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La seconda vita di Marcos Llorente

By 30 Gennaio 2021
Marcos Llorente

Era un centrocampista difensivo che sognava di trionfare nel Real Madrid, ora segna e confeziona assist nell’Atlético. La straordinaria trasformazione di uno degli incursori più efficaci d’Europa

Si è appena conclusa la stagione 2016/17 e Marcos Llorente è rientrato al Real Madrid, dopo un ottimo prestito all’Alavés. Il 22enne centrocampista spagnolo è stato una delle rivelazioni del campionato, il faro in mezzo al campo della squadra di Pellegrino che ha sfiorato una storica qualificazione europea, terminando al nono posto in classifica, e perso una finale di Copa del Rey contro il Barça.

Llorente è cresciuto con la maglia delle Merengues addosso e le foto in casa di suo padre Paco, di suo nonno Ramón Grosso e del suo prozio Gento, tutti e tre – ognuno a modo suo – calciatori storici del Real. Sangue blanco al 100%.

Il suo desiderio, come anche quello di tanti aficionados, era di trionfare nel club della sua vita e di continuare l’incredibile tradizione di famiglia, ma non andrà così. Alla sua prima stagione raccoglie poco più di 1.000 minuti in campo, con diverse titolarità soprattutto in Copa del Rey. Il Real vince la Champions nella finale di Cardiff contro la Juventus, il Mondiale per Club e la Supercoppa spagnola. Tutti trofei che figurano nel palmarès di Llorente, ai quali però ha contribuito in maniera praticamente nulla.

Marcos Llorente

(Photo by Rob Foldy/Getty Images)

L’anno successivo è anche uno dei più travagliati per il club, che inizia la stagione con Lopetegui in panchina, sostituito poi da Solari e con il ritorno a marzo di Zidane. L’unico che sembra voler dare fiducia a Llorente è proprio Santiago Solari, che ha allenato per tanti anni le giovanili e ne conosce bene il talento e le potenzialità.

Nel Mondiale per Club, Llorente è titolare in entrambe le partite che il Real gioca. Si prende anche la soddisfazione di segnare il 2 a 0 nella finale contro l’Al-Ain, con un bel tiro al volo dal limite dell’area dopo la respinta di un corner. Il suo primo gol con la maglia delle Merengues. Uno dei pochi momenti di massima felicità vissuti con la camiseta blanca.

Con il secondo mandato di Zidane, Llorente torna a fare la riserva senza giocare, solo pochi minuti nella solita Copa del Rey. A fine stagione è consapevole che per lui, al Madrid, non c’è spazio. In un’intervista rilasciata ad Abc ha rivelato anche cosa gli ha detto il tecnico francese: «Zidane mi ha consigliato di lasciare il Real e questo ho fatto». Appena è arrivata l’opportunità, Marcos non ci ha pensato due volte a rimanere a Madrid e trasferirsi all’Atlético, per circa 30 milioni di euro.

Nel suo 4-4-2 Simeone ha la necessità di sostituire uno dei due pivote, ovvero Rodri, trasferitosi al Manchester City, e Llorente sembra avere le caratteristiche adatte per occupare quel posto. Nell’Alavés aveva spiccato per le sue straordinarie doti fisiche e difensive, era anche il miglior recuperatore di palloni della Liga 16/17. Insomma, sembrava un acquisto funzionale, non straordinario ma comunque più che valido.

Marcos Llorente

(Photo by Eric Alonso/Getty Images)

Nei primi mesi però, anche con il Cholo non gioca molto, non è convinto del suo utilizzo in mezzo al campo per quanto riguarda la gestione del pallone e i tempi di gioco, aspetto in cui necessita tempo per migliorare. Il tecnico argentino cambia idea e inizia a lavorare sottotraccia durante gli allenamenti per provarlo in una posizione più avanzata, con compiti offensivi.

Il primo segnale di un possibile cambiamento arriva a febbraio dello scorso anno, quando Llorente segna il suo primo gol con l’Atlético, in una partita contro il Valencia finita 2-2. È la rete che sblocca la gara dopo quindici minuti di gioco: il classe ’95 parte come esterno destro del 4-4-2, l’azione si sviluppa sulla sua fascia, senza palla taglia verso il centro e dall’area piccola mette dentro con facilità dopo una goffa respinta del centrale avversario. Solo un veloce aperitivo di quello che verrà nei mesi successivi.

Nella vita di Marcos Llorente c’è sicuramente un prima e un dopo l’11 marzo 2020, vero e proprio turning point della sua carriera. Serata di Champions in cui l’Atlético Madrid elimina il Liverpool, campione in carica, con una vittoria epica 3 a 2 ad Anfield. Il giocatore che si prende le copertine è proprio Llorente, che con una doppietta stende la banda di Klopp. Entrambi i gol arrivano da fuori area: il primo, leggermente spostato sulla sinistra, con un destro a giro quasi rasoterra che fulmina Adrián; il secondo molto simile, dal limite dell’area in posizione centrale, sempre con un destro che finisce vicino al secondo palo.

