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La selezione umbra che ha battuto il Brasile in amichevole

By 28 Maggio 2020

Il 28 maggio del 1990 il Brasile è in ritiro a Gubbio e gioca una partita di preparazione al Mondiale contro la rappresentativa Top Umbria. Sembra una partita a senso unico ma un gol di Ciccio Artistico regala ai verdeoro un’incredibile sconfitta

 

«Derrota infernal». I giornalisti brasiliani assiepati nella tribuna stampa del Libero Liberati di Terni dettano i titoli ai giornali che li hanno spediti in Italia con grande ottimismo. Una positività inevitabilmente fiaccata da una delle sconfitte più incredibili dell’intera storia della nazionale verdeoro. È vero, il clima intorno al nome di Sebastião Barroso Lazaroni non era già dei migliori alla vigilia, anche se la vittoria nella Coppa America del 1989 gli aveva quantomeno permesso di dimenticare le minacce di morte ricevute in precedenza.

Ma adesso, in questa notte umbra carica di sgomento, nemmeno i più accaniti sostenitori del commissario tecnico del Brasile riescono a vedere il bicchiere mezzo pieno. Leggenda vuole che di giornalisti accreditati al seguito della Seleção ce ne siano ben 988. Quasi tutti si guardano attoniti, tramandando agli altrettanto sbigottiti redattori rimasti in patria il tabellino di quella partita. È il 28 maggio 1990. Brasil 0, Selecionado de Umbria 1.

La sintesi del match

 

Le premesse

L’ultima amichevole giocata dal Brasile prima della partenza per l’Italia non aveva convinto i critici. Il 13 maggio 1990 i verdeoro non erano andati oltre il 3-3 contro la Germania Est: la squadra aveva ancora la testa altrove, con alcuni elementi chiave impegnati nella chiusura della stagione dei rispettivi club, ma il pari contro una nazionale destinata a sparire non aveva lasciato comunque segnali positivi. Al vantaggio di Alemão aveva risposto Thomas Doll, all’1-2 firmato da Careca e Dunga nel giro di tre minuti erano arrivate le repliche di Ernst e Steinmann. Lazaroni non si era schiodato dal suo amato 5-3-2: Aldair, Mozer e Ricardo Gomes centrali, Jorginho e Branco esterni, Alemão-Dunga-Valdo a centrocampo e la coppia Careca-Müller davanti. 

Il c.t. sta aspettando Romario e si prepara a testarlo nel lungo ritiro italiano. Prima di raggiungere la penisola, il Brasile è atteso da una tappa intermedia in Spagna. In terra iberica il gruppo è monco per davvero: oltre a Dunga, aggregato alla Fiorentina impegnata nella finale di ritorno di Coppa Uefa con la Juventus, e Romario, rimasto in Olanda nel tentativo di recuperare dall’infortunio che lo ha tenuto ai box per tre mesi, mancano anche i tre calciatori del Benfica Aldair, Ricardo Gomes e Valdo, in fremente attesa della finale di Coppa dei Campioni contro il Milan.

La stampa brasiliana vede come un affronto alla storia del calcio verdeoro l’utilizzo di un modulo così difensivo, con la decisione di Lazaroni di affidarsi alla figura del libero. Nonostante tutto, il c.t. appare spavaldo: «Abbiamo una formazione all’altezza della tradizione: forte tecnicamente, ma anche grintosa e battagliera. Le squadre avversarie sappiano che il Brasile vuole conquistare la Coppa del Mondo e quindi non può avere paura. Non ho Pelé né Zico in squadra, ma un gruppo fantastico di ventidue possibili titolari, pieni di carattere e fiducia nei propri mezzi». Carlos Alberto, stella tra le stelle della Nazionale campione del mondo nel 1970, è tra i più critici: «Questo Brasile gioca come se fosse una squadra di seconda categoria». È il Brasile che ha strappato il pass per l’Italia anche grazie alla leggendaria sceneggiata di Rojas, portiere del Cile, nella sfida decisiva del Maracanà: con i verdeoro in vantaggio, di fatto già virtualmente qualificati a meno di clamorosi ribaltoni, il numero 1 della “Roja” colse l’occasione di un fumogeno caduto per tagliarsi con un minuscolo bisturi e uscire dal campo in un lago di sangue. Uno stratagemma scoperto in fretta grazie alle foto scattate a bordo campo.

