Silent Check

La sai l’ultima sul razzismo?

By 3 Maggio 2019

I calciatori del Brescia neopromosso intonano cori razzisti sotto la curva? “Terùn Terùn”? Ma no, era solo uno sfottò tra compagni di squadra. Non era rivolto al Lecce che li ha pedinati in classifica per tutta la stagione, figuriamoci, il calcio è scevro di ogni razzismo, chi dice il contrario ha davvero le fette di salame sugli occhi (non salame calabrese, eh, mi raccomando).

La storia recente, e non, del calcio italiano è piena di fraintendimenti di questo tipo. Per esempio, gli ululati razzisti a Koulibaly durante Inter – Napoli dello scorso dicembre, erano finti. Già, come i cori del nuovo stadio del Tottenham l’altra sera in Champions contro l’Ajax. Non lo avevate capito da voi? Preregistrati. Per fare ambiente, rumore, simpatia.

Stesso discorso per quelli a Bakayoko dagli spalti dell’Olimpico nell’ultima trasferta dei rossoneri contro la Lazio. Come abbiate fatto a non accorgervene da subito è un mistero. Vogliamo poi parlare di un grande classico? L’evergreen “Vesuvio lavali col fuoco”, successo storico dei big match contro il Napoli? Preso in prestito da un po’ tutte le tifoserie, come “YMCA” dei Village People durante le feste di capodanno e “Cinquanta Special” dei Lunapop a fine serata in discoteca, quando devono cacciarti dalla pista, all’alba, e non sanno più cosa inventarsi.

Eppure i momenti in cui le due canzoni appena citate arrivano alle nostre orecchie non creano lo scalpore del coro pro-lava, pro-disastro ambientale, pro-morte di un milioncino di persone. Mah, più ci penso e più non colgo le differenze. Pensate che una volta, stupidamente, Kevin Prince Boateng se la prese con un manipolo di fini umoristi, sostenitori del Pro Patria, che gli ululava dalle tribune e, dopo avergli calciato la sfera contro, il ghanese si tolse la maglia e abbandonò il campo. Che permalosone. Ed era anche un’amichevole, quei ragazzi scherzavano, lo dice la parola stessa: amichevole. Con amicizia, affetto.

Mannaggia questi miliardari incontentabili, fidanzati con le veline più belle, con il sedere sopra macchine di lusso, e senza senso dell’umorismo. Uno che invece andò vicinissimo a rovinare una domenica calcistica piena di gioia e goliardate, fu l’ivoriano Marco Zoro. All’epoca, il 2005, il calciatore del Messina, a San Siro, reagì male ad alcuni buuu che piovevano dalle gradinate dei tifosi interisti. Tanto male che afferrò il pallone e se lo stava portando fuori, negli spogliatoi, ovunque purché lontano da quel momento da lui definito, con un pizzico di boria, umiliante.

La soluzione della Lega Calcio per i simpatici delle tribune, quelli che ululano ai neri, augurano a un vulcano di scoppiare o consigliano a un popolo del Sud di lavarsi con il sapone, potrebbe essere quella di invitarli tutti insieme, ogni domenica, in uno stadio vuoto. Vuoto di altro pubblico, vuoto di calciatori, arbitri, pallone. Soltanto loro e i loro simili a confrontarsi in un’avvincente sfida di barzellette stile “La sai l’ultima?”.

Ah, insieme ai calciatori che fanno uguale, intendiamoci. Sai che risate per noi, poi, rivederli in tivù comodamente seduti dal divano di casa, mentre si divertono tra loro? Tanto, della partita di pallone, a questi signori, che gli frega? L’importante è la simpatia.

Foto: LaPresse.

Leave a Reply