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L’anno in cui Baggio si tagliò il codino

By 15 Luglio 2019
Baggio Bologna

22 gol segnati, infiniti assist per i compagni e rossoblù in Intertoto. Ecco perché la stagione 1997/1998, l’unico anno in cui il divin codino vestì la maglia del Bologna, è passata alla storia

1: TANTO TEMPO FA…

Immaginate che le righe seguenti scorrano verso l’alto sullo con lo sfondo dello spazio interstellare, tipo Star Wars. E capirete come dal baffuto Luciano Facchini siamo arrivati a Roby Baggio.

Dunque: tanto tempo fa, in una galassia lontana lontana…

Tifare per il Bologna nella prima metà della sua lunga storia dev’essere stato piuttosto divertente. Sette scudetti (che sarebbero essere otto, quando ci daranno quello del ’27 revocato al Torino), coppe europee, Il Bologna che tremare il mondo fa, Il Bologna che gioca come si gioca solo in Paradiso, poi, anche nel lento declino degli anni Settanta, due coppe Italia e qualche bel giocatorino, Savoldi, Pecci, Dossena.

Ma io sono arrivato negli anni Ottanta. Anche dopo l’ultimo di quei bei giocatorini, Roberto Mancini, che ho visto solo da avversario.

Io sono arrivato con il Bologna in serie C, col baffuto Luciano Facchini come fantasista e numero 10. Il Bologna, che fino a due anni prima della mia accensione da tredicenne per i colori rossoblù era una delle tre squadre mai retrocesse, aveva fatto il saldo doppio. E i tifosi, quelli che fino a poco prima andavano a San Siro, che in un terribile anno di serie B avevano dovuto aggirare Milano per andare a Monza, avevano iniziato il loro primo campionato di terza categoria fermandosi a Lodi. Fanfulla-Bologna 2-3, la prima partita del mio primo anno da tifoso. Gol di Frutti, Fabbri, Facchini.

Facciamo un avanti veloce da quel 18 settembre 1983, riassumendo in poche righe undici anni di vita: promozione in serie B, salvezza in serie B con l’atroce record di due soli gol segnati in trasferta, altre due stagioni mediocri in serie B, una quarta stagione fantastica con il gioco champagne di Maifredi, e finalmente, dopo cinque anni di religiosa militanza da tifoso, vedo la serie A. Un paio d’anni ancora, e vedo pure la coppa Uefa, con un paio di rimonte spettacolari contro Hearts e Admira Wacker, con Detari, Cabrini…

…e poi? E poi si precipita di nuovo, ultimo posto, serie B, e dopo due anni tremendi, in apparenza, la fine.

Renzo Ulivieri ha guidato il Bologna dal 1994 al 1998 e fra il 2005 e il 2007 (Getty Images). 

Il Bologna guidato nell’ombra da Casillo e dai casilliani, il Bologna di Turkyilmaz, Incocciati, Pessotto e Iuliano retrocede in C e, in aggiunta, fallisce.

No, non è la fine davvero: nessuna gloriosa squadra fallisce davvero. In tribunale l’industriale Giuseppe Gazzoni Frascara fa risorgere il Bologna aggiungendo al nome l’anno di fondazione (1909), i casilliani sono un tremendo ma superato ricordo, e pazienza se il primo anno non finisce con la promozione, nonostante Zaccheroni in panchina, nonostante Marco Negri, Cecconi e Marco De Marchi.

Questi sono i primi undici anni di vita.

E adesso arriva Luke Skywalker.

 

2: TUTTO INCOMINCIA CON BAGGIO (ma non il Baggio che pensate voi)

Luke Skywalker è un toscano di 53 anni, ha allenato Modena e Vicenza, ha in casa il busto di Lenin, cosa che fa un po’ contrasto con il conservatore e aristocratico Gazzoni Frascara. Ma le coppie vincenti a volte nascono dalle alchimie più inaspettate.

