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La leggenda del Torquay United e del cane che lo salvò con un morso

By 24 Maggio 2020

Nel corso dell’ultima giornata del campionato 1986/1987 il Torquay scivola all’ultimo posto in classifica nella Fourth Division. Per evitare di sparire serve un gol, che arriva nel recupero grazie anche a un cane poliziotto che decide di mordere un giocatore dei Gulls

Torquay è una città nel sud-ovest dell’Inghilterra, frazione costiera di Torbay nella municipalità della contea inglese del Devon, nota per essere l’ambientazione di Fawlty Towers: sitcom inglese della seconda metà degli anni ’70, eletta miglior serie britannica del XX secolo. E sostanzialmente basta. Perché a Torquay, 65 mila abitanti a 320km da Londra, non esistono personaggi particolarmente famosi; il rugby è attivo dal 1875 ma è sempre stato vissuto nei bassifondi semiprofessionistici dal Torquay Athletic; e altrettanto si può dire del football con il Torquay United. I Gulls (i gabbiani) giallo-blu, infatti, prendono vita nel 1899 e da allora non hanno mai superato il terzo livello (l’attuale Football League One): categoria in cui hanno militato tre volte, l’ultima nel 2003-2004.

Torquay a inizio Novecento (Photo by London Stereoscopic Company/Getty Images)

Eppure, nel Regno Unito, il Torquay United è un club che possiede una propria leggendarietà acquisita dalla stagione 1986-1987, quando si salvò grazie al morso di un cane poliziotto.

L’annata 1986-1987 fu importante per il sistema del calcio inglese perché venne introdotto per la prima volta il meccanismo di promozione e retrocessione automatica tra la Conference League (prima serie del calcio dilettantistico) e la Fourth Division (l’attuale Football League Two).  Fino a quell’anno, infatti, l’ultima classificata poteva presentare un’offerta e conservare un posto nell’ultima lega professionistica. I criteri tenevano conto anche dell’appeal della città e dello stadio, nonché dell’affluenza dei tifosi: un concetto strettamente vicino a quello che governa ancora attualmente la NBA.

(Photo by Harry Trump/Getty Images)

Il Torquay United era reduce da due ultimi posti e due offerte accettate. Incredibile se consideriamo che i giallo-blu si presentarono alla vigilia del campionato 1985-1986 con una parte del proprio piccolo stadio – il Plainmoor, situato nell’omonimo sobborgo storico – bruciata. In pratica, l’ufficio del manager e gli spogliatoi furono situati in un paio di cabine portatili dietro il vecchio Mini Stand e fu così per qualche anno.

La stagione 1985-1986 fu poi la prima del manager Stuart Morgan, un ex calciatore gallese che ben si era comportato sulla panchina del Weymouth e che venne scelto dall’allora giovane Harry Redknapp come allenatore in seconda del Bournemouth. Il futuro manager di West Ham, Portsmouth e Tottenham sostituì sulla panchina del Bournemouth David Webb, ex colonna difensiva del Chelsea tra gli anni ’60 e ‘70. Lo stesso David Webb che guidò all’ultimo posto il Torquay United nella stagione 1984-1985; lo stesso David Webb che scelse Stuart Morgan come manager del Torquay United per la stagione 1985-1986 essendo diventato il general manager dei Gulls.

(Photo by Harry Trump/Getty Images)

Nonostante due annate penose, i due rimasero saldamente al comando dei Gulls. Stuart Morgan, stretto nell’affetto della cittadina dove mosse i primi passi da calciatore professionista; David Webb, che concluse la carriera al Torquay United da giocatore-allenatore, nel migliorare lo stadio e le casse della società. Per questo motivo furono svincolati i migliori giocatori e fu venduto il giovane prospetto Keith Curle (futuro giocatore del Manchester City e della Nazionale).

La rosa era quindi costituita da molti giovani, in prestito dalle ex squadra di Webb e Morgan. I calciatori chiave divennero: il capitano Jim McNichol, difensore scozzese avvezzo al goal, proveniente dall’Exter City; il bomber birra scommesse tabacco Paul Dobson, proveniente dall’Hartlepool United; il portiere Kenny Allen, spilungone alla Van der Saar propenso alla rissa, che era finito in Svezia all’Halmstads BK (dove iniziò la carriera Roy Hodgson).

Militare in Football League, poi, significava lunghe trasferte nazionali con mezzi poco adatti. La prima volta che Stuart Morgan vide il bus del team pensò fosse un’ambulanza o al massimo il pullmino dei tifosi. Non c’era spazio per sedersi normalmente, così viaggiavano addossati con le gambe fuori dai finestrini. Per sgranchire la fatica del viaggio, quindi, Stuart Morgan improvvisava una rifinitura per strada. Che più semplicemente consisteva nel camminare per venti minuti fino allo stadio. Giunti al campo, era tempo del calcio di inizio.

. (Photo by Dan Mullan/Getty Images)

Con queste premesse catastrofiche si avvia la stagione 1986-1987 del Torquay United. E non ci sono sorprese. John Lovis, che ha una targa nel piccolo Plainmoor come supporter dal 1955, nel documentario Losers sostiene: «Chiunque vada a vedere una partita aspettandosi che il Torquay vinca è un idiota. Semplicemente, speri il meglio e temi il peggio». E prosegue: «Ci piacerebbe una stagione di mediocrità da metà classifica. Ma non me lo aspetto». E, infatti, il Torquay United scivola nel fondo della classifica alternandosi regolarmente col Burnley. 

