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La nuova sfida di Domenech

By 26 Dicembre 2020

L’ex commissario tecnico della Francia, celebre per le sue polemiche contro l’Italia, torna ad allenare un club, il Nantes, nell’occhio del ciclone per via degli affari del suo presidente

 

I tifosi del Nantes non è che l’abbiano presa benissimo. Ce l’avevano già da tempo col loro presidente, Waldemar Kita, discusso uomo d’affari di origine polacca, coinvolto anche in “Football Leaks”, lo scandalo internazionale sulle manovre oscure di alcuni uomini di calcio. L’ultimo capitolo parla di un’accusa di frode fiscale da 14.8 milioni nei confronti dell’ex optometrista, che nel 2007 ha comprato il club per una cifra bassissima, 10 milioni, e ha cambiato già 15 allenatori (compreso Claudio Ranieri). Il quindicesimo non è un nome qualunque in Francia, e nemmeno in Italia, viste le polemiche che lo hanno sempre caratterizzato: Raymond Domenech.

 

Fuori dal giro

L’ultima volta che il tecnico di origine catalana ha allenato un club, il Lione, c’erano ancora i franchi: era il 1993 e il Presidente della Repubblica era François Mitterand. Basti pensare che nella sua ultima partita, OL-Bordeaux, l’ultimo gol era stato segnato dal giovane fantasista dei Girondins, un tal Zinedine Zidane. E non era ancora il Lione dei vari Juninho, Govou e Wiltord, sette volte di fila trionfatore in Ligue 1, ma una squadra di piccolo cabotaggio, dove in difesa uno dei migliori prospetti era il futuro milanista Bruno N’Gotty.

Da allora, poi, Domenech è diventato un allenatore prettamente federale, cooptato per le panchine della Nazionale francese, prima l’Under 21 e poi quella maggiore, da cui è stato silurato dopo il Mondiale 2010, con tutte le polemiche seguite all’ammutinamento del “caso-Anelka”. “Da Knysna a Kita”, ha titolato L’Equipe alla vigilia di Natale, ricordando, appunto, il balzo decennale dal quartier generale di quella squadra, uscita in maniera indecorosa al primo turno del Mondiale, al suo nuovo datore di lavoro.

(Photo by Ross Kinnaird/Getty Images)

Potrà allenare sfruttando una deroga al contratto del calcio professionistico in Francia, che sulla carta non consente agli over 65 di sedersi su una panchina, ma per quanto riguarda il Nantes già con Ranieri e poi Halilhodzic si era trovata, appunto, una scappatoia.

Quindi benvenuto di nuovo a Domenech, che come detto non allena un club dal 1993 e in generale è fuori dal giro dal 2010, dal fiasco sudafricano (con un pareggio e due sconfitte e tre partite, compresa la non-stretta di mano al collega Carlos Alberto Parreira dopo l’1-2 contro i padroni di casa) e dalle umiliazioni in diretta televisiva.

Allora sembrava giovane per andare in pensione, adesso avrà bisogno di un salvacondotto, ed è inutile sottolineare quanto il calcio nel frattempo sia cambiato: di quella squadra che gli si era ribellata in blocco, gli unici che giocano ancora sono due portieri, Lloris e Mandanda, e poi Clichy (Servette), Ribery (Fiorentina), Valbuena (Olympiakos) e Gignac, che ha appena trascinato i Tigres alla vittoria nella Concacaf Champions League.

 

Canarini in crisi

Il Nantes è quint’ultimo in Ligue 1 con 15 punti in 17 partite, solo tre in più rispetto al trittico di squadre che al momento occupa i tre posti della zona-retrocessione (Lorient, Dijon e Reims). C’è un giocatore della rosa che abbiamo visto anche in Serie A: il giovane portiere Alban Lafont, in prestito dalla Fiorentina.

L’ultima volta che i “Canarini” sono saliti alla ribalta delle cronache era stato per via di un episodio luttuoso e mai del tutto chiarito: la morte di Emiliano Sala, l’attaccante argentino ceduto al Cardiff, in Premier, nel mercato di gennaio del 2019 e affondato nel Canale della Manica assieme al pilota dell’aereo che lo stava portando verso il Galles. Una storia triste di suo, arricchita in negativo dalle liti tra Nantes e Cardiff sull’effettivo valore del contratto firmato e del trasferimento da 17 milioni. Tanto che era dovuta intervenire la Fifa per sbrogliare la matassa.

(Photo by Clive Mason/Getty Images)

Da allora il club francese è tornato nell’anonimato: due campionati da metà classifica e tre allenatori cambiati. L’ultimo, Christian Gourcuff, vecchio filibustiere delle panchine della Ligue 1 e della Ligue 2, una vita al Lorient (25 anni in tre spezzoni) e conosciuto per essere il papà di Yoann, ex promessa del calcio francese mai mantenuta davvero. I tifosi del Milan se lo ricordano per quella comparsata nella stagione dell’ultima Champions vinta.

Il Nantes, in compenso, non è, nel mondo del foot, un club come gli altri. Nobile decaduta, senz’altro, non vince il campionato dal 2001, allora l’ottavo, che pone tutt’ora i “Canarini” al quarto posto nell’albo d’oro dietro al Saint Etienne (10), all’Olympique Marsiglia e al Psg (9). Nessuno di questi altri grandi di Francia, però, ha mai avuto uno stile così peculiare da essere chiamato col nome della squadra: il “Gioco à la nantaise”, infatti, è come un marchio di fabbrica, che ha segnato un’epoca, tra gli anni Sessanta e Settanta del secolo scorso, quando invece il Nantes dominava in patria.

