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Stiamo assistendo alla seconda fioritura della Spal

By 26 Aprile 2019

Fiducia nell’allenatore anche nei momenti più delicati e interventi mirati sul mercato. Ecco come la Spal ha costruito un progetto che l’ha portata a confermarsi

Le strade di Ferrara non ti stritolano, non ti catturano. Ti accolgono, ti cullano, ti coccolano, con gli edifici estensi che sfidano il passare degli anni senza perdere un grammo del loro fascino e le biciclette che passano lente per le vie del centro, senza ansie di sorta. Ha perfettamente senso che il nuovo corso della Spal sia il trionfo della pazienza.

Mentre la squadra scalava i gradini del calcio italiano, la struttura societaria si è dovuta adeguare ai salti improvvisi della formazione di Leonardo Semplici, senza però mai perdere di vista il quadro generale delle cose. Un passo alla volta, rigorosamente lungo il giusto, per evitare di inciampare e farsi prendere dal panico. I ferraresi stanno per chiudere in acque serene anche la seconda stagione in Serie A, storicamente la più difficile per chi ha guadagnato la salvezza al primo giro di giostra dopo la promozione.

La proprietà ha investito sulla rosa con parsimonia e oculatezza, preferendo dirottare parte dei fondi a disposizione sull’ampliamento del Paolo Mazza, passato nel giro di due anni dalle 8.500 unità della cadetteria alle 16.134, tutte rigorosamente coperte, dell’ultimo turno di lavori. Un restyling inaugurato con un 2-0 all’Atalanta dei miracoli di Gian Piero Gasperini nel settembre del 2018, perché in casa Spal il tempismo sembra qualcosa di imprescindibile: l’avversario giusto al momento giusto, e se qualcuno mormora per una rimonta sulla Juventus in risparmio energetico con l’Ajax alle porte poco conta, il nome della Spal scintilla in faccia a maligni e superbi, come predicava il poeta. Prima e dopo quel successo eclatante, la costruzione di una salvezza ormai a un passo. Nulla, a Ferrara, accade per caso.

Il 18 febbraio di un anno fa, dopo aver perso di misura in casa del Napoli, la Spal era con un piede e mezzo nel baratro. Diciassette punti raccolti in venticinque giornate, una miseria che valeva l’abbonamento al terzultimo posto. Nel mercato di gennaio, però, il d.s. Vagnati si era mosso da califfo del settore. Lo aveva già fatto nell’anno della promozione dalla B alla A, aggiungendo a stagione in corso due elementi cruciali come Costa e Floccari.

Una tradizione rinverdita da altri due tasselli fondamentali per il raggiungimento della salvezza: Thiago Cionek, il centrale che mancava dall’estate per l’impossibilità di rimettere le mani su Kevin Bonifazi in prestito dal Torino, e Jasmin Kurtic, la mezz’ala perfetta per il gioco di Semplici. Con la primavera alle porte, la Spal si era ritrovata: sei punti tra Crotone e Bologna, poi una striscia di sei pareggi con avversari pesanti (Juventus, ancora lei, Atalanta e Fiorentina) e la fioritura di fine stagione, tre vittorie nelle ultime quattro giornate e la salvezza blindata all’ultima curva, con lo show di Antenucci contro la Sampdoria.

Sarebbe stato facile, per la società, sacrificare l’allenatore della risalita in A alle prime difficoltà. Ma a Ferrara non si perde la testa tanto facilmente. Una salvezza figlia della pazienza, della voglia di capire cosa non funziona per metterci mano tutti insieme, senza farsi prendere da smanie di colpi di spugna. «Siamo maturati nelle difficoltà», raccontava Semplici a fine stagione. «I calciatori si sono dimostrati uomini veri, li devo ringraziare. Alle spalle c’è un lavoro straordinario di società, direttori e soprattutto giocatori». Il pubblico capisce e apprezza.

Miracolo Spal

Confermarsi, però, non è mai semplice. Specialmente quando le big, o le aspiranti tali, iniziano a posare gli occhi sull’argenteria. Il pezzo più splendente corre veloce sulla fascia destra. Ha bisogno di campo davanti a sé per dare il meglio, ma quando lo trova non si tiene. Sforna assist a ripetizione, anche se non sempre i suoi cross sono calibrati al millimetro. Riuscirci a quelle velocità, d’altronde, sarebbe qualcosa di disumano. Manuel Lazzari è la freccia che rende imprevedibile il tessuto tattico di Semplici, tecnico che ama il 3-5-2, la costruzione dal basso con i difensori – anche a costo di qualche figuraccia – e gli attaccanti sempre pronti a venire incontro, magari per lasciare spazio alle sfuriate degli intermedi di centrocampo.

Quando la Spal è in affanno, c’è sempre la soluzione Lazzari. Un’accelerazione improvvisa, qualche dribbling di pura velocità, magari una punizione guadagnata per rifiatare. Le offerte arrivano, la società non molla. Manuel resta, la squadra viene puntellata: torna Bonifazi per la difesa, si sceglie Fares per fare da contraltare di Lazzari sulla fascia sinistra, Kurtic viene riscattato e affiancato da un altro vecchio mestierante del centrocampo come Missiroli.

Soprattutto, si scommette su Andrea Petagna, uno abituato a sacrificarsi per gli altri, lo specchietto per le allodole perfette per il gioco di Gasperini, che lo utilizzava per sgomitare e lasciare spazio agli inserimenti da treno in corsa di Bryan Cristante. Petagna come centravanti, Petagna come calamita da cercare nei momenti di difficoltà con palloni lunghi e sporchi, Petagna che magari segna anche più del solito. Fa due gol contro l’Atalanta, e la Spal parte così forte da avere un vero momento di sbandamento, sindrome da giramento di testa per i troppi complimenti.

