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L’Ajax è sempre uguale a sé stesso e sempre diverso

By 8 Aprile 2021 Aprile 10th, 2021
Ajax

Ten Hag ha impiegato un anno e mezzo a ricomporre il puzzle della squadra che aveva conquistato la semifinale di Champions. Dopo mesi di esperimenti l’Ajax è tornato a girare e nel 2021 è ancora imbattuto

Doping, tribunali, errori amministrativi, tiramolla contrattuali: in casa Ajax c’erano tutte le componenti necessarie per mandare a rotoli la stagione. Invece gli ajacidi hanno iniziato il mese di aprile con una vittoria in rimonta in casa dell’Heerenveen, risultato che ha portato a 24 il numero di partite consecutive nelle quali gli uomini di Erik ten Hag sono rimasti imbattuti.

Una serie che ad Amsterdam non si verificava dal 1995, quando durante la gestione Louis van Gaal, nell’anno dell’ultima Champions League finita in Olanda, la squadra toccò quota 42 risultati positivi in tutte le competizioni. Nessuno nel 2021 in Europa ha fatto meglio: 21 partite, 18 vittorie e 3 pareggi.

Parlare di Ten Hag come tecnico alla Guardiola non significa banalizzare con un paragone lo stile di un allenatore, ma sintetizzarne visione e approccio al lavoro. Risulta palese come i due possiedano diversi punti in comune nel modo di pensare calcio, perché in caso contrario non avrebbero lavorato assieme per anni al Bayern Monaco.

Come il catalano, Ten Hag è un tecnico dotato di una filosofia calcistica ben precisa, con scostamenti sporadici e, soprattutto, dettati dalle necessità (vedi l’esperienza dell’olandese a Utrecht, dove un certo tipo di calcio non si può proporre, quantomeno non in tempi ragionevoli). Per questo motivo il suo Ajax può essere definito una squadra sempre uguale a sé stessa, eppure sempre diversa.

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(AP Photo/Peter Dejong)

Ten Hag ha impiegato quasi un anno e mezzo per ricomporre il puzzle che aveva portato alle semifinali di Champions. Ciò non vuol dire che l’Ajax attuale sia lo stesso di quello dei vari Matthijs De Ligt, Hakim Ziyech, Frenkie De Jong e Donny Van de Beek. Ne possiede gli stessi principi e la medesima struttura, il tutto però rielaborato sulle caratteristiche dei giocatori attuali.

Il problema principale non ha mai riguardato (solo) sostituire Ziyech o De Jong con giocatori di pari livello, ma ricreare quell’equilibrio tattico necessario nel plasmare una squadra in grado di affrontare qualsiasi avversario, a qualunque livello, senza dover rinunciare al proprio stile di gioco. Un’operazione delicatissima che è costata a Ten Hag mesi di lavoro, di prove e di esperimenti.

Ziyech c’era anche lo scorso anno, pur in ruolo diverso (non più ala ma numero dieci), eppure mancava il bilanciamento necessario, specialmente in mezzo al campo, che permetteva all’Ajax di “attaccare tenendo le porte chiuse”, come piace a Ten Hag definire uno dei concetti cardine del suo calcio. Il risultato era una squadra esageratamente vulnerabile senza palla (con il 4-4 contro il Chelsea come manifesto) e priva di quei meccanismi sufficientemente fluidi capaci di aggirare le mura erette dagli avversari (Valencia, Getafe).

Il cuore del sistema Ajax è la linea mediana. Nel 2019 c’erano De Jong e Lasse Schöne davanti alla difesa, con Van de Beek numero 10. Il triangolo perfetto: giocatori calati perfettamente nel sistema tattico, abili nel farlo funzionare e allo stesso tempo migliorati da esso. Una relazione binaria. Van de Beek non è più stato “quel” Van de Beek, anche lasciando perdere l’esperienza negativa al Manchester United e guardando la stagione 2019-20, dove è stato retrocesso davanti alla difesa (al suo posto, come detto, c’era Ziyech) offrendo un rendimento buono ma non eccellente.