Shaun Botterill/Allsport

La fase di preparazione in Italia è divisa in due: prima un mini ritiro a Gubbio, in un convento trasformato in albergo, e poi la rotta verso Asti. I media riportano un certo malcontento del gruppo brasiliano, confinato per l’appunto in un raduno dal sapore ascetico quando la Federazione aveva ricevuto offerte da località decisamente più attraenti. Lazaroni chiede silenzio e concentrazione, Renato Portaluppi infrange il diktat dopo un quarto d’ora dall’arrivo in terra umbra, sparando su Giannini e Massaro, suoi ex compagni alla Roma, attaccando Dino Viola e lanciandosi in una accorata difesa del sesso prepartita.

Più interessanti, ai fini giornalistici, le parole di Romario: «La gamba va bene, ho ripreso ad allenarmi da 15 giorni e sono certo di partecipare ai Mondiali, anche se la piena forma arriverà soltanto nella seconda fase». Avere o non avere “O Baixinho” al pieno della forma farebbe tutta la differenza del mondo. Alemão, forse il più europeo del gruppo, cerca di riportare il sereno rispondendo alle domande dei giornalisti brasiliani: «Sbaglia chi pensa che nel gruppo ci siano problemi. Siamo pronti a fare la nostra parte, le amichevoli disputate fin qui ci sono servite per correggere certi errori di impostazione. Siamo più forti della squadra andata in Messico quattro anni fa». 

Rispetto a Lazaroni, in quei giorni desta decisamente più fiducia un altro brasiliano, Ayrton Senna, che vuole dimenticare il flop di San Marino e si prepara a dare spettacolo nel Gran Premio di Monaco: provoca Prost, come da copione, e alla fine si aggiudica il Gp dominando dall’inizio (pole position) alla bandiera a scacchi, con il francese costretto al ritiro per un problema elettrico. Mentre Dunga con le sue dichiarazioni su un possibile addio alla Fiorentina incendia ulteriormente la piazza viola, già fuori di testa per la cessione di Baggio alla Juventus, la stampa italiana cerca di trovare un’attinenza tra il Brasile dell’austerity economica, voluta dal presidente Collor de Mello, e quello di Lazaroni, che con il suo gioco di stampo europeo sembra voler allontanarsi a tutti i costi dalla tradizione spensierata e spettacolare tipica della nazionale verdeoro. Il 24 maggio, al San Biagio, il Brasile affronta il Gubbio, reduce da un quinto posto nel Girone C della Serie C2, la quarta divisione italiana. Finisce come da pronostico: 14-1 per il Brasile, poco più di una sgambata in cui Bebeto (poker) e Romario (tripletta) fanno la voce grossa. Non accade lo stesso quattro giorni più tardi.

 

La derrota infernal

In un Liberati gremito – le cronache dell’epoca riferiscono di almeno quindicimila tifosi sugli spalti – va in scena un improbabile match tra il Brasile e una selezione ribattezzata “Top Umbria”: il meglio di Perugia, Ternana e Gubbio, una sorta di rappresentativa regionale di giocatori comunque di Serie C. Per Lazaroni, che nel prepartita assiste interessato allo spettacolo degli sbandieratori locali, è comunque un test significativo in vista del debutto mondiale, in cui sarà certamente privo di Romario squalificato, come se non bastassero le condizioni fisiche precarie. Rispetto alla sfida con la DDR, in difesa trova posto Mauro Galvao per Aldair, mentre il resto rimane tutto uguale. Passano una manciata di minuti ed Edoardo Artistico, con una punizione da trenta metri, fulmina il futuro portiere del Parma, Claudio Taffarel, con una traiettoria “alla Branco”. 

