Merino e dentro il Fly, ma soprattutto i soldi, una volta ottenuta dalla Fifa la certificazione del pallone. 

Lo Jabulani (Photo by Laurence Griffiths/Getty Images).

Sferico

Già, ma i giocatori e i club che ne pensano? Devono ingollare il boccone, d’accordo, al diavolo i vecchi palloni, però cosa si trovano adesso? Com’è fatto il “Fly”? Di solito come sinonimo di pallone usiamo il termine “sfera”, ma i palloni non sono mai delle sfere perfette: bene, il Fly invece lo è. Una sfera composta da 62 pezzi di vera pelle, un caleidoscopio di pentagoni (12), triangoli (20) e quadrati (30): il doppio rispetto a quelli tradizionali, Adidas ad esempio ne aveva 32. Eppure, così sferico e così leggero, fa parecchio impressione, almeno all’inizio.
Il rovescio della medaglia sta proprio in quell’insieme di forme geometriche: per unirle ci vogliono tantissime cuciture, che possono diventare un problema. In più il materiale, la vera pelle, è molto più porosa della sintetica. Il risultato? Che quando piove, anche poco, letteralmente Fly si beve l’acqua, rotolando, diventando pesantissimo e durissimo, specie al momento di colpirlo di testa. “Una palla di cannone – ricorda Pepe Aguilar, centrocampista del Racing Santander –. I difensori se ne fregavano del peso aumentato e ci davano dentro uguale, ma se mi passava vicino io lo evitavo perché avevo paura di farmi male”.

Intanto crescono le  polemiche, specie tra le grandi squadre. Johan Cruyff, tecnico del Barcellona, non contesta, ma dice che avrebbe preferito un prodotto di marca tedesca. Il capitano del Valencia, Fernando, dopo aver sbagliato un rigore al Camp Nou contro i blaugrana, dà la colpa al Fly. Al Real Madrid, che gioca le amichevoli con palloni Adidas in precampionato, le voci sono ambivalenti: l’allenatore Leo Beenhakker accusa la Liga di essersi “venduta per un pugno di pesetas”, e c’è il caso di due compagni di reparto, Emilio Butragueno e Hugo Sanchez, che la vedono in maniera opposta. Al “Buitre” Fly proprio non piace, mentre il messicano ne è entusiasta.

Il problema aumenta quando il pallone della Mery Sports viene scelto anche per le partite casalinghe della Nazionale spagnola (in cambio di altro denaro, 10 milioni di pesetas, che fa sempre comodo). Qui Butragueno, assieme a Michel e Andrinua, va in quanto rappresentante delle Furie Rosse a parlare con la Federcalcio, offrendo un parere contrario. “Non è una questione di soldi, ma di considerazione dei nostri confronti, visto che nessuno ci ha interpellato”, si giustifica Michel.

Hierro calcia il successore di Fly (Photo by Shaun Botterill/Allsport/Getty Images/Hulton Archive)

Davanti alle proteste della maggioranza dei calciatori la Liga, che all’inizio si dichiara sorpresa (“Tutti i club hanno accettato il cambiamento, quindi sono polemiche futili”) cerca un appoggio proprio nel signor Saturnino, che però all’inizio è irremovibile. “Una squallida manovra delle altre multinazionali che producono palloni”. Intanto, però, accetta di rendere il suo Fly impermeabile, e l’unica maniera per riuscirci, facendo lievitare i costi in maniera considerevole, è aumentare gli strati di pelle.

Una strategia che strangola i conti della piccola Mery Sport, destinata a colare a picco nel giro di pochi mesi. Altri soldi spesi per un nuovo prototipo, i test, ripartire con la produzione: insomma, tutto insostenibile per una ditta a gestione quasi familiare e che infatti chiude per tutta questa serie di motivi. Terminata la stagione 1988-89, poi, addio al Fly, naturalmente, e dentro, stavolta pagando, Adidas, come fornitore ufficiale. 

Van Basten

Un lato positivo della vicenda comunque c’è stato. Sì, perché i club della Liga in quei mesi hanno potuto utilizzare il Fly anche nelle competizioni internazionali: quindi anche in Coppa Campioni, Coppa delle Coppe e Coppa Uefa. E tanto quanto loro erano spaesate giocandoci ogni fine settimana, figurarsi le loro avversarie il mercoledì.
Non a caso, perciò, le squadre spagnole nella stagione 1988-89 sono andate fortissimo in Europa. Il Barcellona vince la Coppa delle Coppe battendo in finale la Sampdoria, ad esempio. Certo, la finale è in campo neutro, a Berna, ma in casa con il Fly i catalani non perdono un colpo: due vittorie (5-0 al Fram Rejkjavik e 4-2 al Cska Sofia) e due pareggi.
In Coppa Uefa la migliore è la Real Sociedad, che si inerpica fino ai quarti di finale. Tuttavia nelle partite in casa sia i “Txuri-Urdin” che le altre squadre spagnole impegnate nella competizione vincono sempre: Atletico Madrid (una volta, al primo turno, anche se non serve per evitare l’eliminazione), Athletic Bilbao (due su due, compreso un 3-2 alla Juventus) e, appunto, la Real, che trionfa quattro volte su quattro prima di uscire ai rigori contro lo Stoccarda che poi perderà in finale contro il Napoli.

L’attuale pallone della Liga, firmato Puma  (Photo by David Ramos/Getty Images).

Percorso netto anche per il Real Madrid anche in Coppa Campioni, ma solo fino alla semifinale, fino al 5 aprile del 1989. Nella partita d’andata i blancos affrontano il Milan e vanno in vantaggio con una bella acrobazia ravvicinata di Hugo Sanchez, il messicano che tanto apprezzava il Fly. Nella ripresa gli uomini di Arrigo Sacchi dominano, segnano anche un gol valido, ma annullato a Gullit, eppure non riescono a pareggiare.

Ci vuole uno dei gesti tecnici più famosi nella storia della Coppa Campioni e del Milan stesso per raddrizzare il risultato. In molti lo ricorderanno, cross di Tassotti dalla destra e   colpo di testa di Van Basten quasi dal limite dell’area, da terra, inarcandosi: la palla prende una traiettoria stranissima, bacia la traversa e poi picchia sulla schiena di Paco Buyo, portiere del Real Madrid che stava tendando la parata. Quella palla “non proprio tesa ma subdola”, come scrive  Gianni Brera per “Repubblica”, e che infine entra lemme lemme in rete, è il Fly inventato da Saturnino Merino, e che in quell’aprile del 1989 è già destinato al pensionamento. L’1-1 finale è l’unica partita non vinta in casa dal Real Madrid in quell’edizione della Coppa Campioni; al ritorno poi ci sarà il celebre 5-0 del Milan ad annichilire i blancos e in seguito la finale altrettanto dominata da Franco Baresi e compagni contro la Steaua Bucarest. Certo, senza quel gol di Van Basten al Bernabeu, con quella traiettoria strana presa dal Fly, chissà.

Un oggetto, il pallone della Mery Sport, diventato oggetto di culto e che è andato via all’asta su Ebay anche per 70 dollari. Insomma, chi lo possiede ha un tesoro. È costato tantissimo in compenso, più di 70 dollari, al suo ideatore e alla sua impresa, ma ha segnato un prima e un dopo, visto che dal 1989 in avanti è finita l’anarchia nella Liga.

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