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La folle corsa di Manuel Lazzari

By 27 Gennaio 2021
Manuel Lazzari

Da scarto del Vicenza a elemento chiave della Lazio, la parabola a tutta velocità dell’esterno che, tra stop e ripartenze, sogna un posto all’Europeo

L’unico numero di maglia che la Lazio abbia mai ritirato è il 12. Era l’anno 2002-2003 e i biancocelesti non navigavano in buone acque societarie. La spinta, in quei momenti incerti, la davano i tifosi, che Ugo Longo, il presidente dell’epoca dopo la rinuncia di Sergio Cragnotti, omaggiò appunto con il ritiro della maglia, perché loro sì che erano il dodicesimo uomo in campo.

E, lo scorso 15 gennaio, in un Olimpico semideserto, nel primo derby dell’era Covid, qualcuno doveva pur compensare la mancanza di cori, grida, incitamenti, bandieroni al vento, coreografie che accompagnano ogni partita e la stracittadina in primis. Qualcuno doveva prendersi la responsabilità di essere l’uomo in più.

A prendersi l’incombenza è stato Manuel Lazzari, motorino instancabile di una Lazio che ha dominato una Roma probabilmente mai scesa in campo, e ha giocato per due. L’ha fatto con la velocità, 33.99 km/h il picco raggiunto dell’esterno veneto. E la corsa, tanta corsa, i dribbling, e gli assist.

È mancato solo il gol a impreziosire la sua prestazione. Lo stesso gol che avrebbe potuto segnare se Ciro Immobile, sullo 0-0, non fosse arrivato prima di lui a trafiggere Pau Lopez a pochi metri dalla porta, dopo che Lazzari aveva appena vinto un rimpallo contro un irriconoscibile Ibañez. E ancora, dopo il primo vantaggio laziale, dalla caduta in area di rigore, da cui comunque è riuscito a rialzarsi per fornire il passaggio decisivo per Luis Alberto che di prima ha insaccato la palla in rete. Ha anche propiziato il gol del definitivo tre a zero: agguantata la palla sull’esterno della trequarti, si è accentrato, ha appoggiato un cioccolatino per Akpa Akpro che ha dovuto semplicemente girarsi e vedere l’altro protagonista di giornata, Luis Alberto appunto, che ha nuovamente trafitto Pau Lopez.

In mezzo Lazzari ha dato messo in campo tanta sostanza, una crescita costante che va avanti da inizio 2021, e forse non è un caso che la Lazio sia tornata a inanellare vittorie anche grazie al suo contributo.

La partita della svolta è stata contro il Genoa, il 3 gennaio, a Marassi: il ventisettenne nato a Valdagno, in provincia di Vicenza, è finito davanti al banco degli imputati per non essere riuscito a concretizzare le sgroppate sulla fascia destra. Poi la Fiorentina, in cui ha regalato a Caicedo l’assist per il momentaneo 1-0 al sesto minuto, il Parma, dove il passaggio decisivo a Luis Alberto (un’altra volta) ha portato la Lazio in vantaggio, e infine la Roma, a sublimare l’ottimo momento di forma.

Manuel Lazzari

(Photo by Marco Rosi – SS Lazio/Getty Images)

Ci deve essere qualcosa che scatta nella testa di Lazzari quando si trova in difficoltà, un moto d’orgoglio che gli fa ritrovare la fede e che fa continuare la sua folle corsa, per parafrasare un laziale come Lucio Battisti. Perché l’esterno – proprio nel derby osservato speciali del ct azzurro Roberto Mancini, uno dei pochi presenti allo stadio – arrivato fino alla Champions League, nel 2010 era stato scartato dal Vicenza dopo aver vinto i campionati Allievi.

Aveva diciassette anni e, per un attimo, aveva subito il colpo e voleva appendere le scarpette al chiodo, ma con il sostegno della famiglia – il “senza di te cadrei” di La folle corsa -, ha ripreso a galoppare in Serie D, prima con il Montecchio Maggiore e poi con il Delta 2000.

