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Il talento introverso di Alessandro Nesta

By 19 Marzo 2021 Marzo 26th, 2021

Piedi buoni, senso della posizione, mezzi fisici, tempi di gioco praticamente perfetti. Ecco la storia di un difensore straordinario e di una carriera pluridecorata con due sole maglie sulle spalle: quella della Lazio e quella del Milan.

Alessandro Nesta nasce a Roma il 19 marzo 1976. Di norma se ami il pallone, il pallone ama te. Quando il ragazzino si presenta, accompagnato dal padre, alle varie scuole calcio e poi presso le giovanili della Lazio il talento di base salta agli occhi. Ma salta agli occhi anche un altro dettaglio: piedi ottimi, senza una stabile collocazione in campo. Ci prova in attacco, però i tempi d’inserimento non sono quelli richiesti. Manca soprattutto l’istinto del killer. Va meglio a centrocampo, perché il ragazzo ha visione di gioco. Il problema riguarda semmai la capacità di unire capacità di contrasto e ripartenza nell’azione in settore nevralgico.

Chi lo allena tutti i giorni capisce pian piano che se Nesta viene arretrato al centro della difesa, la capacità di interdizione si esalta, senza nulla togliere a quella di rilanciare il gioco. Questione di compasso. Alla Lazio si dicono convinti di avere sottomano un potenziale campione ma la prima squadra temporeggia nell’aggregarlo. Nel calcio è facile bruciarsi in fretta. Alessandro Nesta è comunque un osservato speciale e il suo atteggiamento piace: è il primo ad arrivare agli allenamenti, l’ultimo ad andare via. Forse può migliorare la capacità di dialogo con i compagni di reparto durante la partita, dovrebbe farsi sentire di più, una cosa però è certa: la voglia di crescere e di migliorarsi si trasforma nella sicurezza che infonde a chi gli gioca accanto. Non sarà un leader carismatico in senso assoluto ma con il tempo diventa un esempio anche per colleghi più esperti e smaliziati. Anche con poche parole si possono comunicare tante cose.

Alla fine, il giorno tanto atteso arriva. È il 13 marzo 1994 e Nesta sta per compiere la maggiore età. La partita è Udinese-Lazio. Dino Zoff lo mette in campo a 12 minuti dalla fine. La necessità è quella di portare a casa un pareggio, anche serrando le fila della difesa se necessario. A fare spazio è una punta, Gigi Casiraghi. Finisce in effetti 2-2 e l’ultimo arrivato si fa notare per un paio di interventi che riescono in un doppio intento: togliere palla all’avversario senza mai ricorrere al fallo e far ripartire subito l’azione.

LaPresse.

Se il primo anno le presenze sono soltanto 2, nella stagione successiva diventano 11. Crescita graduale, ma senza soste. Dalla stagione 1995/96 il posto di titolare è suo. Per il ventenne Alessandro Nesta si aprono anche le porte della Nazionale. Nel ruolo che (pur riveduto e corretto nel tempo) fu di Facchetti, di Armando Picchi, di Scirea, di Baresi, il ragazzo dimostrerà di poter stare con tutti gli onori. Il 5 ottobre 1996 la Nazionale italiana va in Moldavia e vince per 3-1.

L’annata fondamentale, quella che cambia la storia dei singoli giocatori e della Lazio stessa è quella 1997/98. Intorno a Nesta in difesa, a Nedved e Jugovic a centrocampo e a un leader nato come Roberto Mancini in avanti, si forma l’ossatura della squadra che in tre anni vincerà quasi tutto. L’allenatore non è più Zoff ma lo svedese Sven-Göran Eriksson. È proprio del nuovo tecnico una grande intuizione tattica. La rapidità e la precisione di Nesta può essere il perfetto complemento al gioco del neoacquisto Siniša Mihajlović. Retrocedendo sulla linea della difesa il centrocampista serbo, l’azione riparte molti metri prima e poco importa se Mihajlović non è un fulmine podistico: in copertura c’è Nesta.

(Photo by Sandra Behne/Bongarts/Getty Images)

Se l’anno solare 1998 consolida la Lazio nel panorama italiano (Coppa Italia e Supercoppa italiana), quello successivo scrive per la prima volta il nome di una formazione romana nell’albo d’oro di Coppe che l’UEFA riconosce. Salta lo scudetto proprio all’ultima giornata ma la squadra, di cui Nesta è ormai il capitano, si rifà con la Coppa delle Coppe e soprattutto con la Supercoppa Europea battendo il Manchester United.

