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La solitaria attesa di una nuova stagione

By 24 Agosto 2019

Come cambia d’estate il nostro rapporto con il calcio?

Ci siamo, manca poco. Con il solito ritardo rispetto agli altri top campionati europei, sta per tornare la Serie A. Al fischio d’inizio di Parma-Juventus, partita che aprirà le danze della stagione 2019-2020 (oggi alle ore 18), saranno passati 90 giorni esatti dall’ultimo atto del campionato scorso. Un tempo lungo, in cui il calcio più che fermarsi prende forme nuove, assume connotati diversi. Si spoglia della sua natura giocosa per diventare altro: sogno, speranza, gossip offerti dalla magia fanciullesca del mercato, sempre capace, sebbene prigioniero di certi tic e contaminato da certe logiche, di alimentare l’immaginazione del tifoso e di modellarla.

In questi infiniti e rocamboleschi mesi, è il tempo stesso dedicato al calcio a cambiare, a dilatarsi: dal weekend vissuto intensamente, la passione – che pulsa con meno ardore –  si spalma nel quotidiano, nelle giornate trascorse brandendo uno smartphone in attesa di notizie su possibili acquisti, trattative, intrighi di mercato.

Curiosità e mistero diventano attrazioni preziose per riempire il vuoto del campo. Sotto gli ombrelloni, nei bar, nei posti di lavoro che cominciano a rallentare e a svuotarsi, si consumano chiacchiere sul calcio che sono incroci di fantasie. Desideri che incontrano altri desideri in un luogo sospeso in cui sogno e realtà convivono in armonia.

(Photo by Emilio Andreoli/Getty Images)

La leggerezza tipica dell’estate abbraccia anche il rapporto che si intrattiene con il calcio, così come quella convivialità a cui tutti, in questo periodo, sentono di concedersi. Si parla di pallone senza animosità, perdendosi in vagheggi e congetture. Si pensa a un profilo adatto a questa o quella squadra con lo stesso spirito con cui si discute con gli amici su quale locale scegliere per l’aperitivo al tramonto. A qualcuno non piace quel giocatore e qualcun altro non è convinto della qualità dei cocktail di quel posticino sul lungomare. Nulla che crei collera o eccessivo livore, forse piccole delusioni, disappunto per qualche speranza tradita.

Poi, a un certo punto dell’estate pallonara, questo piacevole indolenza comincia ad affievolirsi. L’astinenza dal calcio giocato scalza la dimensione fantastica. Improvvisamente c’è gran voglia di campo, di partite, di vero coinvolgimento.  L’essenza di questa passione, ovvero il gioco, torna a bussare prepotentemente. Si è stanchi di immaginare come giocherebbe una squadra con il nuovo allenatore, il nuovo centrocampista, il nuovo modulo. Tutto questo lo si vuole assaggiare, vivere. E vivere, diceva Cesare Pavese, “è cominciare”.

Il campionato di calcio, in questo senso, offre un approccio diverso all’idea di cominciare. Quando ci si avvia con quel velo di nostalgia verso la fine dell’estate, il pensiero corre al ritorno al lavoro, allo studio, alla routine della quotidianità familiare. Ad un altro inizio che raramente è un nuovo inizio perché il più delle volte è fatto delle stesse cose che avevamo lasciato.

Solitudine tifoso

(Photo by Giampiero Sposito/Getty Images)

Il ritorno della Serie A, invece, porta sempre con sé il gusto della novità, il fascino di qualcosa che non si conosce e si vuole scoprire. Suscita quella sensazione di cambiamento che dà un senso di mobilità. Un vero e proprio nuovo inizio, fatto delle sue incognite, delle sue sorprese e delle sue meraviglie. E così ci troviamo a pensare e ripensare alla data della prima di campionato, a fissarla nella nostra testa e a immaginare il 24 agosto come un orizzonte felice.

Le settimane che precedono il via sono un’immersione nello stato di attesa. Un’attesa speciale, diversa da tutte le attese che la modernità ci ha portato a non saper più gestire. La frenesia di questi tempi in cui tutto corre veloce e ogni cosa diventa fugace, ci ha intrappolato nella dicotomia del tutto e subito. Viziati e impazienti, bruciamo un desiderio dopo l’altro come fiammiferi, perché abituati a vederlo realizzato quasi all’istante. Viviamo male ogni attesa, esigiamo risposte immediate, non siamo più disposti né capaci ad aspettare, che si tratti di cose futili come un like o una spunta blu su Whatsapp, o di cose più importanti come un riscontro professionale o il risultato di un esame.

Solitudine tifoso

(Photo by Bryn Lennon/Getty Images)

È come se ad un tratto fosse esplosa la paura del tempo, come se improvvisamente ci fossimo accorti che davvero non ce n’è abbastanza, nemmeno per attendere l’arrivo di qualcosa di bello. Siamo diventati famelici di futuro prossimo. E sebbene si possa ricorrere a innumerevoli distrazioni per ingannare il tempo dell’attesa e sopravvivere serenamente alla sua condizione, ci farebbe ancora più impressione, oggi, pensare ai mendicanti messi in scena da Beckett nel suo “Aspettando Godot”, disposti ad attendere per giorni qualcuno che non arriverà mai.

L’attesa per il ritorno del campionato, invece, si smarca da questa cupidigia di raggiungere convulsamente ogni cosa. Al contrario, ha una carica romantica che in qualche modo riconcilia con la magia di quei momenti che precedono un accadimento. Sì, forse vorremmo che il fischio d’inizio della partita inaugurale arrivasse il prima possibile, ma non viviamo quest’avvicinamento con l’irrequietezza che ci assale quando aspettiamo la risposta a una mail o la telefonata di una persona importante.

Riusciamo a cullarci nella dolce eccitazione di quest’attesa, assaggiamo la ricchezza di ogni suo momento, godiamo del torpore della prospettiva, ritroviamo il gusto di aspettare e freniamo la bulimia di consumare i nostri desideri all’istante. Siamo più vicini all’attesa descritta da Roland Barthes in “Frammenti di un discorso amoroso”: aspetto dunque amo.

s/Getty Images)

I giorni che precedono l’avvio del campionato sono incubatori di aspettative, emozioni, entusiasmo. Tutte pulsioni che stanno bene anche lì, nella suggestione di prepararsi a viverle. E il furore di questa visione ha il pregio di spegnere, almeno in parte, l’interesse verso un mercato che dalle nostre parti, inspiegabilmente, resta aperto anche a torneo iniziato. Così, anche chi aspetta con ansia gli ultimi botti – che raramente esplodono – è meno interessato alle sue dinamiche perché inebriato da quell’aria di attesa che anticipa il piacere ed “è essa stessa piacere”.

Aspettare è stato bello, ora siamo pronti a cominciare.

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