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La Federcalcio cinese ha obbligato i club a cambiare nome

By 15 Febbraio 2021

Una scelta che va a toccare l’identità di molti club e che ha provocato la rivolta dei tifosi

Il calcio cinese sta attraversando un periodo di grandissimi cambiamenti: la Chinese Super League, che fino a qualche anno fa sembrava dovesse diventare la Premier League del continente asiatico, si sta nettamente ridimensionando a causa delle nuove regole sul salary cap introdotte già nel dicembre 2019, che non permettono più di andare ad acquistare le grandi stelle internazionali, dato che l’ingaggio massimo per i nuovi contratti di calciatori stranieri è di soli 3 milioni di dollari. Questo fattore, a cui si aggiunge la luxury tax del 100% per quegli acquisti (sempre stranieri) oltre i 6 milioni di euro di cartellino, ha causato una drastica battuta d’arresto come abbiamo osservato nella precedente e nell’attuale sessione di mercato, con le grandi stelle internazionali, Hulk, El Shaarawy e Pellè che hanno salutato la Cina.

Ma il cambiamento che ha fatto più discutere non è stato quello economico, perchè dopotutto, i club della Chinese Super League ogni anno registrano un rosso di decine di milioni di euro, con il record del Guangzhou di Fabio Cannavaro che lo scorso anno ha perso ben 250 milioni. Il grande cambiamento che ha scosso il mondo del calcio cinese e dei tifosi è stato quello inerente ai nomi, con la Chinese Football Association che ha imposto, a tutti i club, persino quelli storici, di assumere nomi neutri e di eliminare la propria denominazione aziendale.

 

La confusa storia del calcio in Cina

(Photo by Kevin Frayer/Getty Images)

Facciamo ora un passo indietro fino alla metà degli anni ‘90, quando il calcio cinese è diventato professionistico: prima d’allora erano i governi cittadini a controllare e gestire i club, mentre dopo la riforma, le squadre sono state rifondate e passate in mano a gruppi aziendali, privati o statali. Dunque il Beijing FC è diventato Beijing Guoan, lo Shanghai FC è diventato Shanghai Shenhua: tutti i club hanno cambiato il proprio nome in base all’azienda proprietaria e fanno partire la propria storia dal momento del passaggio al professionismo: ad esempio il club di Pechino è stato fondato nel 1951 con il nome di North China, ma dopo il passaggio al conglomerato Citic e la nuova fondazione come Beijing Guoan, è iniziata una nuova storia, come evinciamo dal logo della squadra pechinese su cui vi è scritto 1992.

L’obiettivo di questa riforma dei nomi fortemente voluta dalla Chinese Football Association, ha lo scopo di salvaguardare l’identità del movimento calcistico, in quanto, nel corso degli anni, con i club che sono passati di proprietà da un’azienda all’altra, sono mutati logo e nome e in molti casi anche città: il caso più eclatante è quello del Beijing Renhe, club retrocesso recentemente in terza divisione, ma che nel corso della propria storia ha militato in tre diverse zone della Cina prima di approdare a Pechino, il tutto per gli interessi economici e lavorativi delle varie aziende che sono state proprietarie del club. Il Guangzhou di Fabio Cannavaro invece, prima di diventare la squadra dominante del calcio cinese grazie agli investimenti del fondo immobiliare Evergrande, ha avuto una storia molto convulsa e pur rimanendo sempre a Guangzhou, ha cambiato ogni anno denominazione a seconda dello sponsor.

