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La Coppa dei lampioni

By 19 Marzo 2021

Trent’anni fa a Marsiglia il Milan perdeva una partita, ma soprattutto la faccia

Se c’è da scegliere un momento, uno solo, di imbarazzo per i tifosi milanisti (e perché no, per tutto il calcio italiano) non occorre cincischiare molto per tornare con la mente a quello che successe la sera del 20 marzo di trent’anni fa allo stadio Vélodrome di Marsiglia. Una notte infausta, in cui i rossoneri non solo uscirono dalla Coppa Campioni, ma persero anche la faccia. La sera della “coppa dei lampioni”, della squadra ritirata dal campo a partita ancora in corso per ordine dell’amministratore delegato Adriano Galliani, che non accettava il cattivo funzionamento dell’impianto di illuminazione dello stadio. Una decisione incomprensibile che privò il Milan per un anno, causa squalifica, delle coppe europee. Torniamo, comunque, a quel giorno indimenticabile sotto ogni punto di vista.

 

Tensioni

Siamo ai quarti di finale della Coppa Campioni 1990-91, ancora in epoca di eliminazione diretta fin dal primo turno. Il Milan è campione in carica ed entra in gioco solo agli ottavi di finale, quando se la deve vedere con il Bruges e soffre parecchio per eliminare i belgi, visto che dopo lo 0-0 dell’andata a San Siro ci vuole un jolly pescato da Angelo Carbone per avanzare ai quarti.
La sensazione generale è quella di una squadra in fase di transizione, visto che anche in campionato i rossoneri soffrono, nella vana rincorsa della Sampdoria, che effettivamente vincerà la Serie A. Il ciclo di Arrigo Sacchi sembra arrivato a un punto morto, con l’aggravante della rottura ufficiale tra il “vate di Fusignano” e la stella Marco Van Basten. Dopo la sconfitta 2-0 a Parma nell’ultima giornata del girone d’andata la situazione precipita: l’olandese, da tre anni consecutivi Pallone d’Oro, torna a casa da solo e non sul pullman della squadra, cosa che fa imbestialire Sacchi. Van Basten dal canto suo si lamenta per i metodi di allenamento troppo duri e maniacali. Risultato, per la successiva gara contro il Pisa l’olandese si auto-esclude dalle convocazioni: segue riunione di fuoco a Milanello con Adriano Galliani a fare da paciere tra i due e il presidente Silvio Berlusconi definito “sconcertato” dal “Corriere della Sera”.

La tregua è firmata di lì a poche settimane, anche se il rifiuto di Sacchi di allungare il suo contratto fino al 1994 fa pensare. Il guaio vero è che per un Van Basten che torna c’è un Baresi che contro la Lazio si infortuna alla spalla a metà febbraio e deve rimanere fermo un mese.

(Photo by Beate Mueller/Bongarts/Getty Images)

In tribuna a San Siro per quella partita c’è anche una delegazione dell’Olympique Marsiglia, che “spia” il suo futuro avversario in Coppa Campioni: “Per noi sarà davvero molto difficile fermarli”, si sbottona Franz Beckenbauer, che dell’OM è direttore sportivo dopo essere stato licenziato come allenatore poche settimane prima. Una situazione strampalata, ma che rientra nell’ottica vulcanica del presidente del club provenzale, il magnate delle comunicazioni Bernard Tapie, uno che vorrebbe ricalcare le orme di Silvio Berlusconi e non lo nasconde. Al posto del “Kaiser” in panchina c’è Raymond Goethals, ma la presenza di Beckenbauer è fondamentale (anzi, per i maligni obbligata) per questioni di sponsor comune: l’Adidas, che è di proprietà di Tapie ma ha nell’ex campione tedesco il suo testimonial più importante.

 

In difficoltà

Senza Baresi è un Milan più debole, sia in campionato che in Europa. La partita d’andata contro l’Olympique Marsiglia a San Siro i rossoneri la giocano anche privi di Van Basten, squalificato per via di un’espulsione rimediata negli ultimi minuti della sfida di Bruges e che gli farà saltare anche il match di ritorno. Al posto dei due assenti ci sono Filippo Galli e, di fatto, Daniele Massaro, grande jolly offensivo milanista.

I francesi si presentano baldanzosi seppur senza la loro stella, lo jugoslavo Dragan Stojkovic. Rimangono a casa anche Cantona, infortunato al ginocchio e in generale poco considerato da Goethals, e il vecchio centrocampista Tigana. Non mancano, invece, l’attaccante Papin, macchina da gol, il guizzante Abedi Pelé e l’inglese Waddle, i tre riferimenti offensivi di questa specie di 3-4-2-1 col libero proposto dall’allenatore belga. “Se usciamo indenni dalla gara d’andata passiamo il turno”, sentenzia Beckenbauer di nuovo.

