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L’assurdo calciomercato del Malaga

By 4 Settembre 2019

In Spagna la definiscono una situazione ridicola e grottesca. Eppure a pochi viene voglia di ridere. Sì, perché più che a uno scherzo, il momento attuale del Malaga assomiglia a un incubo. E non tanto per l’anonimo undicesimo posto occupato in Segunda Division dopo le prime 3 partite. Questi ultimi mesi, infatti, sono stati forse i più difficili della storia recente del club andaluso: le casse societarie sono vuote, lo sceicco Abdullah bin Nasser Al-Thani ha chiuso da tempo i rubinetti e sulla Costa del Sol si addensano nuvole nere che non lasciano presagire niente di buono. Anche perché a dare il colpo di grazia a una squadra che nel 2013 era arrivata fino ai quarti di Champions League ci ha pensato il calciomercato. 

Ma andiamo con ordine. A metà agosto, infatti, Al-Thani ha rilasciato un’intervista poco rassicurante a Marca. «Ho perso tutto ciò che ho investito. Più di 150 milioni, quasi 200. E tutto a causa della cattiva gestione, della firma di contratti esagerati. Ma non importa. Due anni fa ho detto, mentre eravamo in Primera Division, che saremmo ripartiti da zero. E in quelli che stiamo facendo. Ovviamente, se avrò la prova che qualcuno prende un solo euro dal club, agirò contro di lui e lo restituirà. Lo prometto». 

E il presidente è stato di parola. Il club è ripartito da zero. Nel vero senso del termine. Al fischio finale del calciomercato, il Malaga si è ritrovato con una rosa composta da soli 17 giocatori professionisti (sui 25 disponibili). E questo grazie alla possibilità offerta dalla Lega di poter tesserare 4 calciatori al minimo salariale (80 mila euro). Tre di questi posti sono stati occupati da due attaccanti come Lorenzo Gonzalez e Sadiku (il cui ingaggio è pagato quasi interamente dal Levante), ma soprattutto da un centrocampista centrale praticamente sconosciuto come Mohamed Benkhemassa, 26 anni sulla carta di identità, zero esperienze nel calcio europeo e nessun report da parte degli osservatori che ne giustifichino l’acquisto.

E non finisce qui. Perché mentre diversi giocatori hanno accettato di spalmare il proprio ingaggio, José Rodríguez e i canterani Mula e Iván Rodríguez hanno ricevuto un’offerta ancora meno allettante. Nelle ultime ore di mercato, infatti, si sono sentiti dire di trovarsi un’altra squadra. E pensare che fino al sabato precedente il club aveva rifiutato tutte le offerte che erano arrivate per i loro trasferimento. Il risultato? Sono stati iscritti, contro la loro volontà, nel club “filial”. Ora la rosa biancazzurra è decisamente incompleta e può contare su un solo portiere: il marocchino Munir, che dovrà saltare anche la sfida di sabato contro l’Almeria perché convocato con la sua nazionale. Stessa sorte dovrebbe toccare ai venezuelani Juanpi e Mikel Villanueva, mentre Luis Hernández è infortunato. Una coincidenza che riduce a 13 il numero dei professionisti a disposizione del Malaga.

L’assurdo, però, si è toccato con il trasferimento di Shinji Okazaki. Il giapponese era arrivato in Andalusia a fine luglio a parametro zero e doveva essere il fiore all’occhiello della campagna acquisti, se così si può chiamare, del club. D’altra parte l’attaccante aveva vinto la Premier League con il Leicester di Ranieri e doveva essere l’uomo in grado di riportare il Malaga in Primera División. Doveva, appunto. L’accordo fra giocatore e club era stato trovato su una cifra che superava i 320 mila euro. Nelle quattro settimane in cui Okazaki si è allenato a La Rosaleda è sbocciato subito l’amore fra lui e i tifosi.

Puntuale, però, è arrivato il colpo di scena. Il Malaga non poteva più permettersi il suo ingaggio, ma Okazaki ha deciso di aspettare fino all’ultimo per vedere se si riusciva a trovare una soluzione. Mentre i suoi agenti parlavano con l’Huesca, pur di restare a Malaga il giocatore si era detto disponibile ad abbassarsi lo stipendio fino al minimo salariale. Ossia 4 volte in meno rispetto a quanto pattuito. A far naufragare la trattativa ci si è messo un cavillo che LaLiga ha escogitato per evitare strani movimenti economici: i giocatori che richiedono di essere iscritti con questo regime non possono aver guadagnato più del doppio di questa cifra (quindi più di 160 mila euro) nella stagione precedente. Alla fine, però, Okazaki non ha potuto far altro che rescindere il suo contratto.

 

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