 

1993–00 Guangdong Apollo Group Guangzhou Apollo Football Club  
2001–02 Guangzhou Sports Bureau Guangzhou Football Club Guangzhou Geely
2002–03 Guangzhou Xiangxue
2004–05 Sunray Cave Group Guangzhou Sunray Cave
2005–07 Guangzhou Pharmaceutical Holdings Guangzhou GPC Football Club  
2008 Guangzhou GPC Zhongyi
2009 Guangzhou GPC Baiyunshan

 

Ma nonostante questo calcio estremamente mutevole e decisamente più aziendale che popolare, vi sono squadre che nel corso degli ultimi due decenni hanno mantenuto sempre la stessa identità: Beijing Guoan, Shanghai Shenhua, Shandong Luneng, Changchun Yatai e Tianjin TEDA. Eppure la riforma della Chinese Football Association non ha risparmiato nemmeno queste compagini.

Se da una parte, sul lungo termine si andrà a creare una identità ben precisa dopo vari mutamenti, dall’altra la si uccide, in quanto si va a cambiare radicalmente il linguaggio calcistico. Da tre anni vivo in Cina e prima della pandemia ero abbonato al Beijing Guoan. La mia comprensione del cinese presenta diverse lacune, ma uno dei primi cori che sono riuscito a decifrare durante i match è stato: ‘Noi siamo il Guoan, tu chi cazzo sei?’. Altri esempi significativi, quando le curve avversarie ci insultato usando la rude espressione ‘Shabi’ non lo fanno rivolgendoci a noi come ‘Beijing Shabi’, bensì gridano ‘Guoan Shabi’.  Dunque Guoan (una succursale del gruppo Citic, il cui significato letterale è qualcosa del tipo ‘Terra sicura’) fa radialmente parte dell’identità e del linguaggio, ma la riforma della Chinese Football Association andrà a reprimere tutto questo.

In segno di protesta la Royal Army, il gruppo ultras più famoso del Beijing guoan, ha acquistato gli spazi pubblicitari degli autobus che transitano di fronte la sede della Chinese Football Association, decorandoli con i colori del club ed un messaggio molto chiaro: ‘Il nostro nome è Beijing guoan’

 

Ma come sappiamo le leggi sono fatte per essere aggirate e dunque probabilmente il Beijing Guoan riuscirà a mantenere il proprio nome utilizzando il seguente stratagemma: La Citic, ha venduto le proprie quote all’azionista di maggioranza del club, il fondo immobiliare Sinobo, per la cifra simbolica di 1rmb. A Questo punto la Citic e la sua succursale Guoan di fatto non fanno più parte del club e dunque i pechinesi potranno proporre il nome Beijing Guoan in quanto coorporate free, mantenere la propria identità e a quel punto far tornare nel board la Citic.

La transazione verso un nuovo nome ha fatto molto discutere a Shanghai, dove l’SIPG (Shanghai International port Group FC), la squadra dell’Istituto portuale nella quale militano sia Oscar che Arnautovic, è diventata semplicemente Shanghai SeaPort, mantenendo dunque la propria identità legata all’azienda con il benvolere della Federazione (la cui carica più alta è ricoperta proprio dall’ex presidente del Shanghai Seaport).

 

LaPresse.

I tifosi del club hanno protestato pacificamente di fronte la sede del club e Michael Oldfield, fan di lunga data, ci racconta i motivi: ‘Il nuovo nome del club non è neutrale e rappresenta ancora l’SIPG, l’azienda proprietaria. Non ci hanno mai considerato in questo processo decisionale. Il nome SeaPort non rappresenta la nostra storia: in origine siamo nati nell’isola di Chongming come progetto giovanile, poi siamo stati di proprietà della Shanghai East Asia. L’autorità portuale è solo recente. Volevamo un nome che ci rendesse fieri, ma così non è stato.

 

Cambiare nome, cambiare città

Il caso che ha fatto più rumore ha riguardato il club di Chinese Super League dell’Henan Jianye, che in un comunicato ufficiale diramato il 31 dicembre ha comunicato di aver inviato alla Federazione i documenti per cambiare nome in Luoyang Longmen. Dal 2015 la federazione impedisce ai club di cambiare regione, come è accaduto in passato tantissime volte, ma continua a permettere ai club di cambiare città purchè rimangano nella stessa regione ed il nuovo nome del club di Henan implica proprio questo, lo spostamento della capitale Zhengzhou a Luoyang, a quasi 300 chilometri di distanza.

