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La bolla della Chinese Super League era destinata a scoppiare

By 7 Marzo 2021

Investimenti faraonici effettuati senza alcun progetto tecnico per il lungo periodo, corruzione, stadi costruiti senza effettive necessità. Cosa c’è dietro la crisi del calcio cinese?

Se c’è un immagine che può descrivere bene il calcio cinese in questo momento è il fatiscente stadio di Ordos. Un impianto calcistico da oltre 40.000 posti costruito nel bel mezzo del deserto di una città fantasma, piena di edifici vuoti ed architetture spettacolari, sorta con il boom edilizio di inizio millennio. Lo stadio di Ordos ha ospitato l’importante evento di Miss Mondo nel 2012 vinto dall’attrice cinese Yu Wenxia, ma successivamente l’impianto non è mai più stato utilizzato e rimane li, come emblema di una mancata progettualità, dato che a Ordos non vi sono mai state società calcistiche che nella storia hanno raggiunto il professionismo.

Sono tre anni che vivo in Cina, a Pechino per l’esattezza, una città immensa, ma allo stesso tempo non così difficile come potrebbe sembrare, dato che offre servizi relativi alla logistica che sono impareggiabili e che testimoniano la grande crescita che ha compiuto il paese negli ultimi 30 anni. Eppure vi è ancora un’attitudine estremamente lampante in alcuni settori (educazione, sport e propaganda) che richiama quella mentalità dei terribili anni sotto Mao (e tipica dell’URSS) nella quale le apparenze contano molto più dei fatti.

 

Stadio di Ordos: foto di Daniele d’Eustacchio

Vi è questa storia molto curiosa, sulla Cina che avrebbe sconfitto la povertà assoluta, ma secondo i propri standard: secondo la Banca Mondiale e dalle Nazioni Unite la soglia della povertà assoluta è di 1,90 dollari al giorno, ma il governo di Xi Jinping per la propria propaganda l’ha abbassata a un dollaro costruendo tutta la retorica di crescita e prosperità.

Gli esempi da citare sono innumerevoli, ma sarebbe inutile dilungarsi su questo fronte, piuttosto ora andremo a vedere, come questa mentalità basata sulle apparenze, ha rovinato non solo il calcio professionistico della Chinese Super League, ma ha anche influito negativamente sullo sviluppo giovanile nelle scuole oltre ad andare a creare un futuro di stadi inutili e fatiscenti.

Cosa è successo con il gruppo Suning

Lo scorso 28 febbraio il gruppo Suning ha dichiarato la cessazione di tutte le attività calcistiche in Cina decretando la fine dello Jiangsu FC che solo tre mesi prima, guidato dai gol di Alex Teixeira e dell’ex nerazzurro Eder, aveva conquistato il primo titolo di Chinese Super League battendo per 2-1 il Guangzhou di Fabio Cannavaro in finale.

Le difficoltà economiche a causa del virus si sono fate sentire anche per il gruppo Suning, che nel 2020, secondo i dati in borsa, ha perso circa mezzo miliardo di euro. Il gruppo di Zhang Jindong infatti ha aperto lo scorso anno ben 3200 punti vendita in tutto il paese (in collaborazione con il fondo immobiliare Evergrande) in un periodo storico nel quale, a causa della pandemia, le transazioni avvengono prevalentemente online.

Come ha dichiarato lo stesso Zhang Jindong in un video poco prima del fatale annuncio, il gruppo Suning si sarebbe liberato di tutte le attività considerate superflue concentrandosi solamente sul retail. Negli scorsi anni Suning aveva investito tramite la sua PPTV, ingenti somme sui diritti tv tanto che fino allo scorso anno trasmetteva Serie A, Bundesliga, la Liga, Premier League e Chinese Super League per una spesa annuale che superava ampiamente il mezzo miliardo di dollari e che non produceva degli utili considerando gli esigui costi di abbonamento (per la premier League ad esempio l’intera stagione costava solamente 35 euro). Ad oggi la PPTV, dopo non aver rispettato i termini di pagamento, rimane con la sola Bundesliga e ci aspettiamo che a breve l’intera sezione sportiva della televisione online verrà smantellata.