Il secondo anno di C consecutivo inizia con Bologna-Palazzolo, e pensate che gioia, dopo quattro campionati terrificanti consecutivi, ritrovarsi di nuovo a giocare con il Palazzolo. Non solo: non vinciamo neppure, con il Palazzolo. Dopo il gol di Palmieri, a cinque minuti dalla fine pareggia Baggio.

Edy Baggio.

Sarà il simbolo di qualcosa?

Edy Baggio a parte, il Bologna di Ulivieri stravince la serie C, e subito vince anche la serie B con un’incredibile volata finale denominata dal Mister “il torneo dei bar”, sei vittorie nelle ultime sei partite.

Marco De Marchi ha giocato con il Bologna dal 1987 al 1990 e dal 1993 al 1997 (Getty Images).

A questo punto, Ulivieri è già un idolo assoluto, e la sua scaramanzia suicida (il cappotto portafortuna nell’afa di Palermo a fine maggio!) porta a conquistare il trionfo con un gol di Giorgio Bresciani al novantesimo contro il Chievo.

E poi?

E poi la festa continua: il Bologna neopromosso disputa un gloriosissimo campionato di serie A con Kolyvanov, Fontolan, Andersson, il ritorno di Ciccio Marocchi, una semifinale di coppa Italia persa all’ultimo istante, un piazzamento Uefa sfiorato e perso solo per un finale in calando, e dopo tre anni così, capite, Ulivieri è così venerato che i tifosi costruirebbero un monumento suo personale in piazza Maggiore con le loro manine rossoblù.

Ecco: nel caso, sarebbe stato un monumento di durata molto breve. Perché era arrivato il 97/98. Quello che tutti ricordiamo solo come l’Anno di Baggio.

 

3: BAGGIO (proprio il Baggio a cui pensate voi)

Nell’estate del ’97, Gazzoni ha una pensata geniale che diventa realtà: andare a prendere il Divin Codino dal Milan. La conferenza stampa in cui Baggio, con cappellino in testa, dichiara sorridente “Ho scelto Bologna” la rammento ancora come uno dei più grandi orgasmi della mia vita calcistica.

La città impazzisce leggermente. Record di abbonamenti, maglie numero 10 vendute a carrettate, un’invasione per la prima amichevole estiva di Sestola. Io sono lì, sulla tribunetta, e non mi pare vero di vedere proprio LUI, con quel codino (che poco dopo taglierà), con quei piedi, con quel pallone che sembra emettere un suono diverso quando lo tocca Lui o quando lo toccano Cristallini o Magoni. Quando tocca il suo primo pallone – uno stop di coscia a centrocampo – quasi piango. Sembra passato un minuto da quando quel numero sulla schiena lo indossava Alvise Zago, quando perdevamo a Leffe con Zaccheroni allenatore. Ora la coppia Ulivieri-Baggio ci porterà come minimo in Europa. No?

LaPresse.

Ecco: quel che accade nel girone d’andata del campionato 97/98, il già battezzato ADB, sfiora l’autolesionismo e il surreale. Perché sono tutti felici dell’arrivo di un fuoriclasse assoluto dopo caterve di orrendi scarponi, tranne quello che lo deve mettere il campo, il fuoriclasse assoluto. Pochi, in quell’oceano di euforia, si ricordano la profezia di Ulivieri “con Baggio si retrocede”, pronunciata nel cuore dell’estate. Lui, abituato alla cooperativa del gol, ai suoi adorati e adorabili soldatini Paramatti o Nervo, vede i suoi equilibri costruiti in costante ascesa danneggiati da quella presenza troppo grande, troppo ingombrante.

E il male oscuro striscia, striscia, fino a quando non esplode. Esplode il 17 gennaio.

Ma aspettate, che prima c’è da raccontare un mezzo campionato.

