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Il portiere che fece un tunnel a Maradona

By 8 Dicembre 2020

Il 7 agosto del 1984 il Napoli gioca un’amichevole contro il Grosseto. E Gino Ferioli, estremo difensore dei toscani, si prende gioco del calciatore più forte del mondo grazie a un tunnel indimenticabile

La storia del calcio è ricca di portieri che resteranno per sempre associati alle magie di Diego Maradona: c’è Peter Shilton, che non ha mai perdonato al fuoriclasse argentino la “Mano de Dios” di Messico ’86, c’è Fernando Orsi, che si è detto «onorato», rievocando la magnifica tripletta che il Pibe de Oro gli ha rifilato in Napoli-Lazio del 24 febbraio 1985, c’è Stefano Tacconi che, battuto dalla “punizione impossibile” di Napoli-Juve del 3 novembre 1985, ha sottolineato che «grazie a quel gol, mi ricorderanno cent’anni. Ho partecipato a un capolavoro, ne sono orgoglioso». E poi c’è Gino Ferioli, il portiere “dilettante” che si è preso gioco di Diego Maradona, il più grande di tutti, con un tunnel.

Accade il 7 agosto 1984, in occasione di un’amichevole tra il Grosseto, che all’epoca milita nel campionato Promozione, e il Napoli. Gli azzurri allenati da Rino Marchesi, in quell’estate dell’84, sono in ritiro a Castel del Piano, sulle colline del Monte Amiata, dove il sindaco Alvaro Giannelli è costretto ad allestire un campeggio per ospitare la marea di tifosi partenopei giunti per vedere i primi giorni nel Napoli dell’asso argentino, appena sbarcato dal Barcellona.

Gino Ferioli con la maglia della Juventus.

Nell’amichevole d’esordio, il 2 agosto, la formazione partenopea si impone 13-1 in scioltezza sul Castel del Piano grazie a quattro gol di Diego, due di Bertoni e De Rosa, uno di Dal Fiume, Penzo, De Vecchi, Puzone e a un’autorete. Poi, il 7 agosto, ecco la “storica” amichevole di Grosseto tra i dilettanti locali e il Napoli, in uno stadio stracolmo di spettatori.

A metà del primo tempo un retropassaggio sbilenco del grossetano Fugalli finisce dalle parti della linea laterale. Il portiere Ferioli, 33enne con un lungo passato in Serie C, non esita a uscire ben oltre la sua area di rigore per controllare il pallone con i piedi: «Non volevo buttarlo via, ma rientrare verso la mia porta – ci racconta Gino Ferioli in una piacevole chiacchierata per Quattrotretre.it – con la coda dell’occhio ho visto un calciatore del Napoli che arrivava in corsa e così, d’istinto, ho finto di calciare la palla verso il fallo laterale, ma con l’esterno destro me la sono riportata verso il centro e gli ho fatto un tunnel».

Nello spazio di qualche secondo Ferioli, informato da un compagno di squadra, si accorge che la vittima della sua giocata è Maradona: «Ancora oggi ho nelle orecchie il boato incredibile degli oltre 10mila spettatori presenti sugli spalti – le parole dell’ex portiere – ho visto i miei compagni che ridevano, l’arbitro Bianciardi che rideva e, in quell’istante, Maradona non l’ha presa bene».

Da quel momento della gara il portiere del Grosseto e il calciatore più forte al mondo iniziano a beccarsi: «Venne verso di me dicendomi che lui era il “Niño de oro” e non potevo fargli certe cose – ricorda Ferioli, oggi 69enne – gli risposi con ironia “scusi maestà”, accennando un inchino. Il siparietto andò avanti per tutto il primo tempo. Disse qualche parolaccia in spagnolo che finsi di non capire. A ogni calcio di punizione mi diceva che mi avrebbe fatto gol. Io gli rispondevo “e io te lo paro con la testa”. Alla fine Maradona non segnò: il gol su punizione me lo fece Bertoni».

A Ferioli l’ironia non manca: «L’ho sempre usata in campo, anche con i compagni di squadra e con gli arbitri. Cercavo sempre di sdrammatizzare». La partita del Pibe de Oro a Grosseto, quel 7 agosto di 36 anni fa, dura soltanto 45 minuti. C’è una foto che ritrae Ferioli e Maradona insieme, all’uscita dal terreno di gioco, che si riferisce proprio alla conclusione del primo tempo: «Gli stavo chiedendo se avrebbe giocato anche nella ripresa – ci rivela l’ex portiere – mi rispose di no e allora gli dissi che non avrei giocato neanche io».

In quel momento, mentre imboccano il tunnel, una marea di fischi si solleva dagli spalti. Secondo qualche resoconto dell’epoca a causa dello spettacolo deludente di Maradona, ancora in ritardo di condizione. Per Ferioli invece la realtà è differente: «I fischi erano indirizzati a me per quello che avevo fatto. Quel giorno, sugli spalti di Grosseto, la maggior parte dei tifosi era napoletana».

