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Le emozioni sono in coda

By 15 Luglio 2020

La lotta scudetto e quella per la Champions sembrano già chiuse. Così ci resta da guardare con interesse solo sulla battaglia per non retrocedere. Dal Lecce alla Fiorentina, ecco chi rischia di più in questo finale di stagione

 

Mancano 540 minuti, esclusi abbondanti recuperi causati da Var e cooling break, alla verità. Se la lotta scudetto sembra già archiviata e quella Champions non è neanche iniziata, cosa ci resta da guardare con interesse da qui alla fine? Possiamo solo soffermarci sulla permanenza in Serie A. Teniamo fuori dal discorso la Spal, che pareva poter tornare clamorosamente in corsa fino alla sciagurata autorete di Vicari contro il Milan; lo stesso vale per il Brescia, che non ha saputo proteggere vantaggi preziosi con Genoa e Torino e sembra ormai prossimo alla B. Andando a salire, invece, bisogna tracciare una linea: chi può dirsi già al riparo da eventuali crolli? Poniamo l’asticella ai 36 punti della Fiorentina e andiamo ad analizzare chi, e perché, può restare in Serie A. 

Lecce: 29 punti

(Photo by Marco Rosi – SS Lazio/Getty Images)

Si dice che spesso la miglior difesa finisca per vincere il campionato. Ma la peggior difesa è condannata sistematicamente alla retrocessione? Prendendo in esame gli ultimi cinque tornei, si può notare che per tre volte le difese più perforate hanno poi occupato i tre posti in fondo alla graduatoria: Chievo, Frosinone ed Empoli un anno fa; Benevento, Verona e Crotone nella stagione 2017-18; Parma, Cesena e Cagliari nel 2014-15. Il trend è stato parzialmente invertito nel 2015-16 (il Palermo, seconda peggior difesa con 65 reti subite, si è salvato per un pelo, mentre è retrocesso il Carpi che aveva incassato 8 gol in meno) e, soprattutto, nel torneo 2016-17.

È qui che il Lecce di Fabio Liverani deve trovare conforto, nei 76 gol subiti da un Cagliari capace comunque di salvare la pelle, unica squadra a riuscirci negli ultimi dieci anni pur avendo scollinato quota 70 reti subite insieme al Sassuolo 2013-14 (72). I giallorossi sono già a quota 71 e rischiano di chiudere sopra le 80 reti incassate: mai nessuno, dal ritorno del campionato a 20 squadre, è riuscito a salvarsi con un ruolino simile.

I salentini hanno dalla loro le idee chiare in fase di possesso: vogliono costruire il gioco dal basso, affollare la trequarti e giocare negli spazi di mezzo con tutti quei giocatori tecnici e abili nello stretto presenti in rosa – contro Lazio e Cagliari, Liverani ha deciso di iniziare il match schierando contemporaneamente Mancosu, una mezz’ala decisamente offensiva, e il duo Saponara-Falco alle spalle di Babacar. Certo, molti dei gol concessi sono figli di un eccesso di confidenza nella costruzione dal basso, con errori grossolani che possono essere evitati, ma Liverani ha più volte ribadito di essere disposto a rischiare qualcosa pur di creare una mentalità e un impianto di gioco in grado di esaltare le qualità dalla metà campo in avanti.

Per il Lecce arriva un trittico di scontri diretti: Fiorentina, Genoa e Brescia, tutto in sette giorni. Nel momento più nero, dopo il 4-0 subito contro la Juventus pur avendo messo in campo un buon fraseggio fino all’espulsione di Lucioni, Liverani aveva guardato avanti nel tentativo di infondere ai suoi l’entusiasmo perso dopo lo stop per il lockdown: «Siamo come un ragazzo arrivato alle soglie del liceo che all’improvviso si ritrova alle elementari. Sono certo che con qualche risultato positivo negli scontri diretti si possa ritrovare quell’entusiasmo».

 

 

Genoa: 30 punti

Foto LaPresse – Tano Pecoraro

C’è un ragazzino di quasi 37 anni a prendere per mano il vecchio Grifone. Goran Pandev sembrava ormai un reperto di antiquariato, eppure senza i suoi gol – nove, e il tassametro continua a correre – forse il Genoa sarebbe messo peggio di questa rabberciata diciassettesima posizione. Il primo successo post lockdown è arrivato contro la Spal, firmato dal macedone e dal risveglio di Lasse Schöne, che ha dipinto il primo gioiello su punizione della sua stagione: non ce ne voglia per la rete realizzata mesi fa contro il Milan, ma fu più un pasticcio di Reina che un suo effettivo acuto.

