Silent Check

Il peso specifico di Klopp

By 5 Marzo 2020

Jürgen Klopp non dice mai la cosa sbagliata. Ed è raro trovare un uomo, soprattutto nel mondo stralunato del pallone, così in grado di saper pesare ogni parola, ogni gesto, ogni reazione. Durante l’ultima conferenza stampa, gli è stato chiesto cosa pensasse del coronavirus, e lui, senza scomporsi, ha risposto che non capiva il senso di quella domanda. Perché chiedere a lui, “a football manager”, una cosa della quale avrebbe dovuto parlare un medico, un infettivologo, o comunque qualcuno più qualificato e in una posizione tale da richiederne l’opinione?

In un’epoca dove ognuno di noi (quasi, per fortuna) si affanna a dire la propria sui propri profili social, c’è rimasto ancora qualche persona in grado di usare il cervello. Strano che sia un semplice “football manager”, no? Quando finanche alcuni medici, in questo periodo così delicato, a volte si prendono licenze che sarebbe meglio lasciare nel cassetto. Senza tener conto dei politici, al governo o d’opposizione, che si concedono il lusso di tentare maldestre campagne elettorali sul terrore, e sul dolore, della gente.

Klopp è l’uomo a cui affiderei la mia difesa in un tribunale. Sempre Klopp l’uomo a cui chiederei un saggio consiglio su una scelta decisiva della mia vita. Sempre a Jürgen Klopp affiderei le redini di uno show televisivo d’informazione. Perché quando un essere umano sa essere così equidistante, tanto dalla polemica che dall’autoaffermazione, quello è un essere umano del quale fidarsi.

Non è un caso che il suo Liverpool – pure che ha perso le ultime due partite, e ho letto titoli che parlavano della magia spezzata dei reds, vaaabè – sia diventato leggenda. Perché quando un manipolo di uomini, calciatori in questo caso, trovano il loro leader, anche fuori dal campo, è lì che le vittorie diventano storia. Lunga vita a te, saggio  Jürgen. Ad avercene.

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