(Photo by Beate Mueller/Bongarts/Getty Images)

Un clamoroso svarione tra Amoros e Mozer consente a Gullit di avventarsi su un pallone vagante e di realizzare l’1-0 dopo un quarto d’ora. L’OM però non è venuto a San Siro come sparring partner e quando può mette fuori la testa. L’asse Pelé-Waddle-Papin confeziona, infatti, il pareggio quasi immediato: numero del ghanese a centrocampo, l’inglese addomestica la palla al limite e inganna la linea difensiva del Milan con un passaggio in profondità che evita il fuorigioco (Maldini non è perfetto nell’occasione) e il rasoterra di JPP è imprendibile per Pazzagli.

Doccia fredda sui rossoneri che si ributtano in avanti e per poco non trovano il 2-1 con un colpo di testa di Rijkaard che Olmeta quasi si trascina oltre la linea. La partita comunque è gradevole, su un campo reso pesante dalla pioggia e dai postumi di Italia ’90, che renderanno per anni l’erba di San Siro un problema tra rizollature continue. C’è anche un palo di Pelé su errore di Filippo Galli a rendere l’1-1 finale quasi un sollievo per il Milan, raramente visto così in difficoltà in Europa.
Con il campionato che nel frattempo se ne va (arrivano infatti due sconfitte consecutive, una a Genova con la Samp e in casa con l’Atalanta), l’attenzione viene spostata tutta, a quel punto, sulla Coppa dei Campioni. La serata del 20 marzo diventa così decisiva.

 

Si spegne la luce

La formazione che sceglie Sacchi per la decisiva sfida del Vélodrome sa tanto di “o la va o la spacca”. Cambia il portiere, intanto: fuori l’incerto Pazzagli e dentro Sebastiano Rossi, forse il più grande di sempre nel cominciare una stagione da dodicesimo per finirla da titolare. L’altra sorpresa è il centravanti, accanto a Gullit: Massimo “Il condor” Agostini, strappato al Cesena con cui aveva vinto nel 1982 lo scudetto primavera, allenato proprio da Arrigo Sacchi.

(Photo by Beate Mueller/Bongarts/Getty Images)

C’è persino un caso di spionaggio degno di un film di James Bond alla vigilia quando una telefonata avvisa il Milan del “trattamento speciale” che verrà riservato alla squadra al momento dell’arrivo in albergo a Marsiglia. Si parla persino di cibi contaminati, tanto che al cuoco del club viene consigliato di fare rifornimento a Ventimiglia, prima del confine francese; addirittura la delegazione rossonera viene spostata in un altro hotel, rispetto a quello già prenotato. Insomma, la tensione è tesa tra i due club.

La partita stavolta è molto meno avvincente di quella d’andata. Il Milan dovrebbe spingere, ma è contratto mentre l’OM ha poco interesse nell’alzare i ritmi. Di occasioni se ne vedono poche, anche perché i rossoneri, come in un contrappasso dantesco, finiscono preda della tattica del fuorigioco del Marsiglia tanto quanto in passato avevano usato quest’arma per condizionare gli avversari. Gli uomini di Sacchi sono talmente nervosi che si fa ammonire per proteste persino Evani, uno dei giocatori più corretti e tranquilli che si siano mai visti.

Il Milan allora prova ad aumentare il peso offensivo con Massaro e Simone per Ancelotti e Donadoni, però cambia veramente poco. Il gol, invece, lo trova il Marsiglia: contropiede interrotto e ripartenza rapida dei francesi, cross di Pelé al centro per Papin che, al limite, prolunga di testa con un balzo notevole per Waddle. L’inglese, dal vertice destro dell’area indovina un rasoterra incrociato al volo che si incastona giusto all’angolino accanto al palo superando Rossi in tuffo. È il 75′ e la qualificazione ha preso nettamente la via dell’OM.

(Photo by Beate Mueller/Bongarts/Getty Images)

Quando scocca il novantesimo il pubblico del Vélodrome esulta mentre l’arbitro Bo Karlsson fischia, ma è solo per segnalare un fuorigioco di Waddle. Il direttore di gara svedese con ampi cenni delle braccia intima di proseguire anche se in campo è addirittura entrata una ventina di persone per festeggiare, raccattapalle e fotografi soprattutto.
Ristabilita in parte la calma il Milan può riprendere il gioco con una punizione battuta verso l’area a casaccio e respinta facilmente dalla difesa di casa. Mentre Waddle sta ripartendo in contropiede 4 contro 2, però, alcuni riflettori dello stadio si spengono. L’inglese per poco non segna un gol da antologia, dribblando anche Rossi, ma dietro di lui intanto è il caos.

 

“Si poteva giocare”

Altra gente in campo, milanisti che circondano l’arbitro, Gullit che si è addirittura tolto la maglia mentre va a discutere con Karlsson: la partita è sospesa, le telecamere indugiano su un palo della luce spento. La situazione è fuori controllo, si vede Paolo Taveggia, dirigente del Milan, che entra in campo mentre la squadra in blocco prende e fa per uscire dal campo. Si sentono nitidi i “Via, via”, pronunciati da qualcuno.

