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La sfida di Dejan Kulusevski inizia ora

By 3 Gennaio 2020

È stato acquistato dalla Juventus, dove dovrà affrontare un contesto tattico estraneo e, all’apparenza, poco adatto alle sue caratteristiche.

 

Dejan Kulusevski avrebbe avuto dei dubbi sulla collocazione tattica nell’Inter, e anche per questo avrebbe optato per la Juventus. Così, almeno, sostiene la redazione di Sky Sport: e ci si fida. A pensarci, però, risulta strana la considerazione del 19enne, visto che la sua rapida ascesa è motivata anche dall’aderenza delle sue caratteristiche rispetto allo stile di gioco del Parma, ovvero quanto di più diverso si possa trovare nell’attuale Serie A rispetto all’ideale di Sarri.

La squadra di D’Aversa è la più diretta e verticale del campionato, e non è un cliché ma una teoria supportata dai numeri: uno su tutti, i gol in ripartenza segnati finora, ben 7, più di ogni altra squadra per distacco (seconda la Lazio con 4). Il Parma fa leva su un intenso dominio difensivo degli spazi, un’ottima difesa posizionale che consente un baricentro basso senza patire le pene dell’inferno, e così al contempo può lasciare molto spazio di fronte a sé in cui spedire i suoi corridori offensivi: Gervinho e, appunto, Kulusevski.

Foto Andrea Bressanutti/LaPresse

Quest’ultimo, in questo contesto, è diventato fondamentale: al di là dei numeri personali, cioè i 4 gol e i 7 assist in 17 presenze che lo rendono il più giovane calciatore nei 5 top campionati europei ad aver preso parte ad almeno 10 gol, il Parma pende a destra e dipende dal giovane svedese, se è vero che su quel versante costruisce il 40% delle sue azioni offensive (il 35% a sinistra, solo il 24% centralmente). E nonostante il suo procuratore sostenga che “è sempre stato un trequartista”, da ala destra ha trovato il ruolo ideale, almeno in questa prima fase di carriera: lì i compiti difensivi sono semplificati, non deve cercare la posizione né oscurare il regista avversario, e riesce ad isolarsi, a puntare il diretto avversario lontano dal traffico e a guadagnare inerzia.

Nell’Inter avrebbe dovuto cambiare ruolo, ma il contesto tattico sarebbe stato più simile rispetto a quello della Juve di Sarri. Soprattutto perché, Kulusevski sbarcherà a Torino nella prossima stagione, quando con ogni probabilità  la squadra sarà più simile all’ideale del tecnico toscano.

(Photo by Giuseppe Bellini/Getty Images)

Nel 3-5-2 di Conte avrebbe occupato la casella di mezzala destra, alternando movimenti verso la corsia, ricevendo il pallone in isolamento e convergendo in proprio verso l’interno, a ricezioni sulla trequarti in zona di rifinitura, come accade(va) a Sensi sul lato opposto. E siccome l’Inter è più verticale della Juve, condensa meno il possesso, è basata su trame più lunghe e ariose, sarebbe stato forse un contesto a lui più congeniale.

La Juve sarà quindi una sfida nella sfida, per Kulusevski: dovrà affinare la tecnica e saperla sfruttare nello stretto, negli spazi intasati che la squadra bianconera sarà chiamata, nel tempo, ad affrontare sempre più spesso. Se la sua dote migliore è la rifinitura in conduzione di palla, la capacità di sfruttare il tempo in cui porta il pallone per pensare e costruirsi la giocata decisiva, nella Juve dovrà velocizzare tutto il processo, con il rischio di un periodo di adattamento lungo che finora non ha dovuto affrontare e sopportare, visto che il Parma è il suo habitat tattico naturale.

(Photo by Alessandro Sabattini/Getty Images)

Sarà di certo un’arma preziosa per Sarri, visto che potrà giocare sia da trequartista nel 4-3-1-2 che da esterno destro nel 4-3-3 che, chissà, l’anno prossimo potrebbe essere ripristinato. E potrà dare quelle iniziative personali e estranee al contesto di cui una squadra come la Juve ha bisogno, soprattutto per risolvere le gare bloccate in cui lo spartito verrà ostacolato: in questo, Kulusevski sembra un incrocio tra Dybala e Douglas Costa, ha qualche grammo di creatività nel costruirsi occasioni del primo e la supremazia fisica del secondo, seppur declinata in un’altra veste, con meno rapidità sul breve ma più impatto fisico.

