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Joao Pedro è diventato letale

By 16 Dicembre 2019

In estate sembrava destinato a cambiare aria, ora invece Joao Pedro sta trascinando il Cagliari a suon di gol. E in questa stagione il numero 10 non ha solo toccato la doppia cifra per la prima volta, ma ha anche eguagliato il record di Gigi Riva di 10 gol in 15 partite

Dal Sassuolo a Sassuolo, in una parabola durata un anno e mezzo che l’ha portato dal marchio più infame che possa esserci per un atleta al record più eclatante che possa raggiungere un calciatore del Cagliari. Dieci gol in 15 partite, prima di lui, li aveva fatti solo Gigi Riva. Due volte per la verità, nel 1968/69 e nel 1973/74. Gol che hanno un peso specifico decisamente importante, dal momento che nella speciale classifica marcatori ponderata che misura l’impatto delle reti sui risultati della propria squadra, il brasiliano è secondo alle spalle di Ciro Immobile.

La cosa bella è che Joao Pedro sta ottenendo risultati straordinari facendo cose estremamente normali. E che tutto questo lo faccia in una stagione che, programmi alla mano, avrebbe dovuto iniziare e vivere da qualche altra parte, se solo si fossero concretizzati tutti i piani di calciomercato di Tommaso Giulini.

(Photo by Emilio Andreoli/Getty Images)

L’estate scorsa Joao Pedro sembrava sul piede di partenza, all’epilogo di un’avventura durata cinque stagioni e vissuta in chiaroscuro, tra gli alti e bassi di un rendimento mai continuo e con in mezzo una squalifica per doping a causa di un diuretico che, avrebbe accertato poi il processo sportivo, sarebbe finito nel suo organismo a causa di un integratore contaminato.

Semplicemente di Joao Pedro non si capiva bene il ruolo, nel senso doppio della posizione che avrebbe dovuto occupare in campo per rendere al meglio e di ciò che se ne sarebbe fatto un Cagliari alle prese con un’improvvisa crescita delle proprie ambizioni.

I sardi hanno cercato una seconda punta per tutta la sessione di mercato, puntando ora Defrel ora Ounas, convinti che Joao Pedro non fosse che una soluzione di ripiego. Il brasiliano veniva da una stagione deludente, che pure era cominciata in un maniera quasi mistica.

(Photo by Enrico Locci/Getty Images)

Il 16 settembre di un anno fa, il brasiliano tornava in campo dopo aver scontato la squalifica per doping e segnava a 4 minuti dal calcio d’inizio di Cagliari-Milan il gol del momentaneo vantaggio dei sardi, con uno dei primi palloni toccati. A fine partita, felice, raccontava di dedicare il gol alla moglie incinta, alla società e ai tifosi, che gli erano stati vicini nel momento più difficile.

La società che non aveva smesso di credere in lui e l’aveva aspettato e supportato anche durante la vicenda, aveva però cominciato a dubitare della sua utilità. Nonostante il record di 7 gol segnati in Serie A, l’ultimo dei quali decisivo per l’1-0 sul Frosinone alla 33esima giornata (e da lì i sardi non avrebbero più vinto fino a fine stagione), Joao Pedro ha passato un’estate in una strana altalena emotiva. Da una parte i soliti scherzi in ritiro, con le incursioni alle spalle di giornalisti ignari per urlare nel microfono passando di corsa davanti alla telecamera, dall’altra quella sensazione di precariato che tanto bene non deve fare.

Immaginatevi di vivere in e per una città da cinque anni. Di esserci arrivati quando avevate appena 22 anni dopo una parentesi prematura a Palermo in cui Zamparini vi aveva presentato come il nuovo Kakà, ed esserci rimasti anche dopo uno di quegli anni in cui tutto va male e la voglia di cambiare aria deve essere fortissima. E all’improvviso sentirvi quasi come un ospite indesiderato, un tappabuchi costretto a fare un po’ tutto mentre si attende che arrivi chi prenderà il vostro posto. Nemmeno esclusi, già sicuri del vostro futuro, ma costantemente in bilico. Se avete vissuto una situazione del genere, forse, non andrete molto lontani da quello che deve aver provato João Pedro.

