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Jaime Mata, l’arte di godersi il momento

By 2 Aprile 2019
Jaime Mata

Dalle serie minori fino alla prima convocazione in Nazionale. Ecco la parabola tutta particolare del miglior bomber spagnolo della Liga

C’è una cosa che, a trent’anni compiuti, Jaime Mata non ha ancora capito. Ossia perché nessuno abbia mai voluto investire sul suo cartellino. Nemmeno un euro in tutta la sua carriera. Eppure di occasioni ce ne sono state parecchie. Perché in dieci anni, l’attaccante di Madrid ha vestito nove maglie diverse. Dal Galáctico Pegaso al Getafe. Dalla Tercera División, quarto livello del fútbol spagnolo, su fino a quel paradiso chiamato Liga. E tutto senza mai prendersi troppo sul serio.

Perché il calcio, per Jaime Mata, non è mai stato un lavoro vero. O meglio, l’attaccante non ha mai pensato che avrebbe potuto mettere insieme il pranzo con la cena grazie al pallone. Per anni si è cambiato in spogliatoi fatiscenti, ha consumato i tacchetti su campi glabri, ha esultato in stadi dove i tifosi si conoscevano tutti per nome. Mentre i suoi coetanei entravano a far parte del mondo de las canteras, lui si divideva fra scuola e allenamenti. E nel tragitto che lo portava al campo, aveva iniziato a pensare al suo futuro. Gli sarebbe piaciuto lavorare nel settore dei trasporti internazionali. Magari provare il concorso per entrare nella polizia di frontiera. Sembrava questo il sogno più lussuoso concesso a un ragazzo venuto da una cittadina al nord della capitale.

Per Jaime Mata, infatti, il rapporto con le sue origini è sempre stato fondamentale. È proprio a Tres Cantos, comune di quarantamila anime devote a San Giovanni Battista, che ha avuto il suo primo approccio con il calcio.«Il mio primo ricordo legato al fútbol – ha raccontato – è di quando andavo a vedere il Tres Cantos in Tercera da bambino». A sei anni entra nella scuola calcio del club. È ufficialmente un blanco y morado. Bianco e porpora.

Quattordici anni dopo esordisce in prima squadra. E le cose sembrano andare anche bene. In 42 partite segna 17 gol. Ma alla fine quasi nessuno lo ricorderà per quelle reti. Il 2009, infatti, è un anno duro per la Spagna. La crisi diventa molto di più di un argomento da giornale. La paura bussa alla porta. Il futuro diventa improvvisamente precario. Anche nel calcio. Gli stipendi cominciano a tardare o, più semplicemente, non arrivano più.

Jaime Mata

Con 13 gol nelle prime 29 partite, al momento Mata è il miglior marcatore spagnolo della Liga. (foto LaPresse)

Alcuni giocatori del Pegaso si barricano negli spogliatoi. Uno sciopero bianco che non spaventa nessuno. Così, prima del fischio d’inizio di una partita nella vecchia Ciudad Deportiva del Real, si schierano a centrocampo e si abbassano i pantaloncini.  Vogliono dimostrare che la crisi li ha lasciati in mutande. Per davvero. «È stato un anno duro per la Spagna – ricorda Mata – i presidenti di molto club erano dei costruttori e non riuscivano a pagare i giocatori. Io ero giovane e non guadagnavo quasi niente, avevo la fortuna di stare ancora a casa con i miei genitori».

A fine anno il Pegaso si salva e il Rayo Vallecano, promosso in Segunda, si interessa all’attaccante. José Ramón Sandoval lo vuole nella squadra b per sostituire Diamanka, vittima di un lungo infortunio. Sembra la svolta della sua carriera. Sembra, appunto. Perché la Federazione si mette per traverso. Il trasferimento non è possibile, dicono. E Mata finisce al Socuéllamos. Di nuovo in Tercera. Di nuovo all’estrema periferia del calcio. A chiamarlo o è stato Miguel Angel Galan, attualmente presidente del Centro Nazionale di Formazione per gli Allenatori, che lo aveva allenato al Pegaso l’anno precedente.

Le prospettive, tuttavia, non sono il massimo. Dopo nove stagioni, la squadra castigliana lotta per non retrocedere. Per rimanere in Tercera bisogna battere il Villarrobledo. Al Paquito Gimenez, lo stadio cittadino da tremila seggiolini, va in scena un match disperato. Al 28’ i biancolbù (che quest’anno sfoggiano una particolare maglia da trasferta con dell’uva bianca stampata su petto e dorso) restano in dieci. Il Socuéllamos canta e porta la croce. E il tanto atteso miracolo arriva davvero. Al 68’ Jaime Mata trova il gol. Un guizzo che vale il definitivo 1-0 e la salvezza. Un eroe cittadino a cui non dedicheranno statue o poesie. Anzi, l’anno successivo Jaime prepara ancora le valigie.

Jaime Mata

Mata e Saul faccia a faccia nel match del Wanda Metropolitano vinto 2-0 dall’Atletico (foto Getty).

