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La Lazio si sta logorando

By 13 Marzo 2021

Cosa hanno in comune la rosa biancoceleste e una puntata dei Simpson?

Il 15 giugno 1996 il pubblico italiano assiste per la prima volta alla messa in onda di un episodio della settima stagione dei Simpson, dal titolo «Scene di lotta di classe a Springfield». La trama, in breve, vede Marge Simpson imbattersi in un abito di Chanel a prezzi ridottissimi: il solo fatto di indossarlo nella vita di tutti i giorni la proietta verso l’alta società di Springfield, grazie ai buoni uffici di una sua ricca ex compagna di scuola che, notando il vestito, crede di avere nella moglie di Homer una sua pari. Per darsi un tono, Marge cerca di dare continuamente una nuova vita allo stesso vestito, lambiccandosi giorno dopo giorno per cambiarne il taglio e lo stile. Dopo diversi tentativi apparentemente riusciti, però, appare evidente a tutte le sue nuove amiche che quello è sempre lo stesso vestito. A forza di trasformarlo, Marge finisce per distruggerlo. Si reca così nell’outlet dove aveva già trovato il primo abito, nella vana speranza di trovarne un altro, e si scontra con l’amara realtà: per trovare un nuovo Chanel dovrà sborsare una cifra esorbitante.

Ma veniamo al punto. Grazie a due Chanel rimediati a prezzo ridotto (Sergej Milinkovic-Savic e Luis Alberto), ormai da diversi anni Simone Inzaghi sta cercando di far sedere la Lazio stabilmente insieme alle grandi d’Italia e, in questa stagione, anche a quelle d’Europa. Ma a forza di reinventare, di ridisegnare, di cambiare forma allo stesso abito, la sensazione è che la formazione biancoceleste stia per implodere.

(Photo by Marco Rosi – SS Lazio/Getty Images)

Il lavoro certosino del tecnico non può più bastare: Luis Alberto, arrivato teoricamente come ricambio per gli esterni d’attacco di un 4-3-3 che ormai sembra un lontanissimo ricordo, è sbocciato da rifinitore nel 3-5-1-1 per poi diventare una mezz’ala di livello europeo nel 3-5-2. Milinkovic-Savic ha costantemente raffinato il suo gioco e rimane un centrocampista che farebbe comodo a diverse big. Tutto intorno, Inzaghi deve continuare a modellare sempre lo stesso tessuto. E quindi Marusic passa da destra a sinistra fino a essere utilizzato come centrale difensivo; l’ormai trentaseienne Parolo in emergenza ha fatto sia l’esterno a tutta fascia che il difensore centrale, finendo per essere esposto in mare aperto all’uragano Lukaku in una sfida che avrebbe potuto cambiare le sorti della stagione laziale; Acerbi deve reinventarsi “braccetto” di sinistra perché il mercato non ha ancora portato un’alternativa credibile a Radu, o un titolare in grado di far diventare il rumeno una riserva. Per quanto tempo ancora Inzaghi riuscirà a colmare le lacune del mercato biancoceleste?

Il 20 maggio 2018, in un dentro o fuori che con ogni probabilità ha cambiato il corso della storia dell’Inter, la Lazio sfidava i nerazzurri all’Olimpico presentando il seguente 11: Strakosha in porta, Luiz Felipe e Radu ai lati di de Vrij, con Marusic e Lulic a tutta fascia e Murgia a rilevare Parolo nel ruolo di mezz’ala destra, con Milinkovic-Savic sul centro-sinistra, Lucas Leiva in mezzo e Felipe Anderson, titolare per l’infortunio di Luis Alberto, a ridosso di Immobile. Soltanto tre di questi undici giocatori hanno lasciato la Lazio, mentre dall’altra parte c’era un’Inter che aveva in Miranda il suo perno difensivo, in Cancelo e D’Ambrosio (oggi elemento marginale della rotazione) i terzini, in Candreva e Rafinha le fonti di ispirazione per Icardi. La Lazio si è mantenuta ad alti livelli in questi anni anche grazie al fatto di aver cambiato poco e di aver contato su un nucleo solido, ma questo gruppo inizia a convivere con il conto dell’anagrafe e gli ultimi tre mercati condotti da Igli Tare non hanno consentito a Inzaghi di poter competere come il suo lavoro avrebbe meritato con le altre grandi del calcio italiano.

