Feed

Le canzoni più assurde dei calciatori

By 2 Gennaio 2021

Da Johan Cruijff a Roger Milla, da José Altafini a Ruud Gullit, ecco i calciatori che hanno preso in mano un microfono. Con risultati spesso imbarazzanti

Sfogliando la memoria di Paolo Rossi, più di qualcuno ha tirato fuori dal mazzo dei ricordi Domenica alle tre, la canzone che aveva registrato per beneficienza nel 1980. Con tanto di video, in cui ospite in tv canta in mezzo al pubblico, rigorosamente in playback e con le mani in tasca, come le popstar che all’epoca passavano di lì. Vedendolo, si è aperto un mondo: quello dei calciatori che sono stati protagonisti di comparsate nel mondo della musica, con brani magari scritti da loro stessi e risultati non sempre scontati.

C’è chi ha deciso di mettersi in gioco in maniera strutturata, come Pierluigi Gollini che di giorno è portiere dell’Atalanta e di notte rapper (o trapper) “coi guanti“, o come il trio composto da Vieri, Adani e Ventola, che per la scorsa estate aveva preparato un pezzo con le stimmate del tormentone (e infatti lo è diventato). Ancora, chi, stanco del pallone, è passato a tempo pieno a suonare: ovviamente Pablo Daniel Osvaldo, ma pure un fuoriuscito dalla Serie A come l’americano Alexi Lalas, al Padova nei Novanta (ovviamente già considerato freak per la passione per la chitarra) e poi decollato negli States, con una discografia di tutto rispetto reperibile su Spotify.

Infine ci sono semplicemente degli esperimenti pazzi ed estemporanei, magari a mo’ goliardate per i loro protagonisti. Fra rimozione collettiva, performance vocali ai limiti del grottesco, copertine da antologia e soluzioni a volte imprevedibili, si tratta degli episodi che nascondo più sorprese, per le libertà concesse nel cantato e negli arrangiamenti e perché spesso coinvolgono nomi altisonanti, se non proprio intoccabili, in quella che invece è una galleria di stranezze. Il sito 45footballin questo senso è una miniera d’oro, perlomeno fino alle uscite di trent’anni fa. Poi sono arrivate le nuove generazioni, che non sono state da meno Nel dubbio, pescando da tutte queste categorie abbiamo scelto le dieci canzoni più assurde mai cantate da un calciatore.

 

Ruud Gullit – Not the dancing kind (1984)

Nel 1984 Ruud Gullit gioca ancora al Feyenoord ed è lontano dalla fama mondiale che troverà con la casacca del PSV, eppure nel suo Paese è già un giocatore culto, nonché accreditato intrattenitore. Tanto basta a fargli recapitare un microfono fra le mani: Not the dancing kind, in cui il Nostro duetta con l’autoironia della casa insieme a un coro, è un reggae cotonato che fra dub, elettronica e qualche stereotipo vorrebbe collegare l’Olanda alla Giamaica. Si perde a metà strada, ma almeno lascia ai posteri una copertina epica, in cui l’attaccante – giovanissimo, fotografato a mezzo busto –sorride con alle spalle quelle che sembrano delle piastrelle di una doccia. Dell’acqua, però, non c’è traccia.

 

Roger Milla – Dancing with the lion (1990)

Cassa dritta feroce, echi afro che spuntano qua e là, pulsioni acid-house all’epoca pressoché ovunque e delle chitarre funky tiratissime a tenere insieme l’arrangiamento. Dancing with the lion, pubblicata dopo la performance dell’allora già trentottenne Roger Milla a Italia ’90, quando col suo Camerun diventa un’icona globale, è una saetta da discoteca schizzata e arrangiata in maniera persino creativa per gli standard di quello che deve essere solo uno spot dell’attaccante. Invece il “leone” non si fa mettere in gabbia, e complice il suo istrionismo – alle stelle nel ritornello-killer, quasi à la Scatman John – ne viene fuori una hit vera, coerente all’immaginario pop che circonda il personaggio.

 

Sergio Ramos – SR4 (2018)

Uno degli stilemi classici dell’hip-hop è l’autocelebrazione, e Sergio Ramos l’ha fatto proprio in SR4, un pezzo rap zarro, emotivo e sgraziatissimo in cui il capitano del Real Madrid ripercorre – ovviamente in rima – la propria carriera. Tradotto: dove gli artisti raccontano di venire dal basso, il difensore fa lo stesso; e dove loro espongono gioielli, lui mette in mostra trofei e gol in finale di Champions. Così: con un flow serissimo, senza quella patina di autoironia che pure hanno tutti gli altri colleghi quando si cimentano con un mondo che non gli appartiene, come questo della musica. Touché.

 

Vincenzo Scifo – Gagne d’avance (1985)

Sguardo malinconico, aria da belloccio-maledetto, fisico da popstar. Se non il calciatore, Vincenzo Scifo poteva almeno valutare l’ipotesi di diventare un cantante per adolescenti. Questa Gagne d’avance risale all’inizio della carriera, quando era considerato fra i centrocampisti più promettenti d’Europa e giocava a casa sua, all’Anderlecht. Poco da dire: a sorpresa, rispetto agli altri giocatori in questa lista fa un figurone per interpretazione e intonazione. Il resto è merito della produzione, un po’ manieristica ma per l’epoca assai contemporanea, con sassofoni e batterie à la 80s a tratteggiare un nostalgico walzer metropolitano. Non c’è da stupirsi, quindi, se un pezzo del genere un giorno finisse con l’ispirare il Tommaso Paradiso più retrò.