 

4: TRE INUTILI GOL DI BAGGIO

L’esordio in campionato dell’ADB è a Bergamo, con l’Atalanta di Mondonico. Baggio un gol lo fa (su rigore), ma i vari Caccia e Orlando nerazzurri passeggiano sulla nostra difesa, su Carnasciali, Bonomi, Torrisi, e ne fanno quattro.

E quattro li fanno anche quegli altri nerazzurri, l’Inter, alla prima volta dell’ex Codino al Dall’Ara. Ronaldo segna il primo gol in Italia aggirando Paganin, e a poco serve la doppietta di Roby, che regala anche la sua specialità su punizione. I suoi gol sono già tre, ma i punti in classifica rimangono zero.

A questo punto il Bologna si blinda dietro, ma per quattro interminabili partite non segna più uno straccio di gol. Tre zero a zero, con Bari, Roma e Piacenza e una sconfitta a Parma. In tutto questo i miei occhi increduli assistono anche a un raro evento: Baggio espulso a Piacenza, per una discutibile valutazione dell’arbitro Racalbuto.

L’arbitro Salvatore Racalbuto (LaPresse).

In questo disastro, le facce di Ulivieri, i suoi sottintesi, tutto sembra dire: avete visto, avevo ragione, con Baggio si retrocede, siamo andati così bene in questi tre anni con i miei orfanelli, la mia squadra operaia, non andavano bene Fontolan, Kolyvanov e Andersson? Che bisogno c’era di questo lusso? Mi tocca tener fuori il russo! Come si fa a tener fuori il russo, che l’anno scorso ha fatto le nostre fortune?

C’è un altro momento terrificante a Bergamo, in coppa Italia: dopo mezz’ora viene espulso il nostro portiere Sterchele, e cosa fa Ulivieri? Toglie Baggio. Che lo guarda incredulo dicendo “Io?” prima di uscire piuttosto perplesso lasciando il posto a Brunner. Ovviamente, perdiamo 3-1. Al ritorno usciremo ai rigori. Coppa Italia già finita, dopo due semifinali consecutive.

Allegria.

 

5: CINQUE AUTUNNALI GOL DI BAGGIO

Il 2 novembre, giorno dei morti, c’è un Bologna-Napoli già potenzialmente funereo. Quando il Napoli dell’amatissimo Mazzone va in vantaggio dopo un quarto d’ora, un solo pensiero domina il Dall’Ara: faremo il miracolo, riusciremo ad andare in B con Baggio in formazione.

Ma Baggio per fortuna pareggia su rigore, prima che Andersson sigli il 2-1.

A un minuto dalla fine c’è un rigore per il Napoli, e tetri avvoltoi calano in picchiata dal colle di San Luca fino all’erba verde. Sotto la nostra curva lo tira Claudio Bellucci, che in quella porta, con la nostra maglia, segnerà un sacco di gol anche se ancora non lo sa. Ma forse lo prevede, perché tira altissimo. E a quel punto, il nostro Roby imperversa: doppietta nei minuti di recupero. Un tocco d’esterno geniale sull’uscita di Taglialatela, poi un rigore.

La prima tripletta nel Bologna, la prima vittoria dell’anno, e la grossa crisi potrebbe quasi essere passata.

Potrebbe.

Igor Kolyvanov, 26 gol in 87 presenze con il Bologna (LaPresse).

A Vicenza, contro la bestia nera di quegli anni nel suo periodo-Guidolin, sembra che il peggio sia passato davvero: sull’1-1 Baggio fa un gol sensazionale, dribbling su due difensori, palla dal destro al sinistro che di colpo si alza, prende una traiettoria curva, accarezzata e maledetta per il portiere, 1-2.

Tutto bello, tutto fatto? Macché. Sterchele fa una boiata sensazionale dopo che le bestie nere in biancorosso avevano già pareggiato, si perde 3-2.

Ora c’è un doppio turno casalingo con Sampdoria e Fiorentina. Ce la facciamo a fare sei punti, o almeno quattro. No, non ce la facciamo. Stiamo per farcela con i viola, ma Batistuta pareggia nel finale. Stiamo per farcela con i blucerchiati, andiamo sul due a zero con Paramatti e il gol numero otto di Baggio, su rigore, ma è un’illusione: finisce due a due.