Qualcuno, anche nei giorni successivi, si fa sentire con il portiere che aveva osato beffare il più grande calciatore del mondo: «Mi arrivò una valanga di posta nella sede del Grosseto, proveniente da Napoli, ma preferisco non raccontarvi cosa c’era scritto, potete immaginarlo. Non avevo mai ricevuto tante lettere in vita mia», racconta Ferioli sorridendo.

Quel tunnel a Maradona, per lui, non è stato così casuale perché, pur da portiere, gli era sempre piaciuto giocare con i piedi, sin dagli inizi nella Juventus, nel 1970-71: «Una volta, in un’amichevole del giovedì contro la De Martino, Armando Picchi mi schierò centravanti: Anastasi si infortunò ed entrai io al suo posto. Avevo Causio a destra, Bettega a sinistra e Capello alle mie spalle. Abbiamo vinto 1-0 grazie a una mia botta dai trenta metri». Poi, a fine carriera, ha lasciato la porta per spostarsi in mezzo al campo, da libero al centro della difesa: «Ho giocato in quel ruolo, in quattro-cinque squadre tra i dilettanti, fino a 42 anni. Mi sono divertito tantissimo, di più rispetto a quando ero professionista. Avanzavo sui calci d’angolo e sui calci di punizione: ho segnato una trentina di gol».

Appesi guanti e scarpini al chiodo, Ferioli ha fatto per qualche tempo l’allenatore e il preparatore dei portieri: «Ma per divertimento – sottolinea – quello bravo in famiglia è mio figlio Raffaele, che oggi allena i portieri del Grosseto ed è eccezionale. Io, per guadagnarmi da vivere, ho gestito per 27 anni un’agenzia di pratiche per automobili».

Nato nel 1951 a Cento, in provincia di Ferrara, Gino Ferioli è un emiliano trapiantato a Grosseto per amore della moglie Anna, conosciuta durante la prima esperienza nel club toscano, nel 1973-74: «Ero al Monza e non volevo venire a Grosseto perché non sapevo neppure dove fosse. Poi mi sono trovato benissimo. Ho sposato Anna dopo tre mesi di fidanzamento: spendevo troppo in gettoni per le telefonate, meglio sposarsi subito» sottolinea sorridendo.

Alle spalle ha una gratificante carriera in Serie C, sempre da titolare («Siracusa e Sorrento, soprattutto, mi sono rimaste nel cuore»), con un paio di esperienze in B (Monza e Bari) e qualche presenza tra nazionale dilettanti e nazionale di Serie C, all’epoca guidata da Enzo Bearzot: «Evidentemente non ero così scarso», dice con un pizzico di orgoglio. I ricordi più belli sono legati agli inizi nella Juventus di Armando Picchi, quando, da riserva 19enne di Roberto Tancredi e Massimo Piloni, giocò un paio di amichevoli in prima squadra, andando una ventina di volte in panchina, tra Serie A, Coppa Italia e Coppa delle Fiere: «Grazie alla Juve ho conosciuto scenari straordinari come il Camp Nou di Barcellona, il Prater di Vienna, lo stadio di Colonia».

Gli resta il rimpianto di non essere mai sceso in campo, in bianconero, in gare ufficiali: «E’ un tasto dolente, nessuno ha mai voluto provarmi, neanche Picchi che mi stimava molto. Stavo per giocare contro l’Inter di Mazzola, Corso e Jair (era il 27 dicembre 1970, n.d.r.). Alla vigilia il mister mi aveva preallertato, ma alla fine scese in campo Tancredi. Fu una delusione. Magari, se avessi giocato e mi fossi fatto notare, la mia carriera sarebbe cambiata. Anche a Colonia (il 14 aprile 1971, n.d.r.) stavo per sostituire Piloni che si era infortunato, poi si rialzò e restò in campo mentre io ero già in fase di riscaldamento».

Mancata la Serie A, Ferioli è entrato nella storia come il portiere che ha fatto un tunnel a Maradona: «Qui a Grosseto, ogni volta che esco di casa, da oltre trent’anni incontro qualcuno che mi chiede di raccontargli quell’episodio. Non dico che ne sono stanco, ma quasi». Però, gli facciamo notare, su Facebook ha come immagine del profilo proprio la foto insieme con l’asso argentino, alla fine del primo tempo di quel match del 7 agosto 1984: «Ma sì, tengo a quell’episodio, perché ho affrontato uno dei più grandi calciatori al mondo. La stessa cosa vale per i miei compagni del Grosseto: tutti amano ricordare quella serata». Poi, il tono della voce ironico e squillante di Ferioli, si fa per la prima volta malinconico: «Mi addolora che Maradona ci abbia lasciato prematuramente, era un calciatore fantastico».

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