Feed

La nuova vita di Kodjovi Obilale

By 22 Aprile 2019
Kodjovi Obilale

Kodjovi Obilale è rimasto paralizzato nel 2010, quando i separatisti hanno attaccato il pullman della nazionale del Togo. Ora il portiere sogna di giocare un mondiale con la rappresentativa amputati del suo Paese

Lomé, la capitale baraccopoli del Togo, andrebbe visitata almeno una volta nella vita. È la Mecca pagana di chi vuole immergersi nel ventre di Madre Africa per assorbire l’essenza di un continente che fa del disordine organizzato una propria ragione di vita. A queste latitudini, per l’esattezza nel quartiere Souza Netimé, vive Kodjovi Obilale, uno che sognava di essere ciò che non è diventato.

Un ragazzo tradito dalla lotteria demografica, ma salvato da una forza di volontà che fa a pugni con i luoghi comuni di chi vorrebbe gli africani propensi a farsi scivolare sulla pelle la vita senza viverla. Il momento di rottura risale all’8 gennaio 2010, a Cabinda, enclave angolana. Il pullman sul quale viaggiava la squadra togolese per disputare la Coppa d’Africa venne preso d’assalto da un gruppo di separatisti.

L’attacco sferrato provocò due morti (il vice allenatore e l’addetto stampa) e il grave ferimento di Kodjovi, che fu costretto a chiudere appena 26enne l’attività agonistica. «Eravamo partiti in pullman perché la federazione non aveva i soldi per pagare i biglietti aerei – racconta – così ci sobbarcammo 3mila chilometri di viaggio, ben sapendo di dover attraversare una zona dell’Angola fuori dal controllo delle autorità locali».

Foto: Getty Images.

Cabinda, soprannominata il “Kuwait africano” è terra di oro nero che fa gola soprattutto agli Stati Uniti. Dopo aver perso le concessioni con il governo di Luanda (che si è accordato con i cinesi), Washington ha armato i miliziani della regione sposando la causa del separatismo. Un metodo vigliacco per creare instabilità e ottenere un canale preferenziale e saccheggiare l’Angola di petrolio.

Calcio e politica spesso vivono in una situazione di simbiosi a quelle latitudini, ma a farne le spese è stato Kodjovi, raggiunto da una pallottola alla spina dorsale e costretto a trascorrere il resto dei suoi giorni su una sedia a rotelle. Il suo è stato un calvario, raccontarlo frantuma il sorriso stampato sulle labbra e indossato per scacciare i fantasmi del dramma vissuto. «Dopo l’assalto sono stato trasportato in una clinica di Johannesburg, in Sudafrica. In quei giorni il mondo parlava di me, di noi, e della nostra sciagura. Io piangevo, sapevo di aver perso l’uso della gamba e che la mia carriera sarebbe finita».

A Johannesburg arrivò persino il presidente togolese Gnassingbé, pittoresco dittatore che ama farsi ritrarre travestito da supereroe su fumetti che vengono distribuiti gratuitamente sulla spiaggia in faccia al Golfo di Guinea. Foto di rito, strette di mano, rassicurazioni, l’inferno sembrava alle spalle, ma all’atto pratico il governo togolese non scucì un solo dollaro per garantire le cure di Kodjovi.

Il presidente del Togo Faure Gnassingbe passa in rassegna le truppe durante le celebrazioni per l’anniversario dell’indipendenza nazionale (LaPresse).

Il calciatore riuscì a tornare in patria solo dopo la raccolta di fondi di una ong sudafricana e le segnalazioni del compagno di squadra più illustre, Emmanuel Adebayor. L’attaccante chiese al suo governo maggiore protezione, «ma quando mi sono trovato a dover persino pagare i biglietti aerei ai miei compagni per farli tornare a casa da alcune trasferte, ho capito che era meglio lasciar perdere e salutare tutti».

Da qui la storia della magia nera e del rito vudù, per altro ambientato a Lomè, patria indiscussa dell’animismo e sede del celebre mercato dei feticci di Akodessewa. L’utilizzo costante di manufatti o oggetti di derivazione naturale, ha consentito la nascita di un ricco mercato di parti animali. I loa, ovvero gli spiriti e le manifestazioni della divinità, possono trasferire la loro forza all’essere umano tramite i feticci, arrivando ad uccidere, curare malattie o provare buona e cattiva sorte. Secondo Adebayor, Kodjovi sarebbe stato vittima di uno di questi rituali ancestrali.

Kodjovi, molto scettico sul potere dell’animismo, fa la spola tra Lomé, dove ha messo insieme una squadra di calcio composta da ragazzi tetraplegici, e Pontivy, in Francia, dove all’epoca dei fatti era tesserato per la locale squadra di pallone (in terza serie) e dove oggi si sottopone a un ciclo di cure riabilitative per potersi muovere con le grucce e abbandonare quella sedia a rotelle che si era ormai trasformata in un’estensione del corpo.

Kodjovi Obilale

Foto: LaPresse

«Ho ricevuto parecchi incoraggiamenti dal mondo del calcio, persino una telefonata da Buffon – ammette – è sempre stato il mio riferimento e se ho creduto nelle energie residue in parte lo dove anche a lui e all’ottimismo che è riuscito a trasmettermi». Kodjovi vive in una sorta di venerazione per l’ex portiere azzurro, e conosce piuttosto bene il campionato italiano. Sentirlo parlare di Meret e Donnarumma con scioltezza e preparazione lascia l’interlocutore di sasso. «Donnarumma ha più tecnica, ma il napoletano più carattere. Alla fine diventerà lui il numero uno dell’Italia».

Kodjovi è ripartito da zero, ma non ha perso il desiderio di tornare a praticare l’agonismo. Ha messo in piedi a Lomé una squadra di ragazzi disabili, ma coraggiosi come lui. «Vedono in me un ragazzo che ha perso tutto, ma che è ancora lì, pronto a offrire coraggio. In effetti ci stiamo aiutando l’un l’altro. Mi hanno dato una ragione per alzarmi la mattina, mi sono sentito utile e questo è molto importante».

Con un pizzico di fortuna i ragazzi impavidi potrebbero diventare una nazionale. L’obiettivo è partecipare nel 2022 al Campionato mondiale di calcio per amputati che dovrebbe disputarsi a Istanbul. Kodjovi prova a tenersi saldo su una sola stampella, la gamba sinistra regge bene, la reattività si può recuperare. Tornare tra i pali è un sogno possibile. Persino senza aggrapparsi a feticci, vudù o altre diavolerie.

One Comment

  • alexis morales ha detto:

    soy médico cubano que estaba en colaboración médica en cabinda y preste atención médica a Kodjovi. El no sabe esta historia, por favor como puedo comunicarme con ‘el.

Leave a Reply