Io, a quel punto, mi sento in imbarazzo per lui. Per Baggio.

Mi dispiace, penso, averti fatto venire qua per trascinarti a lottare per la salvezza. Mi dispiace, so che se abituato a cose migliori, abbiamo fatto il passo più lungo della gamba, perdonaci, pochi anni fa ancora perdevamo a Sesto San Giovanni, scusa, Roby.

Mi sento come un fidanzato che porta la sua bellissima, nuova ragazza all’osteria che tanto ama e che le ha tanto decantato, per poi accorgersi che la bellissima, nuova ragazza sta mascherando il disagio di fronte a un locale che puzza, ha i tavolacci marci tarlati e l’oste che sta suonando Twist & Shout con le ascelle.

 

6: LA PRIMA PANCHINA, E ALTRI DUE GOL DI BAGGIO

La classifica è un pianto e una tragedia, e a quel punto anche la scaramanzia può funzionare, no? Abbiamo perso con la maglia classica, abbiamo perso con la seconda maglia, bianca con la banda diagonale rossoblù, andiamo a Udine a provare la terza, e pazienza che quel giallo con pantaloncini blu faccia tanto Modena. Baggio è Baggio, anche con la maglia del Modena.

Purtroppo anche i nostri difensori rimangono tali: si perde 4-3.

LaPresse.

C’è un vittorioso brodino contro il Lecce, tre preziosi punti, e poi si va a San Siro. Baggio potrebbe prendersi la rivincita contro il suo ex Milan. Potrebbe. Ma rimane in panchina per sessantotto minuti.

Non è ancora crisi diplomatica, non è ancora il 17 gennaio. Manca un mese, alla bomba atomica del 17 gennaio. Un acciacco: è in panchina per problemi fisici, solo per problemi fisici, nessun ostracismo di Ulivieri. Ce la raccontano così. Poi verrà fuori una verità un po’ diversa, una scelta tattica, e chiaramente Baggio mastica amarissimo, ma a noi tifosi non arriva niente, sono problemi fisici, dicono tutti, sono un acciacco.

Il 4 gennaio col Brescia Baggio è regolarmente in campo, in un’ansiogena sfida salvezza. E dopo mezz’ora va pure in gol, da opportunista, un tocco a porta vuota in mischia.

Vinciamo?

Ottantesimo: cross del Brescia, Marocchi arriva in scivolata, autogol. Pareggio. Ora è finita, non ci crede più nessuno a questa vittoria…

…nessuno tranne Fontolan, che al novantaduesimo si tira dietro mezza difesa del Brescia con una sgroppata a sinistra, entra in area, fallo. Rigore. Sotto la San Luca, la curva opposta alla nostra.

Guardo? Non guardo? E se non guardo, chiudo gli occhi o mi giro proprio, schiena al campo? L’ultima volta che scaramanzia ho usato? Guardo. O guardo con le mani davanti alla faccia ma le dita un po’ aperte? Intravedo soltanto. Faccio così. Ecco Baggio sul dischetto. Ha tirato quattromila rigori, quanti ne ha sbagliati? Va bene, quello ai mondiali, quell’altro con la Fiorentina… non sbaglierà mica oggi. Lui è Baggio! Un rigore è un rigore, sono undici metri, il portiere è Cervone, mica Superman, mica Mandrake, tu tira negli angoli, cantava Dino Sarti, fagli vedere, dai, un rigore è un rigore, anche se è il novantaduesimo, chi è che aveva tirato quel rigore al novantaduesimo?, Cecconi col Ravenna, e aveva fatto gol, certo, era la nostra porta, fischio, rincorsa, tiro, GOOOOOOOL!

Francesco Antonioli, 222 presenze con la maglia rossoblù (Getty Images).