Uno stile rivoluzionario per l’epoca inventato da José Arribas, basco emigrato in Francia durante la Guerra Civile Spagnola, fatto di passaggi corti, pressing, gioco collettivo e calcio posizionale. Per qualcuno, come il recentemente scomparso Gerard Houllier, avrebbe addirittura ispirato Crujiff e tutti i suoi discepoli di conseguenza. Ad Arribas, un personaggio davvero da romanzo, morto nel 1989, hanno intitolato un lungo-fiume in città e il centro di allenamento del Nantes. Il suo nome ricorre spesso come il più grande allenatore mai transitato da queste parti, nonché uno dei più grandi nella storia del calcio francese in assoluto.

 

Dieci anni di punzecchiature

E Domenech? Che cos’ha fatto in tutti questi anni il buon Raymond? Non è rimasto a guardare. Certo, non ha allenato, ma non si è mai fermato. Il suo libro, intanto, la sua autobiografia “Tout seul”, uscita nel 2012, ha venduto in Francia 200mila copie. Un successo editoriale che non si vedeva da “Ma vie pour une étoile”, scritto da Aimé Jacquet dopo aver vinto il Mondiale del 1998.
Mediaticamente è sempre stato sulla cresta dell’onda. Opinionista in televisione, uno dei suoi bersagli preferiti, tanto per cambiare, l’Italia, contro cui ha avuto sempre il dente avvelenato, da quando perdeva con l’Under 21. Memorabili i suoi sfoghi contro Cesare Maldini e in generale contro gli Azzurrini, qualificati come “imbroglioni”, o che aggiustavano illegalmente le partite. Il villain ideale, il nemico perfetto, sconfitto sempre quando c’era qualcosa in palio, dagli Europei dell’Under a, il caso più importante, il Mondiale, quello tedesco del 2006.

E se non era l’Italia in quanto Nazionale, sotto con le squadre del nostro Paese. Ultimo caso, l’Atalanta, sbertucciata dopo la sconfitta nei quarti di finale di Champions League: “Complimenti al Psg per le emozioni che ci ha regalato, e grazie a Gasperini per i cambi effettuati nel finale. Questa partita dimostra che la leggenda che gli allenatori italiani siano i più bravi tatticamente resta solo una leggenda. Tuchel ha avuto la meglio”. Detto che nel frattempo Tuchel è stato esonerato, proprio nel giorno dell’ufficializzazione del suo accordo con il Nantes.

(Photo by Jurie Senekal/Getty Images)

Non molto conosciuta, ma altrettanto esemplificativa di come a Domenech l’Italia stia antipatica a 360° (anche se lui ha smentito pubblicamente), la polemica proprio con Claudio Ranieri quando il tecnico di Testaccio era alla guida del Nantes. Dopo una sconfitta 4-1 sempre col Paris Saint Germain l’ex c.t. francese aveva twittato sfottendo la tattica utilizzata dal collega, beccandosi la risposta da Ranieri: “Le critiche le accetto, perché aiutano a crescere, ma dipende anche da chi. Non accetto però l’ironia dal capo della nostra categoria. Non c’è etica nel suo comportamento. Domenech magari lo ascolto se c’è da parlare di pullman. Oppure di teatro. Ma non di calcio”. La battuta sul teatro non era casuale, visto che da giovane Domenech aveva tentato una carriera da attoredilettante e ogni tanto ha replicato in piccoli spettacoli a tema calcistico.

Oltre alla tv, l’ex tecnico della Francia è stato eletto presidente della Lega Calcio, la Lfp, l’11 novembre del 2016. L’incarico durato forse meno nella storia di tutte le cariche elettive: un’ora appena, dalle 13 alle 14. Il tempo per ottenere l’appoggio del consiglio d’amministrazione della Lega e per farsi rimbalzare dall’assemblea generale dei club professionistici, che gli aveva preferito Nathalie Boy de la Tour.

(Photo by Michael Steele/Getty Images)

Controverso? Di sicuro. Amato? Alti e bassi. È di questo settembre la notizia di un’aggressione subita da Domenech in metropolitana a Parigi al grido di “Bastardo razzista”. Persino sua moglie, la giornalista Estelle Denis, ha dovuto prendere le distanze dal marito durante la sua trasmissione in cui Raymond era opinionista. “Le donne? Pensavo potessero essere il futuro, ma ho scoperto che anche tra di loro possono esserci delle perfette cretine, come tra gli uomini”, l’uscita dell’ex c.t. dopo aver ascoltato le parole della giocatrice Amandine Henry, che criticava l’ambiente della Nazionale femminile francese prima del Mondiale del 2019.

Nantes per ripartire, dunque. Nantes, la città di Jules Verne, autore di celeberrimi romanzi come “Il giro del mondo in 80 giorni”, “Ventimila leghe sotto i mari” o “Viaggio al centro della Terra”. Non sappiamo quanto resisterà Domenech alla guida dei “Canarini”, i tifosi come detto sono increduli e in parte ironici (“Ditemi che non è vero”, “Nessuno sano di mente assumerebbe un 68enne che non allena un club dal 1993”, “Meno male che le partite sono a porte chiuse”) ma di sicuro la sua è una storia di avventura. Come un capitano Nemo in cerca di rivincite personali, chissà.

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