Il 9 maggio 1987 si gioca l’ultima partita di campionato. Il Burnley è ultimo con 46 punti, il Torquay United ne ha 47, il Lincoln City che è in caduta vertiginosa è a quota 48. Una sola squadra retrocede.

Al Plainmoor arriva il Crewe Alexandra: una buona squadra già salva, allenata dall’italo-inglese Dario Gradi. Nato a Milano, emigrato a Londra dopo la Seconda guerra mondiale, Gradi ha allenato il Crewe Alexandra dal 1983 al 2007, quindi dal 2009 al 2011, infine le giovanili dal 2011 al 2019. Inserito nella hall of fame del calcio inglese, il contratto che lega Gradi e il Crewe Alexandra è particolare e controverso: su ogni giocatore venduto Gradi ottiene una percentuale. Il Crewe e Gradi si costruiscono, non a caso, una buona reputazione nel lanciare giovani promesse: la prima che Gradi immette nel grande calcio è il centrocampista offensivo David Platt che in quella stagione segna 22 reti in 43 partite.

(Photo by Dan Mullan/Getty Images)

Platt è regolarmente in campo anche contro il Torquay con il suo numero 7 che indosserà all’Aston Villa, al Bari, alla Juventus, alla Sampdoria, all’Arsenal e in Nazionale. Ed è proprio Platt a raddoppiare dopo solo venti minuti sfruttando un lungo lancio che coglie impreparati McNichol e Allen. Al termine del primo tempo, il Torquay è virtualmente retrocesso. Il Lincoln perde in casa del già salvo Swansea, mentre il Burnley sta vincendo contro il Leyton Orient che ha ambizioni di playoff.

Al rientro dall’intervallo, il Torquay accorcia subito le distanze su punizione con McNichol, sfruttando una leggera deviazione della barriera. Il clima è caldo, arido. Il campo è secco, di terra. La palla rimbalza alta, la tensione è troppo elevata per imbastire trame di passaggi. Di fatto la partita è tutto un calcio disperato da una porta all’altra. Manca pochissimo e il pallone scivola a bordo campo. Al Plainmoor di solito non c’è molta polizia, ma quel giorno ci sono addirittura i cani poliziotti. Quando McNichol si avvicina per raccogliere la sfera, il pastore tedesco Bryn lo azzanna alla gamba. Sono attimi concitati. 

(Photo by Harry Trump/Getty Images)

Nel piccolo stadio di Plainmoor sta per scoppiare una rissa tra hooligans improvvisati e poliziotti impreparati a bordo campo, tra cui l’agente Constable Harris proprietario tra l’altro del cane. A calmare gli animi è lo stesso McNichol che si rialza con i pantaloni stracciati e ritorna in campo zoppicando. Intanto le altre partite terminano: il Burnley ha vinto 2-1 e il Lincoln ha perso a Swansea. Nel terzo dei quattro minuti di recupero, il Crewe Alexandra recupera la palla a ridosso della propria area e imposta con passaggi corti. Milligan appoggia per Pemberton che addirittura tenta il dribbling, Dobson intuisce e fa 2-2. Il Torquay si salva, il Lincoln retrocede. Al triplice fischio, i tifosi si riversano nelle strade e per la città inizia la festa a base di birra, in particolare nel pub dove il club fu fondato.

Il Torquay United diventò presto una delle squadre più chiacchierate di Inghilterra. In particolare, i servizi in tv e sui quotidiani furono tutti per Bryn, considerato il vero eroe della vicenda nonostante i 17 punti di sutura procurati al capitano McNichol. Sui giornali, la vicenda prese anche il nome di The Great Escape. E ancora oggi il Torquay United è conosciuto come The Great Escape per la capacità di galleggiare nelle ultime posizioni e non retrocedere. Un soprannome immutato nonostante la squadra oggi militi nella National League. Da allora, infatti, poco è cambiato. Il Plainmoor ha certamente assunto la dignità e il fascino che ogni stadio inglese di qualsiasi categoria possiede intrinsecamente. Ma il Torquay United continua a perdere senza ambizioni di vittoria.

(Photo by Michael Steele/Getty Images)

Le carriere di Allen, Dobson e McNichol sono proseguite per qualche anno nei bassifondi del professionismo inglese e ricordano quel giorno come uno dei momenti più belli della loro vita. Stuart Morgan è, invece, diventato un uomo di riferimento per Redknapp prestando servizio al West Ham, al Portsmouth e al Tottenham (dove tuttora lavora) come scout. Anche lui, tuttavia, ricorda quel giorno con amore: «È stato il miglior momento della mia carriera, sapere che eravamo salvi. E quando ti salvi hai sempre l’occasione di fare meglio». 

Constable Harris e Bryn hanno continuato a lavorare fino al 1993, anno in cui si sono ritirati. Bryn è morto l’anno successivo per una malattia. Harris conserva le sue ceneri in casa e quando nei pub o per strada ricordano la vicenda del morso che salvò il Torquay United, Constable Harris risponde: «Era il mio ragazzo».

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