Silent Check

Il terzo segreto di Chala

By 25 Settembre 2020

Hakan Calhanoglu è sbocciato, come i fiori a primavera, la spiaggia a giugno, il sorriso dopo una battuta divertente. È sbocciato piano, si è preso il suo tempo, l’unico a confermare quello che di buono si era visto in lui durante la stagione delle “cose formali” by Fassone e Mirabelli. L’ultimo della cucciolata, il più criticato e il più inviso. A tratti (insieme a Kessie) quello più indolente, spaesato, confuso, tatticamente e umanamente. Perché alle volte i calciatori basta guardarli in faccia – agli uomini in generale – per capire che non hanno idea del perché si trovino in un dato posto. E San Siro sembrava un deserto senza oasi per Hakan. Un dieci senza trequarti, mezzala o esterno, nemmeno un gol su punizione, lui che era arrivato dalla Germania con la fama del cecchino. La sindrome da assenza di gol alla Rui Costa senza però gli assist e la classe innata. Poi: boom. Ci aveva messo lo zampino Gattuso e ha completato l’opera Pioli, al quale vanno dati i meriti non solo dei risultati, a oggi, ma anche di tante riesumazioni. Chala è la più importante. Oggi il Milan ha di nuovo un dieci, che segna, fa segnare, immagina traiettorie e gol decisivi. Ci è voluto tempo, ma alla fine Hakan ci ha svelato il suo segreto. Quello di essere un gran giocatore.

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