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La sfacciata eleganza di Jack Grealish

By 8 Maggio 2020

Il capitano dell’Aston Villa sta disputando la migliore stagione della sua carriera ed è diventato il giocatore più decisivo in Premier fuori dalle big six. Ora per lui sembra arrivato il momento del salto di qualità

È il 10 marzo dello scorso anno e in Championship si gioca Birmingham – Aston Villa, uno dei derby più caldi e storici del calcio inglese. Al nono minuto di gioco, con il risultato fermo sullo 0 a 0, un tifoso invade il campo e corre verso Jack Grealish, il capitano dell’Aston Villa. Grealish è girato di spalle, nessuno riesce ad avvertirlo in tempo ed è inconsapevole di quello che sta per succedere. L’invasore lo colpisce da dietro, scaricandogli un violento pugno tra collo e mento. Gli steward e i giocatori lo bloccano immediatamente, passano alcuni secondi concitati e alla fine l’uomo viene scortato fuori.

Photo by Alex Davidson/Getty Images)

Grealish, dopo essere finito a terra, non mostra il minimo segno di reazione: è seduto, calmo, si aggiusta i calzettoni, non guarda nemmeno il suo aggressore che viene fermato. Sul volto del capitano dei Villans spunta addirittura un sorriso beffardo. Quattro giocatori del Birmingham lo circondano, sincerandosi delle sue condizioni e lo aiutano a rialzarsi. Un instante immortalato con una fotografia bellissima, che potrebbe essere anche un’opera del Caravaggio.

Quel Second City derby – così viene chiamata la sfida calcistica di Birmingham – finisce 1 a 0 per l’Aston Villa, con un gol siglato proprio da Grealish. Al minuto numero 67 il capitano dei Villans entra in area di rigore dalla sinistra, la difesa avversaria lo lascia fare indisturbato, prende la mira e incrocia il tiro con un preciso mancino rasoterra. La massima pena inflitta dal giustiziere della città, che per sfortuna degli avversari veste i colori Claret and Blue.

(Photo by Nathan Stirk/Getty Images)

Grealish festeggia andando ad immergersi e a mischiarsi nello spicchio dedicato ai suoi tifosi. È un’esultanza che avrà simulato decine di volte, quando era più piccolo, nel giardino di casa sua. Il padre gli allestì un mini campetto e lui, ad ogni gol, correva ad abbracciare i cespugli, viaggiando con la fantasia e immaginando che fossero i tifosi della Holte End, la curva del Villa. Il giardino di casa Grealish era costantemente rovinato, causando la furia di papà Kevin. L’infanzia del piccolo Jack ruota attorno al calcio e all’amore per l’Aston Villa. Passato che coincide con il presente, come scritto nel Gattopardo: “Tutto deve cambiare perché tutto resti come prima”.

Grealish è nato nel 1995 da padre inglese e madre irlandese. È cresciuto a Birmingham, figlio di una delle città protagoniste della rivoluzione industriale. L’etica del duro lavoro che paga fa parte di lui, gli è stata trasmessa; come il sentimento verso i colori Claret and Blue. Il bisnonno Bill Garraty è stato una gloria dei Lions, con più di 200 partite per il club e il migliore in campo nella finale di FA Cup vinta nel 1905. Grealish ha, letteralmente, l’Aston Villa nel sangue.

Il primo abbonamento per Villa Park gli viene regalato all’età di 4 anni. Jack adora andare allo stadio per tifare la propria squadra, ma a lui piace anche aspettare i giocatori alla fine dei loro allenamenti. Ci va in particolare per vedere più da vicino il suo idolo, Paul Merson, uno dei migliori centrocampisti inglesi al tramonto dello scorso secolo. Oltre al football gioca anche al calcio gaelico, una sorta di unione tra calcio e rugby diffuso in Irlanda. Secondo suo padre lo ha aiutato molto e lo ha fatto diventare il giocatore di oggi, forte nella parte superiore del corpo e capace di intuire in anticipo i tackle degli avversari.

 (Photo by Nathan Stirk/Getty Images)

Jack Grealish appartiene a quella categoria speciale di calciatori che, da un momento all’altro, sono capaci di inventarsi la giocata giusta per risolvere una partita. Di quelli per cui vale il prezzo del biglietto, destinati ad accogliere la maggioranza delle preghiere rivolte dai propri tifosi. Al primo impatto visivo, però, sembra un giocatore a cui importi di più il suo look in campo rispetto a tutto il resto. Capelli sempre ordinati, pettinati e tirati all’indietro, leggermente mesciati. Maglia attillata, molto aderente al suo fisico tonico e scolpito di 1 metro e 75. Calzettoni abbassati, polpacci muscolosi scoperti e parastinchi piccoli da bambino, quasi invisibili. Per i calzettoni in molti pensavano che li portasse in quel modo per George Best, un altro giocatore a cui si ispira.