Immediatamente i Red Devils, il gruppo ultras dell’Henan Jianye ha annunciato la propria dissoluzione. Su internet sono circolati video di fan inferociti che hanno bruciato le maglie ed il primo gennaio si sono radunati di fronte allo stadio in segno di protesta.

 

Lo spostamento è avvenuto per il fatto che il fondo immobiliare Jianye, ha venduto le proprie quote ad un’aziende di Luoyang. Stessa storia per lo Shijiazhuang Everbright, club retrocesso nel 2020 in seconda divisione, dal capoluogo della Provincia di Hebei, dopo aver venduto parte delle proprie quote, si è trasferito nella città di Cangzhou assumendo il nome nuovo di Cangzhou Mighty lions.

La lettura di questi fatti è abbastanza ovvia: le aziende non potendo più utilizzare il proprio nome (dovendolo di conseguenza rimuoverlo anche dal logo) hanno preso la palla al balzo per tirarsi fuori da questo business decisamente non sostenibile.

 

Gli stipendi arretrat

Il 29 gennaio era la data limite imposta dalla Chinese Football Association per presentare i documenti nei quali si attesta che gli stipendi di giocatori e staff sono stati regolarmente pagati. Proprio allo scadere i campioni in carica dello Jiangsu FC e l’Hebei Fortune hanno presentato la documentazione, ma come ha riportato l’account twitter di Titan Sports Plus, non è detto che i due club abbiano effettivamente pagato gli stipendi, in quanto potrebbero aver promesso al proprio personale di adempiere alle insolvenze in futuro. E’ significativo che il gruppo Suning, campione della Chinese Super League 2020 si sia ritrovato in questa situazione alquanto imbarazzante alla quale dobbiamo aggiungere le prospettive di vendita delle quote di maggioranza dell’Inter FC.

C’è chi invece non ha ancora pagato i propri stipendi e rischia dunque la squalifica permanente con conseguente dissoluzione: stiamo parlando del Chongqing Dangdai (squadra di proprietà di Jiang Lizhang, che ricordiamo per la sua breve esperienza come azionista del Parma Calcio) ed il Tianjin Teda, che recentemente ha cambiato il proprio nome in Tianjin Tigers.

(Photo by Kevin Frayer/Getty Images)

Abbiamo contattato Guanpeng Wang, tifoso della squadra di Tianjin e documentarista di Copa 90, che in queste ultime settimane si è battuto per convincere club e federazione a non cambiare il proprio nome, rimasto tale dalla fondazione avvenuta nel 1998.

‘Personalmente ho chiuso con il calcio cinese. Ho fatto il possibile per impedire che questo accadesse, ho realizzato vari video in cui ex calciatori stranieri del Tianjin, fra cui Damiano Tommasi, hanno chiesto di impedire il cambio di nome, ma è stato tutto inutile. Assieme ai tifosi delle compagini storiche abbiamo aperto anche delle campagne online per andare contro l’iniziativa della Federazione, ma ci è stato impedito di continuare. E’ tanto tempo che penso che il calcio cinese non ha nulla a che fare con i tifosi, ma solamente con le aziende e la politica. Tantissimi club non hanno nemmeno il loro shop per vendere il merchandising ufficiale. Perchè perdere tempo dietro a tutto questo? Non lascio solamente per la questione dei nomi, ma anche quello che ho visto ad Henan, con la squadra che ha lasciato la città mi ha fatto molto male.’

Squadre che lasciano il proprio territorio e le proprie radici, le grandi aziende che smettono di investire capitali, gruppi ultras che si sciolgono, tifosi disillusi da questo calcio… che siano questi i germogli della fine del Sogno Cinese?

 

 

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