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La seconda giovinezza di Mattia Destro

By 31 Gennaio 2021

L’attaccante sta cambiando il proprio modo di giocare per diventare una punta più completa rispetto a quella che aveva stregato tutti più di un lustro fa. E nonostante il lungo periodo di buio non esclude di poter tornare in Nazionale

Il 27 settembre 2014 è un sabato qualunque. A Roma c’è il sole, è una di quelle giornate in cui l’estate non sembra volersi arrendere all’arrivo dell’autunno. Si va in giro in maniche corte, ogni tanto passa quella folata di vento che pare mandata dal Signore, il tramonto arriva tardi e si ha l’illusione di poter andare ancora in vacanza, se solo se ne avesse il tempo e il modo.

La seconda Roma di Rudi Garcia ha intenzioni bellicose, l’obiettivo è la Juventus e il suo triangolino tricolore. La dichiarazione definitiva di una guerra alla quale i giallorossi, col senno di poi, di fatto non parteciperanno è l’acquisto di Juan Manuel Iturbe, reduce dal campionato della vita. Se Luca Toni è riuscito a chiudere la stagione a quota 20 gol nonostante i trentasei anni suonati, è opinione unanime, il merito è prevalentemente il suo. Toni chiuderà l’annata successiva segnandone 22, ma non è questo che ci interessa.

All’Olimpico c’è proprio il Verona, con Mandorlini che erige un muro a protezione del suo giovane terzo portiere: Pierluigi Gollini ha 19 anni e ha esordito in Serie A tre giorni prima per la contemporanea assenza di Rafael e Benussi. La Roma fatica a sfondare, si presenta con Totti centravanti nel giorno del suo 38esimo compleanno ma Garcia, nella ripresa, rinuncia all’idea, inserendo Florenzi per allargare il campo e dando spazio anche a Gervinho, partito dalla panchina, al posto di Ljajic.

LaPresse.

Viene dunque spostato al centro un ragazzo che, in quel momento, è la grande speranza non solo della Roma, ma del calcio italiano. Mattia Destro ha chiuso il 2013-14 con 13 gol in 20 presenze, entrando nelle rotazioni della squadra di Garcia con un impatto devastante. Il primo a togliere il tappo al match è Florenzi con una rete bella e complicata, una conclusione secca di destro su un pallone apparentemente innocuo, come se avesse visto il gol ancora prima di calciare. Ce ne sarebbe abbastanza per prendere la copertina, ma non ha ancora fatto i conti con Destro. Alla fine mancano quattro minuti o giù di lì, il centravanti mette giù un pallone di petto a pochi metri dal cerchio di centrocampo, potrebbe condurre il tre contro quattro con la consapevolezza di avere davanti a sé una freccia come Gervinho.

Ma Mattia Destro è la grande speranza del calcio italiano, ed è in uno di quei momenti in cui può pensare e fare qualsiasi cosa. La palla tocca terra e sta già caricando il colpo. È una soluzione che teoricamente non fa parte del suo bagaglio tecnico. Ma come insegna Anthony Burgess, «pensare è per i tonni, i falchi invece usano l’ispirazione o quel che Zio manda». Destro segna con una conclusione insensata, e se devo pensare a un calciatore italiano che avrebbe potuto realizzare un gol del genere in epoca recente la prima connessione che mi viene in mente è Fabio Quagliarella. Un paio di mesi più tardi, Destro avrebbe messo per l’ultima volta la maglia della Nazionale azzurra. Poi più nulla, o quasi più nulla.

Un prestito infruttuoso al Milan, con la scena di Adriano Galliani che per convincerlo si apposta sotto casa e gli suona al citofono; quattro stagioni e mezza a Bologna, appena discrete le prime due, terribili le altre due e mezzo, in un mare di equivoci e rimpianti di una piazza abituata a rigenerare grandi fuoriclasse ma, in questo caso, non di rendere concreto un progetto di campione. E poi sei mesi a Genova, dove tutto era iniziato nel 2010. Otto spezzoni tristi, senza un lampo, in una squadra troppo impegnata ad andare a caccia della salvezza per potersi permettere di aspettarlo. Sembrava la resa definitiva. Il contratto che scade, le sirene cinesi. Cosa c’è di peggio di un talento non realizzato? Poi, all’improvviso, come in quel giorno di fine settembre, Mattia Destro ha fatto qualcosa che non ci aspettavamo. Ha rimesso in moto la macchina, è tornato a segnare. Come è stato possibile?