Baggio fa il giro del campo per festeggiare, e noi, dal canto nostro, festeggiamo la resurrezione da una delle tante nostre morti. Tante ne abbiamo avute prima, tante ne avremo ancora.

Siamo quasi al 18 gennaio.

Prima c’è un Empoli-Bologna in cui non succede niente. Niente di niente. Se qualcosa quel giorno davanti ai miei occhi ha fatto Kolyvanov, se qualcosa ha fatto Florjancic, è stato così strepitoso che la mia memoria lo ha rimosso.

Come si dice? La calma prima della tempesta.

Perché sei giorni dopo arriva il 17 gennaio.

La follia.

 

7: LA FOLLIA DEL 17 GENNAIO

Io non lo so cosa passa certe volte per la testa degli allenatori, in certi precisi momenti.

Alcuni, a forza di pensare giorno e notte ai propri giocatori come a pedine degli scacchi da muovere sulla scacchiera, impazziscono. Per cui: tu che hai sempre giocato mezzala, ora mi fai l’esterno destro, tu che sei un’ala naturale, mi fai la mezzala, e tu, terzino destro, ti vedo proprio bene in questa pericolosa trasferta nel ruolo di centromediano davanti alla difesa.

Di fronte a questi esperimenti, qualunque tifoso pensa: boh, mi pare una gran boiata del mister, ma io mica ho preso il patentino a Coverciano. L’esperimento finisce in un disastro come prevedibile, e il tifoso pensa: sì, io non ho preso il patentino a Coverciano, ma quello là in panchina ha perso il lume della ragione.

Io non ho idea di quale fosse l’idea di Ulivieri in quel soleggiato, gelido giorno d’inverno, vigilia di Bologna-Juve. Quel sabato in cui aveva deciso che Baggio, contro la sua ex squadra, in una partita molto attesa, sarebbe partito dalla panchina.

Forse pensava a una soluzione tattica, cioè, riteneva che si potesse affrontare meglio la Juve con Andersson, Nervo e Fontolan? Forse voleva far vedere al gruppo che nel Bologna non c’erano fuoriclasse intoccabili, primedonne impanchinabili? Voleva dimostrare che la sua squadra di orfanelli del calcio portata dai campi di Massa e Leffe fino a un passo dall’Europa funzionava ancora senza inutili aggiunte?

LaPresse.

Non lo so. Non sono nella mente di Ulivieri.

So che Baggio si è ribellato, quel sabato 17 gennaio. Ha rifiutato la panchina, ha rifiutato la convocazione, ha lasciato il ritiro. Cosa che a un qualunque altro giocatore sarebbe costata una multa salatissima, qualche sanzione, ma Baggio, santiddio, non era un qualunque giocatore. I calciatori sono tutti uguali ma alcuni sono più uguali di altri, diceva Orwell, più o meno.

Fontolan stesso, che pure non gradisce più di tanto questo sgarbo al gruppo del numero 10, prova a far ricredere Ulivieri. Ma no, ormai il dado è tratto.

Il sabato sera Baggio piomba nell’albergo durante il ritiro durante la cena, Ulivieri prova a dirgli che vuole metterlo in campo, sì, ma a partita in corso, approfittando della stanchezza degli avversari, Baggio gli urla che lo sta prendendo in giro dall’inizio dell’anno, e poi se ne va.

La squadra è divisa, ci sono i fedelissimi di Ulivieri, ci sono quelli che stanno con Baggio, e il clima, il giorno della partita, è un po’ surreale.

La partita stessa, in pratica, non esiste: è un’amichevole della Juve, una sgambata di metà settimana.

Inzaghi e Del Piero passeggiano su un Bologna più innocuo di un gattino, finisce tre a uno, e a questo punto, com’è chiaro, scoppia l’inferno.