 

Giorgio Chinaglia – (I’m) Football crazy (1974)

“Yes, I’m the best! / I’m the best in all the world”, e se lo canta Giorgio Chinaglia c’è da crederci. Nata da un prodigio degli Oliver Onions, che riescono a coinvolgere l’allora stella della Lazio del primo scudetto nella colonna sonora della commedia L’arbitro, (I’m) Football crazy è senza dubbio il brano più iconico di questa collezione. Merito del ritmo a mo’ di fanfara ciondolante, e di un Long John neanche troppo goffo nei panni del cantante che si pavoneggia con un coro (in cui è presente, in amicizia, persino la stessa Gabriella Ferri) che gli dà una bella mano nelle linee vocali. Ne viene fuori un compiaciuto e autoironico botta e risposta, che pare persino anticipare la disco stralunata dei Boney M..

                                                                                                         

Ciccio Graziani – Che t’ha fatto sta Roma (1984)

Esatto: prima di diventare mattatore da reality e opinionista, Graziani è stato – oltre che centravanti micidiale, campione del mondo eccetera – anche cantante. Anno di grazia, 1984. La sua Roma porta in petto il tricolore, vince la Coppa Italia e arriva addirittura in fono alla Coppa dei Campioni. Al di là di come andrà a finire, lui ne è un’icona tanto da prestarsi alla beneficienza con una cover di Che t’ha fatto sta Roma di Bruno Noli, presto più famosa dell’originale. E se lo stornello in questione – un po’ Lando Fiorini e Claudio Villa, molto Gabriella Ferri – non ha guizzi già in partenza, mentre l’interpretazione da one man show dell’attaccante è un colabrodo, la perla anche qui è la copertina. Che ritrae Graziani con la giacca in una via della Capitale: sampietrini sotto i piedi; auto parcheggiate sullo sfondo; e un’impalcatura subito sulla destra. L’immagine di una città proiettata verso il futuro.

 

Football stars – Alleluia (1986)

E quindi eccola, la We are the world del calcio italiano. Del resto sono gli anni Ottanta, le operazioni caritatevoli delle star sono all’ordine del giorno e il nostro Paese non può tirarsi indietro. Così nel dicembre del 1986, durante una puntata del cuore del nazionalpopolare (leggi: Fantastico di Pippo Baudo), viene presentata questa Alleluia. Con una convinzione: perché chiamare cantanti veri, quando si può fare lo stesso con i nomi del “Campionato più bello del mondo”? Poco importa che stonino, insomma. Qualche convocato: Platini e Rummenigge, Rossi e Bruno Conti, Cabrini, Boniek e Antognoni. Il resto è come da copione: ci sono i sintetizzatori natalizi, le campane (e i campanelli), gli arrangiamenti dozzinali à la 80s, il coro di bambini che è il solito avviso in carta bollata a non giudicare l’operazione nel merito, ma a lasciarsi coinvolgere dallo scopo benefico – non fosse che i più piccoli ne escono puntualmente meglio degli adulti, che qui fra cantato in inglese e pose goffe sfiorano il comico. Nel giro di pochi giorni, comunque, il brano diventa un tormentone: ottimo per la raccolta fondi, meno per le orecchie degli italiani. Sacrificio necessario.

 

José Altafini – La rosa (1967)

Il pezzo d’archeologia: siamo nel 1967, José Altafini è ancora il centravanti del Napoli (e non il successivo, juventino, core ‘ngrato) e in preda alla saudade si cimenta in una bossanova un po’ stereotipata in stile brasileiro, ma efficace e ben cucita sul personaggio, nonché già vagamente retrò per l’epoca. Squillano le trombe, domina un’atmosfera languida. E lui non sfigura: procede cauto e pulito nel cantato, evitando acuti che tradirebbero il suo essere un dilettante e domando l’accento portoghese. Esattamente il contrario di quanto avvenisse nelle telecronache.

 

Johan Cruijff – Oei oei oei (1969)

Assistere all’incontro di boxe di un “cugino alla lontana”. Vederlo perdere, poi accompagnarlo al pub per cercare di tirarlo su di morale. Infine, riportarlo dalla moglie, che lo sta aspettando a casa arrabbiata. Non è la versione distopica di Perfect day di Lou Reed, ma il testo di Oei oei oei, una sorta di marcetta goliardica con i tromboni a prendersi la scena e un ritornello che pare un coro da osteria. E sì, a cantare questa scema filastrocca non è altri che sua maestà Johan Cruyff, all’epoca poco più che ventenne. Ah, gli intoccabili. Ah, la gioventù.

 

Lucas Castro – Qué voy a Hacer (2019)

Citiamo in questa lista Lucas Castro, argentino di La Plata in Italia conosciuto come totem del centrocampo di Catania, Cagliari e Chievo, perché con la musica è il più professionale fra i calciatore, nel senso che potrebbe davvero fare solo il cantante senza passare per un artista della domenica. Il suo album Qué voy a Hacer, composto e registrato nei ritagli di tempo e durante un infortunio, è pop latino scritto di mestiere e cantato senza le ingenuità di sorta. Persino straniante, se si pensa che l’autore è un calciatore. E su tutte spicca la canzone che dà il titolo al disco, con cassa reggaeton da camicia a fiori, interpretazione melodrammatica da telenovela e ritornello radiofonico in stile tormentone, come insegnano a Porto Rico. Che la prossima Despacito possa portare la firma del pata?

 

Leave a Reply