Il gol più bello della carriera di Mattia Destro

Ascesa e declino

Era il 12 settembre 2010 quando Mattia Destro esordiva in Serie A, con la maglia del Genoa: sei minuti di gioco e subito in gol contro il Chievo, quasi a voler subito mettere in chiaro che le doti manifestate nel settore giovanile dell’Inter erano reali, e non solo potenziali. Dieci anni dopo, il 20 settembre 2020, contro il Crotone, è andato nuovamente a segno dopo sei minuti. In mezzo, tra un esordio e l’altro, tantissima acqua passata sotto i ponti. Quello con i calabresi di Stroppa, però, sembrava l’ennesimo squillo illusorio di un talento che aveva visto passare troppi treni senza neanche avvicinarsi a salirci sopra.

Destro era rimasto tecnicamente svincolato durante l’estate post lockdown. Gli si era avvicinato Roberto Donadoni per convincerlo ad andare in Cina. Sembrava l’epilogo più coerente, il rifugio di chi non vuole più mettersi in gioco. A fargli cambiare idea ci ha pensato il nuovo tecnico del Genoa, Rolando Maran, durato poco, pochissimo, come da tradizione rossoblù negli ultimi anni: «Sono rimasto qui perché ho sentito la fiducia dell’allenatore, del direttore sportivo [Faggiano, che ha già salutato il Genoa proprio come Maran] e del presidente. Li devo ringraziare, mi hanno offerto una chance che non voglio sprecare. Dieci anni fa ero sbarbato e con i capelli corti, ora ho la barba e i capelli lunghi. È nato mio figlio Leone, è un momento splendido», dichiarava qualche mese fa in una bella e accorata intervista al Secolo XIX.

(Photo by Claudio Villa/Getty Images)

Quello che stupiva, leggendo le sue parole, era che Destro, dopo anni di anonimato, si dichiarava ancora convinto di poter ottenere la Nazionale: «Non è un capitolo chiuso. Ci ho giocato e spero, chissà, di poterci tornare. A giugno c’è l’Europeo ed è una bella occasione, però tutto parte da Genova, da quello che riuscirò a fare, a dimostrare sul campo». Ci si è messo di mezzo il coronavirus a bloccarlo ulteriormente: lo stop a inizio ottobre, il ritorno in un novembre nel quale ha raccolto la miseria di 14 minuti in quattro partite, tutte perse dal Genoa.

Mentre l’era Maran scivolava verso la fine, Destro si è ritrovato protagonista all’improvviso. La sua parabola ha ripreso vita contro il Milan capolista. Un gol facile facile, con una zampata in tap-in, e uno decisamente più difficile, schiacciata aerea su cross da destra di Ghiglione. È stato il click, l’inizio di una nuova vita.

Anche nei suoi anni migliori, quelli in cui pareva poter diventare il centravanti della Nazionale per un decennio, Destro non è mai stato un giocatore associativo. Era un ladro di attimi, dai movimenti sempre lucidi all’interno dell’area di rigore: passare in rassegna i gol realizzati con la maglia della Roma vuol dire ripercorrere una serie di tocchi sotto misura, spesso in area piccola, arrivati però con un’estrema qualità nei tagli senza palla. Per arrivare a dover soltanto finalizzare, serve un grande lavoro preparatorio. Nella sua esperienza agli ordini di Rudi Garcia, Destro aveva scarnificato quasi del tutto il suo gioco: il fine ultimo della sua presenza in campo era farsi trovare libero nei metri più caldi del campo. Quando la sua percentuale realizzativa è scesa, è venuto meno anche il senso della sua presenza. Ed è stato facile scaricarlo.

