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Joshua, la stella mancata

By 6 Giugno 2020 Giugno 7th, 2020

La parabola di Koami Ayao, centrocampista togolese precipitato dai Mondiali Under 17 al calcio dilettantistico francese passando per un’esperienza al Como. Una storia sospesa tra cielo e terra, con finale ancora da scrivere, forse

Sul lago di Como Joshua è diventato adulto, ma poi è tornato bambino, con quel sogno nel cassetto accarezzato, ghermito e poi fuggito via. «Ho sbagliato tutto, mi sono atteggiato da stella del pallone, ma in realtà sono stato io a spegnere la luce». Oggi Joshua Koami Ayao ha 28 anni, è ripartito dalla Francia, tra i dilettanti del St Jean sur Mayenne per ritrovare un posto al sole nel pallone che conta. La sua storia è tra quelle sospese tra cielo e terra, con un finale forse ancora da scrivere.

A 17 anni il centrocampista togolese veniva indicato come una delle più limpide speranze del calcio africano. Nel 2007 aveva disputato i Mondiali Under 17 con la casacca del Togo in Corea del Sud, mentre in patria difendeva i colori dell’As Douanes, la squadra dei funzionari della dogana. «Sono cresciuto come tanti altri miei coetanei nel mito di Adebayor – racconta – e della nazionale degli Sparvieri che prese parte ai Mondiali di Germania nel 2006».

Joshua Koami Ayao

Fabien Barthez e Emmanuel Adebayor durante Francia-Togo, girone dei Mondiali di Germany 2006 (Photo by Jamie McDonald/Getty Images)

Fu una toccata e fuga per la selezione guidata dal tedesco Otto Pfister, ma nonostante le sconfitte con Svizzera, Francia e Corea del Sud lasciò un buon ricordo sulla rotta Francoforte-Colonia. Molti di loro trovarono un ingaggio in Europa, mentre nella capitale Lomè, una baraccopoli di un milione di abitanti, si festeggiava di sera sulla spiaggia, in faccia all’oceano, anche se Adebayor, Romao e Tchangai venivano regolarmente messi al tappeto da avversari più esperti.

Joshua era un ragazzino, con tanta fame di cibo e pallone. L’As Douanes gli aveva consentito di mettersi in mostra e di approdare fino alle nazionali di categoria, ma a un certo punto capì che era arrivato il momento di svoltare. «Ho strappato il contratto con la mia squadra di Lomè e sono partito per l’Italia – racconta – a Como vive mio cugino William, uno che si arrangia con una serie di lavoretti. Ho ottenuto il riconoscimento familiare e il permesso di soggiorno per un anno».

In terra lariana ha iniziato prima ad allenarsi con alcune squadre di dilettanti, per poi presentarsi al centro sportivo del Como. Poteva essere l’inizio di un percorso verso il professionismo, con la possibilità di trovare il giusto ingaggio in uno tra i club più attrezzati nel valorizzare i giovani in Italia. Joshua però ha gettato tutto ai rovi: accolto dalla gloria del calcio comasco Roberto Galia, non si è giocato le carte per mettere in mostra le qualità tecniche di cui era dotato, ma ha trascorso il tempo a disposizione per far leva sui trascorsi nel mondo del pallone iridato.

Joshua Koami Ayao

(Photo by Laurence Griffiths/Getty Images)

«In campo camminavo, non mi sacrificavo – ammette – guardavo tutti dall’alto in basso. Io avevo giocato un Mondiale, loro non erano certo al mio livello. Credevo che bastasse il curriculum per aprire ogni porta». Presunzione e capricci hanno sbriciolato in pochi giorni quelle opportunità che a Como gli erano state offerte. Il giovane togolese chiedeva di alloggiare in camera d’albergo, non voleva condividere le stanze del convitto del club lariano, e si lamentava quando non poteva avere accesso all’abbonamento tv per le gare di Champions League.

Il Como, pur riconoscendogli piedi educati, decise di rimandarlo da suo cugino William, dove si è adattato a svolgere lavoretti saltuari. Di fatto si era imborghesito, perdendo per strada quei crampi della fame atavica che provava ogni giorno nella poverissima Lomè. «È stata una grande lezione di vita – confessa – nel tempo ho capito di aver commesso parecchi errori, e quando si è presentata una seconda opportunità non me la sono lasciata sfuggire».

La nazionale del Togo è guidata dal francese giramondo Claude Le Roy, uno dei suoi collaboratori si chiama Paul Sauter, ed è stato l’allenatore di Joshua ai Mondiali Under 17. Sauter si è ricordato dell’allievo, l’ha rintracciato a Como proponendogli un ingaggio nel St Jean sur Mayenne, quinta divisione transalpina. «Sono ripartito dall’inizio, senza più pensare a quello che ero stato, ma a ciò che potrò diventare».

L’obiettivo è la Coppa d’Africa in Camerun nel 2021. Sauter lo sta monitorando, Le Roy lo convocherà per qualche gara amichevole. A 28 anni non è tardi per salire in corsa sull’ultimo treno disponibile, soprattutto dopo la più importante lezione di vita che Como gli ha saputo impartire con estremo e opportuno realismo.

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