Contro la Spal, però, si è anche visto qualcosa di nuovo. Nicola ha deciso di reimpostare il Genoa con la difesa a 4: due terzini abituati più a difendere che ad attaccare – Biraschi e Masiello – e il peso dell’attacco sulle spalle di Pinamonti, Pandev e del lavoro di raccordo di Iago Falque, nominale esterno destro del 4-4-2 varato per l’occasione. Il tempo ci dirà se è questa la strada che l’ex tecnico del Crotone vorrà intraprendere fino a fine stagione: la presenza in pianta stabile dello spagnolo è un bel passo in avanti sotto il piano della qualità, e con Behrami – e Cassata da finto esterno sinistro – in mezzo al campo, Schöne è sembrato più nel vivo del gioco, concedendosi anche qualche sortita offensiva. «Avrei pagato per essere dove siamo», ha dichiarato dopo il 2-0 sulla Spal il tecnico Nicola che ora, proprio come il Lecce, si giocherà tanto, se non tutto in sette giorni: Torino, proprio i giallorossi e infine il derby con la Sampdoria. 

 

Torino: 34 punti

(Photo by Valerio Pennicino/Getty Images)

Quando si sceglie un nuovo allenatore a stagione in corso, solitamente si va alla ricerca di qualcosa di diverso, per imprimere una scossa non solo emotiva ma anche tecnico-tattica. Non è stato il caso del Torino, che esonerando Walter Mazzarri per puntare su Moreno Longo ha forse pensato di essere già in salvo: il classico profilo del traghettatore, un uomo che conosce la piazza e che avrebbe accettato senza troppi problemi la prospettiva di salutare a fine stagione.

Il Toro si è invece ritrovato con il fango della zona salvezza fino ai gomiti e la vittoria ottenuta in rimonta contro il Brescia è stata ossigeno puro dopo un primo tempo difficilissimo. Longo sta cercando, con qualche soluzione particolare, di recuperare un po’ di qualità in un organico che ne è privo e che ha dovuto incassare anche l’infortunio di Baselli a impoverire un centrocampo che già non spiccava per piedi buoni.

Si è così visto, più di qualche volta, il tentativo di spostare Belotti da finto esterno sinistro del 3-4-3, con l’utilizzo di Zaza nel cuore dell’attacco. Il “Gallo” rimane un centravanti e i suoi gol sono una delle poche piacevoli costanti granata in questa ripartenza, ma con la sua naturale propensione al sacrificio e la capacità di lavorare bene il pallone, il dirottamento in fascia è stata una soluzione meno drammatica di quanto si possa pensare. Il tecnico sta poi provando a recuperare Verdi, apparso lontanissimo dalle idee di calcio di Mazzarri ma ora necessario per aumentare il tasso qualitativo della squadra. A Milano, dopo un primo tempo ordinato e premiato oltremodo dalla papera di Handanovic, il Toro si è però sfaldato, perdendo 3-1 e dando la sensazione di essere a un passo dall’imbarcata. Con il Genoa c’è aria di spareggio, e quella salvezza che sembrava vicinissima dopo il 3-1 contro il Brescia potrebbe all’improvviso essere di nuovo qualcosa da riconquistare.

 

Udinese: 35 punti

Foto Massimo Paolone/LaPresse

Lazio, Napoli, Juventus. In un campionato diverso da questo, con le squadre in grado di dosare le forze nel migliore dei modi, il trittico che attende l’Udinese sarebbe tale da legittimare una seria preoccupazione. I bianconeri hanno fallito il match-point salvezza lasciandosi rimontare a domicilio dalla Sampdoria di Claudio Ranieri e ora dovranno vedersela con tre delle prime sei della graduatoria. La formazione di Inzaghi fa meno paura rispetto al pre-lockdown, ma il rischio che la squadra di Gotti sia ancora ferma a 35 punti a tre turni dalla fine c’è.

Allo stesso tempo, va considerato che i bianconeri sembrano trovarsi meglio contro squadre che vogliono “fare gioco”: hanno perso ma senza essere spazzati via contro l’Atalanta, hanno vinto con personalità a Roma. Preoccupa qualche calo mentale di troppo – la rimonta subita con il Genoa era stato il primo campanello d’allarme – ma la squadra, almeno dal punto di vista fisico, sembra esserci.

Gotti non lascia grande spazio alla fantasia, sta ritrovando il miglior Fofana in mediana anche se l’assenza di Mandragora pesa, il 3-5-2 dei bianconeri punta molto sulla fisicità e contro una Lazio spompata e mentalmente scarica potrebbe fare la differenza avere a disposizione dal primo minuto una prima punta vecchio stampo come Okaka e il rigenerato Lasagna, che nel post coronavirus ha più che raddoppiato il fatturato in termini di gol: va a segno da cinque turni consecutivi (sei reti, ne erano arrivate solo quattro prima dello stop), la sua abilità nell’attaccare lo spazio rischia di mandare in tilt la retroguardia biancoceleste. I friulani avranno poi a disposizione un altro potenziale match-point nella penultima giornata: il 29 luglio, alla Dacia Arena, è atteso il Lecce. 

