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L’attimo di lucida follia di Benjamin Massing

By 10 Aprile 2020
Benjamin Massing

San Siro, 8 giugno 1990, match inaugurale di Italia ’90. Il Camerun sta incredibilmente battendo l’Argentina campione in carica. Caniggia parte in contropiede e punta la porta, Massing lo falcia senza esitazione. Uno dei falli più brutti della storia del calcio che cambierà il destino del difensore camerunense

A volte basta un singolo episodio, una sola giornata storta, o un momento di follia, per vanificare una carriera. Benjamin Massing l’ha sperimentato di persona e a distanza di anni il dolore continuò a essere lancinante. Avrebbe dovuto essere uno dei punti di forza del Camerun ai mondiali di Italia 90. L’allenatore si fidava di lui, i compagni della difesa anche. Per non parlare dei tifosi, che impazzivano ogni volta che lo vedevano in campo ad annientare gli attaccanti avversari.

«Quel pomeriggio a San Siro mi toccò Maradona e devo dire di essere riuscito a tenerlo a bada per tutto l’incontro» ha poi ricordato. Era l’8 giugno 1990, la partita inaugurale del Campionato del Mondo. Il Camerun vinse 1 a 0 grazie a un gol di Oman Biyik, ma nei minuti finali l’Argentina sembrava sul punto di trovare il pareggio. «Accadde tutto in pochi istanti: Mbouh, il nostro mediano, perse palla al limite dell’area avversaria e l’argentino Batista con un tocco rapido liberò Caniggia in contropiede. Ero convinto che Kunde riuscisse a fermarlo, ma non ci fu nulla da fare. Si fece sotto Libih, e anche lui venne superato in corsa».

A quel punto si lanciò su Claudio Caniggia, ben sapendo che non avrebbe mai raggiunto il pallone. «Lo colpii nettamente sulle gambe, e l’impatto fu così violento che persi la scarpa destra. Non mi interessava dell’espulsione, e quando l’arbitro mi sventolò il cartellino rosso neppure protestai. Dovevo abbattere Caniggia e conservare il risultato che fece storia».

A distanza di tempo però qualcuno si è persino dimenticato del Camerun che impartì una lezione ai campioni del mondo in carica, mentre il suo intervento venne considerato il più duro e sleale della storia di tutti i mondiali. Massing rientrò in campo nei quarti di finale contro l’Inghilterra, ma non era nelle migliori condizioni mentali, e propiziò il rigore che consentì a Gary Lineker di eliminare un Camerun che già stava pregustando le semifinali.

La sua carriera in nazionale si concluse quella sera a Napoli contro gli inglesi. Quella professionale poche settimane dopo, quando il Creteil, la squadra francese in cui giocava da due stagioni, decise di non rinnovargli il contratto. Era diventato Benjamin il macellaio e ancora oggi i video, impietosi, lo ritraggono sui social in quell’unico momento di follia. Aveva sacrificato consapevolmente la carriera per il suo Paese, ma quando la squadra rientrò in Camerun dopo aver sfiorato il podio fu l’unico a non essere invitato dal presidente della repubblica.

Massing

«Sono riuscito a disputare ancora un paio di campionati in patria nel piccolo Olympique Mvolyé – disse poi –. Di ingaggi all’estero neppure a parlarne, nessuno se la sentì di offrirmi una seconda possibilità». Così come nessuno a fine carriera gli offrì un posto da allenatore. Benjamin ha vissuto per anni con la piccola rendita dei guadagni di Creteil. Non era molto, ma con quei pochi soldi riuscì a mantenere la moglie e a mandare a scuola otto figli. «Pensare all’episodio con l’Argentina fa ancora male, ma mi considero un uomo onesto e un buon padre di famiglia e la sera quando vado a letto sento di avere la coscienza a posto e non fatico ad addormentarmi».

Questo fino alla notte dell’8 dicembre 2017. Il mattino seguente Benjamin Massing non si svegliò più. Fu ucciso nel sonno da un infarto ad appena 55 anni. La moglie sostiene che il suo viso fosse rilassato e che la morte l’avesse colto con il sorriso sulle labbra. Nessuno saprà mai se fosse la verità, oppure un modo romantico ed edulcorato di raccontare gli ultimi istanti terreni di Benjamin. Quello che è invece si sa con certezza e che fu sepolto al cimitero di Edéa, la sua città natale, alla presenza di pochissime persone.

Persino di fronte alla morte purtroppo non ottenne il perdono della sua gente. Tra i pochi a ricordarlo ci fu invece Diego Armando Maradona, che sul proprio profilo Twitter scrisse: «Quiero recordar al fallecido Benjamin Massing. Fuimos rivales en el debut de Italia 90. Detrás de cada jugador de fútbol hay un hombre y una familia. Mis respetos para ellos». La traduzione è superflua.

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