Feed

Il Valencia sta diventando una barzelletta

By 10 Novembre 2020

Sette titolari venduti, zero acquisti, una squadra piena di riserve e canterani, una frattura insanabile fra la proprietà di Singapore e i tifosi. E come se non bastasse il Valencia è riuscito anche a mandare a quel paese Kondogbia, appena ceduto all’Atletico Madrid

 

Il messaggio, pubblicato sul sito ufficiale del Valencia, ha fatto il giro del globo, sollevando legittime perplessità. E mai possibile che un club professionista comunichi la cessione di un suo tesserato augurandogli di “andarsela a prendere in quel posto”? Eppure è accaduto davvero, nessuno ha hackerato il portale valenciano: la cessione di Geoffrey Kondogbia all’Atletico Madrid è stata salutata dai vertici levantini con un mezzo insulto. C’era proprio scritto “bon vent i barca nova!”, che nella lingua della Comunidad Valenciana è un invito a infilare qualcosa proprio in un certo posto.

Nulla di nuovo sotto il sole verrebbe da dire, anche perché, da qualche mese a questa parte il Valencia sta diventando la barzelletta della Liga. La scorsa estate, nonostante il doppio esonero di Marcelino e Celades, la squadra non è riuscita a ottenere un piazzamento europeo e il presidente Peter Lim, magnate di Singapore, e amico fraterno di Beckham, Cristiano Ronaldo e Jorge Mendes, ha deciso di smantellare la rosa. Nello spazio di pochi giorni sono partiti quattro difensori, Piccini, Florenzi, Garay e Jaume Costa, è stato sbriciolato il centrocampo con le cessioni di Parejo, Coquelin e appunto Kondogbia, svenduto Ferran Torres al City di Guardiola e spedito il centravanti Rodrigo Moreno al Leeds di Bielsa.

Il nuovo allenatore Javi Gracia è stato illuso fino all’ultimo giorno di mercato, con promesse di innesti (Pezzella, Capoue, Diogo Leite, Jota, Mayoral, ecc) mai arrivati. Tant’è che lo stesso Gracia il 6 ottobre, giorno successivo alla chiusura delle trattative, ha chiesto spiegazioni, minacciando di dimettersi. La “crisi” è rientrata, ma il club ha invitato il tecnico a proseguire con il materiale umano a disposizione. Ai superstiti (mal assortiti) si sono aggiunti Jason, Racic e Alex Blanco di rientro dai prestiti, mentre l’allenatore ha dovuto in fretta e furia promuovere i “canterani” Yunus Musah, un 17enne che sta facendo vedere numeri interessanti, Izquierdo, Koba e Guillamón.

In attesa che a gennaio possa muoversi qualcosa in entrata. Almeno questa è la speranza di Gracia, anche se in realtà potrebbero andarsene anche il portiere della nazionale olandese Cillessen e l’attaccante Gameiro. “Abbiamo bisogno di far cassa. Il covid e la mancata qualificazione alle coppe europee ci impongono di tagliare i costi il più possibile”, ha spiegato il presidente, e braccio destro di Lim, Anil Murthy, un personaggio pittoresco che per le recenti e presunte minacce di morte gira per Valencia con una guardia del corpo e pistola in vista.

I tifosi sostengono invece che Lim voglia soltanto utilizzare il club per costruirsi un tesoretto (dalle cessioni sono entrati quasi 100 milioni di euro) e per far affari con l’amico Jorge Mendes, uno dei più potenti procuratori del calcio mondiale. Sta di fatto che con il sostegno di alcune vecchie glorie levantine come Kempes, Tendillo, Canizares e Arias, un gruppo di tifosi iscritti al club “Bar Torino” sta tentando di comprare quote del Valencia per cacciare dalla città la “gang di Singapore”. Gli imprenditori asiatici, per altro, non risultano particolarmente simpatici neppure al sindaco Joan Ribò, soprattutto per la questione del Neu Mestalla. Lim aveva preso impegni per ultimare la costruzione del nuovo stadio, che a oggi continua a essere un cantiere abbandonato, ma dopo una serie di promesse nei giorni scorsi ha spiegato che serviranno almeno altri cinque anni per raccogliere soldi e ultimare i lavori.

 (Photo by Gonzalo Arroyo Moreno/Getty Images)

Al grido “Valencia ai valenciani” (o quantomeno agli spagnoli) la frattura tra tifoseria e società è diventata insanabile. La squadra, dal canto suo, tenta di rimanere a galla, ma con evidenti limiti d’organico potrebbe anche accadere l’imponderabile. Non a caso qualche giorno fa l’ex capitano e bandiera David Albelda ha affondato il colpo: “non mi stupirei neppure di una retrocessione”. Ecco perché viene persino sdoganata come normale amministrazione quel “barca nova!” rivolto a Kondogbia. La situazione è ormai sfuggita di mano, e solo il Covid ha impedito ai sostenitori di scendere nelle strade della città e di trasformare Valencia in una pericolosa polveriera. 

Leave a Reply