Lo scudetto arriva nel 2000, nell’anno del centenario. La Lazio fa sua anche la Coppa Italia e più avanti anche un’altra Supercoppa italiana. La cocente delusione per Alessandro Nesta (e non soltanto per lui) è la rocambolesca sconfitta contro la Francia ai Campionati Europei, proprio quando tutto sembrava dire “Italia campione”. Nel 2002 la crisi economico-finanziaria della Lazio viene allo scoperto. In realtà, la massa debitoria non sarebbe peggiore di quella di altre società ma nel frattempo sono cambiati gli equilibri politici generali. Come prima mossa il patron Cragnotti è costretto a mettere sul mercato alcuni dei pezzi più pregiati: Nesta e Crespo su tutti. Poi, pian piano andranno via gli altri campioni.

Crespo finisce all’Inter, mentre il 31 agosto 2002 viene ufficializzato il passaggio di Alessandro Nesta al Milan, su una base economica di 31 milioni di euro.  L’ex capitano lascia la Lazio con uno stipendio arretrato di 2 milioni di euro, che poi per metà importo viene convertito in azioni del club biancoceleste. L’anno di esordio in rossonero è trionfale. Con una squadra di altissimo livello tecnico vince la Coppa Italia, la Supercoppa europea e soprattutto la Champions League in finale contro la Juventus. La Champions, l’unico trofeo che con la Lazio gli era sfuggito. Per il quarto anno di fila l’Associazione Italiana Calciatori lo vota come migliore in assoluto nel suo ruolo.

(Photo by Dino Panato/Getty Images)

L’anno dopo, è scudetto per la seconda volta nella carriera. Nel 2005 il suo Milan perde la finale di Champions contro il Liverpool ma nemmeno uno come Alessandro Nesta può vincere sempre. In compenso, nel 2007 i rossoneri trovano il modo di rifarsi proprio contro i Reds nella finale di Atene. Con la vittoria per 3-1 sul Siviglia, il più forte difensore centrale in circolazione fa sua la Supercoppa europea per la terza volta. L’apoteosi si concretizza con la Coppa del mondo per club. Nella finale di Yokohama il Milan batte il Boca Juniors per 4-2 e Nesta riesce perfino a segnare. Un altro trofeo mancante e che pochi italiani, specie nell’era moderna, possono dire di aver conseguito.

Seguono per il difensore annate meno fortunate, specie sul piano della forma fisica. Una serie di infortuni ne limitano fortemente la presenza in campo. Il numero 13 rossonero si va a curare la schiena a Miami e non è la prima volta. Due anni prima era andato, sempre in Florida, per problemi seri a una spalla. Per rivederlo in campo con continuità e a buoni livelli, bisogna scorrere alla stagione 2009/2010. Tuttavia nel marzo 2010 un altro incidente, stavolta a un tendine, lo blocca per tutto il girone di ritorno. Nel 2011 il campione vince il suo terzo scudetto. A 36 anni, con qualche malanno che si è assommato nel tempo, Alessandro Nesta annuncia il ritiro. Non è del tutto vero, perché la tentazione di giocare è forte: una successiva stagione e mezza in Canada, al Montreal Impact e una fugace apparizione nel campionato indiano metteranno davvero la parola fine a una carriera fantastica. Attualmente è l’allenatore del Frosinone, squadra con la quale ha sfiorato la promozione in Serie A al termine della stagione 2019/20.

STEFANO RACCAMARI/LAPRESSE

È difficile pensare che un campione del mondo possa avere avuto un rapporto ostacolato dalla sorte con la Nazionale del suo Paese. Il caso di Alessandro Nesta è particolare e merita almeno un cenno. Con gli Azzurri gioca per 78 volte senza segnare mai, ma non è questo il punto: lui i gol (altrui) li deve evitare, non fare.

Il problema vero è la sfortuna: 3 campionati mondiali e altrettanti infortuni seri durante le singole manifestazioni. Nel 1998 subisce un incidente durissimo dopo 4 minuti di Italia-Austria. Oltre sei mesi di stop. Nel 2002, ai mondiali nippo-coreani, il centrale Azzurro rimedia una brutta botta al piede contro la Croazia. Si rimette in piedi per giocarsi la qualificazione contro il Messico, ma poi la sua avventura mondiale finisce lì (anche perché l’Italia non va molto avanti).

Nel 2006, 30 anni appena compiuti, sembra la volta buona: assieme a Fabio Cannavaro è il perno di una difesa invalicabile, ma il sogno dura due partite + 17 minuti. Il destino si accanisce, altro infortunio: fuori Nesta, dentro Materazzi. Alla fine lui è, come gli altri, campione del mondo ma ha come la sensazione di avere vinto un trofeo quasi da turista. Volendo prendere la cosa dal lato positivo, pur con una presenza e qualche minuto, aggiunge in ogni caso al già nutritissimo palmarès un altro titolo, il più grande di tutti. Grande come lui, del resto.

 

 

 

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