La vicenda, invece, risale al tempo in cui giocava nelle giovanili. Grealish ha raccontato che li mise in lavatrice e si restrinsero molto. Giocò comunque una grande partita, da quel momento decise di portarli sempre di una taglia molto più piccola rispetto alla sua. I parastinchi da bambino invece gli consentono movimenti migliori e maggiore agilità. Un po’ di superstizione insieme a quello che gli interessa sul serio, ovvero risultare decisivo in campo.

Grealish è elegante quando ha il pallone tra i piedi, lo custodisce accarezzandolo e toccandolo più volte, con la suola e l’interno destro. È un fuoriclasse nella protezione del palla, in cui sfrutta le sue abilità tecniche insieme alla forza nelle gambe e nel bacino. Secondo WhoScored l’inglese è il giocatore che riceve più falli in Europa, 4.9 a partita. Così viene utilizzato dalla squadra come cassaforte quando c’è da mantenere il possesso, difficilmente l’avversario riesce a rubargli la palla in maniera pulita.

(Photo by Alex Livesey/Getty Images)

Allo stesso tempo è ruvido e deciso quando si trova a lottare per riconquistare il pallone, non ha timore di entrare in scivolata e sporcarsi. Il capitano dei Villans è un giocatore tecnico e creativo, con visione di gioco e dalle caratteristiche moderne, difficile da inquadrare in un solo ruolo. Fino allo scorso anno era il trequartista del 4-2-3-1 di Smith, questa stagione in Premier invece è stato impiegato come esterno d’attacco a sinistra oppure mezz’ala di un 4-3-3. Quando parte vicino alla linea laterale a Grealish piace entrare dentro il campo, per cercare il dialogo con i compagni; è capace anche di puntare l’avversario diretto, superarlo con un dribbling e andare via in velocità fino alla linea di fondo per crossare. Effettua 2.2 dribbling a partita, un dato che ne fa il miglior dribblatore inglese del campionato insieme a Redmond.

Nel ruolo in cui si sente più a suo agio e con maggiori prospettive, però, è quello di mezz’ala. “Alcune persone dicono che dovrei essere un’ala sinistra, no grazie. Odio quella posizione! Io sono un numero 8”, ha dichiarato a The Athletic a settembre. In quel modo può abbassarsi e alzarsi a proprio piacimento per partecipare alla manovra, svariare per andare poi a galleggiare dietro le linee avversarie sulla trequarti. Chiama sempre il pallone sui piedi, ma non è egoista, capisce quando è il momento giusto per mettere un compagno nelle migliori condizioni di segnare. I 6 assist in Premier quest’anno e gli 8 della scorsa stagione in Championship lo testimoniano. Un grande pregio di Grealish è proprio la sua abilità nell’ultimo passaggio.  Mette a referto 2.7 passaggi chiave a partita, solo De Bruyne fa meglio di lui con 3.7. Il belga però li produce in una squadra dei piani alti, circondato dai migliori giocatori del campionato; il numero 10 dei Villans, invece, nella penultima della classifica.

Oltre alle sue qualità da rifinitore Grealish ha anche l’istinto della seconda punta, che vede e riconosce il momento giusto per calciare in porta. Dei 9 gol segnati in stagione alcuni sono arrivati da opportunista dell’area di rigore, uno anche di testa. Altri sono delle vere perle balistiche, per potenza, coordinazione e precisione. La rete più bella è quella che ha segnato a dicembre ad Old Trafford, contro il Manchester United.

Grealish sta vivendo la miglior stagione della sua carriera, è il giocatore più decisivo della Premier fuori dalle big six. In Inghilterra in molti hanno iniziato a paragonarlo ad un fuoriclasse come Gascoigne. Anche fuori dal campo ha combinato qualche bravata in stile Gazza. L’ultima è risalente a qualche giorno fa, quando ha infranto la quarantena per andare ad un festino e la mattina successiva ha distrutto la sua macchina. Oppure nel 2015 quando venne fotografato a Tenerife, in vacanza, sdraiato e ubriaco in strada. Finì su tutte le prime pagine dei tabloid. In Irlanda è molto odiato perché, dopo aver giocato nelle Nazionali giovanili, ha scelto di vestire la maglia dell’Inghilterra con l’Under 21.

Difficilmente rimarrà ancora all’Aston Villa, a causa anche del probabile ritorno in Championship, è un giocatore ormai pronto per un top club. È rimasto anni a lottare per riportare la squadra della sua città e la sua gente di nuovo in Premier. In un’epoca calcistica in cui le bandiere non esistono più, la fedeltà di Grealish dalle parti di Birmingham non verrà dimenticata. E la devozione verso i colori Claret and Blue rimarrà sempre la stessa.

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