Schöne non è più stato “quel” Schöne, anzi, non è più stato nemmeno quello degli anni precedenti all’Ajax. Ma anche un giocatore dalle qualità straordinarie come De Jong ha faticato a Barcellona, e non per una questione di livello troppo alto, così come per Van de Beek il nocciolo del problema non era determinato da un ruolo che non poteva ricoprire.

Si tratta di un’alchimia difficile da trovare e da riproporre, e non per caso la scorsa stagione Ten Hag ha fatto ruotare sette coppie in mediana dietro al 10 alla ricerca di una stabilità mai pienamente trovata. Si sono visti il citato Van de Beek, quindi Lisandro Martinez, Edson Alvarez, Ryan Gravenberch, Daley Blind, Carel Eiting e Razvan Marin (il peggiore di tutti, tra i più costosi flop di casa Ajax).

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(AP Photo/Peter Dejong)

Il centrocampo attuale dell’Ajax è costituito dalla coppia Gravenberch-Alvarez alle spalle di Davy Klaassen. Giocatori molto diversi dai loro predecessori, con la parziale eccezione di Klaassen, che a grandi linee può ricordare Van de Beek. Alvarez, spesso spostato al centro della difesa per lasciare spazio a Blind, che però si è infortunato e ha chiuso in anticipo la stagione, non possiede certo il retaggio da play di Schöne ma, a dispetto di qualche periodo in tono minore che lo aveva visto finire tra i partenti, porta grinta, muscoli e letture fondamentali nel sostenere l’impalcatura.

Gravenberch, uscito dal vivaio come numero 10, fa il De Jong ma non è De Jong, perché del connazionale non possiede né il dribbling, né la visione di gioco, né la stessa capacità di vincere i duelli in mezzo al campo. Eppure la sua interpretazione personale del ruolo di interno, la falcata in progressione e la capacità di portare palla e trovare il tempo giusto della giocata, lo hanno reso protagonista di una crescita imponente. Il compagno di squadra Dusan Tadic ha detto di aver rivisto in lui frammenti di Frank Rijkaard.

Gravenberch e Klassen (soprannominato “Mister 1-0” perché 7 dei suoi 12 gol stagionali hanno sbloccato il risultato) sono pienamente intercambiabili, ma è questo l’assetto nel quale funzionano meglio. Ten Hag lo ha trovato a stagione in corso, dopo una serie di soluzioni deludenti (Zakaria Labyad, Jurgen Ekkelenkamp e Quincy Promes – quest’ultimo nel frattempo ceduto – come 10). Ancora una volta, è una questione di bilanciamento.

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(AP Photo/Peter Dejong)

Si parlava di errori amministrativi. L’Ajax ne ha commesso uno clamoroso, dimenticandosi l’iscrizione nelle liste Uefa di Sebastien Haller, arrivato a gennaio per risolvere il problema prima punta. In Europa quindi Ten Hag è tornato al passato riproponendo la variante Tadic, ovvero schierando l’ala sinistra serba in posizione di falso nove. Soluzione quasi obbligata, alla luce della quasi bocciatura di Lassina Traorè, non ritenuto dal tecnico del livello necessario per reggere l’attacco, e della mancanza di necessità di valorizzare il classe 2002 Bryan Brobbey, che ha già firmato con il RB Lipsia e lascerà Amsterdam a parametro zero il prossimo giugno. Un Brobbey che, telenovela del rinnovo a parte (ma anche l’Ajax ha le sue colpe), sa sempre farsi trovare pronto: 2 gol in 68 minuti disputati in Europa League, 3 in 163 nella Eredivisie.