Stavolta si accasa al CD Móstoles. Ancora gratis. Per arrivare al campo, l’attaccante percorre cento chilometri. Tutti i giorni. Ma a lui va bene così. Di gol, stavolta, ne segna 25 in 37 gettoni. Abbastanza per salire un altro gradino. Nel 2011 il Rayo Vallecano B ci prova ancora. Stavolta, finalmente, è Segunda B. E con los Franjirrojos, Mata fa quello che gli riesce meglio: segnare.

Nel frattempo, il calciatore non abbandona gli studi. Dopo il diploma si iscrive alla facoltà di diritto. I codici, però, non fanno per lui. Così Mata passa ad altro. Frequenta un corso di formazione in economia e finanza. Poi uno in Commercio internazionale. Due anni per ognuno. Poi all’improvviso arriva la chiamata del Lleida Esportiu, in Segunda B. Il giocatore prende tempo. Vorrebbe tentare il concorso pubblico per ispettore doganale, ma al momento i concorsi in Spagna sono bloccati. Così pensa di dedicarsi al mondo del commercio navale. Barche e container da una parte, difensori da far ammattire dall’altra.

Alla fine Mata decide di accettare i due anni di contratto offerti dai catalani. «Per la prima volta ho avuto l’opportunità di giocare lontano da casa – ha detto – qualcosa che per me era una vera follia. Visto che avevo terminato gli studi, ho pensato di prendermi due anni sabbatici. Era un po’ come partire in Erasmus». Sarà, ma intanto in due stagioni segna 34 gol, fermandosi a un passo dalla promozione.

Scaduto il contratto, si trasferisce al Girona, in Seguda Division. Stesso accordo di due anni, stessa incapacità di illudersi sul futuro. «Quella è stata una follia – ha raccontato – ho pensato: ‘vado a godermi il calcio per qualche anno prima di mettermi a lavorare come avevo sempre pensato’». Un appuntamento rimandato a data da destinarsi. Perché in due anni i blanquivermells raggiungono per due volte gli spareggi per salire di categoria. Perdendoli entrambi. «Alla fine del contratto pensavo di tornare in Segunda B, dove avevo offerte da quasi tutti i club» ha ammesso. Poi è arrivato il Real Valladolid. E il solito biennale da firmare. «È stato come un ‘boom’. Era così vicino a casa. Era tutto superidilliaco con delle aspettative personali altissime».

L'attaccante esulta dopo il gol an Numancia

Jaime Mata esulta dopo il gol segnato al Numancia nella gara di ritorno dei playoff (foto Getty)

Forse anche troppo alte. Perché il salto in un club più grande non è stato poi così facile. Mata si ritrova davanti due giocatori come Juan Villar e Raul de Tomas. E l’ariete viene confinato sulla fascia. «Non ci sono molto abituato», ammette. E infatti il suo bilancio finale parla di appena sei gol all’attivo. Nel 2017/2018, invece, Jaime torna a giocare come unica punta. E tutto improvvisamente torna a posto. Mata segna qualcosa come 35 gol. Di testa, di destro, di sinistro. Solo Ricardo Alós, nel 1956/1957 con il Gijon, era riuscito a fare meglio. Nella finale dei playoff il Valladolid incontra il Numancia. All’andata finisce 3-0 per la squadra di proprietà di Ronaldo. Ma Mata resta a digiuno. Andrà a segno nel ritorno, quando al 93’ fisserà il risultato sull’1-1 finale. Il Valladolid torna in Primera Division. Ma senza il suo attaccante migliore.

A febbraio, infatti, il Getafe aveva giocato d’anticipo. Ramon Planes, in quel momento direttore sportivo del club, aveva trattato il giocatore in scadenza. «Fa piacere essere cercati da un club del genere – ha detto Mata – tornare a casa, a Madrid, è fantastico. Giocare in Primera, nella tua città e davanti alla tua gente è semplicemente perfetto». Mata è entrato in prima squadra in punta di piedi. Almeno fino allo scorso dicembre, quando è diventato titolarissimo. Nelle prime 29 partite l’ariete ha segnato 13 gol. Meno della metà dei 31 realizzati da Messi. Eppure, al momento, è il miglior cannoniere di nazionalità spagnola (Iago Aspas insegue a 12 reti). Un bottino che ha contribuito a far arrampicare Getafe fino al quarto posto solitario in classifica. Oltre ad aprirgli le porte della Nazionale.

 

La punta saluta Marco Asensio al termine della partita contro la Norvegia.

Mata e Asensio al termine della partita contro la Norvegia (foto Getty)

Sì, perché Luis Enrique ha convocato l’attaccante di Tres Cantos con le Furie Rosse per il doppio confronto con Norvegia e Malta. A 30 anni compiuti. «Gioca in una posizione dove credo che influisca lo stato d’animo e il momento di forma – ha detto il commissario tecnico – vedo in lui molto potenziale e capacità di migliorarsi». Alla fine Jaime Mata ha giocato soltanto un minuto in due partite. Contro la Norvegia, quando è subentrato all’89’ ad Alvaro Morata. Uno che in carriera ha già fatto spendere in tutto 160 milioni per i suoi movimenti fra Real Madrid, Juventus Chelsea e Atletico Madrid. Ma questa è un’altra storia. Anzi, no.

 

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