Davanti ai giornalisti schierati e attenti, Ulivieri va da Gazzoni a dire, in pratica: o se ne va Baggio o me ne vado io, e i tifosi, attenzione, in questo momento, tra Gesù e Barabba, non hanno dubbi. Se c’è proprio da scegliere, se c’è proprio da buttare giù dalla torre uno dei due, sacrifichiamo l’allenatore che ha perso la testa. Qualcuno glielo urla anche in faccia con parole non proprio carine, al Mister. Appare molto, molto chiaro con chi stanno i tifosi.

Gazzoni e i dirigenti fanno opera di somma diplomazia. Provano a ricucire il ricucibile.

LaPresse.

E cosa succede?

Che a un certo punto Ulivieri e Baggio se ne vanno via in macchina insieme. Si parlano? Con tutta evidenza sì, e alla fine la pace è fatta. Pace vera? Tregua armata?

Non importa. Si va avanti insieme.

Si ridisegna un po’ la squadra, con la difesa a tre, Paramatti nei quattro di centrocampo, Baggio e Kolyvanov dietro Andersson.

Lì per lì, però, non sembra che la pace abbia risolto le cose.

Si perde con la Lazio, metà campionato è andata, e ancora siamo intrappolati in questa mestizia di bassa classifica.

Prima di ritorno: si assedia l’Atalanta in casa, ma finisce zero a zero.

Ci sarà mai una svolta?

Ci sarà mai un momento in cui invertiremo questa angosciante rotta?

 

8: LA SVOLTA, E QUATTRO INVERNALI GOL DI BAGGIO

Le squadre di calcio sono organismi strani. Una Nazionale che arranca contro il Camerun di colpo schianta Argentina e Brasile. Il Crotone ultimissimo a primavera si tramuta nel Bayern Monaco e si salva.

La trasformazione, come spesso ci capita, è a San Siro contro l’Inter. Il Bologna lotta, triangola, corre, Paganin, Torrisi e Mangone si tramutano in una diga invalicabile per Ronaldo, Recoba e Djorkaeff, e quando Baggio mette in mezzo un pallone che Paramatti spinge in rete nessuno ha dubbi: questa sarà la prima vittoria in trasferta dell’anno, questa sarà il momento in cui, appunto, invertiremo questa angosciante rotta.

La festa continua tre giorni dopo, in casa contro il Bari: segnano Kolyvanov e Baggio su rigore, poi il Bari pareggia, ma ancora Baggio inventa un gran tiro da fuori area, un sinistro al volo che è una rasoiata imprendibile, gol numero dodici, tre a due, prima che Kolyvanov impreziosisca il risultato.

Baggio Bologna

Michele Paramatti scatta sulla fascia durante la trasferta contro la Roma all’Olimpico (LaPresse).

Si va a Roma, si perde con grosse polemiche per un fallo di mano dell’ex di turno Scapolo, un fallo di mano che si vede anche da Saturno.

Ma poi col Piacenza Andersson fa doppietta e poi Baggio segna il suo gol più famoso nel Bologna, visto e rivisto: fuga solitaria, dribbling secco che mette a sedere al contempo portiere e difensore, esultanza sotto l’Andrea Costa con le mani sulle orecchie per sentire le ovazioni.

La squadra i suoi limiti li ha ancora: perde in casa col Parma, pareggia al San Paolo contro lo scarsissimo Napoli retrocedente di Montefusco, ma col Vicenza maledetto si scatenano tutti i fuoriclasse in uno spettacolo di tocchi, finezze, sontuose giocate.

Baggio non fa gol, ma fa tre assist, uno, gloriosissimo, di tacco al volo. Doppietta di Andersson e gol di Kolyvanov, e adesso di salvezza già non si parla quasi più. Se i fenomeni là davanti continuano a fare quel che stanno facendo, si potrebbe puntare addirittura all’Europa. Forse è tardi per la coppa Uefa, ma non per la porta di servizio dell’Intertoto.

