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Koke è stato fondamentale per far attecchire il cholismo

By 10 Aprile 2019
Koke è stato fondamentale per far attecchire il cholismo

Perché il centrocampista di Vallecas ha elevato la filosofia di Simeone a stile di vita, creando le condizioni per i successi dell’Atletico Madrid

 

Tante curve prima di riuscire a scorgere il rettilineo. Perché se nasci a Madrid e ami il calcio, c’è un’unica via che porta al successo: quella verso il Santiago Bernabéu. Per gli altri ci sono le briciole, la gloria riflessa, i premi di consolazione, i ritagli di felicità da conquistare quando i cugini hanno la pancia troppo piena per opporsi.  Ne sa qualcosa Koke, il centrocampista che fin da piccolo si è ritrovato dall’altra parte, quella dove le cose luccicano un po’ di meno. E sono comunque più difficili da ottenere. Come un bambino che deve sempre fare i conti con il fratello maggiore praticamente perfetto. Una lezione che vale tanto nel calcio, quanto nella vita.

Koke è nato a Vallecas, periferia di Madrid. Centomila anime devote alla Virgen del Carmen che vivono in un sobborgo livellato al suolo dalle bombe della seconda guerra mondiale. Pancia sempre in subbuglio e amore per le contraddizioni. Anche quelle più sacre. Durante la festa per onore della patrona, il 16 luglio, la Cofradía Marinera de Vallekas mette a punto una battaglia navale. L’unica organizzata da un’associazione marinara che si trova in una città senza mare. Rabbia che porta con sé una certa dose di speranza. Proprio come raccontano le note degli Ska-P.

Il padre di Jorge lavora in una fabbrica di birra, la madre è casalinga. Il ragazzo cresce con i poster di Juninho alle pareti e con una passione smisurata per Fernando Torres. Per accompagnarlo agli allenamenti la mamma prende l’autobus, uno di quelli scrostati che sbuffano lungo le salite. Ci vogliono ore. Ma va bene così. Perché un allenatore del Colegio Amorós è sicuro che quel bambino di 8 anni possa diventare un ottimo giocatore. Proprio come suo fratello, Borja Resurreccion, promessa della cantera dell’Atletico fermato da un problema alle articolazioni.

Koke cresce in fretta, il 19 settembre del 2009 debutta in prima squadra. Contro il Barcellona. Al Camp Nou. Poco più di 19 minuti giocati al posto di Paulo Assunçao. La prima tappa di un percorso che lo scorso gennaio l’ha portato a sfondare quota 400 presenze con la maglia dell’Atletico. Ma non sono sempre state rose e fiori. Dopo il settimo posto del 2010/2011, nella nuova stagione la panchina dei materassi viene affidata da Gregorio Manzano. Ma Koke non ingrana.

Qualcuno comincia a sollevare dubbi. Su di lui, sull’Atletico. Quel ragazzo è troppo timido, troppo riservato per una squadra che ha bisogno di leoni. Il centrocampista inizia a pensare di andare via, di cercare gloria lontano dal club per cui ha sempre fatto il tifo. E poco importa se da piccolo andava a vedere le partite dell’Atleti con il padre, il nonno e il fratello. Ci sarà pure un’altra squadra disposta a credere in lui. A Natale del 2011 si concede un regalo particolare. Forse non quello che sognava fin da piccolo. Koke, infatti, dice di sì al Mallorca. I due club hanno un accordo totale, si aspetta solo la firma del giocatore. E visto il numero di tribune accumulate, il suo assenso è scontato.

Poi arriva la svolta. Il 23 dicembre la panchina dei colchoneros è affidata a Diego Simeone. E la prima decisione dell’argentino è bloccare il trasferimento. «Koke avrà un grande futuro qui», assicura il Cholo. «La verità è che con Manzano non funzionava niente – spiega il centrocampista – lui voleva che giocassimo all’attacco, tenendo palla. In alcune partite casalinghe ha anche funzionato, però in trasferta ce la passavamo davvero male. Il Cholo ci ha dato ordine e ci ha detto che dovevamo lottare ogni partita».

I fronzoli e i ricami vanno bene per il Real. All’Atletico serve altro: corsa, testa, rabbia, orgoglio. E il ragazzo ha anche piedi buoni. All’inizio gioca da mezzapunta. Poi arretra, doble pivote davanti alla difesa. Il primo a schierarlo a destra è Del Bosque, che cerca di sfruttare la sua tecnica per dominare la fascia.

Simeone è la mente, Koke il braccio. Quel ragazzo che si era ritrovato ai margini della squadra ha improvvisamente bisogno di qualcosa a cui aggrapparsi. La famiglia non basta più. E il centrocampista trova nel cholismo una speranza da elevare a sistema.

«È una filosofia di vita applicata al calcio – racconta alla Gazzetta – nel quotidiano: non abbassare mai la guardia, intensità, fame di vittoria che pervade ogni partita, amichevoli comprese, allenamento da fare sempre al massimo, mentalità vincente. Simeone ha cambiato la mentalità. Dei giocatori, ma soprattutto del club. C’era grande pessimismo, quasi una fatalità. Gli ultimi anni non erano stati granché positivi e la cosa aveva generato dubbi, insicurezza. Il tecnico ha convinto noi giocatori che eravamo bravi e il club che poteva aspirare a qualsiasi cosa. Ha iniziato con la teoria del ‘partido a partido’, ogni gara da giocare come una finale, ed è stato fondamentale. Tutto l’Atletico ha creduto nel Mister, lui ha creduto in noi e la cosa ci ha portato dove siamo».

Una dichiarazione d’amore. Ricambiata in pieno. «Gli unici due imprescindibili, qui, sono Godin e Koke» afferma Simeone nel 2015. E ancora, tre anni più tardi: «Lui è uno dei migliori tatticamente, forse il migliore. Può giocare in più posizioni, anche come falso nueve. È importantissimo per noi, lo considero basilare e ogni settimana e gara che passa, lo è sempre di più». Allenatore e giocatore diventano un tutt’uno. Un duo decisamente poco comico che fa divertire eccome i tifosi dell’Atletico. In campo Koke predica la parola del Cholo. Inventa, contrasta, corre. Ma tutto finalizzato alla ricerca del pertugio giusto, dello spazio invisibile agli occhi. Qualcuno l’ha paragonato a David Beckham. Ma dell’inglese, Koke, non né l’avvenenza né il carisma.

Lo spagnolo è un leader, ma in maniera differente rispetto agli altri. Una figura che parla poco ma che si fa sentire molto. Come nel 2014, quando il Barcellona versa all’Atletico i 60 milioni della sua clausola di rescissione. Lui ringrazia ma rispedisce l’offerta al mittente. In Catalogna c’è una splendida filosofia di calcio, ma così diversa rispetto a quella che ha elevato a sistema a Madrid. Avanti con Simeone. Avanti con l’Altetico. Ancora a lungo.

 

 

 

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