Un video che analizza brutalmente la penultima partita di Destro con la maglia della Roma. Mi chiedo: per quanti attaccanti si potrebbe fare lo stesso, raccogliendo spezzoni di tutte le giocate sbagliate all’interno di una gara? Probabilmente per chiunque

Rinascere

Non deve essere stato semplice, per gli allenatori che si sono succeduti a Bologna nel corso degli anni, entrare nella mente di Destro. In un’intervista rilasciata a Sportweek quando ancora giocava con il Siena, dunque prima di arrivare alla Roma, Destro respingeva con forza l’accusa di essere un ragazzo troppo istintivo: «Più che altro, ho personalità. Per me avere personalità non vuol dire fare casino in campo o nello spogliatoio, ma restare in silenzio, guardando gli altri in un certo modo. Avere la fiducia dei compagni. Non è una qualità innata, si costruisce piano piano. Con gli allenatori ci litigo subito, al primo impatto, forse perché sono fatto male io caratterialmente. All’inizio sto troppo sulle mie, perché di base sono diffidente. Forse è perché loro vedono in me qualcosa che io non sono riuscito ancora a capire. Poi le cose si aggiustano, e ci conquistiamo reciprocamente».

(Photo by Paolo Rattini/Getty Images)

Eppure, per diversi anni, in Destro tutto è apparso sproporzionato. Le aspettative iniziali, le sue esultanze eccessive a fronte di gol occasionali e prestazioni che tardavano ad arrivare. L’attimo precedente di rottura potrebbe essere stata la mancata convocazione al Mondiale 2014: incluso nella lista dei 30, venne escluso allo sprint finale, dando anche adito a una serie di indiscrezioni sul suo presunto rifiuto a essere aggregato in gruppo come riserva. «Per quanto ovviamente dispiaciuto, non ho mai rifiutato alcun ruolo in Nazionale», fu costretto a dichiarare per provare a porre un freno alle voci. Ne seguì una stagione difficile tra Roma e Milan e l’approdo a Bologna, con 19 gol nelle prime due stagioni e tanta fatica nell’anno e mezzo a seguire.

(Photo by Marco Rosi/Getty Images)

L’arrivo di Mihajlovic lo aveva rimesso in piedi, con 4 reti nella seconda metà del campionato 2018-19. In estate, dopo la notizia della malattia del tecnico, Destro rilasciò un’intervista a Sky nella quale faticava a trattenere le lacrime. Dichiarava di aver fatto una promessa all’allenatore, di sentire la sua fiducia, di essere pronto ad andare oltre dopo anni difficili. Sembrava un’altra persona e un altro giocatore, più consapevole dei propri limiti: «Devo migliorare molto nella prestazione, devo aiutare molto di più la squadra rispetto a quello che faccio adesso».

Il cambio di atteggiamento si era però scontrato, per l’ennesima volta, con i problemi muscolari, e a nulla era servito il cambio di rossoblù, dal Bologna al Genoa. «Quando sono arrivato io ha cercato di alzare l’intensità, di mettere in campo la voglia, ma si faceva spesso male e non è riuscito a trovare continuità. A me Mattia è sempre piaciuto, però non è riuscito a fare bene qua e la scelta è stata quella di andare. Gli attaccanti vivono di gol e nel momento in cui segnano riprendono fiducia. Nel mio periodo a Bologna è stato sfortunato, non era abituato a allenarsi in quella maniera e ha faticato», ha dichiarato Sinisa Mihajlovic qualche settimana fa.