Andiamo a Firenze, gol di Oliveira su rigore. Passano due minuti, Paramatti viene steso in area, rigore anche per noi. Tira Baggio, e posso dire di non aver mai sentito una fischiata collettiva così potente e terrificante come quella che i viola riservano a Roby, noto ex, mentre prende la rincorsa. Baggio non si fa intimidire, tira perfettamente, e il casino ora lo facciamo noi nel nostro spicchio di curva Ferrovia. Dura solo un istante: Rodomonti fa ripetere, troppa gente in area. Altra rincorsa di Baggio, altra fischiata colossale dei tifosi viola. Roby è freddo come un iceberg. Cambia angolo, gol.

Dopo il doppio rigore, comunque, Baggio rimane negli spogliatoi. Niente ostracismi ulivieriani: un piccolo infortunio, salterà tre partite. Come faremo senza di lui?

Senza Baggio, sotto di due gol, rimontiamo con tripletta di Andersson.

Senza Baggio si batte l’Udinese.

Senza Baggio si va a Lecce, segnano i giallorossi, ma finalmente rientra Roby che fa un assist meraviglioso per il pareggio di Fontolan.

Il 19 aprile c’è in casa il Milan di Capello.

Si vendicherà, questa volta, della sua ex squadra l’ex Codino?

 

9: CINQUE PRIMAVERILI, GLORIOSI GOL DI BAGGIO

Bologna-Milan, dunque.

Inizio ripresa: il difensore rossonero Smoje si addormenta su un pallone che danza in area. Baggio lo aggancia, lo incolla alla scarpa, e con un tocco elegantissimo di punta lo deposita in rete. Fontolan raddoppia sulle ali dell’entusiasmo, e al novantesimo il terzino sinistro Pavone va a cercare gloria in area, Maldini lo stende e Baggio segna la doppietta del tre a zero.

A questo punto di Europa se ne parla eccome.

Baggio Bologna

LaPresse.

C’è una gran partita a Brescia, in una battaglia che manda i lombardi praticamente in B. Baggio fa doppietta: un gol di testa, notevolissima rarità, e un altro agganciando un pallone in una mischia infernale tra portiere e difensori e segnando di punta cadendo per terra.

C’è un mezzo passo falso in casa con l’Empoli (due a due all’ultimo minuto, dopo che Baggio su rigore e Paramatti ci avevano portati sul due a zero), e qui si scatena una piccola follia collettiva: vedete, dicono le voci in curva, Ulivieri l’ha fatto apposta, sa già che se ne andrà dopo il casino che ha combinato a gennaio, poi Empoli è quasi casa sua, si aiutano tra toscani, non ha voluto vincere. Le voci dello stadio sono l’anticamera della follia, di quando in quando. Ma ci piacciono così: irrazionali.

Comunque: la Uefa non si prende più.

Riusciremo ad agguantare l’Intertoto negli ultimi centottanta minuti contro Juve e Lazio?

 

10: TRE GOL DI BAGGIO, PER L’EUROPA, PER IL MONDO

Alla penultima si va in casa della Juve che aspetta di celebrare il suo ennesimo scudetto.

Kolyvanov va in gol, poi Pippo Inzaghi fa tripletta, Baggio segna la rete numero venti: lancio filtrante, e destro rasoterra micidiale sull’uscita di Peruzzi. Non basta.

Quantomeno: non basta per prendere punti a Torino, ma per andare ai Mondiali, con questi numeri, il posto per Baggio è praticamente assicurato.

Non c’è che da coronare la stagione in casa con la Lazio.

Nella squadra di Eriksson dà spettacolo Mancini, Negro prende una traversa, Sterchele manda sul palo un tiro di Robbiati, ma sul finire del primo tempo Baggio regala un assist filtrante a Paramatti che viene steso in area. Rigore sotto la nostra curva, e gol numero ventuno. La Lazio torna in campo decisissima, Fuser pareggia quasi subito, ma Baggio è nelle mani degli dei: va via sulla sinistra, dribbling secco su un difensore, gran destro tra palo e portiere, gol numero ventidue e apoteosi.

