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L’anno in cui il Celtic è salito sul tetto d’Europa

By 31 Ottobre 2019

25 Maggio 1967, il Celtic Glasgow batte 2-1 l’Inter di Helenio Herrera e vince la Coppa dei Campioni. I ragazzi allenati da John “Jock” Stein vengono tutti dai dintorni di Glasgow e diventeranno per sempre i Leoni di Lisbona

Lo spogliatoio dello Stadio Nazionale di Lisbona è diventato una zona franca. Il Celtic ha appena vinto la Coppa dei Campioni su un’Inter che Helenio Herrera ha negli anni spremuto troppo, chiedendo ai suoi giocatori più di quello che fisicamente e mentalmente potevano dare. Ora tocca agli scozzesi festeggiare. “Dai, capitano aprine un’altra. Anche questa bottiglia è finita”. Si sono intrufolati alcuni giornalisti che abilmente sono riusciti a bypassare gli steward portoghesi. Festeggiano pure loro, cercando ovviamente di fare il loro mestiere. Dalle tribune è arrivato, pochi minuti dopo la consegna del trofeo, anche Billy Shankly, allenatore del Liverpool e unico manager britannico volato in Portogallo ad assistere alla partita.

“John, tu ora sei immortale”, stringe la mano al collega. Lo chiama con il suo nome di battesimo, perché i due si conoscono da una vita. Jock Stein e Billy Shankly sono amici da sempre. Vengono dalle stesse terre, zone di miniera fuori Glasgow. In gioventù minatori lo sono stati davvero perché là, se non viene a salvarti un pallone, quella è l’unica possibilità per sbarcare il lunario. Da quelle terre arriva anche Matt Busby, e insieme formano la grande triade di allenatori scozzesi, completata in seguito da Alex Ferguson, allievo sempre riconoscente proprio di Stein.

(Photo by Jeff J Mitchell/Getty Images)

La frase di Shankly, come spesso gli è capitato in vita, è una vera sentenza. Shankly non si sbaglia e riesce a inquadrare all’istante la portata storica di quella vittoria del Celtic, i cui tifosi ricordano ancora oggi con un trasporto incredibile anche perché è rimasta l’unica di questa importanza.

La Coppa Latina non si faceva più da anni e la Coppa dei Campioni ne era stata in qualche modo l’evoluzione. L’aveva in pratica sostituita dopo un biennio di coesistenza. Però fino al 1967 l’albo d’oro della più recente e prestigiosa coppa europea può trarre in inganno, dal 1956 infatti hanno vinto solo squadre spagnole, portoghesi e italiane. Club latini, insomma. Quella del Celtic diventa un’impresa pioneristica che anticipa di un anno la vittoria del Manchester United (allenato da un altro scozzese, Busby) e di un decennio il dominio quasi totale dell’impero britannico.

Per il Celtic, una squadra costruita da Stein con giocatori provenienti tutti da Glasgow o da pochi chilometri al di fuori, lo snodo fondamentale del torneo risulta essere ai quarti di finale. Con il Vojovodina di Novi Sad la sfida è dura, la più difficile dell’intero torneo. Stein deve affrontare un allenatore giovane che l’anno prima ha guidato la squadra alla vittoria del suo primo titolo jugoslavo. Con Vujadin Boskov sarà una bella battaglia psicologica.

(Photo by Don Morley/Allsport/Getty Images).

All’andata in Jugoslavia per l’allenamento di rifinitura del Celtic, Stein si trova al campo migliaia di tifosi avversari. Tra questi in tribuna è presente quel furbone di Vuja che vuole carpire informazioni e mettere pressione al collega. Stein s’accorge della sua presenza e mescola le carte. Jimmy Johnstone, il folletto che gioca ala destra e che spesso gli capita di decidere da solo la partita, giocherà titolare nonostante fosse dato infortunato. Il Vojovodina vince la partita 1-0. Si rivela una squadra più forte del previsto. Al ritorno in Scozia, bisogna inventarsi qualcosa. Siamo alla vigilia e il Vojovodina vuole fare il suo allenamento al Celtic Park. Testiamo il campo, annusiamo l’aria che si rispira. Prendiamo confidenza, insomma.

“Nei giorni scorsi ha piovuto, pioverà anche nelle prossime ore: qui non si allena nessuno. Troppo alto il rischio di rovinare il terreno di gioco”, dice Stein ad un Boskov che le prova tutte per fargli cambiare idea. Non ci riuscirà.

(Photo by Central Press/Getty Images).

L’otto marzo 1967 al Celtic riesce la rimonta. Va sull’1-0 con Chalmers, che rimette i suoi in pari con la partita d’andata. Poi iniziano a scorrere i minuti, Stein è nervoso. Guarda di continuo l’orologio e borbotta al suo secondo Fallon. “Sean, qui si va a Rotterdam, qui si va a Rotterdam”. In Olanda è prevista l’eventuale partita di spareggio. Invece al 90′ McNeill realizza il gol decisivo.

Boskov esce sconfitto, ma ha la lucidità di ammetterlo subito: “Questo Celtic può vincere la coppa dei Campioni”. Succederà il 25 maggio 1967. Da quel giorno i giocatori biancoverdi saranno per sempre i “Leoni di Lisbona”. Immortali come il loro allenatore, John “Jock” Stein.

Alberto Facchinetti

About Alberto Facchinetti

Alberto Facchinetti nasce nel 1982 in provincia di Venezia. Giornalista (Avvenire, Guerin Sportivo, Il Foglio, Sport Tribune), é uno dei fondatori di Edizioni inContropiede. Ha scritto cinque libri a tema calcistico ed é coautore di tutte le Football City Guides. Collabora con Federico Buffa per i testi dei suoi programmi tv.

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