Dovrà fare ciò che fa ora, ma senza 60 metri di campo a disposizione e con l’obbligo di aumentare la precisione: i 2.4 passaggi chiave ogni 90’ sono una media da prima classe, ma l’alto numero di palloni persi (3.7 a partita) e le imprecisioni nel tocco (78.5% di successo) nella Juve non sono concessi.

L’impressione infatti è che più si comprima lo spazio, più il suo talento venga meno, e siano più evidenti i difetti come un primo controllo non sempre perfetto e la mancanza di reattività, e in una squadra dominante sono condizioni di gioco in cui è obbligatorio convivere senza doversi forzare. Di contro però indossa alcune sfumature che nel calcio di Sarri sono essenziali, come la visione di gioco e la comprensione dei flussi, e l’intensità inserita in ogni fase: offensiva, difensiva, ma soprattutto di transizione. Quest’ultima è infatti la finestra essenziale per Sarri, quella su cui sta maggiormente lavorando in questo periodo, per trasformare la Juve: Kulusevski potrà rendere la transizione bianconera ancora più proattiva, sia quella difensiva (la pressione intensa nella zona della perdita del possesso) che quella offensiva, nei pochi casi in cui la squadra risale il campo dopo aver difeso in basso sul campo.

Kulusevski

Foto Nicolò Campo/LaPresse

Kulusevski, la mattina del 2 gennaio, primo giorno in cui il mercato invernale è ufficialmente aperto, ha effettuato le visite mediche per la Juve alla luce del sole, presentandosi alla Continassa come se fosse un nuovo acquisto a tutti gli effetti, pronto per vestirsi di bianconero. Foto e autografi, sorrisi e applausi: è stato accolto da qualche decina di tifosi. La seconda parte di campionato diventerà una vera prova del nove per Kulusevski. Dovrà infatti rimanere in Emilia sapendo di essere già un giocatore della Juventus, di avere quindi il futuro apparecchiato, già guadagnato, già scritto.

La Juve, di fatto, anticipa la concorrenza finalizzando l’acquisto ora, scommettendo sulla forza mentale del ragazzo, che dovrà comportarsi come ha fatto finora pur essendo condizionato dal futuro che gli si è improvvisamente spalancato davanti agli occhi. Quel che ha stupito finora, infatti, più delle qualità tecniche, è la capacità di sopportare una grossa responsabilità, cioè quella di essere il perno offensivo di una squadra chiamata prima di tutto a salvarsi, alla prima vera stagione ai massimi livelli (aveva raccolto solo un centinaio di minuti l’anno scorso nell’Atalanta, sempre da subentrato).

Kulusevski

LaPresse

Kulusevski sembra abbastanza freddo mentalmente da poter rispondere anche alla seconda, scivolosa parte di stagione. E sembra indossare il concetto di lavoro e fatica, infatti pur essendo un giocatore offensivo, è secondo in A per chilometri percorsi (12.1 in media a partita), dietro al solo Brozovic. È un dato che racconta la predisposizione di Kulusevski nell’accogliere le richieste degli allenatori, e certifica il fatto che, nonostante l’intensità dei riflettori, non si è montato la testa. E poi spiega un altro pregio dello svedese, cioè la capacità di capire e sfruttare il corpo al massimo delle possibilità, nonostante i 19 anni.

In questo, Kulusevski assomiglia a Zaniolo, di cui per altro ne ricalca anche i tratti tecnico-tattici. È come se si fosse accorto, nell’arco di queste 17 partite, di essere superiore alla media in quanto a fisicità e di poterla già sfruttare a suo vantaggio. Di avere un dono, in sostanza. Non è però scontato riconoscerlo e metterlo in mostra senza timore, fin da subito, in un contesto ipercompetitivo. E non è scontato nemmeno rendersi conto dei propri difetti in una squadra che sembra costruita apposta per cancellarli: se è vero che ha preferito la Juventus per questioni tattiche, forse Kulusevski ha sottovalutato qualche incongruenza. Ma considerando che a 19 anni si è imposto come uno dei migliori giocatori del campionato, ha le qualità e soprattutto il tempo per migliorare se stesso e compiersi anche in una realtà superiore e diversa come la Juventus.

 

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