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Keylor Navas, eterno sottovalutato

By 16 Marzo 2021

A 34 anni il portiere costaricano si conferma come uno dei migliori della sua categoria dopo aver sfidato per anni i pregiudizi relativi alla sua provenienza geografica

 

L’impeto di un attimo può condizionare una vita. A corollario di questa teoria viene da sé che gli attimi che si vivono poco prima dell’intervallo di una partita di calcio possono essere spesso decisivi, soprattutto se c’è di mezzo un calcio di rigore e si tratta di un’eliminatoria di Champions League. Keylor Navas sapeva che da lui dipendeva tanto della qualificazione del Paris Saint Germain ai quarti di finale quando ha visto Lionel Messi, mica uno qualunque, presentarsi a undici metri da lui per fucilarlo come fosse un’esecuzione ultima.

L’intuizione, palesatasi nella capacità di indovinare la traiettoria del tiro, e l’istinto, manifestatosi nella deviazione improvvisa di ginocchio, sono stati accompagnati da quel pizzico di fortuna necessario in questi palcoscenici, rappresentato dal tocco impazzito sulla traversa che non solo ha evitato il gol ma anche drammatiche ribattute. In quel lampo di appena un secondo si è probabilmente deciso l’esito della qualificazione: un gol del Barcellona avrebbe portato il risultato sull’1-2, con ancora 45 minuti da giocare in un Parco dei Principi vuoto di spettatori ma pieno di paura.

(Photo by David Ramos/Getty Images)

È stato in quello sguardo di una frazione di secondo che il costaricano ha vinto la battaglia con l’argentino, ha sollevato psicologicamente i suoi compagni di squadra e ha dimostrato che, in fin dei conti, a 34 anni è uno dei portieri più affidabili del globo. Nonostante i tanti, troppi pregiudizi storicamente avuti su di lui.

Imbattuto ma incompreso

C’è una statistica impressionante che, per quanto i numeri lascino il tempo che trovano, fa chiarezza sullo spaventoso rendimento di Navas. Da quando disputa da titolare la Champions League, ossia dalla stagione 2015-16, il costaricano non ha mai perso una eliminatoria di Champions League. Nell’ultima annata al Real Madrid, quella 2018-19, il portiere del PSG era allora il secondo di Thibaud Courtois, mentre nelle tre precedenti stagioni era stato titolarissimo della porta dei Blancos campioni d’Europa, eppure non aveva mai raggiunto lo status di grandissimo per la stampa mondiale.

La sua provenienza geografica e la sua esplosione tardiva rappresentavano per lui un ostacolo insormontabile fatto di troppi preconcetti per un ragazzo umile che a 27 anni era ancora in forza al modesto Levante. Dopo un anno al Real Madrid da secondo del totem Iker Casillas, Navas era finalmente riuscito a disarcionare l’esperto ma ormai arrugginito portiere di casa, costretto a esiliarsi a Oporto, e non a caso dopo la sua irruzione come portiere titolare il Real avrebbe vinto tre Champions di fila.

(Photo by David Ramos/Getty Images)

Eppure, nonostante una serie di grandi prestazioni in mondovisione, l’opinione pubblica gli avrebbe sempre preferito i vari Neuer, De Gea, ter Stegen, Alisson, Ederson, Oblak e lo stesso Buffon, al quale il PSG si rivolse senza successo prima di fare affidamento proprio sul costaricano. Dopo aver contribuito in maniera notevole a una nuova epopea di dominio dei Blancos in Europa, il costaricano venne ingiustamente accantonato nella stagione 2018-19 da Julen Lopetegui e Santiago Solari, che gli preferirono Courtois tirando per terra un giocattolo già indebolito dall’addio di Cristiano Ronaldo. Lo status che il portiere belga aveva conquistato all’Atletico Madrid aveva influito le scelte dei due tecnici che anticiparono il ritorno in panchina di Zinedine Zidane, il quale non riuscì a sanare la frattura tra il centroamericano e il club madrileno. Un anno buttato a Madrid non avrebbe però scalfito la sua tempra e, soprattutto, non avrebbe influito sui suoi sviluppatissimi riflessi tra i pali.

 

Leader a Parigi

 (Miguel A. Lopes/Pool via AP)

Acquistato nell’estate del 2019 per 15 milioni dall’allora direttore sportivo del PSG Antero Henrique, Navas non soltanto era riuscito a prendere il posto di Buffon con la serenità giusta, ma è poi stato capace di portare calma e sicurezza a un reparto che negli anni precedenti aveva titubato nei momenti più difficili, soprattutto in Europa.

Oltre a Buffon, autore di una stagione deludente al Parco dei Principi, nella porta del PSG si erano alternati i modesti Trapp e Areola, i quali avevano fatto rimpiangere persino l’italiano Sirigu. L’arrivo di Navas era stato inizialmente visto come una sorta di ripiego a basso costo, ma con il passare del tempo il centroamericano non solo aveva dimostrato di essere un portiere di altissimo livello ma aveva anche dato adito di un carattere forte e risoluto, diventando presto uno dei leader dello spogliatoio.

Dall’animo latino ma molto dedito al lavoro, Keylor avrebbe guadagnato in poco tempo un’autorità importante in rosa, partendo da quegli allenamenti nei quali dava mostra di tutta la sua esplosività atletica e irradiava allegria e simpatia da tutti i pori. Già al Levante, del resto, il costaricano era stato protagonista di uno storico video nel quale si metteva in mostra disinnescando le bombe del tennista Pablo Andujar in uno show di riflessi impressionanti passato alla storia. Agile come un giaguaro, tipico felino del suo paese, ma anche ormai diventato esperto a giocare partite importanti, Navas avrebbe preso il comando mentale della squadra senza mai sforzarsi, dando atto di una grande calma e di un’aggressività positiva verso i suoi compagni, motivati dalle parole di uno che aveva vinto tre Champions League consecutive.

(Photo by Hector Vivas/Getty Images)

Sbarcato a Parigi due anni dopo Neymar e Mbappé, e obbligato a occupare il vuoto lasciato da un Buffon che non aveva mantenuto le promesse, il capitano del Costa Rica si è trovato a 33 anni con una nuova sfida da affrontare. Succube della scarsa tradizione calcistica del suo paese, la cui nazionale aveva comunque fatto le scarpe proprio all’Italia di Buffon nel mondiale 2014, Navas è dovuto andare contro un’intera schiera di pregiudizi per fare meglio di qualsiasi altro portiere della gestione del PSG targata Qatar. È stato anche grazie a lui che l’anno scorso i parigini sono arrivati in finale di Champions, ed è soprattutto merito suo se la sfida del Parco dei Principi contro il Barça non si è trasformata in un potenziale incubo da remontada 2.0. E chissà che da quella scintilla generata dal nulla da Navas il PSG non possa finalmente trovare il colpo di reni, tipico proprio di un portiere, per prendere lo slancio necessario per effettuare finalmente il salto di qualità in Europa.

 

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