La fortuna, se così si vuole chiamarla, di Lazzari arriva con la Giacomense nella stagione 2012-2013. Dopo un anno trascorso nelle fila della squadra della provincia ferrarese, nella seconda divisione della Lega Pro, la società si fonde con la Spal e da lì inizia la vera cavalcata degli estensi, di mister Semplici e del suo esterno timido e taciturno. In quattro anni i biancoazzurri tornano dopo 49 stagioni in Serie A.

Manuel Lazzari

(Photo by Marco Rosi/Getty Images)

Il merito non è solo del ragazzino che era stato scartato nelle giovanili della squadra della sua città, ma lui c’era, e come tale è l’uomo simbolo di un sogno che si concretizza e, sì, diventa realtà.

E quindi arriva anche l’esordio in Serie A: il 20 agosto del 2017 – neanche a dirlo – contro la Lazio, Lazzari ce l’ha fatta davvero. E non importa se il gol arriva solo una settimana dopo contro l’Udinese, perché quella fede persa è lontana anni luce. Nella stagione successiva arriva la definitiva consacrazione: con otto assist, è il migliore terzino della Serie A.

Il 10 settembre del 2018, la folle corsa del ragazzo di provincia giunge fino in Portogallo, nel primo turno di Nations League dell’Italia. La partita non è memorabile per gli azzurri, sicuramente è un ricordo indelebile per Lazzari, il primo giocatore della Spal a indossare la maglia della Nazionale dal 1952: se non è un’impresa, poco ci manca.

Qualcosa inizia a muoversi anche per il mercato. Lo vogliono il Napoli, l’Atalanta, l’Inter e la Lazio, appunto. Anche Semplici, l’allenatore che lo conosce meglio di tutti, capisce che per l’esterno è il momento di spiegare le ali e portare la sua folle corsa altrove. Il 12 luglio del 2019, con un post su Instagram, saluta i suoi ex tifosi: «Che dire – scrive – sono stati sei anni fantastici con questa maglia addosso. Siamo cresciuti insieme, lottando e vincendo in ogni categoria. Vorrei ringraziare tutto il mondo Spal, dai miei compagni al mister e al suo staff, dalla società ai magnifici tifosi che abbiamo sempre avuto accanto. Sarete sempre nel mio cuore, è stato un onore. Subito dopo arriva anche la foto con la nuova maglia: i colori sono simili, è ufficialmente un giocatore della Lazio.

Il primo anno nella Capitale è come un sogno interrotto sul più bello, una favola con un lieto fine amaro. Lazzari riesce a segnare solo un gol in Europa League contro il Celtic che non serve a nulla ai suoi, la Lazio viene eliminata dalla competizione europea e si concentra sul campionato, nel mezzo il primo trofeo tra i professionisti per l’esterno: la Supercoppa italiana vinta contro la Juventus.

Manuel Lazzari

(Photo by Claudio Villa/Getty Images)

Prima dello stop per il coronavirus è seconda, alla ripresa ha perso un po’ di smalto, ma riesce comunque a qualificarsi per la Champions League. Se i numeri non sono dalla parte dell’esterno, il suo contributo alla causa è comunque importante per la squadra di Simone Inzaghi, specie in una stagione in cui a brillare più di tutti ci sono il miglior marcatore di sempre della Serie A, il miglior assist-man del campionato, e Milinkovic-Savic, corteggiato solo l’anno prima da metà Europa.

Neanche il tempo dei bilanci e inizia un’altra avventura: Lazzari bacia l’esordio nella stagione 2020-2021 con una rete, a quattro minuti dal fischio di inizio di Cagliari-Lazio, togliendo la bottiglia di vino – il regalo per chi segna il primo gol in casa Lazio – a Ciro, che pareggia subito i conti, timbrando il cartellino a sua volta. Ritrova anche la Nazionale dopo due anni, esordisce finalmente nella massima competizione europea contro il Borussia Dortmund. Ancora una volta, la fede sembra perdersi nel caso: è positivo al coronavirus, la Lazio zoppica un po’ tra Serie A e Champions League, ma riesce a qualificarsi, dopo vent’anni, agli ottavi di finale, dove incontrerà i campioni in carica del Bayern Monaco.

Intanto Lazzari ha rimesso il turbo al motore. E chissà che non possa dire la sua anche all’Europeo. La fede persa battistiana è tornata anche stavolta. E la sua folle corsa continua.

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