Si va in Intertoto, si torna in Europa, finalmente, dopo sette anni.

Alla fine si è chiuso bene, l’ADB.

Ma il 16 maggio 1998 è l’ultima volta in cui Baggio scende in campo con la nostra maglia addosso.

Baggio Bologna

Una coreografia dei tifosi del Bologna (Getty Images).

11: ADDIO, E GRAZIE PER TUTTO IL PESCE

Uliveri saluta tutti dopo quattro anni indimenticabili. Tornerà un decennio dopo, in un’altra, lunga parentesi di serie B. Non sarà la stessa cosa. Le minestre riscaldate qualche volta funzionano, qualche volta no.

Baggio va ai mondiali, e ci riempie il cuore d’orgoglio vederlo in maglia azzurra con la sovrimpressione Baggio, Bologna Fc 1909.

Ecco: l’orgoglio dura poco. Arriva l’Inter a portarcelo via.

Baggio ringrazia tutti, ma alla Champions League non si può dire di no, dice, a giocare con Ronaldo non si può dire di no, eccetera, eccetera, eccetera, eccetera.

Ci lascia con un messaggio sui quotidiani locali, una lettera di ringraziamento con foto hollywoodiana e sguardo grato e pieno d’amore nei nostri confronti.

Noi la prendiamo con sommo sdegno e orgogliosa superiorità. Vai, vai, buon divertimento, che mica chiudiamo bottega solo perché sei andato via tu, cuore ingrato. Questo, più o meno, è quello che pensiamo.

E poi pensiamo: ci è andata bene con Baggio, chi possiamo rilanciare adesso? C’è Signori che ha fatto una stagionaccia alla Sampdoria, pare sia finito e grasso, magari qui da noi può rigenerarsi…

12: FLASH FORWARD: UN ANNO DOPO

30 maggio 1999, Baggio è di nuovo sul campo del Dall’Ara.

C’è Bologna-Inter, la sessantesima partita di una stagione indimenticabile: in panchina c’è Mazzone, in attacco c’è un formidabile, rinato Beppe Signori, che anziché salutarci dopo un anno diventerà il capitano e ci regalerà 84 gol in sei stagioni.

In queste sessanta partite il Bologna ha: vinto l’Intertoto, giocato la semifinale di coppa Uefa col Marsiglia, giocato la semifinale di coppa Italia con la Fiorentina, giocato e vinto lo spareggio d’andata contro l’Inter per la qualificazione in Uefa.

Ora c’è da giocare il ritorno e, be’, il pensiero di andare in Europa togliendola a Baggio, come dire, un pochino, tutto sommato, ci piace. Il classico dispetto della moglie tradita per l’amante più giovane o, in questo caso, più ricca.

Fa gol Beppe Signori. Fa gol Stefano Bettarini.

In Europa andiamo noi. E tanti saluti all’amante più ricca.

Baggio esce a testa bassa, senza applausi o fischi. Solo dai nostri sguardi che significano: va là che ti divertivi di più qua che a litigare con Lippi all’Inter, vero o no?

Baggio Bologna

Nell’estate del 1998, dopo solo un anno, Baggio lascia il Bologna e approda all’Inter (LaPresse).

 

13: EPILOGO

Nell’ottobre 2009 si celebrano i cento anni del Bologna, e sul campo del Dall’Ara, presentati da Gianni Morandi e Fabrizio Frizzi, arrivano un po’ tutti i campioni del passato a celebrare questo importante compleanno.

E tra i più applauditi, ovviamente c’è lui, Baggio.

A un decennio da quella storia dell’Inter, tutti si ricordano solo i ventidue gol, la rincorsa all’Europa, ma, soprattutto, l’orgoglio di aver avuto uno dei più grandi campioni della storia in maglia rossoblù.

Perché sì, è stato bello, davvero, bello, avere qui da noi Roberto Baggio.

 

 

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