Viene aperta ai rossoneri la strada verso il tunnel degli spogliatoi. In testa al gruppo, Adriano Galliani, l’amministratore delegato, che invita tutti ad andarsene. Karlsson prova a far riprendere la gara, quindi: dimostrando una condizione atletica invidiabile corre da un’area all’altra col pallone in mano per poi depositarlo sulla linea dell’area piccola. Non c’è nessuno lì, ci dovrebbe essere Sebastiano Rossi per il rinvio, ma in campo ci sono solo i giocatori dell’OM, è una scena surreale con quelli del Milan accalcati vicino a Olmeta, a cento metri di distanza. Una volta constatato che i rossoneri non riprenderanno la gara, l’arbitro fischia la fine.

Ciò che succede dopo è ancora all’insegna del caos. Il Milan va spedito con l’intenzione di fare un reclamo ufficiale alla Uefa articolato in tre punti: troppi intrusi in campo, illuminazione insufficiente e mancanza delle condizioni di sicurezza. Galliani: “La partita non è mai finita, la luce era insufficiente e se non fosse tornata avremmo vinto noi 3-0 a tavolino. Mancavano ancora tre minuti, peraltro, quindi potevamo anche andare a pareggiare. Hanno tutti visto che l’illuminazione era diminuita e anche il delegato a bordocampo era incerto”. Tapie, durissimo: “Hanno cercato di usare una carta disperata, comunque in campo c’è un solo padrone ed è l’arbitro”.

Chris Waddle (Photo by Simon Bruty/Getty Images)

Il fronte rossonero è tutt’altro che compatto a dire il vero. “Dobbiamo accettare il fatto che il Marsiglia è stato più bravo di noi e ha meritato di passare il turno. È in questo momento che il Milan deve dimostrare la sua grandezza – taglia corto il capitano, Franco Baresi –. Poche balle, anche con quel riflettore saltato ci si vedeva e si poteva giocare. Abbiamo perso e basta”. Un calciatore che vuole anonimo confida lì per lì: “C’è da vergognarsi a tornare in Italia”.

Passano poche ore, la squadra rientra alla base e le carte cambiano. Arriva un comunicato ufficiale firmato anche dal presidente Silvio Berlusconi: “Il Milan si dichiara dispiaciuto e non presenterà alcun reclamo tendente a cambiare il risultato della gara”. È stata quindi una decisione in autonomia di Galliani? Non sfugge a nessuno nemmeno Sacchi, che rimane in disparte in questa faccenda, quasi disgustato e infastidito. Anni dopo Costacurta ammetterà che a monte di tutto c’era Berlusconi in persona, mentre Galliani spiegherà di essere stato a un passo dal rigiocare il match come due anni prima a Belgrado (all’epoca però c’era stata di mezzo la nebbia).

Il guaio, però, è grosso, perché il referto dell’arbitro Karlsson è durissimo. Per tre volte il direttore di gara ha tentato di riportare in campo i rossoneri e per tre volte è stato rimbalzato. Così in base al paragrafo L dell’articolo 2 del repertorio delle sanzioni Uefa il rischio per la società è di essere squalificata per un anno dalle coppe europee: un danno d’immagine pazzesco.

Una sanzione che si verifica, rendendo quella sconfitta ancora più duro: da 1-0 sul campo si passa a 3-0 per il Marsiglia a tavolino e il Milan è fuori da ogni competizione continentale nella stagione 1991-92. Dalla Coppa Uefa per la precisione, visto il secondo posto in campionato dietro la Sampdoria: il posto verrà preso dal Torino o dal Parma, fate voi, visto che le due squadre arrivano appaiate in quinta posizione e ci vorrebbe uno spareggio, che non viene disputato ammettendo granata e ducali. Peraltro il Torino l’anno dopo si arrampicherà fino alla finale persa contro l’Ajax con la celebre immagine della sedia alzata da Emiliano Mondonico.
“Una sentenza spropositata”, esplode Berlusconi, che conferma Sacchi, ma è una scelta di facciata.

Al termine della stagione, infatti, arriverà il cambio d’allenatore con l’avvento di Fabio Capello e l’inizio di un nuovo ciclo, con Van Basten di nuovo protagonista. Di certo, caos diplomatico a parte, quel doppio confronto con il Marsiglia era sembrato a tutti il cedimento di schianto, dopo tanti scricchiolii, di una squadra che aveva segnato un’epoca.

L’OM andrà in finale di quell’edizione di Coppa Campioni perdendo a Bari la finale (noiosissima) contro la Stella Rossa ai calci di rigore. Marsiglia e Milan si ritroveranno per un’altra finale, nel 1993, in una partita decisa da un colpo di testa di Boli. L’ultima da professionista di Marco Van Basten.

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