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Angoy o la maledizione di avere Cruijff come suocero

By 25 Ottobre 2019

La vicenda di Petr Cech, passato dal calcio all’hockey, rimanda a quella di Jesús Mariano Angoy, un altro portiere che vent’anni fa fece il salto nel football americano per scrollarsi di dosso l’etichetta del raccomandato

Petr Cech è stato uno sperimentatore, così come Usain Bolt o la tascabile Maria Mutola. Per loro cambiare sport ha rappresentato un vezzo esplorativo. Nulla a che vedere con la vicenda umana di Mariano Angoy, costretto a rinnegare origini e inclinazioni e a ricominciare da capo altrove.

Quella di Angoy è una storia che parte da lontano e che ha come incipit (ma anche come finale) l’Europa Club Esportiu, orgoglio catalano (quanto se ne parla in questi giorni…) e accento sulla penultima vocale. Nell’ottobre del 2006 questa minuscola squadra di calcio del barrio de Gracia di Barcellona ha vissuto il suo momento di gloria. Un lampo che ha squarciato le cateratte dell’anonimato.

Era dai tempi dell’immenso Kubala che non si respirava un’aria così elettrica. È bastato che al campo di allenamento del Nou Sardenya si presentasse un disoccupato di lusso, Jesús Mariano Angoy, l’ex portiere azulgrana. Quarantenne arzillo e affamato di pallone. Il provino, purtroppo, si è concluso con una sonora bocciatura. Ancora per via di quella vecchia storia.

Jesús Mariano Angoy

Petr Cech nel suo debutto nell’hockey con i Guildford Phoenix, lo scorso 13 ottobre (Photo by Henry Browne/Getty Images)

Quanta voglia di imprecare contro il destino, ma soprattutto contro certe lingue sciolte e imprudenti. Talmente velenose da costringere Angoy, al culmine della carriera, a buttar via tutto e ripartire da zero. Perché in Spagna sono disposti a perdonarti qualsiasi cosa: puoi addirittura sbriciolare impunemente una caviglia a Maradona o dare dello «sporco negro» a Eto’o, ma se tuo suocero si chiama Johann Cruyff, allora ragazzo mio cambia sport. Il marchio del raccomandato inciso sulla pelle non te lo cancella neppure un mago del bisturi.

Angoy, aragonese di Catalayd (Zaragoza), era entrato alla Masia poco più che ragazzino. Professione “guardameta” con un unico e ricorrente sogno nel cassetto: soffiare la maglia al basco Zubizarreta. Allenamenti, sudore e sacrifici, preghiere dinanzi all’effige di Nuestra Senora del Pilar. Coltivando due grandi amori: il calcio e Chantal, una graziosa olandesina conosciuta a Barcellona. È la figlia del Papero d’Oro, è amore a prima vista, sono confetti e fiori d’arancio, è fin che morte non ci separi, ma è anche un bel guaio per Cruyff, tecnico del Barcellona che domina la scena mondiale.

Zubizarreta ha salutato la truppa per firmare col Valencia e Angoy sarebbe un autorevole sostituto, ma è suo genero. Meglio aggirare l’ostacolo acquistando un altro portiere, Julen Lopetegui, e promuovere dalla cantera Carles Busquets (padre dell’attuale centrocampista). E che giochi il migliore dei tre. Lopetegui si dimostra un fallimento, toccherebbe quindi ad Angoy, se non altro per qualità tecniche, ma tra i pali si ritrova Busquets, non proprio un fulmine di guerra.

(Photo by Bernd Lauter/Bongarts/Getty Images)

No, non si può andare avanti così, meglio cambiare aria. Anzi, meglio cambiare sport, perché il genero di Cruyff nel calcio verrebbe visto sempre come un protetto. Da qui l’idea al tempo stesso affascinante e temeraria. Sposare un’altra donna? Macché, un’altra disciplina sportiva. Da quel momento Angoy è diventato un giocatore di football americano, firmando per i Barcelona Dragons, alla ricerca di un kicker, uno specialista nei calci piazzati.

Angoy diventa tra i migliori del ruolo, conquistando persino la Champions League del football e disputando qualche gara a Denver con i Broncos nel magico mondo della Nfl. Tutto questo fino a 39 anni, quando ormai in possesso di una carta d’identità impietosa, ha tentato di chiudere con l’agonismo nel calcio, ma l’Europa Club Esportiu gli ha negato questa piccola soddisfazione.

Come direbbe Tony D’Amato (Al Pacino) ogni domenica puoi vincere o perdere, l’importante è fare entrambe le cose da uomo. A meno che, aggiungiamo noi, non sei costretto a tenere sulle spalle il peso di una parentela imperdonabile.

Luigi Guelpa

About Luigi Guelpa

Luigi Guelpa è nato nel 1971. Giornalista professionista, da 30 anni racconta l'Africa e il Medioriente per alcune tra le più importanti testate italiane.

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