Lo spettacolare gol di Ciccio Artistico. Il Brasile è in campo con le divise di allenamento per ordine della Fifa, che ha impedito alla Federazione di utilizzare le maglie ufficiali

È un incidente di percorso, nulla di preoccupante. Il Brasile, come impone il mostruoso squilibrio di forze in campo, inizia a macinare gioco e a creare occasioni su occasioni. Fioccano pali, traverse, conclusioni a lato di un soffio. Vinti, il portiere della Top Umbria, in un paio di circostanze è bravissimo a sventare i pericoli. Si va all’intervallo sull’1-0 per la squadra “di casa”, che anche nella ripresa concede di tutto, ma senza mai subire gol: anche Careca si fa ipnotizzare dal portiere, che nel frattempo non è più Vinti, sostituito da Riommi. Lazaroni nel finale concede minuti anche a Romario, che va due volte vicino al gol ma senza mai inquadrare la porta. La stampa brasiliana presente a bordo campo inizia a tempestare di domande i calciatori a fine partita, Jorginho balbetta qualcosa ma non riesce a dare una spiegazione concreta della sconfitta, eccezion fatta per il riferimento alle tante occasioni sprecate. Gli eroi della selezione umbra lasciano il terreno di gioco tra gli applausi mentre il Brasile si lecca delle ferite a dir poco impreviste. 

: Shaun Botterill/Allsport

L’uomo maggiormente sotto pressione, neanche a dirlo, è Lazaroni. «Questa è una lezione sulla quale dobbiamo meditare. Non cambieremo i programmi, ma il tipo di lavoro. Faremo meno atletica, baderemo più al calcio e meno alla velocità. Abbiamo perso sull’unico tiro in porta e in attacco abbiamo sbagliato troppo». Ha ragione da vendere, ma spiegarlo alla stampa brasiliana non è così semplice, specialmente alla luce del livello degli avversari. Nella sua mente, Lazaroni continua ad aspettare Romario come il salvatore della patria: «Ci può dare vivacità e precisione sotto porta. So che devo apportare delle correzioni, c’è ancora tutto il tempo per registrare la squadra».

Il gruppo è chiaramente scosso. «Non riusciamo mai a portare i centrocampisti al tiro, il peso dell’ attacco è tutto di chi sta davanti, dobbiamo trovare una manovra più corale», attacca Dunga. «Ve la prendete con la difesa, ma se sbagliamo dieci gol davanti alla porta chi è il vero responsabile della sconfitta?», tuona Jorginho a mente fredda. Le parole del terzino del Bayer Leverkusen si riveleranno tristemente profetiche. Dopo aver superato il girone di qualificazione, il Brasile andrà a scontrarsi con il nemico di sempre, l’Argentina, in quello che rimane tutt’ora l’unico match a eliminazione diretta giocato in un Mondiale tra i due colossi del calcio sudamericano. E al Delle Alpi, in una sfida dai contorni mitologici – si continua a narrare di una borraccia “drogata” che avrebbe stordito Branco – e ancora senza una verità definitiva, sarà l’Argentina a passare, giocando una partita di puro contenimento, con il Brasile che colpirà pali a ripetizione, obbligando Goycochea agli straordinari e finendo per pagare una giocata sensazionale in rifinitura di Maradona per Caniggia. Proprio come quella sera al Liberati, quando “Arciscicu” punì Taffarel con un gioiello irripetibile.

One Comment

  • Guglielmo aprile ha detto:

    Pontedera docet… Ma quel brasile era malato dall’inizio, anzi se vogliamo dirla tutta il declino è iniziato dall’82, quando al sarria fu decretata la fine, o la impraticabilita, di una certa idea di gioco libera e gioiosa, ma perdente a confronto con le esasperazioni tatticistiche della modernità. Poi lazaroni ci mise del suo, violentando una identità calcistica, e ben prima di felipao, che aveva a disposizione una rosa ancora piu limitata di quella di italia90

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