Il calcio non è stato un business prolifico per il gruppo Suning in tutti questi anni e le attività del club Jiangsu FC e della PPTV hanno contribuito in maniera sostanziale al rosso in bilancio del 2020. Suning in seguito è stata costretta a vendere il 23% delle proprie quote ad un conglomerato di aziende statali per circa 2.2 miliardi di euro in modo da ottenere quella liquidità necessaria che potrebbe servire anche per ripianare i costi dell’Inter FC che deve rifinanziare il proprio bond.

La bolla della Chinese Super League

Come abbiamo visto in questo nostro precedente approfondimento, la riforma dei nomi voluta dalla Chinese Football Association ha accelerato quei processi che hanno portato allo scoppio della bolla della Chinese Super League. Dall’inizio del 2020 ad oggi ben 17 club sono stati smantellati in Cina, inclusi tre di prima divisione, ovvero il già citato Jiangsu e le due squadre di Tianjin.

Il modello economico adottato dai club del calcio cinese in questi ultimi anni è stato assolutamente deleterio: gli arrivi di grandi star internazionali come Witsel, Oscar, Lavezzi e Paulinho ci hanno fatto pensare ad una grande svolta calcistica, questi campioni erano il nuovo volto della lega pronta a spostare il baricentro del calcio mondiale, ma dietro in realtà, non vi era alcun piano di crescita.

I club della Chinese Super League hanno dei fatturati annuali che oscillano fra i 25 ed i 50 milioni di euro, ma dei costi che, fra operazioni di mercato e stipendi galattici che arrivavano persino a 200 milioni. Dunque la sostenibilità della Chinese Super League si basava solamente sulla volontà delle aziende proprietarie di continuare ad investire per un mero ritorno di immagine, ma una volta che la Federazione ha impedito alle aziende di associare il proprio nome a quello del club, il giocattolo si è rotto.

In tutti questi anni la Federazione ed il ministro dello Sport non hanno mai creato una strategia di crescita, ma in maniera molto confusa hanno messo dei paletti alle spese dei club, non ultimo il salary cap che impedisce ai nuovi acquisti stranieri di percepire uno stipendio superiore ai 3 milioni di dollari, mentre per i giocatori cinesi lo stipendio massimo può essere di 1.2 milioni (limitazioni facilmente aggirabili, pagando i famigliari della star locale oppure conferendo un ruolo dirigenziale nell’azienda al calciatore straniero).

L’intero sistema è totalmente disfunzionale in quanto i club vivono come semplice emanazione dell’azienda proprietaria senza alcuna connessione con il territorio e la fan base. Da tre anni seguo il Beijing Guoan, la squadra della capitale è una delle poche (assieme al Guangzhou e le due squadre di Shanghai) a curare il rapporto con i propri fan con uno store ufficiale nello stadio ed una attività di merchandising ben curata sia nei punti vendita che online. Il giorno della partita l’atmosfera è elettrica con oltre 40.000 persone sugli spalti e fuori dal Worker’s Stadium un numero incredibile di bancarelle che vendono maglie, sciarpe ed altri gadget a prezzi bassissimi.

Quello del Beijing Guoan è un contesto che rappresenta un’eccezione. Spostandosi a sud della capitale arriviamo allo Stadio di Fengtai, nel quale gioca il Beijing Renhe, squadra che ha militato in Super League nel 2018 e nel 2019 e che non ha mai avuto alcun interesse nello sviluppare una propria fan base. Durante le partite spalti sostanzialmente vuoti e fuori dallo stadio, durante il match day, solamente un baracchino che vendeva coca cola e patatine, per il resto il deserto.

Il Nido di Rondine di Pechino – foto di Nicholas Gineprini.