 

Sampdoria: 35 punti

 (Photo by Alessandro Sabattini/Getty Images)

Stesso bottino dell’Udinese, ma uno stato mentale totalmente diverso. Claudio Ranieri non ha perso la testa quando i suoi continuavano a perdere gare dopo gare, ha messo in cascina tre punti di platino a Lecce, ringraziando il Var per il mancato rosso a Bonazzoli e trovando il massimo con i due rigori trasformati, non senza un pizzico di fortuna, da Ramirez, e con la testa leggermente più libera ha ripreso a costruire la salvezza. Lo abbiamo sentito, in queste settimane di stadi silenziosi, urlare ai suoi in almeno tre lingue, teleguidarli dalla panchina quando c’era da aggredire un portatore di palla o da scalare in difesa.

Ora che ha ritrovato anche Quagliarella, la Sampdoria dovrebbe avere tutte le carte in regola per blindare la permanenza in Serie A. A Udine si è vista la capacità di ribaltare una situazione complicata, a Bergamo la squadra aveva provato a opporsi con orgoglio e organizzazione difensiva agli scatenati nerazzurri. Nella testa dei tifosi c’è già il derby del 22 luglio con il Genoa ma prima arrivano due partite potenzialmente decisive: Cagliari e Parma non stanno vivendo il loro miglior momento stagionale e la Samp potrebbe approfittarne, probabilmente sarebbero sufficienti 4 punti per archiviare la pratica in vista del rush finale.

A Ranieri, tecnico che spesso nel corso della carriera è stato ritenuto fin troppo legato a un undici tipo, va riconosciuto il merito di aver trovato nelle sacche della rosa più trascurate da Di Francesco il modo di allungare le rotazioni: la valorizzazione di Thorsby, la scelta di dare fiducia ad Augello come alternativa a Murru, Depaoli usato stabilmente come esterno di centrocampo e non come terzino, le chance date a Bonazzoli, eterna promessa che sta finalmente trovando anche i gol a lungo inseguiti. L’allenatore romano ha quindi incassato i frutti della scommessa in Friuli, la bellissima rovesciata del momentaneo 1-2 è valsa a Bonazzoli l’accostamento a un’icona blucerchiata come Flachi. Tutto sembra andare per il verso giusto, insomma. 

 

Fiorentina: 36 punti

Foto LaPresse – Jennifer Lorenzini

Il bottino è tale da dover mettere i viola al riparo da inattesi rovesci, ma la sensazione è che in casa Fiorentina ci sia tanto di quel nervosismo da poterlo tastare con le mani e riempirci un borsone per gli allenamenti. Ci si aspettava tutt’altro tipo di stagione, dopo che per qualche breve momento l’orchestra coordinata dall’esplosione di Castrovilli e dalla seconda – forse terza? – giovinezza di Ribery aveva illuso la piazza. E invece, ora che la piazza allo stadio non c’è per obblighi imposti dall’alto e la squadra sgomita nelle retrovie, ci si ritrova ad assistere alla scena di Federico Chiesa che, dopo il pregevole assist che ha permesso a Cutrone di raccogliere dal cestino della spazzatura un punto contro il Verona apparentemente già perso, decide di zittire un pubblico inesistente, novello Don Chisciotte totalmente fuori contesto.

Forse il messaggio non era rivolto ai tifosi ma alla platea di opinionisti e addetti ai lavori che dal figlio di Enrico si attendevano la stagione della consacrazione e non la pallida replica della scorsa annata, con tanta corsa, pochi picchi qualitativi e un numero di gol ancora lontano dalla doppia cifra: attualmente sono 6, gli stessi degli ultimi due anni. La platea delle pretendenti sul mercato si è assottigliata rispetto all’estate scorsa, ma al di là del futuro di Chiesa c’è prima da decidere quello della Fiorentina. Sul campo, molto passa dalle prossime due gare: Lecce e Torino non vedono l’ora di risucchiare i viola nella contesa prima delle sfide con Inter, Roma, e Bologna. L’ultima di campionato con la Spal sembra il classico jolly messo lì dal calendario e Iachini dovrebbe riuscire comunque a mettere i suoi in salvo, prima di salutare la truppa e affidarla al nuovo tecnico. E se davvero la ripartenza viola venisse messa nelle mani di Daniele De Rossi, da tutti indicato come futuro grande allenatore ma, al momento, senza nemmeno una panchina all’attivo, si tornerebbe come d’incanto ai tempi della scelta di Roberto Mancini, partito proprio da Firenze fra deroghe e polemiche.

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