Joao Pedro

(Photo by Enrico Locci/Getty Images)

Perché la società non credeva più in lui, francamente, rimane un mistero. Perché sarà pur vero che la continuità non è mai stato il suo punto di forza, ma il ragazzo di Ipatinga ha mostrato di avere le qualità giuste per il campionato italiano fin da subito. Persino nel primo anno, quello di Zeman concluso con la retrocessione, João Pedro fu capace di segnare 5 gol partendo dalla posizione di mezzala sinistra e mostrando una interessantissima attitudine per i calci piazzati. In una squadra tecnicamente povera, che in regia preferiva Crisetig a Conti e in attacco viveva nella perenne attesa di un segnale di vita da parte di Samuele Longo, João Pedro sembrò l’unico acquisto veramente azzeccato della prima stagione da presidente di Tommaso Giulini.

L’anno dopo, in B, Massimo Rastelli avrebbe intuito di poterne sfruttare al meglio le qualità spostandolo qualche metro più avanti, in posizione di trequartista. Arrivarono 13 gol e 7 assist, due doppiette e una tripletta. Forse sarebbe potuto esplodere lì, o magari l’anno dopo, non fosse stato per un infortunio alla coscia, una frattura del perone e una squalifica di tre giornate che complessivamente gli portarono via 16 partite. Nelle 22 restanti segnò comunque 7 gol, esattamente come un anno fa, intervallati da 5 in 22 presenze nell’anno del diuretico e di altre quattro giornate di squalifica per un rosso diretto.

Sono numeri che lasciano pochissimo spazio a dubbi e discussioni, sufficienti a chiedersi perché il Cagliari quest’anno si sia affannato alla ricerca di una seconda punta quando forse ne aveva già una in casa, ma non abbastanza per spiegare quello che sta avvenendo quest’anno.

Per leggere e comprendere il record delle 10 reti in 15 giornate che accosta il suo nome a quello di Gigi Riva, bisogna andare oltre e ricostruire l’evoluzione tattica dell’attacco del Cagliari, che da un centravanti puro come Pavoletti è passato a quello strano ibrido che è Giovanni Simeone e che ha lasciato il rombo per sposare un albero di Natale che dà più libertà e metri da attaccare a chi arriva da dietro.

João Pedro non è una seconda punta pura, non è nemmeno un centravanti nonostante a volte ne copi e incolli i movimenti in area, non è nemmeno totalmente un trequartista. Qualche tempo fa lui si definì semplicemente “centrocampista puro”, ai Mondiali Under 17 del 2009, dovendo condividere un posto in campo con Coutinho e Neymar, arretrò il suo raggio d’azione sulla linea mediana.

Passa per indolente, ma indolente non è. Anzi, ha un pessimo rapporto con i compagni che in campo non sputano il sangue e l’anima, tanto che qualche anno fa finì per prendersi a pugni nello spogliatoio con Marco Borriello dopo avergli urlato “zitto e corri” in una delle ultime uscite in rossoblù del centravanti ex Milan.

Joao Pedro

(Photo by Enrico Locci/Getty Images).

In realtà João Pedro è un incursore che ha bisogno di inserirsi senza palla, scappando al controllo dell’avversario diretto, sfruttando una capacità straordinaria di lettura negli spazi intermedi generati tra i difensori avversari. Pur senza Pavoletti, il Cagliari è la squadra che segna più gol di testa in campionato (7) e João Pedro è l’unico che ne abbia fatti due (contro l’Inter e con il Sassuolo). In questo tipo di giocata e nei due gol segnati alla Sampdoria si può vedere buona parte della sue qualità positive e il contesto tattico in cui riesce a rendersi più pericoloso: partendo da dietro e muovendosi alle spalle del marcatore per tagliargli davanti.

Quello che all’inizio dell’avventura italiana sembrava semplicemente un buon tiratore dalla media distanza e da fermo si sta trasformando in un attaccante astuto e consumato. Il calcio di Maran gli ha fatto perdere qualcosa in termini d’assist (non ne ha ancora realizzato nemmeno uno in stagione, mentre l’anno scorso furono solo tre) ma gli ha donato un’efficacia mai vista prima sotto porta. Il Cagliari che sembrava rincorrere affannosamente il gol dopo l’infortunio di Pavoletti ha trovato il suo bomber nel modo più inaspettato eppure allo stesso tempo più logico possibile. Ah, João Pedro ha il passaporto italiano, qualche tempo fa escluse di poter vestire l’azzurro, ma chissà che non abbia cambiato idea. Mancini potrebbe persino farci un pensierino.

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