Con l’arrivo di Ballardini, invece, è cambiato tutto. Gli ha messo vicino in pianta stabile Shomurodov, un giocatore che ha caratteristiche uniche all’interno della rosa del Genoa: una seconda punta con la tecnica di un trequartista e il fisico di un centravanti vecchio stampo. L’uzbeko è rapido, abilissimo nelle letture e nell’ultimo passaggio, e ha le qualità che finiscono per far collassare su di lui le difese: spazi che si aprono per Destro. L’ex Roma e Bologna ha dimostrato di star bene fisicamente, di essere pronto ad aiutare la squadra in pressing – anche se con Ballardini il Genoa sta dosando i momenti in cui aggredire, alternandoli a delle fasi più prolungate di difesa posizionale – e di aver ritrovato l’ispirazione sotto porta dei tempi migliori. Ci si è messo anche il destino: contro la Lazio, con la sostituzione già pronta, Destro ha sfruttato nel migliore dei modi l’unica occasione che gli era capitata fin lì.

In una situazione atipica, una ripartenza da un piazzato a favore della Lazio, Destro si fida di Shomurodov e delle sue doti in conduzione: invece di tagliare da destra verso sinistra, rimane aperto. L’uzbeko salta secco Leiva e si mette in condizione di servire il centravanti

La connessione tra le due punte è uno degli aspetti più interessanti sui quali sta lavorando Ballardini. Nel gol che ha risolto la sfida interna contro il Cagliari, a Shomurodov viene chiesto di attaccare la profondità su un lancio lungo di Zajc che va a esplorare lo spazio alle spalle dei centrali del Cagliari, punendo una delle tendenze della squadra di Di Francesco. L’uzbeko mette a sedere Ceppitelli e Godin vincendo un rimpallo e a quel punto potrebbe portarsi il pallone sul mancino per la conclusione, ma alza la testa e vede non solo la presenza di Destro sul fronte opposto, ma anche il rimorchio di Strootman, un’aggiunta di mercato di enorme rilevanza per una squadra come il Genoa. L’olandese apre immediatamente per Destro che non sbaglia. Si era visto qualcosa di simile anche contro il Bologna, a conferma che c’è molto di codificato nella repentina crescita del Genoa di Ballardini. Shomurodov da solo riesce ad allungare le difese avversarie – e quella rossoblù non è di certo una retroguardia ermetica – con i suoi strappi sulle fasce, ma poi serve il lavoro di Destro per andare alla conclusione.

Dopo l’allungo solitario di Shomurodov su un lancio lungolinea sulla destra, il Genoa può provare ad attaccare di squadra. L’uzbeko serve Destro ai 18 metri: l’attaccante lascerà sfilare la sfera per l’arrivo di Criscito, fuori dall’inquadratura. Zajc, in questa gara schierato da mezz’ala sinistra, è già pronto all’ingresso in area

La palla arriva a Criscito che opta per il tiro in corsa, ma il capitano rossoblù avrebbe avuto anche a disposizione il cross sul secondo palo, con ben tre uomini pronti ad aggredire la sfera

Destro si è riguadagnato le prime pagine dei giornali grazie ai sette centri realizzati finora in campionato, ma la verità è che sta cambiando il proprio modo di giocare per diventare un attaccante più completo rispetto a quello che aveva stregato tutti più di un lustro fa: «Mattia la sua partita la fa sempre, è presente quando c’è da attaccare e quando bisogna dare una mano. Questo è Destro per me, un calciatore totale, pronto a sacrificarsi in ogni fase del match. Alla fine, giocando così, il premio del gol arriva», ha detto di lui Ballardini, che lo ha reso titolare inamovibile preferendolo anche a Scamacca, forse tramortito dalle voci di mercato.

Con quel senso dell’esagerazione tipico dei media italiani, per Destro si è già iniziato a parlare di un posto all’Europeo: forse è quella ricerca costante di un «nuovo Schillaci» che deve agitare ogni vigilia di un grande torneo, il sogno di avere una mina vagante che entra nelle rotazioni all’improvviso come salvatore della patria. Sembra decisamente presto per parlarne, soprattutto per lui, che dopo troppo tempo passato a farsi odiare ha soltanto bisogno di tranquillità. È la fine dei vent’anni e in un momento del genere, come cantava qualcuno, Mattia Destro non deve sbagliare strada e non farsi del male.

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