(Photo by Marco Rosi – SS Lazio/Getty Images)

In quell’estate, dopo la mazzata di Vecino arrivata con la qualificazione in Champions League distante soli nove minuti, la Lazio ha perso a costo zero Stefan de Vrij, un’operazione che la società aveva cercato in ogni modo di evitare ma che ha tolto a Inzaghi il fulcro del reparto difensivo senza avere modo di incassare un euro per sostituirlo. In una rara mossa di ricostruzione, Tare ha dato il via libera a Felipe Anderson, che il tecnico, nella stagione 2016-17, aveva cercato di reinventare addirittura come esterno a tutta fascia sulla destra, a conferma di una tendenza resa quasi necessaria dal corso degli eventi: per colmare le lacune di organico, Inzaghi preferisce lavorare sui giocatori che sul sistema. C

on i ricchi introiti della cessione del brasiliano (38 milioni secondo Transfermarkt), erano arrivati Francesco Acerbi, richiesto a gran voce da Simone Inzaghi, e tre teorici titolari o aspiranti tali. Riza Durmisi dal Betis Siviglia (7,6 milioni) per la fascia sinistra, con Senad Lulic che già tre anni fa iniziava a mostrare i primi segni del tempo; Valon Berisha dal Salisburgo (7,5 milioni) per dare fiato a Parolo e Milinkovic-Savic a centrocampo; Joaquin Correa (15 milioni) dal Siviglia, con l’idea di farne il partner di Immobile in pianta stabile, nonostante la richiesta di Simone Inzaghi fosse totalmente diversa (Gomez dall’Atalanta). A parametro zero era inoltre arrivato Milan Badelj, teoricamente un acquisto sicuro, da mettere alle spalle di Leiva come alternativa. Sembrava una campagna acquisti estremamente sensata, che non andava a rinforzare più di tanto il reparto difensivo ma forniva a Inzaghi tanti ricambi a centrocampo.

La prova del campo ha poi detto altro: Durmisi è finito in un tunnel dal quale non si è ancora ripreso, visto che oggi, dopo un prestito al Nizza senza aver trovato spazio, non riesce a trovare un posticino nella Salernitana di Castori in Serie B. Berisha non ha avuto fortuna ma essendo un giocatore già rodato a livello internazionale è stato ceduto senza accusare troppo il colpo rispetto alla spesa iniziale; Badelj non ha convinto e ha ritrovato in fretta un posto in Serie A, prima tornando a Firenze, quindi al Genoa. Nel frattempo, a corto di uomini soprattutto in difesa, Inzaghi continuava a lavorare alla macchina da cucire, cercando di adattare Patric da esterno di fascia a centrale di destra: lo spagnolo, però, continua a essere una tassa da pagare per i biancocelesti, a suon di errori sanguinosi. Nella stagione 2018-19, la Coppa Italia aveva parzialmente oscurato i saliscendi di una stagione nervosa, senza continuità, durante la quale Inzaghi aveva comunque iniziato a pianificare la trasformazione di Luis Alberto.

(Photo by Marco Rosi – SS Lazio/Getty Images)

L’incredibile cavalcata della Lazio nella prima metà dell’annata successiva, fino allo stop per il lockdown, aveva invece totalmente cancellato un mercato sbagliato quasi in toto, con l’unica eccezione rappresentata dall’arrivo di un giocatore di sicuro rendimento per la fascia destra come Manuel Lazzari. Sull’out opposto, nella ricerca di un’alternativa a Lulic che ormai sembra il remake di “Ricomincio da capo” dei mercati laziali, Tare aveva deciso di giocarsi la scommessa Jony, reduce da una buona stagione con il Malaga anche se da esterno offensivo.

