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In Italia si esonerano troppi allenatori?

By 8 Novembre 2019

Stavolta i bookmakers hanno sbagliato. Almeno in parte. Erano bastate poche settimane di ritiro, infatti, per far crollare tre quote: quelle degli esoneri di Juric, Liverani e Corini.  Erano loro, secondo gli addetti i lavori, i primi indiziati a raccogliere le proprie cose e a trovarsi un’altra panchina. I primi a saltare, invece, sono stati Andreazzoli, Giampaolo e Di Francesco. Seguiti da Tudor e Corini.

Cinque allenatori spediti in naftalina dopo appena 11 giornate, dunque. Un’enormità frutto dell’idea che, per mettere una toppa agli errori commessi in fase di programmazione, sia sufficiente cambiare tecnico, cercare una scossa nervosa. Eppure la tendenza all’esonero che caratterizza la Serie A non è poi così lontana da quella degli altri campionati europei. Sono 4, infatti, gli allenatori che sono saltati fin qui nella Liga spagnola, mentre la Ligue 1 francese è ferma a 3. Più tolleranti i presidenti di Premier e Bundesliga. In Inghilterra è stato cacciato un solo allenatore (anche se Ole Gunnar Solskjaer rischia parecchio), mentre in Germania solo Kovac ha ricevuto il benservito (dal Bayern Monaco).

Negli ultimi 17 anni, in Serie A, sono 54 gli allenatori “saltati” al fischio finale della giornata numero 11, con una media di 3,17 a stagione. E solo in due occasioni sono stati esonerati più di cinque mister. La prima nel 2009/2010, quando sono stati 6 gli avvicendamenti in panchina: l’Atalanta ha sostituito Gregucci con Conte alla quinta, il Bologna Papadopulo con Colomba alla nona, il Livorno Ruotolo con Cosmi alla nona, il Napoli Donadoni con Mazzarri all’ottava, la Roma Spalletti con Ranieri alla seconda e il Siena Giampaolo con Barone alla decima. La seconda nel 2011/2012, quando il numero degli avvicendamenti è rimasto lo stesso.

(Photo by Tullio M. Puglia/Getty Images).

Considerando i dati dal 2009/2010 in poi, in Serie A ci sono stati in tutto 134 cambi di panchina. Due squadre, però, hanno contribuiscono in maniera determinante a questo dato: il Genoa di Preziosi, con 13 avvicendamenti, e il Palermo di Zamparini, con 20 cambi in 7 stagioni nel massimo campionato. Davide Ballardini, suo malgrado, è diventato un’icona di questi capricci presidenziali. Lo scorso anno è stato esonerato da Preziosi dopo un avvio fatto di 12 punti in 8 partite che era valso al Grifone il dodicesimo posto in condominio col Toro. Un licenziamento improvviso che era stato accompagnato da uno scambio di battute non esattamente divertente. «Ballardini è scarso, non sa mettere in campo la squadra» aveva detto il presidente. «Io mi reputo un bell’uomo, forse è invidioso di questo», aveva risposto l’allenatore.

Nel 2016/2017, invece, il tecnico di Ravenna ha deciso di abbandonare l’incarico di allenatore del Palermo dopo due giornate (sconfitta con il Sassuolo e pareggio con l’Inter) a causa di un mercato considerato deficitario. E lo ha comunicato a Zamparini tramite un sms.

Senza Palermo e Genoa, però, negli ultimi 10 anni la Serie A avrebbe esonerato 101 allenatori, meno di quelli allontanati nella Liga (122) e nella Bundesliga (113, ma con solo 18 squadre che prendono parte al campionato) e appena due più della Premier.

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