Una notte magica per uno abituato ad avere compiti difensivi e che, prima di quella sera, aveva segnato in totale solo tre reti tra i professionisti. Il calcio poi si ferma a causa della pandemia e, quando la Liga riprende a giugno, Llorente è ormai diventato per Simeone un giocatore da sfruttare in zona offensiva.

Marcos Llorente

(Photo by Julian Finney/Getty Images)

Il tecnico argentino lo fa partire come esterno destro nel 4-4-2, in alcune partite anche come seconda punta. Oltre al cambio di ruolo, sono cambiate proprio le funzioni e i compiti che deve svolgere. Dal punto di vista atletico e fisico, Llorente è semplicemente straripante. Alto 185 cm, con un corpo da statua greca che sembra fatto di cemento armato.

Simeone gli chiede di attaccare lo spazio tra terzino destro e centrale, così da allungare continuamente la linea difensiva avversaria come un chewing-gum. È un movimento che lo spagnolo domina alla perfezione, tanto da eseguirlo più volte all’interno della stessa partita. In quel modo, se ha spazio, può puntare direttamente la porta e concludere con tiri secchi e precisi; oppure può arrivare sulla linea di fondo, per servire un compagno in mezzo o con un passaggio arretrato.

Nelle ultime dieci partite di Liga della scorsa stagione ha ottenuto la continuità necessaria per giocare in posizione più avanzata, registrando 2 gol e 4 assist. Il Cholo ha creduto fortemente in questo nuovo Llorente, e ancora una volta ha avuto ragione: «Lui mi ha scoperto e io mi sono reinventato», ha detto il ragazzo a Radio Marca. In un’altra intervista, rilasciata a Diario AS, ha parlato proprio del cambio di posizione: «Ho giocato in posizioni che non avrei mai immaginato, ma ho anche fatto un miglioramento nel mio gioco apportando cose offensive che non conoscevo».

Marcos Llorente

(Photo by Denis Doyle/Getty Images)

Il lavoro di modellamento, da vero artigiano, di Simeone nei confronti di Llorente ricorda molto quello che, nei primi anni, il Cholo fece con Raúl García. Un giocatore che giocava stabilmente in mezzo al campo, con compiti da mediano, venne trasformato in un incursore micidiale, diventando uno dei protagonisti principali del primo ciclo di quell’Atlético.

Il navarro veniva utilizzato più come un ariete da sfondamento, soprattutto per il gioco diretto e per lottare su tutte le seconde palle; Llorente, invece, ha bisogno di attaccare gli spazi, di colpire in profondità, e può farlo con gli inserimenti ma anche con delle conduzioni palla al piede molto potenti. Un’arma che, quando viene utilizzata nella maniera giusta, riesce sempre a scardinare le difese avversarie.

I Colchoneros in questa stagione hanno anche cambiato sistema di gioco, passando stabilmente al 3-4-2-1. Llorente è partito spesso come mezzapunta destra, in questo modo è stato avvicinato ancora di più alla porta avversaria, confermandosi come uno dei principali punti di forza della squadra. Lo spagnolo ha anche migliorato il proprio fatturato, registrando 6 gol e 5 assist in 18 partite di campionato. Il merito è in gran parte del Cholo, che ha praticamente creato un giocatore dal nulla, completamente diverso rispetto a quello di prima.

Llorente può anche contare sull’ottima società costruita con Trippier, – esterno destro – un giocatore che dà il meglio di sé quando attacca e che, soprattutto, ha una sensibilità tecnica fantastica per lanciarlo in profondità. Un esempio è quello che è successo in Atlético Madrid – Sevilla del 12 gennaio, nella rete del 2 a 0: Trippier riceve una rimessa laterale e, con la linea degli andalusi molto alta, non ci pensa due volte a mandare Llorente in verticale; lo spagnolo poi mette la palla arretrata al limite dell’area per Saúl, che chiude la partita.

Un movimento che la banda del Cholo prova più volte in ogni partita e che, quando viene realizzato in maniera corretta, è difficilmente difendibile per gli avversari. Lo ha sottolineato, in maniera ironica, il giornalista spagnolo Alberto Edjogo con un tweet: «Non è che Marcos Llorente arrivi una e un’altra volta fino alla linea di fondo in ogni partita. È che potrebbe costruirsi lì un appartamento con vista sull’area per vedere come qualche compagno riesca a sfruttare la sua falcata imperiale».

A novembre è anche arrivata la prima convocazione in Nazionale, un sogno che Llorente aveva fin da bambino. Luis Enrique gli ha concesso solo 18 minuti nell’amichevole contro l’Olanda, ma con le prestazioni degli ultimi mesi è difficile che rimanga fuori al prossimo giro di fine marzo. Nel calcio le cose cambiano sempre in fretta, ma adesso Llorente ha trovato la stabilità necessaria e si è affermato come uno degli incursori più pericolosi d’Europa. Era un centrocampista difensivo che sognava di trionfare nel Real, è finito a fare gol e assist per l’Atlético. A volte va così.

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