Tornando a Tadic, da quando nel 2018 ad Amsterdam ha realizzato 11 reti e altrettanti assist in partite europee, preliminari esclusi. Soltanto quattro giocatori (Lewandowski, Mbappè, Messi e Bruno Fernandes) hanno fatto meglio. 22 gol e 19 assist stagionali: nessuno tra gli ajacidi vanta numeri migliori di Tadic, nonostante le ali brasiliane Antony e David Neres stiano facendo registrare numeri tutt’altro che disprezzabili. Può sembrare una provocazione, ma non lo è affatto, affermare che uno dei punti su cui Antony, 9 gol e 8 assist, debba lavorare maggiormente sia la freddezza davanti alla porta. L’ex San Paolo è stato comunque un (costoso) investimento estivo finora ripagato.

L’Ajax ha perso per squalifica, causa doping, uno dei suoi migliori giocatori, l’estremo difensore Andrè Onana. Altra brutta storia, soprattutto perché sembra che il direttore sportivo dell’Ajax Marc Overmars fosse già a conoscenza dell’indagine Uefa, ma forse pensava di farla franca per un non precisato diritto di noblesse oblige. In porta è così finito Maarteen Stekelenburg, estratto direttamente dalla naftalina in cui era finito il 2 ottobre 2018, ultima sua presenza (con l’Everton nella coppa di lega inglese) prima del ritorno in campo lo scorso 20 gennaio in coppa d’Olanda. Contro ogni pronostico, si è visto uno Stekelenburg talmente tonico e brillante da averlo riportato nel giro della nazionale, con serie prospettive di una maglia da titolare a Euro 2021.

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(AP Photo/Patrick Post)

Un infortunio al ginocchio ha però messo in forte dubbio Stekelenburg per il confronto europeo con la sua ex squadra, la Roma, lasciando il campo libero tra i pali al classe 2000 Kjell Scherpen, che ha debuttato nel weekend contro l’Heerenveen ed è subito stato nominato uomo-partita. Piccolo dettaglio: nel primo tempo del citato match, Scherpen si è reso protagonista di un brutto errore mentre impostava l’azione, senza però alcuna conseguenza. Ma dal momento che in Olanda non esiste alcuna diatriba sulla costruzione del basso, né potrebbe esserci, l’errore è stato trattato come tale, registrato e archiviato. Per le crociate dal retrogusto reazionario pregasi passare più avanti.

Nel maggio 2019 Brobbey era titolare dell’Olanda Under 17 che vinceva l’Europeo di categoria battendo in finale i pari età dell’Italia. In difesa giocava Devyne Rensch, la più interessante novità stagionale dell’Ajax uscita dal vivaio. Un terzino destro d’assalto come Noussair Mazraoui e Sergiño Dest, che conferma la prolificità del settore giovanile ajacide nel ruolo. Ma alla luce del citato infortunio di Blind, perdita grave per la grande duttilità del nazionale oranje, all’occorrenza difensore, mediano o terzino sinistro (l’unico ricambio di livello per Nicolas Tagliafico), Rensch è stato schierato in mediana, retrocedendo Alvarez a fianco dell’argentino Martinez, anch’egli elemento intercambiabile tra difesa e centrocampo.

Un tourbillon dal quale è finito con il rimanere ai margini Perr Schuurs, il predestinato che a 16 anni Sunday Oliseh faceva debuttare nel professionismo con la maglia del Fortuna Sittard, nonché titolare inamovibile di tutte le nazionali giovanili (recentemente lo si è visto andare a segno con l’under-21 alle qualificazioni per l’Europeo di categoria). Schuurs è il perfetto esempio di come sia cambiata la politica giovanile della società nelle ultime stagioni. Da quando Overmars ha preso il posto di comando, l’Ajax viaggia a una velocità diversa rispetto al passato: spende maggiormente sul mercato e non aspetta più nessuno.

One Comment

  • Hero ha detto:

    Buon articolo, ma, personalmente, credo che la chiosa sul dibattito sulla costruzione dal basso stoni con tutto il resto e sia davvero brutto da leggere, si poteva evitare. Anche per rispetto verso i lettori a cui effettivamente questo meccanismo non piace

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