Quando, una volta esaurito lo stop per il coronavirus, la Lazio si è ritrovata a giocare ogni 3 giorni con alcuni titolari fuori e Lulic costretto ai box per un infortunio gravissimo, Inzaghi ha scoperto con rammarico quanto corta fosse la coperta a sua disposizione. Anche perché, in difesa, uno degli acquisti più costosi della gestione Lotito si era rivelato sostanzialmente inutile: i 10,5 milioni di euro (più 1,5 di bonus) spesi per Denis Vavro, centrale che attualmente è ai margini delle rotazioni dell’Huesca, fanalino di coda della Liga, erano parsi da subito una mossa fin troppo azzardata. Vavro era parso sin da subito totalmente inadatto al ruolo di centrale di destra della difesa a 3, quello che teoricamente avrebbe dovuto occupare, e non così forte da indurre Inzaghi a metterlo in competizione con Acerbi per lo slot di centrale.

L’attesa per il mercato dell’estate 2020, il primo condotto da Tare con una finestra concreta sulla Champions League (in passato gli era capitato solamente di lavorare in vista di un preliminare), era altissima. E i dubbi, una volta chiuso, erano già lì, tutti da vedere. Non era arrivato un difensore titolare, ma nel pacchetto arretrato l’unica mossa era stata «fuori Bastos-dentro Hoedt», l’olandesone che la Lazio aveva ceduto anni prima al Southampton, celebrandone l’addio come un grande colpo in uscita.

(Photo by Paolo Bruno/Getty Images)

L’ennesimo tentativo per la fascia sinistra si era concluso con l’acquisto di Mohamed Fares dalla Spal, sostanzialmente fermo da un anno e alla prova del campo non all’altezza delle ambizioni della Lazio; quasi l’intero budget era stato speso per prelevare dal Fenerbahçe Vedat Muriqi. Una mossa, quest’ultima, nata probabilmente dall’idea di un imminente addio, poi non concretizzatosi, di Felipe Caicedo: l’ecuadoriano è rimasto e, dopo diversi mesi, sembra ancora la migliore alternativa possibile per Immobile e un Correa che con il passare degli anni non ha ancora sistemato il suo problema più evidente, quello della finalizzazione. Muriqi continua a palesare enormi difficoltà tecniche, specialmente alla luce di quanto la Lazio ha speso per lui (circa 20 milioni inclusi i bonus). A complicare ulteriormente la situazione ci si sono messi i problemi fisici di Radu – non una novità, per un giocatore prossimo ai 35 anni che sin dal suo arrivo alla Lazio soltanto in una stagione ha superato le 30 presenze in campionato – e di Luiz Felipe, altro giocatore che negli Stati Uniti definirebbero senza troppi problemi injury prone.

L’avventura della Lazio in Champions è destinata a interrompersi dopo il netto ko interno con il Bayern Monaco e questo vuol dire che Inzaghi, da qui a fine anno, dovrà cercare di ricaricare i suoi in vista di un solo obiettivo, il quarto posto. La corsa è ancora teoricamente aperta, anche se i biancocelesti dovranno infilare un filotto notevole per rimettersi in carreggiata, e l’enorme fatica fatta per avere la meglio contro il Crotone non depone a favore della Lazio, oltre ad aprire sinistri scenari sulle scelte fatte con Felipe Caicedo, sempre più uomo della provvidenza ma troppo spesso ai margini.

Senza gli introiti e l’appeal della Champions League, la prossima estate rischierebbe di diventare quella della ricostruzione, con il sacrificio quasi certo di uno tra Milinkovic-Savic e Luis Alberto. Ma per una rosa dall’età media altissima – prendendo in esame la formazione tipo, al via della prossima stagione la Lazio avrebbe Reina, Acerbi, Radu, Leiva e Lulic già sopra i 33 anni –  sarebbe forse più opportuno parlare di rifondazione. Se c’è una cosa che la gestione Tare ci ha insegnato, è che il concetto di vendere un tassello per finanziare un intero mercato è stato esplorato solo in situazioni estreme. Allo stesso tempo, appare ormai evidente che, nelle ultime stagioni, le mosse del d.s. abbiano portato a Formello più dubbi che certezze. E forse non è un caso se da settimane si continua a parlare, senza arrivare alla firma, del rinnovo di Simone Inzaghi. Sarà stufo di cucire?

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