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L’assurdo intreccio-Ganso

By 21 Marzo 2021

Dieci anni fa sembrava fatta per il trasferimento del giovane brasiliano al Milan, dopo un derby di mercato con l’Inter e un braccio di ferro con altri grossi club europei. Un affare mai realizzato, ma che pare non aver lasciato molti rimpianti vista la carriera del centrocampista

 

Paulo Henrique Chagas da Lima: tra le tante telenovele di mercato degli ultimi dieci anni, anzi dieci anni li compie proprio in questi giorni, questa è stata una delle più astruse, una delle più masticate e alla fine si era conclusa in un nulla di fatto. Paulo Henrique Chagas da Lima era un promettente centrocampista brasiliano con le grandi d’Europa, specialmente le milanesi, anzi no specialmente il Milan, tutte a fiondarsi su di lui. Venti, trenta milioni: ma sì, abbondiamo, adbondandis adbondandum. Paulo Henrique Chagas da Lima, all’anagrafe; calcisticamente conosciuto come Ganso, ma ve lo ricordate?

 

Kakà + Zidane

“Neymar è l’uomo copertina. Ma c’è un’altra stellina del Santos che sta facendo impazzire gli operatori di mercato europei: classe ’89, ruolo trequartista. Insomma, un numero dieci moderno. Per i tecnici brasiliani è il fenomeno del futuro. Un misto tra Zidane e Kakà”. Questo è il biglietto da visita, piuttosto altisonante, di Ganso a cavallo tra il 2010 e il 2011. Accostato a Neymar, il suo compagno di squadra dell’epoca destinato già a scatenare aste di mercato che effettivamente si concretizzeranno e che vedranno prevalere il Barcellona.

C’è comunque un problemino fisico che aleggia sul brasiliano: “Il fuoriclasse del Santos è da alcuni mesi fermo ai box per un brutto infortunio al ginocchio – si legge –. Un incidente di percorso che gli ha fatto saltare anche le ultime amichevoli con la nazionale di Mano Menezes”. Nulla di che preoccuparsi, perché il Santos ha già fiutato l’affare: “Nonostante questo stop Ganso piace a tanti. E la sua valutazione continua a salire di giorno in giorno. Milan e Inter si sono già fatte avanti. Rimbalzando davanti alla clausola di 50 milioni. Lo stesso Mourinho ha spinto il Real Madrid a presentare un’offerta vera”.

(Photo by Friedemann Vogel/Getty Images)

Mica male, insomma. L’Inter campione d’Europa e del mondo, il Milan lanciato verso lo scudetto e il Real, che se c’è un calciatore di moda tendenzialmente lo prende. Poi se è funzionale magari lo si valuta in seguito, ma intanto i blancos lo prendono. E Ganso, con quella maglia numero 10 del Santos quantomai iconica sulle spalle, la stessa di Pelé, è di stra-moda nella primavera del 2011, ci sono prime pagine dei giornali che lo dipingono come davvero un giocatore per cui quasi si litiga, Milan da una parte (“con Kakà sponsor”) e Inter dall’altra, con Leonardo che vorrebbe fare un dispetto alla sua ex squadra. Ogni spostamento, ogni fruscio, ogni accenno con la testa da una parte o dall’altra, ogni segnale è interpretato come un’apertura a questo o a quel club. Poco importa che un anno prima, quando Ganso non era ancora nessuno, Pantaleo Corvino, direttore generale della Fiorentina, l’avesse già adocchiato per una cifra infinitamente inferiore.

Quindi se un giorno il brasiliano dice che il suo sogno “è il Milan”, dall’altro c’è il procuratore che conferma che non vede l’ora di giocare per il Real Madrid. Nel frattempo, però, rimane infortunato per sei mesi, rientra nel marzo 2011 dopo quasi sei mesi di stop per la rottura del legamento crociato del ginocchio. Un crac avvenuto durante una partita contro il San Paolo durante il Brasileirao del 2010. E cinquanta milioni di clausola, forse, sembrano un po’ troppi per un giocatore che, d’accordo, è giovane, ma che quando inizia il bailamme di voci è rotto e chissà come tornerà.