Con la scorsa stagione che si è disputata nelle bolle di Dalian e Suzhou e quella attuale che si giocherà a Guangzhou e Suzhou (inizialmente) il rapporto con i tifosi diventa sempre più labile e la situazione non può che peggiorare visto che, con Suning che ha smesso di pagare per la trasmissione del campionato, la China Sports Media ha cessato i rapporti con la Federazione, dunque si deve necessariamente trovare un nuovo accordo inerente ai diritti tv che garantiva ben 230 milioni di euro all’anno.

Non vi è una soluzione a questo sfacelo economico. Nonostante le riduzioni dei costi, in media i club di Chinese Super League, come riportato dal presidente federale, spendono 3 volte tanto quelli giapponesi e 10 volte tanto quelli coreani, con gli stipendi dei giocatori locali che sono stati inflazionati incredibilmente, sopratutto quelli relativi ai giocatori U23 a causa di normative molto confuse che obbligano il loro utilizzo in campo.

Il declino non sembra potersi arrestare con ulteriori club che nel prossimo futuro dichiareranno la cessazione delle attività. L’unica soluzione è quella di ripartire da zero con una nuova lega.

 

Una grossa colata di cemento

Nel 2019 il Guangzhou Evergrande ha annunciato il progetto per la costruzione di un mastodontico stadio da 100.000 posti che sarà il più grande al mondo. Sui media si è celebrata questa grande opera monumentale, ma personalmente ritengo che sia uno di quei progetti di pura propaganda. Il Guangzhou gioca le proprie partite al Tianhe Stadium che si trova in centro città con un’affluenza media da 45mila spettatori (su una capienza da 60mila). Il nuovo stadio invece sorgerà in un’area estremamente periferica che per ora non è nemmeno collegata con la metro e che dal centro città dista un’ora e mezza. A livello logistico e di capienza l’intero progetto non ha senso.

(Photo by Richard Heathcote/Getty Images)

Così come non ha alcun senso la colata di cemento che si sta abbattendo sul calcio cinese. Si ripetono gli stessi errori del passato sperando che il risultato possa cambiare. Per le Olimpiadi del 2008 è stato inaugurato l’innovativo Nido di Rondine a Pechino, una struttura che, terminato l’evento, è rimasta quasi inutilizzata se non per sporadici eventi sportivi (vedi le Super Coppe italiane) o concerti. Ma perlomeno quello Stadio è a Pechino, la capitale, quindi vi sono dei modi per poterlo utilizzare, ma per quanto riguarda i prossimi Elefanti Bianchi?

La Cina si appresta ad ospitare la Coppa d’Asia del 2023 e la nuova edizione del Mondiale per Club a 24 squadre (ancora da determinare la data) e dunque, in tutta la nazione stanno sorgendo nuovi stadi anche in città che avevano già più impianti con una grande capienza con una funzione molto limitata o nulla.

Basti guardare ad esempio alla città costiera di Qingdao, dove si stanno costruendo nuovi stadi senza un piano sostenibile: nel 2018 è stato inaugurato nella Qingdao National High-tech Industrial Development Zone (estremamente periferica rispetto al centro della città) un impianto da ben 60.000 posti utilizzato per ospitare quell’anno i Giochi Provinciali dello Shandong (le Olimpiadi della regione, dunque un evento estremamente marginale) e da li mai più utilizzato.

Il Nido di Rondine di Pechino – foto di Nicholas Gineprini.

Eppure nella città di Qingdao erano già presenti il Conson Stadium ed il Tiantai Stadium, rispettivamente da 20.500 e 45.000 posti, utilizzati dai due club professionistici, lo Jonoon (terza serie) ed il Huanghai (nella Super League). Come se non fosse abbastanza, lo scorso 1 agosto le autorità cittadine hanno svelato il piano di sviluppo del Qingdao Youth Football Stadium, un nuovo mega impianto che potrà ospitare 52.000 spettatori e che sarà utilizzato per la Coppa d’Asia del 2023, il quale di fatto decreta la totale inutilità del nuovo stadio utilizzato per i Giochi Provinciali. Difficile immaginare un futuro per questi impianti, se non il totale abbandono.

