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La doppia parabola di Diego Forlan

By 25 Maggio 2021

Doppio ex di Villarreal e Manchester United, l’attaccante uruguaiano ha messo a frutto l’apprendistato a Old Trafford diventando un campione in Spagna

 

Passare dal Teatro dei Sogni di Manchester, dove lo United di Sir Alex Ferguson faceva la storia, al minuto Madrigal (oggi Estadio de la Cerámica) di un paesino di 50mila persone, avrebbe potuto minare l’animo di chiunque. Non è stato il caso di Diego Forlán, nipote e figlio di calciatori ma soprattutto uruguaiano, ossia rappresentante della stirpe più battagliera e fiera dei calciatori. L’ex attaccante, che da vice capitano della Celeste è arrivato quarto ai mondiali del 2010 (nei quali fu eletto miglior giocatore) e ha vinto la Coppa America 2011, ha giocato per oltre vent’anni ad alti livelli, conoscendo tante realtà importanti da vicino. Due di queste sono il Manchester United e il Villarreal, che si sfidano nella finale di Europa League di Gdansk. Passato dalla gloria della squadra inglese al giovane entusiasmo della società spagnola, il charrúa ha lasciato un segno importante in entrambe le realtà prima di spiccare il volo con l’Atletico Madrid.

 

Papà Ferguson

Nell’annata 2001-02, il Manchester United viveva una stagione di transizione all’inizio della quale arrivarono Ruud Van Nistelrooy e Juan Sebastian Verón. A gennaio del 2002, il giovane uruguaiano dai capelli biondi si presentò ad Old Trafford dopo aver impressionato Alex  Ferguson con la maglia dell’Independiente di Avellaneda in Argentina. Un lungo periodo di ambientamento durato 26 partite senza reti fu interrotto solo nella seconda stagione grazie alla trasformazione di un calcio di rigore contro il Maccabi Haifa nel primo match di Champions League. Dopo aver stappato a fatica lo champagne, tuttavia, l’effervescenza dell’uruguaiano a livello realizzativo si intravide in pochi singoli momenti, come dimostrano i soli 22 gol in 66 apparizioni con i Red Devils. Parliamo, però, sempre di gol belli, molti dei quali descritti da traiettorie perfette che avevano come destinazione l’angolo in alto della porta. In quel periodo in Inghilterra, dunque, Forlan non solo si specializzò nell’essere un perfetto dodicesimo uomo per Sir Alex ma stupì tutti per la sua capacità di giocare da seconda punta e catalizzare il gioco offensivo, qualcosa che lo rendeva diverso da tutti gli altri e lo avrebbe accompagnato per il resto della sua carriera. Perfetto nel ruolo di seconda punta libera di girare intorno a Van Nistelrooy, il sudamericano fu trattato come un figlio da Ferguson, il quale ne ammirava la professionalità e l’impegno, qualità che Forlan metteva in mostra ad ogni allenamento e anche quando entrava dalla panchina, circostanza piuttosto ricorrente nelle due stagioni allo United. Durante gli allenamenti i suoi compagni, ivi compreso Cristiano Ronaldo, rimasero impressionati dalla sua facilità di tiro con ambo i piedi, una sua prerogativa personale.

L’apprendistato a Manchester fu fondamentale per un attaccante capace di spaziare su tutto il fronte d’attacco. Il rigore del calcio britannico ne forgiò il carattere, rendendolo ancora più agguerrito, e dunque pronto a un salto. Un’acrobazia inaspettata.

 

Scarpa d’oro

L’arrivo di Wayne Rooney allo United e le sue scarse partenze da titolare con i Red Devils spinsero Forlan a cercare un posto dopo esplodere definitivamente. E sebbene per alcuni in quel momento potesse rappresentare un passo indietro, il cambio di tonalità di casacca dalla gloriosa rossa dello United alla timida gialla del Villareal fu decisivo per l’uruguaiano. Il club spagnolo, basato su una ricca ed emergente proprietà, stava iniziando la sua scalata in Liga e dopo aver portato un anno prima al Madrigal Juan Roman Riquelme decise di continuare a puntare su un giocatore che parlasse con il suo stesso accento. L’ alchimia rioplatense tra Riquelme e Forlan fu immediata, come spesso accade tra un argentino e un uruguaiano. Se, nell’immaginario collettivo Riquelme viene ricordato soprattutto per le grandi prestazioni al Boca Juniors accompagnato da Martin Palermo, al Villarreal l’ultimo 10 argentino ebbe in Forlan il miglior socio.

E gli effetti furono evidenti e sotto gli occhi di tutti. Nella sua prima stagione al Villarreal Forlan non solo segnò 25 reti, diventando capocannoniere della Liga  mettendo a referto un terzo dei gol della sua squadra, ma conquistò anche la Scarpa d’oro, qualcosa di impensabile nove mesi prima. Non potendo giocare la Coppa UEFA perché già inserito nella lista dallo United, il charrúa si concentrò sul campionato, ergendosi a miglior attaccante della Liga dopo aver giocato tutte le 38 partite previste dal calendario, la penultima delle quali fu impreziosita da una tripletta al Camp Nou. L’apprendistato nel rigore britannico aveva indurito la scorza dell’uruguaiano, il cui cuore si scaldò in riva al Mediterraneo, dove mostrò i frutti della sua grande capacità di adattamento e soprattutto la sua maturità. In questo fu fondamentale la sapienza tattica di Manuel Pellegrini, allenatore paziente e intelligente, il quale lanciò Forlan in un 4-4-2 a rombo nel quale Riquelme faceva da fionda ai due attaccanti che si incrociavano tra loro senza dare punti di riferimento agli avversari. Sia con José Mari sia con Luciano Figueroa l’ex United fu capace di rendere al meglio, dando prova di un’efficacissima semplicità di gioco e sfiorando una finale di Champions League nella sua seconda stagione al Madrigal, oggi Estadio de la Cerámica.

Da Villarreal, il cosiddetto passo indietro, Forlan prese poi la rincorsa per accelerare e diventare protagonista della grande rinascita dell’Atletico Madrid, squadra con la quale vinse l’Europa League e la Supercoppa europea e, soprattutto, con la quale vinse nuovamente la Scarpa d’oro con 32 reti nella stagione 2008-09, quella in cui il Barça di Pep Guardiola stupì il mondo.

PikoPress

Ambidestro e polivalente, in nazionale Forlán ha giocato insieme a Suarez e Cavani, facendo a volte addirittura il trequartista per lasciare spazio ai due giovani rampanti. Per dimostrare che non era né un Pistolero né un Matador ma un semplice e concreto goleador multicolore.

 

 

 

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