(Photo by Friedemann Vogel/Getty Images)

Cinquanta milioni di cui la metà andrebbe a un fondo d’investimento, Dis, che possiede in parte il suo cartellino, rendendo nota una pratica che in Sudamerica è normalissima, anche se strana agli occhi di un europeo. Per lui comunque si scomoda proprio Pelé: “Se dipendesse da me, resterebbe a vita – spiega O Rei, aggiungendo che l’anno precedente si era “immolato” perché Neymar restasse e non accettasse la corte del Chelsea – . Credo che la situazione sia simile, e sono fiducioso. Anche Ganso capirà che per il momento è la cosa migliore. Gli parlerò e sono convinto che deciderà di rimanere”.

Invece il ragazzo insiste, in una specie di doppiogiochismo che fa la fortuna dei giornali, per i quali non c’è che questa trattativa, in una stagione dove Milano in Italia domina e per lo scudetto è derby: “Milan o Inter? Non so, mi sentirei utile sia all’una che all’altra, spero di giocare in una delle due. Ho molti amici da voi e mi vedo nel vostro Paese, cercando di fare i passi migliori per la mia carriera. Parlo sempre con Robinho e Thiago Silva, muoiono dalla voglia di portarmi al Milan”. Al contempo, però, “Leonardo mi elogia molto, e questo mi fa piacere, pensando al professionista, ma anche alla persona. È un derby fuori dal campo, non so come andrà, ma sono certo di voler fare la felicità di molti tifosi italiani”.

 

 EFE/Julio Munoz

Di offerte, però, nemmeno l’ombra. Almeno stando alle parole di Adriano Galliani, l’amministratore delegato del Milan. Che anzi ammette: “Ganso è un po’ troppo caro, secondo me. E dobbiamo ancora parlare, comunque, con il presidente del Santos”.
Un Santos che nell’estate del 2011 vince la Coppa Libertadores con Ganso che gioca quasi tutta la partita di ritorno, il 2-1 al Peñarol che vale il trofeo dopo lo 0-0 dell’andata. La copertina se la prende Neymar, autore di uno dei due gol e “gemello” di Ganso avendo fatto la trafila assieme nel Peixe: in quella squadra ci sono volti noti, almeno oggi, come Danilo e Alex Sandro, attualmente alla Juventus, il portiere Rafael (poi al Napoli) e il mitico Zé Eduardo, quello “al centro del progetto” di Malesani al Genoa.

 

Siviglia

Inutile specificare che Ganso non ha mai giocato né al Milan, né all’Inter né al Real Madrid. Passata la buriana delle trattative vere o presunte della primavera-estate del 2011, passata la “Gansomania”, l’onda si ritrae e il brasiliano sparisce dalle pagine dei giornali. Niente riunione con i brasiliani del Milan, in quella che sarebbe stata una coppia “con le ali” assieme a Pato, il papero, e Ganso, l’oca. Il primo segnale è quando si mormora che i rossoneri vorrebbero prendere il giocatore, ma lasciarlo parcheggiato in prestito in Brasile. Una strana mossa, sarebbe questa, un investimento così grande per poi quasi pentirsene? No, e infatti Ganso alla fine rimane al Santos, senza che nessuno paghi tutti quei soldi di cui, appunto, la metà andrebbe a un fondo d’investimento.
Ci verrà, in Europa, il brasiliano, ma solo nel 2016, e al Siviglia di Jorge Sampaoli che alla ricerca di un sostituto di Krychowiak, che passa al Psg, opta per il talento del Santos. La sua stella in quel lustro si è parecchio appannata, in Nazionale non ha sfondato ed è finito presto nel dimenticatoio: non convocato ai Mondiali del 2014, ha partecipato alla Coppa America del 2011 e alle Olimpiadi del 2012, due spedizioni fallimentari per i Verdeoro e in cui Ganso è capitato nella classica situazione sbagliata al momento sbagliato. Se nel 2011 è titolare, eliminato dal Paraguay nei quarti di finale, a Londra non mette piede in campo nella finale contro il Messico.

EFE/Jose Manuel Vidal

Insomma, quello che atterra a Siviglia è un Ganso già non più trending topic, ma pedina del solito frenetico mercato di Monchi, direttore sportivo del club. Per lui spende 9.5 milioni, di cui due terzi, la quota è aumentata, va al fondo d’investimento Fis, e il resto al San Paolo, dov’era andato dopo il Santos.