Miracolo Spal

Il successo con la “Dea” arriva alla quarta di campionato, dopo due vittorie marchiate da reti spettacolari contro Bologna (missile di Kurtic) e Parma (sublime girata volante di Antenucci). Seguono quattro ko di fila, un sussulto improvviso contro la disarmata e disarmante Roma di Di Francesco, poi l’inquietante 0-3 con il Frosinone. Dall’acuto dell’Olimpico giallorosso, datato 20 ottobre, la Spal resta senza vittorie fino al 27 gennaio.

La squadra va ritoccata ancora e la società porta a Ferrara due profili diversi tra loro ma estremamente utili. Emiliano Viviano, dopo mesi di naftalina a Lisbona, torna in Italia per dare sicurezza al pacchetto arretrato spallino; Alessandro Murgia, rampante mezz’ala scuola Lazio, trova una piazza in grado di dargli minuti e fiducia. Il portiere è tra i pali quando la squadra ribalta il Parma a domicilio nel giro di diciassette giri d’orologio di raro impeto: Valoti-Petagna-Fares a cancellare la doppietta di Inglese, una boccata d’ossigeno preziosa per tornare a +7 sulla zona calda.

È un’illusione. Altri sei turni senza vittorie, ormai il Mazza è terreno di conquista per le avversarie, i punti sul Bologna diciottesimo sono soltanto due e all’orizzonte c’è un ciclo terribile di gare casalinghe: Roma, Lazio e Juventus. Ma la società è con Semplici, e un allenatore tranquillo lavora meglio di uno perennemente sulla graticola.

Miracolo Spal

Mentre fioccano nomi più o meno credibili per l’eventuale sostituzione – da De Biasi a Mandorlini, passando per Guidolin e Reja – in caso di esonero, il tecnico sa di avere le spalle coperte. Arriva la nuova Roma di Ranieri, ancora confusa per gli schiaffoni con Lazio e Porto. Il tempismo, come detto, è la dote segreta di questa Spal. Fares e Petagna firmano la vittoria della rinascita, il primo mattone verso la salvezza. «Il nostro cammino resta in salita, vogliamo restare in questa categoria giocando con determinazione», dichiara un raggiante Semplici a fine gara.

A livello tattico, la Spal è quella di sempre, ma più pronta tecnicamente. Viviano ha più confidenza con i piedi rispetto al duo Gomis-Milinkovic, l’aggiunta in pianta stabile di Bonifazi e il recupero di Cionek sul centro-destra, dopo una prima parte di stagione da dimenticare del polacco, hanno dato più tranquillità alla squadra nel gioco palla a terra. La crescita di Fares sulla fascia sinistra ha permesso di variare leggermente lo spartito, fuggendo dal concetto del rifugio costante in Lazzari.

Inoltre, Semplici ha esplorato una soluzione già vagliata dal Sassuolo in passato: l’utilizzo di Missiroli non solo come mezz’ala, ma anche davanti alla difesa. Una mossa che ha liberato lo slot per Murgia, decisamente il centrocampista con il timing migliore negli inserimenti in area. L’ulteriore passo in avanti è arrivato con il ripescaggio di Sergio Floccari al fianco di Petagna.

 

Miracolo Spal

L’ex laziale, alla soglia dei 38 anni, si è ripreso il posto da titolare a discapito di Antenucci, a sua volta riciclatosi come ricambio perfetto per gli spezzoni finali di partita. Dopo la Roma, altre due vittorie: quella con il Frosinone estromette i ciociari dai giochi salvezza, mentre il rigore di Petagna affossa la Lazio e vale il secondo successo consecutivo in casa.

Si può anche perdere a Cagliari, perché il Mazza è tornato a essere un fortino. Cade anche la Juve, distratta dalla Champions League e infarcita di riserve: non basta Kean, gli rispondono Bonifazi e il primo gol stagionale di Floccari, arrivato su un inserimento malandrino di Murgia. Le altre squadre in lotta per la salvezza gridano allo scandalo, parlano di campionato falsato. Su tutte, l’Empoli.

E il calendario, si sa, a volte è carico di ironia. C’è subito la chance di riscatto per i toscani, che ospitano la Spal al Castellani. Caputo illude, Petagna pareggia su rigore, Floccari in chiusura di primo tempo inventa un gol alla Klinsmann, torsione aerea da ragazzino a trafiggere quel Dragowski che si era trasformato da Superman contro l’Atalanta. Altro pari, con Traoré, prima dell’esplosione finale. Una sberla di Petagna dal limite dell’area per il 2-3, una pennellata di Antenucci per volare sotto il settore ospiti e toccare con le mani l’amore della gente e un pezzo di salvezza.

Con nove punti di vantaggio sull’Empoli e quattro squadre a fare da tappo, la Spal è quasi salva. Ma guai a dirlo troppo presto, da queste parti regnano prudenza e pazienza, anche se nel frattempo Petagna è arrivato a quota 14 gol: come Immobile, più di Icardi, Mertens, Insigne e Dzeko. Restano Genoa, Chievo, Napoli, Udinese e Milan: da una di queste cinque gare potrebbero uscire i tre punti necessari. Non c’è fretta. Del resto, per le vie di Ferrara, non c’è mai stata.

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