Perlomeno Qingdao ha dei club professionisti, ma in molte città cinesi che non hanno squadre nelle prime tre serie troviamo comunque stadi importanti. Nel 2018 mi trovavo a Liaocheng, città dello Shandong per accompagnare una delegazione che avrebbe sottoscritto un accordo di cooperazione calcistica. Nel museo della città notai il plastico di uno stadio. La guida ci disse che l’impianto da 40.000 posti era stato costruito due anni prima, e che fino ad allora non era stato utilizzato per ospitare eventi importanti. Ancora oggi Liaocheng non ha club nel professionismo cinese.

L’obiettivo di queste grandi operazioni? Una visione a breve termine che ha lo scopo di aggiustare i numeri e mostrare delle nuove opere infrastrutturali. I governi locali hanno modo di bilanciare il PIL e mantenere alto il tasso di occupazione nei due/tre anni necessari alla costruzione dello stadio. Non importa se poi verrà utilizzato o meno, ma in quel periodo di tempo si fa girare l’economia e si mostra alla nazione e al mondo un nuovo stadio per dare ulteriore benzina al sogno calcistico cinese.
Il disastro a livello giovanile

Siamo rimasti affascinati dagli intenti della riforma del calcio giovanile cinese, con l’obiettivo di aprire 50.000 scuole entro il 2025 e costruire 70.000 campi da calcio. Non lasciamoci illudere dai numeri e dagli obiettivi: anche questo settore si basa sulla filosofia dell’apparenza e del breve termine.

(Photo by Richard Heathcote/Getty Images)

A seguito della Riforma Calcistica, le scuole pubbliche che hanno ottenuto la licenza calcistica, ogni anno ricevono dei fondi governativi in base ai risultati ottenuti nei tornei di categoria e anche per quel che riguarda il raggiungimento di accordi di cooperazione internazionale. La questione dei fondi spinge le scuole a reclutare i migliori giocatori al fine di vincere ed ottenere più soldi, utilizzando qualsiasi metodo.

Zhang Lu, ex dirigente della Chinese Football Association, in una propria confessione (apparsa tradotta sul sito di wildeastfootball) racconta come in questo sistema estremamente corrotto siano coinvolti insegnati, polizia e burocrati. Spesso si falsifica l’età di alcuni giocatori facendoli giocare con avversari più piccoli, oltre a modificare l’indirizzo di residenza, in modo da poter entrare in quella determinata scuola pubblica (In Cina si può entrare in una scuola pubblica se si ha la residenza in quella specifica area. I distretti con ottime scuole pubbliche hanno visto dunque il costo degli immobili schizzare alle stelle).

La corruzione non riguarda solamente le scuole, ma anche i Football Camp regionali nei quali si devono scegliere quei talenti che avanzeranno al Camp Nazionale. Come funziona questo modello ce lo spiega Daniele D’Eustacchio, allenatore con un’esperienza di ben 8 anni in Cina: “Nel calcio giovanile si avanza molto facilmente se si paga. Molti di coloro che giocano a livello professionistico hanno utilizzato il favore economico dei genitori. Nessuno avanza solo per merito, o perlomeno ve ne è una percentuale molto ridotta.”

Non è dunque un caso che, negli ultimi dieci anni, a livello di Nazionali giovanili, U16, U19 e U23, il miglior risultato nelle Coppe d’Asia di categoria sia stato il raggiungimento dei quarti di finale una sola volta dall’U19. Per il resto le nazionali cinesi sono sempre state delle squadre materasso nella fase a gironi, mentre altre volte non si sono nemmeno qualificate alla manifestazione.
Rispetto alla riforma emanata sei anni fa e che doveva proiettare il calcio cinese verso una nuova era, questi al contrario è peggiorato enormemente.

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