È un flop che non è epocale solo perché insomma, la cifra pagata dal Siviglia è tutto sommato modesta rispetto ad altre operazioni. In due stagioni gioca 27 partite, segnando 7 gol e smazzando 6 assist. Nemmeno male, ma in pochissimi minuti e giocando appena 3 incontri completi. Via Sampaoli, prova a dargli fiducia “Toto” Berizzo, ma quando quest’ultimo viene esonerato e sulla panchina del Siviglia arriva Montella sparisce dai radar: fuori dalla lista Champions, nessuna convocazione, nessuna spiegazione. Problemi fisici? Anche, specie di natura muscolare.

Il guaio vero è che nel calcio ipercinetico dov’è piombato Ganso, un giocatore così, quasi leggero, non particolarmente veloce, poco adatto ad andare in pressione ossessiva sull’avversario una volta perso il pallone, non poteva trovare spazio. Così, da acquisto di punto si è trovato orpello inutilizzabile, da scaricare al primo momento opportuno.

(Photo by Bruna Prado/Getty Images)

Il contratto quinquennale viene presto visto come un peso, all’inizio della sua terza stagione al Siviglia il centrocampista brasiliano viene addirittura ceduto in prestito all’Amiens, squadra di medio-bassa classifica della Ligue 1: una situazione quantomai triste per uno che sembrava poter diventare uno dei centrocampisti più forti della sua generazione. Anche nel nord della Francia, in una città simbolo dei danni che può provocare una guerra, con quella Cattedrale colossale rasa al suolo durante il primo conflitto mondiale, butta male tanto quanto in Andalusia. Quando gioca è un evento, confermando le fanfare che avevano accompagnato il trasferimento: ci sono nove telecamere per una presentazione mai vista in un club di così basso profilo, con così tanti giornalisti, come se fosse una conferenza stampa del suo amico ed ex compagno Neymar, che sta deliziando il pubblico a 200 chilometri di distanza, al Psg.

Dopo mezzo campionato in cui gioca 13 partite, il suo procuratore tenta in ogni modo di rescindere il contratto con il Siviglia e alla fine ci riesce, riportando il suo assistito in Brasile, al Fluminense. Dietro, stando alle parole del giocatore, anche dei problemi di salute della figlia. L’Amiens nel frattempo è pure retrocesso in Ligue 2.

Paulo Henrique, così era conosciuto Ganso fino a quando non gli avevano appioppato questo soprannome, non ha mai portato nessuno a spendere 50 milioni per lui, non ha mai sfondato in Europa come Neymar, non ha mai sfondato in realtà in generale. E forse è esattamente ciò che vuole, tornare Paulo Henrique, più anonimo, dimenticandosi di quei mesi frenetici in cui sembrava poter essere e invece non è stato.

One Comment

  • nene ha detto:

    buongiorno ,mi chiamo marcello e abito in brasile da 15 anni. calcisticamente parlando ho visto crescere NEYMAR e GANSO no Santos. Nel 2008 fine 2009 aveva contattato il MILAN per segnalare NEYMAR,GANSO,DIEGO SOUZA E RAFAEL.
    Tutti avevano a mio modo di vedere grande futuro ma GANSO in quel tempo era una spanna sopra gli altri.
    Credo che sia stata una sorpresa per tutti che GANSO nn abbia fatto cio´ che tutti si aspettavano.
    Caratterialmante era pronto,molto piu´ maturo e uomo squadra di NEYMAR. Nessuno si riesce a spiegare cosa sia successo,certamente se il SANTOS avese abbassato le sue pretese il ragazzo sarebbe partito e come PATO nel MILAN avrebbe avuto la possibiita´ di allenarsi e crescere in europa e forse nel MILAN. Pato era molto gracile quando arrivo´ in italia e come tutti ben sappiamo i metodi di allenamento sono piu´ duri in europa che in brasile. per PATO questa cosa e´ stata la sua fine,(oltre ai limiti caratteriali)perche ´ha perso tutta la velocita´ in cambio di una potenza desnecessaria.Per GANSO che la velocita´ non ha mai saputo cosa fosse , sarebbe stata la sua salvezza,tecnica e potenza fisica unita a una visione di gioco fuori dalla norma avrebbe fatto la differenza in qualsiasi squadra.
    Oggi nemmeno nel FLUMINENSE,squadra brasiliana di serie A ,gioca. Una tristezza.

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